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Bagnasco: «Preoccupa la violenza contro gli irregolari: sono nostri fratelli»

«Sì entro certi limiti al testamento biologico»

Il cardinale: «Ma l’Italia non è il Paese da incubo descritto da analisti e pubblicisti»

ROMA – La questione immigrazione resta «uno degli ambiti più critici della nostra vita nazionale». Lo afferma il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, aprendo i lavori del Consiglio Permanente.
«Nell’ultimo periodo – rileva – stanno emergendo qua e là dei segnali di contrapposizione anche violenta che sarà bene da parte della collettività ai vari livelli non sottovalutare». «Vogliamo credere – osserva Bagnasco – che non si tratti già di una regressione culturale in atto, ma motivi di preoccupazione ce ne sono, e talora anche allarmi, che occorre saper elaborare in vista di risposte sempre civili, per le quali il pubblico dibattito deve lasciar spazio alla ricerca di rimedi sempre compatibili con la nostra civiltà». E questo di fronte anche all’«incessante arrivo di nuovi irregolari, sempre nostri fratelli, che a prezzo della vita si accostano alle rive italiane, interrogando la nostra coscienza e inevitabilmente sfidando ogni volta le nostre potenzialità d’accoglienza».

TRAVAGLIO – Ma il presidente dei vescovi tocca numerosi argomenti di attualità. In generale, dice, l’Italia non è il Paese da incubo descritto da analisti e pubblicisti. È piuttosto un Paese che conosce ciclicamente «gli spasmi di un travaglio incompiuto», dove però non mancano i punti di forza e i «segmenti luminosi», e soprattutto non mancano gli sforzi quotidiani di milioni di cittadini.

GIUSTIZIA – «Un Paese non si spezza all’improvviso – osserva Bagnasco – come non si costruisce dalla sera al mattino». E anche la valutazione sull’operato del Governo richiede dunque, per il cardinal Bagnasco, «una parola pacata». «Si avverte sulla scena politica – afferma – una certa voglia di fare, ad esempio per colmare gli scarti infrastrutturali e per risolvere alcune delle grandi emergenze aperte, ma per ora non si attenua quella percezione di impoverimento di cui s’è detto in precedenti occasioni». Tema sul quale per la Cei il Governo Berlusconi appare in ritardo rispetto alla gravità della situazione, così come tarda a varare provvedimenti significativi in aiuto alle famiglie e a sostegno della natalità. «Scenari più sereni – elenca Bagnasco – sembrano profilarsi pure sul fronte della giustizia», e i vescovi non possono «non incoraggiare un clima reciprocamente più comprensivo, che abbia come obiettivo la domanda, proveniente anzitutto dai cittadini, di una giustizia più tempestiva e funzionante».

SCUOLA – Sul fronte della scuola poi «si stanno mettendo in campo innovazioni e recuperi volti a dare una maggiore credibilità ed efficacia all’istituzione e ai suoi operatori» nell’attesa del «riconoscimento del ruolo primario della famiglia, messa in condizione di scegliere all’interno di un sistema effettivamente paritario e integrato, in cui ad emergere siano le diverse opportunità in vista di abilità giovanili obiettivamente più apprezzabili».

FEDERALISMO – Da parte dei vescovi è vista con favore anche la scelta di procedere «pare con maggiore serenità, verso un sistema più federalista, che faccia perno su processi decisionali più autonomi e responsabilizzanti». «A nessuno – rileva il cardinale – sfugge la rilevanza anche culturale di questo passaggio che richiede una elevata capacità di previsione circa il congegnarsi efficace di meccanismi anche delicati. Non ci sono tuttavia toccasana prodigiosi: se si vuole che il nuovo assetto si riveli effettivamente un passo avanti».

TESTAMENTO BIOLOGICO – Bagnasco inoltre apre a una legge sul «fine vita», cioè sul testamento biologico, purché vi siano regole certe e confini etici precisi a regolamentarla, e in particolare purché non venga meno il rapporto fra medico e paziente e che venga esclusa dal provvedimento l’interruzione di idratazione e alimentazione, al contrario sono comprese le terapie sanitarie. Le dichiarazioni rese dai pazienti «devono avere valore legale inequivocabile» mentre il medico dovrà decidere «in scienza e coscienza».
da Corriere.it

3 Commenti

  1. Ric Pre dice

    Avranno tre possibilità:

    1) scuola privata
    2) istruire da soli i propri figli
    3) emigrare

  2. A proposito, ma perché il PD-DS-PDS non prova ad organizzare qualche festa nazionale fuori dalle regioni rosse? Magari anche gli altri avranno diritto a qualche dibattito. Peraltro facendone una a Roma si potrebbe avere qualche politico in più.

  3. patrizia dice

    Vorrei commentare solo le dichiarazioni del Cardinale Bagnasco che riguardano la scuola.
    Ieri sera ho assistito all’ennesimo teatrino messo in scena da Bruno Vespa. Si parlava di scuola e ovviamente era presente il Ministro Gelmini (che per l’occasione ha dato l’ennesima buca alla Festa del Pd di Modena).
    L’unico argomento della Gelmini, ripetuto fino alla noia era che la scuola deve tornare ad essere un’agenzia formativa e non un’agenzia di collocamento.
    E’ ovviamente difficile non essere d’accordo con un’affermazione così general-generica e inutile.
    Il punto è che il vero obiettivo è di smantellare la scuola pubblica e in questo modo favorire la scuola privata-paritetica.
    Ecco perchè il Cardinale Bagnasco è così contento di quello che sta facendo il Governo Berlusconi sulla scuola.
    E il cominciare dalla scuola elementare è assolutamente funzionale a questo obiettivo, perchè è qui in questo segmento scolastico che le scuole private, quasi sempre cattoliche, sono più strutturate.
    La scuola pubblica efficiente e funzionante non interessa nè alla Gelmini nè tanto meno al Cardinale Bagnasco, interesserebbe molto però alle moltissime famiglie che non vogliono scegliere la scuola privata!
    Che libertà di scelta avranno queste famiglie, quando la scuola pubblica sarà smantellata?

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