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On. Ghizzoni sottoscrive interrogazione a Ministro Sacconi sulla revoca della Consigliera di Parità nazionale

Il Ministero del Lavoro ha revocato l’incarico alla Consigliera di Parità Nazionale Prof. Fausta Guarriello,  adducendo come motivazione il suo “radicale dissenso dalle politiche del governo e dalla necessità che la consigliera di parità operi in coerenza con gli indirizzi politici dello stesso”.

Premesso che la Consigliera di Parità è un organismo indipendente di tipo tecnico e non politico,  che ha il compito di vigilare contro le discriminazioni di genere perpetrate nel mondo del lavoro,  quella del Governo ci sembra un’azione censoria  e indicativa di una totale mancanza di rispetto democratico delle funzioni.

 A seguito del decreto di revoca dell’incarico dellaConsigliera di Parità nazionale, le Parlamentari del PD hanno presentato interrogazioni al Ministro Sacconi sia al Senato sia  alla Camera

Interrogazione

 

Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali. –

Premesso che:

il 13 ottobre il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, attraverso un comunicato stampa, avrebbe avviato un procedimento di verifica sulla possibile applicazione delle norme vigenti in materia di spoil system, ai sensi dell’articolo 6 della legge 15 luglio 2002, n. 145 e dell’articolo 19, comma 8, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, come modificato dalla legge n. 145 del 2002, nei confronti dell’ufficio di consigliere nazionale di parità;

gli uffici di consigliere nazionale, regionale e provinciale di parità sono disciplinati dagli articoli da 12 a20 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198 (“Codice delle pari opportunità tra uomo e donna, in attuazione dell’articolo 6 della legge 28 novembre 2006, n. 246”). La disciplina specifica dettata dal legislatore in materia di pari opportunità stabilisce modalità e criteri per la nomina, nonché le attribuzioni, la durata del mandato, i compiti e le funzioni della consigliera o del consigliere nazionale di parità, oltre che di quelli regionali e provinciali. Tale disciplina è completamente indipendente dalle norme generali di legge sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze della pubblica amministrazione stabilite, invece, dal decreto legislativo n. 165 del 2001, alle quali non vi è alcun riferimento. Allo stesso modo, il Codice delle pari opportunità, entrato in vigore nel 2006, non richiama la legge n. 145 del 2002, né sul punto della durata di tale ufficio, né sul punto della cessazione/decadenza dal medesimo. Si sottolinea, invece, che il Codice delle pari opportunità prevede un unico caso di decadenza dall’incarico di consigliere di parità, e cioè quello di mancata presentazione al Ministro della relazione annuale sull’attività svolta (articolo 19, comma 5, del decreto legislativo n. 198 del 2006);

l’articolo 6 della legge n. 145 del 2002 inmateria di spoil systemsi riferisce alle nomine degli organi di vertice e dei componenti dei consigli di amministrazione o degli organi equiparati degli enti pubblici, delle società controllate o partecipate dallo Stato, delle agenzie o di altri organismi comunque denominati conferite dal Governo o dai Ministri. A tale proposito la Corte costituzionale, con sentenza n. 233 del 2006, hachiarito che la ratiodi tale disposizione sullo spoil systemè di garantire la possibilità agli organi politici di scegliere soggetti idonei ad assicurare un andamento dell’azione amministrativa coerente con l’indirizzo politico statale, precisando che l’istituto dello spoil systemrappresenta un’eccezione limitata agli incarichi di diretta collaborazione con l’organo di indirizzo politico;

le funzioni ed i compiti del consigliere e dei consiglieri di parità sono stabiliti dall’articolo 15 del Codice delle pari opportunità e consistono, oltre che nella realizzazione di programmi e azioni positive per la promozione delle pari opportunità tra donne e uomini, nel garantire l’attuazione del principio costituzionale di parità nella sorveglianza e rilevazione in merito ai fenomeni di squilibrio e di discriminazione di genere, nei confronti di soggetti sia privati che pubblici, ivi compresa perciò la pubblica amministrazione;

l’articolo 16 del decreto legislativo n. 198 del 2006, inoltre, stabilisce che l’ufficio delle consigliere e dei consiglieri nazionale di parità è ubicato presso il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, il quale deve fornire i mezzi strumentali e logistici per il suo funzionamento, ma, allo stesso tempo, precisa che tale ufficio è funzionalmente autonomo dall’amministrazione dello Stato presso cui è ubicato. L’indipendenza e l’autonomia, nonché la terzietà, della consigliera e del consigliere nazionale di parità sono state, peraltro, riconosciute dallo stesso Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali con note del proprio Ufficio legislativo e del Segretario generale del Ministero, con le quali si chiariva che la figura della consigliera e del consigliere di parità rivestono carattere di autonomia e di indipendenza e che tale ufficio determina in piena libertà le priorità di intervento, i programmi di azione e tutto ciò che è necessario per lo svolgimento dei propri compiti, escludendo ogni forma di subordinazione agli organi di vertice ministeriali;

la circostanza che la nomina del consigliere o consigliera di parità sia governativa, essendo questa modalità di nomina, sia pure con alcune integrazioni procedimentali, già prevista financo per i componenti di alcune Authoritiesed, in prospettiva, auspicata per tutte le Autorità indipendenti, non depone comunque a favore di un’interpretazione di possibile applicabilità delle norme sullo spoil system;

alla luce delle precedenti premesse si considera che il legislatore, attraverso la specifica disciplina dettata dal Codice delle pari opportunità in materia di nomina, durata e revoca del mandato, nonché degli specifici requisiti, attribuzioni e funzioni, della consigliera o del consigliere nazionale di parità, abbia voluto garantire l’azione indipendente e la terzietà di questi organismi e assicurare la loro totale autonomia dagli indirizzi e dai condizionamenti degli organi politici. Si sottolinea, inoltre, come, al contrario, l’interpretazione data dalla Corte costituzionale, a cui si è già fatto riferimento, in materia di applicazione dello spoil systemdi cui alla legge n. 145 del 2002 riguardi lo svolgimento di funzioni direttamente dipendenti dall’indirizzo politico e, infine, che l’applicazione del comma 8 dell’articolo 19 del decreto legislativo n. 165 del 2001 è rivolta, per esplicita previsione di legge, agli incarichi di Segretario generale di ministeri e di direzione di strutture articolate in uffici dirigenziali generali, nonché agli incarichi conferiti a dirigenti estranei ai ruoli dell’amministrazione pubblica di riferimento. Anche queste ultime funzioni dirigenziali sono tutte riconducibili a quelle di espressione diretta degli organi di indirizzo politico della pubblica amministrazione;

le direttive comunitarie in materia di pari opportunità (direttive 2002/73/CE e 2006/54/CE), stabilendo la creazione di Organismi di parità da parte degli Stati membri, sanciscono lo statuto di indipendenza di cui questi stessi organismi devono godere in relazione all’assistenza delle vittime di discriminazioni di genere, per lo svolgimento di inchieste e per la pubblicazione di relazioni e la formulazione di proposte e raccomandazioni tese a combattere i fenomeni di discriminazione,

si chiede di sapere se ed in base a quale nuova interpretazione delle norme di legge vigenti che regolano l’ufficio e le funzioni della figura in esame, perciò stesso distante dai criteri sin qui offerti dallo stesso giudice costituzionale e dallo stesso Ministero, il Ministro in indirizzo intenda procedere all’applicazione della procedura di spoil systemnei confronti dell’ufficio di consigliera e consigliere di parità.

 

 

 

 

 

4 Commenti

  1. redazione dice

    Ancora sulla revoca della Prof.ssa Fausta Guarriello:

    Guarriello, revocata la Consigliera nazionale di parità
    di Paola Zanca
    Il suo incarico doveva durare quattro anni. Ma nove mesi dopo la nomina, l’hanno già fatta fuori. Fausta Guarriello, consigliera nazionale di parità dal 22 gennaio scorso, ha una sola colpa: aver dato ragione alle sindacaliste della Cgil e della Cisl che avevano denunciato le discriminazioni nei confronti delle donne contenute in alcuni provvedimenti del governo. Insomma, farsi carico delle denunce delle lavoratrici è reato di lesa maestà. Peccato che a commetterlo sia stata una consigliera di parità, ovvero, da statuto, «una figura istituita per la promozione ed il controllo dell’attuazione dei principi di uguaglianza di opportunità e non discriminazione per uomini e donne nel mondo del lavoro». Insomma, una persona che non deve rispondere né a logiche di partito, né di governo. Semplicemente un’autorità indipendente che vigila sul rispetto delle pari opportunità nei luoghi di lavoro.

    Tutto comincia con un incontro che la consigliera Guarriello, che insegna Diritto del Lavoro all’Università di Chieti e Pescara ed è consulente dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ha con le sindacaliste Fiom/Cgil e Fim/Cisl, nel luglio scorso. Sono preoccupate perché i decreti legge 93, 97 e 112 del governo Berlusconi si trasformeranno in una mannaia per il lavoro femminile: detassare gli straordinari, ad esempio, significa penalizzare chi non può restare al lavoro ore in più, perché ha casa e figli da curare. Reintrodurre le “dimissioni in bianco” (le aveva abrogate il governo Prodi) significa dare la possibilità al datore di lavoro di sfoderarle ogni volta che qualcuna si presenta col pancione.

    E la Guarriello che fa? Dà ragione a queste sciagurate sindacaliste, e in una nota mette nero su bianco la sua contrarietà alle norme del governo. Tre mesi dopo, nero su bianco c’è la revoca del suo incarico. È la prima volta che una consigliera di parità viene destituita in base alla cosiddetta Legge Frattini (ex articolo 6 della legge 1o luglio 2002, n. 145). Anzi addirittura, nello statuto delle consigliere, non è prevista la possibilità di revoca dall’incarico. In sostanza, la legge Frattini prevede la possibilità di revocare «le nomine di organi di vertice e dei componenti dei consigli di amministrazione o degli organi equiparati degli enti pubblici, delle società controllate o partecipate dallo Stato, delle agenzie o di altri organismi comunque denominati, conferite dal Governo, nei sei mesi antecedenti allo scioglimento anticipato delle Camere», per mezzo del meccanismo dello spoil system. Insomma, per appartenenza politica. Il 5 novembre scorso alcuni deputate e deputati dell’opposizione hanno presentato un’interrogazione parlamentare ai ministri Sacconi e Carfagna. Chiedono chiarimenti sulla revoca dell’incarico alla Guarriello, loro, d’altronde, sono stati chiari sin dall’inizio: la Guarriello è stata revocata per il «radicale dissenso dalle iniziative legislative adottate dal Governo» e per la necessità che la figura della Consigliera di parità operi «in coerenza con gli indirizzi politici del governo». Insomma, pochi giri di parole: non la pensa come noi, se ne deve andare. Secondo l’ex ministra delle Pari Opportunità Barbara Pollastrini la revoca della Guarriello è il sintomo di «un governo fazioso e confuso» in cui «la ministra Mara Carfagna non fa eccezione». «Evocano spesso la commissione Attali e il metodo del presidente Sarkozy, in realtà – conclude la Pollastrini – praticano autoritarismi meschini».

    L’Unità, 24 Nov 2008

  2. redazione dice

    Ecco come è finita la storia:

    Consiglio di parità: via ‘l’amica’ delle sindacaliste, arriva l’amica di Sacconi
    di Paola Zanca

    E’ arrivata alla riunione come se nulla fosse. Le consigliere di parità, quando l´hanno vista, erano convinte che fosse lì a nome del ministro Sacconi, visto che è la sua consulente personale. Invece, Alessandra Servidori si è presentata: «Sono la nuova consigliera nazionale di parità». Prende il posto di Fausta Guarriello, cacciata in fretta e furia dopo che i ministri Sacconi e Carfagna si sono accorti che condivideva le preoccupazioni delle sindacaliste di Cgil e Cisl.

    Lasciamo perdere l´eccezionalità del caso: è la prima volta che nel Consiglio Nazionale di Parità – un´authority che, tra l’altro, non prevede la revoca dell´incarico – viene applicata la legge Frattini. Per intenderci, lo spoil system. Isabella Rauti, ad esempio, venne nominata nel 2003 da Berlusconi, ma Prodi se l´è tenuta. Perché così funziona.

    Ma qualcosa dev´essere cambiato. Le consigliere che lunedì hanno fatto conoscenza della Servidori – racconta Alida Castelli, consigliera per il Lazio – una a una sono salite sul palco per esprimere il loro disappunto e per chiedere «il rispetto della nostra indipendenza». Già, perché adesso succede che il ministro che fa le leggi sul lavoro, Sacconi, ha nominato la sua consigliera a capo dell´autorità che quelle leggi deve controllare, la Servidori appunto.

    «Obbedire o fare le valigie – sintetizza l´ex ministro del Lavoro Cesare Damiano – Quello che preoccupa di più è che a fianco della firma del ministro Sacconi, c´è anche quella del ministro Carfagna che dimostra di non lavorare a tutela dell´occupazione femminile». La Guarriello aveva messo nero su bianco la sua contrarietà alle norme introdotte dai decreti del governo Berlusconi: la detassazione degli straordinari e la reintroduzione delle dimissioni in bianco(abolite da Prodi). Scriveva: «Contribuiscono ad accentuare i differenziali salariali fra uomini e donne» e lasciano «prive di tutela le lavoratrici in gravidanza».

    Nero su bianco, nemmeno tre mesi dopo, c´è finita la revoca del suo incarico. Pochi giri di parole: non la pensa come noi, se ne deve andare. La Guarriello è stata revocata per il «radicale dissenso dalle iniziative legislative del Governo». Ora tutto filerà più liscio. Grazie ad Alessandra Servidori. Di mestiere, consulente personale del ministro Sacconi.

    l’Unità,24 Nov 2008

  3. eskimo dice

    solidarizzo vivamente con la Prof. Guarriello ed esprimo il massimo sdegno per l’atto di revoca e per le motivazioni che lo sorreggono. Lo sdegno si estende alla risposta burocretica fornita dal Capo di Gabinetto del Ministro delle Pari opportunità, letta in rete. Sono confortato dall’apprendere dalla lettera soprariportata della determinazione di tutelare l’indipendenza della figura istituzionale tramite le vie legali, in sede nazionale e comunitaria e formulo ad essa i più fervidi auguri di successo.

  4. Redazione dice

    pubblichiamo la lettera inviate alla rete nazionale delle consigliere di parità dalla Prof. Fausta Guarriello in cui denuncia l’atteggiamento scorretto del Governo:

    “Carissime Consigliere,
    in data 4 novembre 2008 ho ricevuto il decreto ministeriale di revoca della mia nomina come Consigliera nazionale di parità effettiva, con decorrenza immediata. Sono molto dispiaciuta, pertanto, di dover interrompere bruscamente l’attività avviata dall’Ufficio e lo stesso coordinamento della Rete nazionale. Poiché il decreto di revoca è motivato dal “ radicale dissenso dalle iniziative legislative adottate dal Governo” e dalla necessità che la figura della Consigliera di parità operi “ in coerenza con gli indirizzi politici del governo”, misconoscendone quindi l’autonomia funzionale, da interpretare anche alla luce dei disposti comunitari che esigono il carattere indipendente dell’attività svolta dagli organismi di parità. Vi comunico che intendo procedere per le vie legali sia in sede nazionale che comunitaria, a tutela del carattere autonomo, tecnico e non politico , della figura istituzionale. Desidero in questa occasione esprimere un sentito ringraziamento alle funzionarie che lavorano nell’Ufficio della Consigliera nazionale, ai direttori generali che hanno supportato fattivamente l’attività dell’Ufficio, che finalmente cominciava ad avere una fisionomia più consona al ruolo previsto dalla legge, alle Consigliere che mi hanno espresso la loro solidarietà ben consapevoli della delicatezza dei risvolti istituzionali della vicenda.
    La decisione e le motivazioni addotte per la revoca dell’incarico della Consigliera nazionale di parità mi sembra costituiscano un precedente pericoloso che mina in modo grave l’attività di un organismo costruito con un percorso storico lungo e faticoso, su cui le donne si sono impegnate sia nelle sedi istituzionali che politiche e sociali.
    Segnalo il rischio che le ben note difficoltà di funzionamento della rete, e le esigenze di contenimento della spesa pubblica vengano utilizzate come pretesto per ridimensionare la figura delle Consigliere di parità , profilandosi ipotesi di riordino degli organismi di parità sulle quali l’Ufficio non è stato minimamente coinvolto .
    Un bel modo per commemorare il sessantesimo anniversario della Costituzione della Repubblica , ed il sessantatreesimo anniversario del voto alle donne, con il quale si era aperta la Rete del 22 aprile 2008………
    Cordiali saluti
    Fausta Guarriello

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