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I fondi per il funzionamento non arrivano: il 12 febbraio sit-in davanti al Miur

Sta provocando non pochi mugugni la decisione del Miur di posticipare l’invio dei fondi destinati al funzionamento scolastico: per la mancata indicazione dei finanziamenti molte scuole lamentano infatti l’impossibilità di realizzare i bilanci annuali per programmare i loro piani formativi. Il mancato invio dei fondi potrebbe inoltre mettere in serio pericolo l’attività quotidiana degli istituti, ad iniziare dagli acquisti dei materiali didattici destinati a studenti e docenti. La situazione è seria, tanto da indurre la Flc-Cgil ad organizzare un sit-in: si svolgerà davanti al Ministero di viale Trastevere per il prossimo 12 febbraio (dalle 14 alle 18). Il leader dei lavoratori della Conoscenza, Domenico Pantaleo, ha inviato una lettera al Ministro Gelmini nella quale chiede “un intervento urgente e riparatore dei gravi danni prodotti dalla legge finanziaria 2009. Le scuole, già tormentate dai continui tagli, soffocate dai debiti pregressi – scrive Pantaleo – adesso sono a rischio chiusura perchè per la prima volta nella storia della Repubblica nel bilancio dello Stato non c’è nemmeno un euro per le scuole statali”. Complessivamente secondo la Flc-Cgil alle scuole mancherebbero oltre 250 milioni di euro e gli istituti per sopperire alla mancanza di fondi sono ormai costretti a ‘tamponare’ la situazione chiedendo aiuto a studenti e famiglie: diversi istituti sarebbero infatti già costretti a dirottare il finanziamento ordinario finalizzato al diritto allo studio per spese di primaria necessità come il gesso, i cancellini e la carta. Oppure chiedendo di acquistarli alle famiglie.Nella protesta di giovedì 12 febbraio i rappresentanti dei lavoratori di via Leopoldo Serra chiederanno anche che alle scuole vengano assegnati maggiori fondi per il recupero dei debiti formativi degli alunni, di svincolare gli stessi istituti dal pagamento delle supplenze e delle visite fiscali. Ma non solo: il sindacato ha già inviato al Ministero anche alcune proposte su una serie di nodi irrisolti: come i bilanci “drogati”, per la costituzione di una “cassa di appoggio” su un ristretto numero di scuole, la nota questione del pagamento della Tarsu, i fondi destinati alle spese per la mensa scolastica, come quelli sempre più decurati per la terza area nei professionali. Tra le priorità economico-amministrative indicate dal sindacato c’è anche quella di far giungere agli istituti i fondi della Legge 440 non più con un anno di ritardo e con le destinazioni più chiare.

di A.G
www.tecnicadellascuola.it

1 Commento

  1. Giovanni dice

    Da operatore amministrativo in una scuola posso dire che la situazione è veramente drammatica, soprattuto qui in Emilia Romagna. l’articolo di oggi su Repubblica inquadra bene la situazione.
    So che Lei ha fatto una interrogazione: cosa le hanno risposto?

    “Niente più fondi per i corsi di recupero le scuole nel caos. Saltano le lezioni, corsa agli insegnanti privati, di Salvo Intravaia
    Molti presidi non sanno come pagare gli straordinari ai professori
    A Milano lasciati a casa gli studenti bravi per dare le ripetizioni a chi ha insufficienze
    ROMA – Corsi di recupero nel caos e alle famiglie non resta che rivolgersi ai professori privati. A pochi giorni dall´avvio delle attività che dovrebbero consentire agli studenti delle superiori di recuperare le insufficienze rimediate nel primo quadrimestre, i presidi non sanno che pesci prendere. Mancano i soldi per pagare eventuali insegnanti esterni e le risorse per quelli interni sono insufficienti.
    In provincia di Milano i capi d´istituto hanno chiesto lumi al dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale (l´ex provveditorato agli studi) sentendosi rispondere che «al momento non c´è nessuna certezza». Il consiglio che arriva dal provveditorato è di svolgere i corsi interrompendo le lezioni. «Una soluzione ragionevole e già adottata in molte scuole – dice Antonio Lupacchino, il dirigente dell´Ufficio scolastico milanese – è fare i corsi al mattino, sospendendo per una settimana l´attività didattica. In questo modo i presidi non hanno da pagare ore di straordinario agli insegnanti». Ma non sempre la soluzione è praticabile perché occorre garantire almeno duecento giorni di lezione.
    In difficoltà un po’ tutti i dirigenti scolastici della penisola, da Milano a Palermo. «La legge sui corsi di recupero è rimasta – dichiara polemicamente Roberto Tripodi, presidente dell´Associazione delle scuole autonome della Sicilia – ma quest´anno non è stata finanziata». Le scuole, dopo gli scrutini del primo quadrimestre, hanno l´obbligo di organizzare corsi di recupero per tutti i ragazzi che hanno riportato insufficienze in una o più materie ma i fondi scarseggiano. «Per evitare ricorsi da parte delle famiglie – continua Tripodi – ci sono due alternative: utilizzare i finanziamenti Idei, cioè quelli degli Interventi didattici educativi ed integrativi, che sono insufficienti, o interrompere le normali attività didattiche. Ma in questo caso cosa fanno i ragazzi che non hanno materie da recuperare?». Per oggi, annuncia Francesco Scrima, leader della Cisl scuola, nel corso del tavolo tecnico che si svolgerà al ministero».
    Qualche giorno fa, i segretari (i direttori dei servizi amministrativi) delle scuole piacentine hanno denunciato «la gravissima situazione finanziaria ed economica in cui versano gli istituti della provincia». In un ampio documento i segretari della provincia di Piacenza segnalano una serie di «problemi aperti urgenti», tra i quali proprio il finanziamento per il corrente anno scolastico dei corsi di recupero. «Il problema esiste e assume particolare rilevanza proprio in questi giorni» spiega Giorgio Rembado, presidente dell´Associazione nazionale presidi. I capi d´istituto, senza sapere quanto potranno spendere per pagare i docenti a 50 euro l´ora, devono trovare la soluzione a numerosi quesiti.
    Quanti corsi di recupero sarà possibile attivare? Per quali materie e per quante ore? E ancora: con quali risorse si dovranno eventualmente pagare i docenti esterni, se i professori della stessa scuola non intendono svolgere i corsi di recupero pomeridiani? La norma prescrive corsi di almeno 15 ore, ma la realtà sarà probabilmente un´altra. E rivolgersi ai prof privati può costare alle famiglie dai 15 ai 50 euro l´ora.
    Nel 2008, le scuole hanno sfruttato un finanziamento di 240 milioni. Quest´anno, anche conteggiando il budget erogato con il fondo d´istituto (800 euro a docente), mancano all´appello 58 milioni.
    La Uil scuola ha inviato una lettera al ministro dell´Istruzione, Mariastella Gelmini, per sapere su quali risorse è possibile contare «al fine di consentire un´attenta programmazione dei corsi di recupero», scrive il segretario, Massimo Di Menna. «Oltre agli alunni che riportano insufficienze – rilancia Piero Bernocchi dei Cobas – in realtà a essere in difficoltà sono proprio le scuole che, come al solito, devono gestire fondi che sono scarsi in relazione alle reali esigenze». Anche per questa ragione, il prossimo 12 febbraio la Flc Cgil organizzerà un sit-in davanti la sede del ministero.
    I corsi di recupero furono lanciati nel 2007 dall´ex ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni. Nell´anno 2007/2008 dopo il primo quadrimestre furono due milioni gli studenti che riportarono insufficienze nella pagella del primo quadrimestre. Ma il totale delle materie insufficienti, con in testa matematica e inglese, toccò quota 8 milioni: in media quattro a testa.

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