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“Giornata nera per la Repubblica”, di Stefano Rodotà

È una pessima giornata per la Repubblica. Siamo di fronte ad un conflitto costituzionale davvero senza precedenti.
E cioè ad un governo che sfida il Presidente della Repubblica che si era fatto fermo difensore delle ragioni della Costituzione e dei diritti fondamentali delle persone. La gravissima decisione del Governo di intervenire con un decreto nella vicenda di Eluana Englaro, dopo che Giorgio Napolitano aveva pubblicamente motivato le ragioni del suo dissenso, sovverte gli equilibri istituzionali, apre una fase in cui si va ben oltre quella “tirannia della maggioranza”, di cui ci ha parlato in modo eloquente il liberale Alexis de Tocqueville, e si entra in una “terra incognita” dove la partita politica è dominata non dal senso dello Stato, ma dalla brutale volontà del presidente del Consiglio di offrire rassicurazioni agli esponenti di una potenza straniera a qualsiasi costo, anche quello dello sconvolgimento della stessa democrazia costituzionale.
È così, anche se una affermazione tanto netta può sembrare brutale. Con una sola mossa vengono colpiti molti bersagli. La Costituzione, unica carta dei valori democraticamente legittimata, vera “Bibbia laica”, viene travolta per porre al suo posto un´etica di Stato attinta ai diktat delle gerarchie vaticane (non a un sentire diffuso nello stesso mondo cattolico, che alla vicenda di Eluana Englaro si è avvicinato con rispetto e pietà). La sovranità del Parlamento viene ulteriormente mortificata, perché ad esso si nega la prerogativa d´essere il luogo privilegiato per discutere e decidere quando si tratta di diritti fondamentali. L´autonomia della magistratura scompare nel momento in cui si cancellano le sue decisioni con un atto d´imperio, creando un precedente devastante per la sopravvivenza stessa di un brandello di Stato di diritto. I diritti fondamentali delle persone non sono più affidati alla garanzia della legge, ma alle pulsioni delle maggioranze.
Ma il bersaglio maggiore è proprio il Presidente della Repubblica, che mai come in questo momento incarna limpidamente la sua funzione di massimo garante della Costituzione. Ispirandosi al principio della “leale collaborazione” tra gli organi dello Stato, Giorgio Napolitano aveva nei giorni scorsi manifestato al governo le sue perplessità su un decreto che, rendendo impossibile l´esecuzione di una decisione della magistratura, si esponeva evidentemente al rischio dell´incostituzionalità. Quando è stato reso noto il possibile contenuto del decreto, che alcune contorsioni interpretative rendevano ancor più inaccettabile (la sentenza n. 334 del 2008 della Corte costituzionale ha chiarito che la competenza in materia spetta alla magistratura), il Presidente della Repubblica ha inviato una lettera al presidente del Consiglio per ribadire il suo punto di vista, con un atto di straordinaria trasparenza e responsabilità, reso necessario proprio dall´eccezionalità della situazione e dall´emozione con la quale viene seguita una vicenda così drammatica. Mai come in questo momento l´opinione pubblica ha bisogno di chiarezza, di comportamenti istituzionali immediatamente decifrabili, e non dell´eterno gioco dei sotterfugi, dei percorsi obliqui. Dopo la forzatura dell´atto di indirizzo del ministro Sacconi, rivelatosi privo di una pur minima base giuridica, diveniva ancor più evidente la necessità di seguire percorsi costituzionalmente impeccabili. La lettera di Napolitano è la testimonianza di un scrupolo istituzionale raro, di un rigore argomentativo al quale nessuno dovrebbe sottrarsi.
Nelle sue dichiarazioni, invece, il presidente del Consiglio rivela una distanza abissale dalla logica costituzionale, una concezione proprietaria della decretazione d´urgenza che, a suo dire, sarebbe completamente sottratta a qualsiasi valutazione da parte del Presidente della Repubblica. Tesi costituzionalmente non proponibile, come nella sua lettera aveva già chiarito il Presidente della Repubblica con indicazioni che Berlusconi volutamente ignora, passando addirittura alle minacce: dichiara, infatti, che, se non gli viene consentito di usare i decreti legge a suo piacimento, cambierà la Costituzione. Così, com´è sua collaudata abitudine, schiera se stesso e le sue troppo docili truppe per un nuovo e devastante assalto alla legalità, seguendo il suo collaudato copione plebiscitario che lo porta addirittura ad ignorare quali siano le procedure per la revisione costituzionale, visto che afferma che ritornerebbe “dal popolo a chiedere un cambiamento della Costituzione”. Mai dichiarazione fu più rivelatrice di questa. La Costituzione non è la regola delle regole, ma un impaccio di cui ci si può tranquillamente liberare. La rottura costituzionale è dichiarata.
Così Berlusconi gioca il governo contro il Presidente della Repubblica e si prepara a rendere concreta un´altra minaccia. Visto che il Presidente della Repubblica ha già dichiarato che non firmerà un decreto “incostituzionale”, porterà in Parlamento un disegno di legge sul testamento biologico da approvare in tre giorni. Così gioca il governo anche contro il Parlamento, esplicitamente declassato dal Principe a buca delle lettere, a luogo dove la sua volontà dev´essere ratificata senza discussione.
Si apre, dunque, una fase in cui al grande tema del morire con dignità si affianca quello, grandissimo, della difesa della Costituzione. Immediata, allora, diventa la responsabilità di tutte le forze politiche, degli organi istituzionali chiamati ad una pubblica assunzione della responsabilità loro propria, come ha già fatto, dimostrando senso dello Stato e della legalità, il Presidente della Camera, Gianfranco Fini. Responsabilità tanto maggiore in quanto, sia pure attraverso il discutibile strumento dei sondaggi, l´opinione pubblica si è espressa, dichiarandosi per il 79% a favore del morire dignitoso di Eluana Englaro e addirittura per l´83% a favore di una Chiesa che parli alle coscienze e non pretenda di imporre la fede attraverso gli atti del legislatore. Torna qui alla memoria il diverso spirito dei cattolici democratici, che si coglie nelle parole dette da Aldo Moro al consiglio nazionale della Dc all´indomani della sconfitta nel referendum contro la legge sul divorzio, nel 1974, con le quali si metteva in guardia contro le forzature «con lo strumento della legge, con l´autorità del potere, al modo comune di intendere e disciplinare, in alcuni punti sensibili, i rapporti umani»; e si consigliava «di realizzare la difesa di principi e valori cristiani al di fuori delle istituzioni e delle leggi, e cioè nel vivo, aperto e disponibile tessuto della nostra vita sociale». Ma il limite all´intervento del legislatore non trova il suo fondamento solo in ragioni di opportunità. Ricordiamo le parole alte e forti con le quali si chiude l´articolo 32 della Costituzione, dedicato al fondamentale diritto alla salute, dunque al governo della propria vita: «La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». È proprio questo il caso di Eluana Englaro e di tutti coloro che vorranno liberamente decidere sul loro morire. Vi è un confine costituzionale che il legislatore non può varcare � né con decreti legge, né con altri strumenti normativi � oltre il quale compare la persona con la sua autonomia e la sua libertà.
Quei sondaggi, allora, sono un monito e una risorsa. Un monito alle forze politiche, che di quei cittadini dovrebbero essere consapevoli interlocutori. E si tratta di una risorsa che sono gli stessi cittadini a dover utilizzare, levando forte la voce perché la forzatura istituzionale non passi. Nessun dialogo, nessuna collaborazione politica possono svilupparsi in panorama disseminato da macerie istituzionali.

La Repubblica, 7 febbraio 2009

5 Commenti

  1. Redazione dice

    Di seguito il comunicato stampa dell’Unione degli Universitari

    Difendiamo la democrazia del nostro Paese
    La democrazia italiana sta subendo in queste ore un attacco senza precedenti dal dopoguerra ad oggi.

    Il Presidente del Consiglio che vergognosamente usa la dolorosa vicenda di Eluana Englaro come strumento per scavalcare la Costituzione annunciando l’intenzione di cambiarla se dovesse rappresentare un ostacolo in questa triste vicenda.
    Il Vaticano dal canto suo afferma di essere deluso dal Presidente della Repubblica che altro non ha fatto che adempiere a pieno alle sue funzioni di garante della carta costituzionale.
    Il Governo, dopo aver esautorato il Parlamento dalle sue funzioni a colpi di decreti legge e di voti di fiducia, ora intende anche esautorare il Capo dello Stato dai suoi doveri.

    L’Unione degli Universitari intende partecipare alle iniziative che verranno organizzate in queste ore nelle piazze italiane per manifestare la propria contrarietà a questo accanimento contro la dignità umana e per esprimere solidarietà al Capo dello Stato e ai principi di costituzionalità che egli rappresenta e che sono oggi sotto un dittatoriale attacco.

  2. Cristina dice

    A proposito di ciò che scrive Anna Maria, vi propongo questo articolo

    “Cattolici à la carte”, di Guelfo Fiore
    in “Europa” del 7 febbraio 2009
    Due pesi, due misure. Grande mobilitazione e impegno nella battaglia per impedire l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione artificiali di Eluana Englaro autorizzata dalla magistratura, grande silenzio e assenza sul provvedimento che cancella il divieto per i medici di denunciare gli immigrati irregolari precostituendo quindi la condizione perché i sanitari “facciano la spia” alle forze dell’ordine.
    Ad osservare la vicenda politica dei giorni scorsi, questo è il comportamento dei cattolici del centrodestra.
    Legittima naturalmente l’azione politica e culturale contro lo stop al sondino che tiene in vita la giovane donna ormai in stato vegetativo da diciassette anni: questo è fuori discussione.
    La vicenda della Englaro è complessa e delicata oltre ogni misura e, anche a prescindere dagli inusitati risvolti istituzionali assunti ieri per la decisione del governo di adottare un decreto legge nella consapevolezza della contrarietà del capo dello Stato a firmare l’atto, aveva suggerito e continua a suggerire cautela, misura, comprensione e rispetto. Forse da parte di qualche esponente della maggioranza questi comportamenti ispirati ad una responsabilità civica prima che politica non sono stati sempre seguiti preferendo, in qualche caso, gli accenti forti e le parole aspre ma non è questo che conta. Sul tema della “fine vita”, lasciato drammaticamente senza una regola decisa dal parlamento nel nostro paese, è giusto, anzi necessario approdare quanto prima ad una norma il più possibile condivisa non solo per evitare nuovi “casi Englaro” ma per dare certezza e possibilmente serenità alle migliaia di famiglie che con questi drammi ogni anno si trovano a misurarsi.
    Ma, allora, perché è mancato tra i cattolici del centrodestra una medesima sensibilità allorquando, l’altro giorno in senato, è stato votata la parte del cosiddetto decreto sicurezza che autorizza i medici, se credono, di denunciare alle autorità di polizia quei clandestini che ad essi si rivolgono?
    Non sapevano che questa misura genererà probabilmente morte e sicuramente sofferenze, esclusione, ingiustizia e quindi violenza e quindi altra sofferenza per chissà quante persone?
    Sarebbe bastato, a questi cattolici un po’ distratti (non tutti in verità perché ci sono personalità come l’ex ministro Pisanu che distratte non sono) scambiare due chiacchiere con quei cattolici, che non siedono nei banchi del parlamento, che operano con le Caritas diocesane o svolgono attività di servizio volontario nei luoghi dove gli immigrati, soprattutto irregolari, tentano di sopravvivere alla ricerca di un destino più degno rispetto a quello che si sono lasciati alle spalle nei loro paesi d’origine.
    Avrebbero ascoltato di vite salvate dai medici, vite di bimbi, vite di donne, vite di ragazzi, malati o feriti, vittime di violenza o di denutrizione.
    Vite salvate. Tante vite.
    Ad essi le persone non in regola si rivolgevano nella certezza che non sarebbero stati presi e mandati via, magari separati dai loro cari, probabilmente rispediti in aree dove oltre a povertà c’è guerra, saccheggio, disperazione, sfruttamento.
    Da oggi quella certezza non ce l’hanno più. Da oggi saranno costretti a valutare l’opportunità di rischiare la denuncia o di rinunciare alla cura oppure di essere costretti a nuovi ricatti magari pagando per avere la sicurezza del silenzio del sanitari a cui ricorrono. Invero per rifiutare una norma tanto iniqua e tanto espressiva di una società che si compiace di disinteressarsi dei più deboli tra i deboli non c’è bisogno di qualificarsi cattolici.
    Ma se c’è chi conduce battaglie richiamandosi alla sua esperienza di fede allora sarebbe bene e giusto non condurne qualcuna voltando le spalle ad altre. Ne va anche della credibilità delle battaglie che si è deciso di fare.

  3. Anna Maria dice

    Cara Manu,
    grazie per ospitare in questo tuo blog articoli di questo peso e caratura.
    Ma non basta.
    Io non voglio più essere cittadina di un paese dove i medici diventano delatori di stato, dove un partiginaoe un repubblichino sono epquiparati e dove un presidente del consiglio si concede il lusso di dire che un organismo in coma va tenuto in vita perché può partorire.
    Fate qualcosa.
    So che è difficile, so che siete sempre meno e che siete ancora più stanchi e disgustati di noi che siamo lontani dai centri di potere. Ma abbiamo bisogno di voi.
    Con stima e affetto.
    Anna Maria

  4. Deanna dice

    Come donna mi rispecchio molto nelle idee di Concita De Gregorio e in quello che scrive. Trovo assolutamente inappropriato e strumentale il riferimento alla possibile maternità di Eluana, d’altronde non potevamo aspettarci altro da chi si contorna di “povere” veline, considera le donne merce e tratta il genere femminile come una categoria da proteggere. E’ oltraggioso questo riferimento alla maternità e scopre la vera ragione di questa sua “finta” difesa della vita. Almeno le donne, cattoliche e non, dovranno fare una riflessione su ciò.
    Trascrivo di seguito l’articolo, spero che venga pubblicato.

    “Eluana non c’entra. Questo pregio almeno ha avuto la terribile giornata di ieri. Sgombrare il campo da un residuo per quanto improbabile dubbio: che fosse un’umana convinzione o una fede a guidare l’azione del presidente del Consiglio. Non è così. È convenienza. È una spaventosa battaglia di potere che viene giocata sulla carne di una donna in coma. Eluana è un pretesto. È doloroso, quasi impossibile dirlo. Eppure è così. Eluana non c’entra.

    Silvio Berlusconi ha sferrato ieri un definitivo assalto al Quirinale, ha aggredito la più alta delle istituzioni repubblicane, ha minacciato di cambiare la Costituzione se essa sarà di ostacolo alla sua volontà, ne ha additato il custode, Giorgio Napolitano, come si fa col responsabile di un delitto. E ha commesso la più ignobile delle mistificazioni: usare la sofferenza di una persona e di una famiglia come leva emotiva e demagogica per attaccare la più alta carica del Paese e scardinare le regole di uno Stato di diritto: ignorarle, irriderle. Ha trattato come strumenti del suo potere il Vaticano, il governo, il Parlamento. Ha cacciato via con un colpo di mano mesi e mesi di calvario trascorsi da una famiglia tra appelli e ricorsi ad aspettare la decisione definitiva della giustizia. La giustizia ha parlato, ma più forte parla lui. E se qualcuno si oppone, via con un gesto del braccio anche costui, chiunque egli sia.

    Non è l’ansia di popolarità che sempre lo guida attraverso il suo strumento-feticcio, i sondaggi, questa volta a muoverlo. I sondaggi dicono: pace per Eluana, rispetto. La maggior parte degli italiani è con Beppino Englaro e condivide la sua pena. La partita è un’altra, molto più grande e decisiva: il potere che lo aspetta, le regole del gioco da scrivere o da riscrivere, la posta in palio il Quirinale. Con qualunque mezzo. Pazienza se la tremenda partita a scacchi di queste ore, una vera corsa contro il tempo, si traduce in un supplizio, in una tortura fisica su un corpo inerme: la fine dell’alimentazione forzata è stata avviata, l’organismo esanime si sta abituando, domani con una legge potrebbe riprendere, poi magari diminuire di nuovo e poi aumentare ancora. Una manopola che cambia le dosi seguendo i singulti della politica. Orribile.

    Ha detto, ieri: Eluana potrebbe avere figli. Come, da chi? Ha detto: un’indagine veloce che abbiamo commissionato a un istituto di ricerca – un sondaggio, sì – ci dice che gli italiani pensano che suo padre dopo 17 anni possa essere stanco. Un fior di sondaggio. E dunque? Dunque il padre si faccia da parte, saranno le suore ad occuparsi di sua figlia. Parole irricevibili, inascoltabili. Ma la partita è altrove, appunto. Questi sono dettagli, è l’occasione che si è presentata per la prova di forza. Lo scontro è definitivo e ci riguarda tutti, ci mette tutti in pericolo di vita: vita democratica. Il capo dello Stato si erge con coraggio, con la forza semplice del richiamo alle leggi, come baluardo di un sistema di convivenza fondato sulle regole di tutti e non sulla parola di uno solo. Viviamo un tempo oscuro di violenza sorda. Siamo tutti con Napolitano. I nomi qui accanto sono i primi di una lunghissima serie di persone che hanno cercato questo giornale, ieri, per dirlo. Siamo con lei. Avanti, presidente. ” di Concita De Gregorio Unità 7 febbraio 2009

  5. Paolo dice

    Questo titolo così semplice, così immediato dice tutto perchè evoca il periodo fascista che ha espresso l’uomo forte, il padre protettivo, i pugni sul tavolo, il disprezzo per le istituzioni, lo scambio di favori, la delazione, la protervia e ci vorrebbero pagine e pagine, titoli e titoli.
    Ieri e oggi e domani saranno sempre più “giornate nere” e tutti i cittadini sono chiamati a tenere gli occhi e le orecchie ben aperti. Da ieri, visto che il nostro Presidente era indicato come l’uomo politico in cui gli italiani avevano più fiducia, è diventato il nuovo nemico, insieme a Fini che ha dato un qualche strattone al guinzaglio a cui sono strettamente legati tutti i ministri i sottosegretari, i Senatori, gli Onorevoli di questa maggioranza, in compagnia di un bel gruppo di giornalisti.
    Prove di regime assoluto? Chi ha dei dubbi spero si stia ravvedendo.

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