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Il CUN approva un importante documento sulle Linee Guida del Governo per l’Università

Il CUN ha terminato la discussione sulle Linee Guida per il sistema universitario proposte dalla Ministra Gelmini e dal Governo ed ha approvato un parere generale analitico.

Il parere, oltre ad un’introduzione di carattere generale, affronta i seguenti temi:

  • autonomia
  • studenti e offerta formativa
  • governance
  • reclutamento, progressione di carriera e valutazione (con una parte relativa al personale tecnico-amministrativo)
  • dottorato
  • valore legale del titolo di studio
  • responsabilità finanziarie
  • conclusioni e proposte

Il CUN, pur nell’apprezzamento per la predisposizione di un documento guida sul sistema universitario, che farebbe presupporre l’uscita da una logica di pura emergenzialità ed improvvisazione, ne ha rilevato importanti limiti ed indeterminatezze.
Il documento, approvato all’unanimità dal Consiglio Universitario Nazionale, rappresenta un importante presa di posizione dell’organo di rappresentanza del sistema universitario con cui è auspicabile che si confrontino il Ministro Gelmini, il Governo e l’intero Parlamento prima di assumere provvedimenti legislativi in materia.

Il Consiglio Universitario Nazionale ha anche approvato una mozione sui prepensionamenti in atto nelle Università in cui si evidenziano tra l’altro:

  • le disparità interpretative tra i vari Atenei
  • l’incongruità di non considerare i ricercatori come “professori universitari” e quindi non destinatari del comma 11 dell’art. 72 della legge 133/08.

Dal sito: http://www.flcgil.it/

10 Commenti

  1. Ric. Pre. dice

    P.S.: non sono d’accordo nel definire il CUN “organismo rappresentativo” . Innanzitutto, evidentemente non vi siamo rappresentati noi, che siamo pur sempre il 50% dei lavoratori delle università, più numerosi sia degli ordinari che degli associati che dei ricercatori.
    E poi sappiamo benissimo che le logiche elettive non sono quelle politiche: io voto Berlusconi, io voto Veltroni, io voto Casini, io voto Bertinotti. Il voto per l’elezione dei membri del CUN non è governato dal libero convincimento, ma dal sostegno a questa o a quella cordata accademica. Non facciamoci vicendevolmente più ingenui di quello che siamo.

  2. Ric. Pre. dice

    Gentile On.,
    mai mi permetterei di non credere alle sue parole. Ho scritto che non credo “che la CGIL possa condividere queste posizioni sul lavoro precario”, il che significa che la CGIL potrebbe benissimo condividere il resto. Inoltre non so nemmeno se davvero non condivide le posizioni del CUN sul lavoro precario: sicuramente sono gli unici che fra le persone che si occupano di università tengono anche qualche precario e gli unici che vengono a parlarci nei posti di lavoro (se aspetti CISL e UIL puoi pure morire di vecchiaia) e le cose che ci dicono (sulla precarietà) sono molto diverse da quelle del CUN, ma le dinamiche che producono le loro posizioni nazionali le ignoro completamente. Può pure essere che parlino con una voce nelle facoltà e con un’altra in sedi differenti, per quello che ne so io. Ne sarei deluso, ma me ne farei una ragione.

    Il documento del CUN propone di abolire il 60% in questo passaggio: “Il risultato delle proiezioni sull assetto futuro della docenza universitaria indica uno scenario che, sulla base delle linee di tendenza già presenti nel Sistema Universitario italiano, appare coincidente con un assetto della docenza moderatamente piramidale, come chiaramente dimostrato al convegno del Consiglio Universitario Nazionale del giugno 2008. Interventi normativi e finanziari non allineati con tale tendenza non aprirebbero la strada alla realizzazione di un differente modello, ma probabilmente introdurrebbero nel sistema elementi di instabilità. Ciò vale in particolare per i ricercatori, ma anche per professori associati e ordinari, per cui un tentativo di forzare lo stato delle cose al fine di arrivare a composizioni radicalmente più ristrette delle rispettive fasce avrebbe come probabile effetto predominante l’innalzamento dell’età media dei loro componenti, che già non può considerarsi certo bassa se confrontata con gli standards internazionali.

    So bene che lei ci è venuta incontro ripresentando l’emendamento dell’on Garavaglia al Senato, ho letto il suo intervento e quelli di altri suoi colleghi di partito e le ho scritto per ringraziarla proprio qui (e non solo io, mi sembra). So anche bene che la frasetta sui TD è pericolosissima, perché dal momento che iTD non valgono nel calcolo del rapporto stipendi/FFO le università saranno incentivate a fare solo quelli. E sappiamo bene anche che il 60% si calcola sul 50% (quindi è un 30%, comunque più delle briciole che prima ci lasciavano con le autopromozioni, ma solo un 30%, destinato con i tagli della 133 a diventare uno 0% dal 2011). Le critiche al governo di destra sappiamo farle benissimo anche noi. Tanto per concludere aggiungo pure che del 60% nella bozza di legge delega di Valditara non c’e’ più traccia, come del resto non c’e’ traccia nemmeno di gran parte delle richieste del CUN, per cui in realtà parliamo di aria fritta, nel bene e nel male (una brutta cosa sulla quale CUN e Valditara coincidono è l’idoneità nazionale senza limiti numerici per i ricercatori con successiva chiamata da parte delle singole università, roba che se senza un vero meccanismo premiale-punitivo diventa l’istituzionalizzazione della chiamata clientelare).

    Riguardo la norma sui pensionamenti: un turnover esiste, anche se solo al 50%, per cui ai giovani comunque conviene pensionare qualcuno in più. Gli conviene la metà di quanto converrebbe se il turnover fosse completo, ma comunque conviene. Percio’ la battaglia sull’assimilazione ricercatori-professori la avrei fatta applicando la norma sui pensionamenti anche ai professori, non estendendo ai ricercatori i privilegi dei professori.

  3. Manuela Ghizzoni dice

    Incomincio dalla fine: poiché non lei crede alle mie parole ecco il link al sito della flcgil dal quale ho tratto il post. Il titolo è “Il CUN approva un importante documento sulle Linee Guida del Governo per l’Università”
    http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/febbraio/il_cun_approva_un_importante_documento_sulle_linee_guida_del_governo_per_l_universita

    Evidentemente anche la Flc cgil valuta il documento nel suo complesso (e non si può negare che vi si leggano passaggi importanti) e non nel dettaglio di una singola questione. Il documento del CUN (che non voglio difendere, ma vorrei discutere) in realtà non prevede l’abolizione della quota del 60%. Si legge infatti, al cap. 4
    “Sotto questo aspetto diventa particolarmente urgente ripensare il ruolo dei ricercatori universitari , a tutt oggi in attesa di una precisa definizione dello stato giuridico, verso la cui assunzione è destinata la gran parte delle quote che si liberano col turnover, nonostante la figura del ricercatore niversitario, ai sensi della legge 230/2005, sia destinata all’esaurimento nel 2013. Una riflessione sull’assetto complessivo della carriera deve partire dallo stato odierno delle cose, ovvero dalle condizioni e stato giuridico del personale docente attualmente assunto a tempo indeterminato, ma deve anche regolamentare in modo adeguato le attività pre-ruolo per evitare un precariato disordinato e insostenibile. Le competenze acquisite nel periodi post lauream, attraverso il dottorato o analoghi momenti di ricerca, devono essere valorizzate e diventare determinanti. Le attuali e molteplici forme di precariato,
    quasi sempre esterne a ogni programmazione e quindi alla lunga economicamente non sostenibili e prive di ogni realistico sbocco occupazionale, devono essere ridotte al minimo e superate in favore di una singola figura preruolo di durata pluriennale prevalentemente orientata alla ricerca, dotata delle garanzie proprie dei contratti a tempo determinato.”
    Durante la discussione del decreto 180 ho presentato a mia firma emendamenti per l’abolizione della figura dei ricercatori contrattisiti previsti dalla legge Moratti: emedanmenti concordati con l’associazione Flessibilità sicura, che la GCIL conosce molto bene (ne ho dato notizia anche sul sito). Quale sia il mio pensiero su questo punto è pertanto chiaro (ne ho parlato anche durante il mio intervento in discussione generale in AUla), ma leggendo le sue note – cortese RIc.Pre. – ho proprio l’impressione che non ci sia peggior sordo di chi non voglia sentire e di chi abbia già deciso dove sta la Sua Verità.
    Mi permetta poi una ulteriore considerazione: con la graziosa concessione del 60% sul blocco del turnover al 50% (sarebbe meglio non dimenticarlo, ma siamo di fronte al blocco delle assunzioni al 50%) la Gelmini vi ha messo a tacere, facendovi credere che le porte si spalancano ai giovani. Ma quando mai! Esaurite le quote Mussi per il 2008, molti Atenei preferiranno assumere i contrattisti. Spero di essere smentita, ma so che non sarà così.
    Infine devo un chiarimento sulla sua seconda critica al PD, quella relativa alla modifica della legge 133. Perché non ha scritto nel suo commento la verità e cioè che il PD HA PRESENTATO ALCUNI EMENDAMENTI PER ABOLIRE INTERAMENTE LA NORMA, IN COERENZA CON QUANTO GIA’ FATTO SIA DURANTE LA DISCUSSIONE SUL D.L. 113 E SUL d.l. 180? questi emendamenti sono stati bocciati dalla maggioranza.
    Ne è stato approvato uno che esclude i contributi figurativi, ma questa è una norma equa, che contrasta il progetto di spoilsystem sotteso al pensionamento coatto. In questo modo non si liberano risorse per i giovani se contemporaneamente il Governo blocca le assunzioni! Inoltre se dobbiamo liberare posti si devono mettere a valutazione tutte le carriere e non lascaire che pesi il solo dato contributivo.
    Infine: io ho presentato un emendamento contro il pensionamento coatto dei soli ricercatori rispetto a ordinari e associati perché credo che le tre figure oggia siano assimilabili nei doveri ma non lo sono nei diritti.

  4. Ric. Pre. dice

    Versione corretta della prima frase:

    Gentile On., la sua lettera mi ha spinto a riflettere su come spesso le stesse questioni vengano viste in maniera diversa dalla politica e dal mondo del lavoro e su quanto drammaticamente cambia la percezione delle priorità quando cambia il punto di vista. Forse è colpa nostra che siamo davvero terra terra o forse è colpa vostra che non riuscite a mettervi in sintonia con il mondo fuori dalle istituzioni e dalle iniziative dei partiti. Chissa’.. Appena avrò tempo esporrò tutte le mie riflessioni in un post più ampio sull’argomento. Per ora resto sull’argomento CUN-Università.

  5. Ric. Pre. dice

    Gentile On., lla sua lettera mi ha spinto a riflettere su come spesso le stesse questioni vengano viste in maniera diversa dalla politica e dal mondo del lavoro e su come da q. Appena avrò qualche

    Veramente non condivido affatto i disegni della Gelmini. La bozza del disegno di legge delega del sen. Valditara che abbiamo letto sulla lista dei precari è agghiacciante. Ripropone i peggiori meccanismi dell’università italiani cercando solo di renderli compatibili con la legge Moratti e in più (guardando nel nostro orticello) abolisce di fatto i concorsi da ricercatore (cosa che al limite si può anche condividere), ma senza introdurre alcun meccanismo di incentivazione alla scelta dei migliori.
    Non condivido nemmeno le politiche del CUN, i comportamenti di diversi suoi componenti che sono recentemente finiti sui giornali per ragioni non proprio piacevoli, e le prese di posizione sempre a favore degli insider e delle logiche peggiori dell’università. Per cui le dichiarazioni di questo organo sull’università le vedo un po’ come un programma sull’infanzia scritto da re Erode. Cio’ non toglie che alcuni dei punti sollevati siano condivisibili (valutazione, importanza della ricerca, riforma della governance che peraltro la bozza Valditara affronta, e esaurimento dei ricercatori anch’esso in realtà affrontato dalla bozza Valditara). Purtroppo però dal mio punto di vista (ma a leggere i commenti la mia posizione è piuttosto generale fra i precari) prevale la critica ad alcuni punti che ci danno contro: la richiesta di abolire il vincolo di destinazione del 60% (che abbiamo faticosamente ottenuto ed è uno degli aspetti positivi della legge 1/09), la riforma dello stato giuridico con meccanismi di progressione non comparativi (che finirebbe per consumare una valanga di risorse sottraendole di nuovo al reclutamento dei giovani), e la frasetta sulle aspirazioni di una intera generazione, bollate come “prive
    di ogni realistico sbocco occupazionale” (l’unica cosa realistica secondo loro è evidentemente il motto “diventiamo tutti ordinari” senza merito e senza comparazione). Non è la prima volta che il CUN aggredisce i lavoratori precari: poche settimane fa chiese di tenere bloccati solo i concorsi da ricercatore e di sbloccare i concorsi da associato e ordinario facendoli tornare alle vecchie regole. D’altra parte anche la valorizzazione del merito non è che sia proprio il loro obiettivo principale: basta leggere i criteri minimi per i concorsi che hanno recentemente preparato e diffuso… molto minimi!
    Non credo che la CGIL possa condividere queste posizioni sul lavoro precario, a meno che non vengano a dirci certe cose sui posti di lavoro ed assumano poi posizioni di altro genere a livello ufficiale.

  6. Manuela Ghizzoni dice

    Per Ric. Pre. e Miriam.
    Ho pensato di pubblicare il documento del CUN per i seguenti motivi:
    1. dopo la battaglia contro il decreto 180, il silenzio “pubblico” è caduto sui problemi dell’Università: mi è parso quindi utile al dibattito pubblicare la riflessione del CUN che è un organismo di rappresentanza delle componenti accademiche;
    2. nel documento si argomentano alcune critiche profonde alle Linee Guida presentate dal Governo: pertanto, le vostre reazioni mi lasciano perplessa. Condividete il disegno della Gelmini?
    3. Per esempio, rispetto al “piatto e ossequioso” dibattito pubblico sull’Università, il CUN scrive a chiere lettere: “la formazione superiore deve essere considerata un bene pubblico e una pubblica responsabilità” (pag.1). Aggiunge che nelle Linea Guida non si parla di ricerca (pag. 2), prefigura una carenza di “disegno strategico e coerente di media e lunga durata”; sollecita un passaggio da “un modello burocratico-centralista ad uno regolativo-valutativo, cioè di un governo caratterizzato più dalla valutazione dei risultati che dal controllo dei processi” (cosa che il decreto 180 invoca ma non fa) e chiede l’avvio di un vero Ente di valutazione; riflette realmente sul ruolo centrale degli studenti e sulla necessità di intervenire sul diritto alla studio in modo non episodico (come invece fa il decreto 180); sottolinea la necessità di riformare la governace definendo chiaramente le funzioni degli organi di GOverno degli Atenei, incluso il rettore; chiede di ripensare il ruolo dei ricercatori e del loro stato giuridico, poiché sulla loro testa pesa la legge Moratti e l’esaurimento del loro ruolo, e propone un unico ruole con tre fasce; chiede la valutazione vera dei docenti; mostra molta cautela rispetto all’dea, che piace tanto alla destra, di abolire il valore legale del titolo di studio. Non si risparmiano poi critiche sulle responsabilità finanziarie rispetto alle norme del decreto 180 e non si dimentica il personale tecnico amministrativo. Sono spunti di riflessione importanti (li definisce così la stessa CGIL, sul cui sito è apparsa la notizia ora in questo post) da cui far partire una riflessione seria sul futuro dell’Università.

  7. Ric. Pre. dice

    1) Nel capitolo 5 ddel documento in questo post, il CUN chiede di abolire una delle poche norme positive introdotte del governo attuale, quella che impone alle università di destinare il 60% delle risorse utilizzabili alle assunzioni di giovani (precari) e solo il 40% agli scatti di carriera degli anziani (già assunti e quindi con uno stipendio certo e garantito).

    2) La settimana scorsa il PD è finalmente riuscito a mandare in minoranza il governo. Su cosa? Sull’unico emendamento che i precari pubblici non avrebbero mai voluto veder passare: uno che modifica la legge 133 cambiando i criteri di calcolo dell’età alla quale i dipendenti pubblici possono essere messi in pensione. In pratica sessantenni (già garantiti) in pensione (assicurata) più tardi e risorse che si sarebbero state utilizzate per assunzioni che non si liberano più.

    Sono sufficientemente analitiche queste critiche al PD e all’organismo baronale chiamato CUN?

  8. Gianluca dice

    X ric pre e Miriam
    Come sempre i vostri commenti peccano solo di analisi e quindi assolutamente inutili.

  9. Miriam dice

    Ma siamo sicuri che in questo Paese ci sia stato un 25 Aprile? Questo documento sembra prodotto da una corporazione venuta dritta dritta dal ventennio.

  10. Ric. Pre. dice

    Bravi continuate così. Strenui difensori di ogni privilegio e di ogni corporazione. Alleati di anziani e garantiti, nemici di giovani e precari. I giovani di sinistra condannati al non voto.

    Ieri questo andazzo vi ha spazzato via dalla Sardegna, domani regalerete alla destra anche Emilia Romagna e Toscana.

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