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Beni culturali, Pd: dimissioni Settis dimostrano fallimento Bondi. On Ghizzoni e De Biase: “da noi profonda solitarietà”

“Il ministro Bondi si comporta come quell’automobilista che guida contromano in autostrada, convinto che siano pazzi tutti quelli che procedono in direzione opposta”. Così le deputate democratiche, componenti della commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni ed Emilia De Biasi, commentano la reazioni del ministro Sandro Bondi alle dimissioni del Presidente del Consiglio Superiore dei beni culturali, il prof. Salvatore Settis e del consigliere Andrea Emiliani.

“Davanti a così autorevoli defezioni il Ministro dovrebbe interrogarsi sul proprio operato, sulla passiva accettazione dei tagli imposti dal ministro Tremonti, sull’eccessiva attenzione alla commercializzazione della cultura, sull’uso improprio dei commissariamenti, sullo smantellamento delle sovrintendenze, sulla delegittimazione tecnico-scientifico de’amministrazione statale e sulla manifesta volontà di subordinare la cultura alla politica. Stupisce invece che il ministro continui a parlare di posizioni ideologiche e di chiusure all’innovazione e non comprenda che queste dimissioni sono la cartina di tornasole di una profonda insoddisfazione sul suo operato che è del tutto inadeguato per la valorizzazione e la tutela del ragguardevole patrimonio culturale del Paese.

Nell’esprimere piena solidarietà al prof. Settis per il modo egregio con cui ha lavorato ci chiediamo se il ministro avrà ora il tempo di venire finalmente in audizione in commissione o se invece – concludono – sarà in giro a cercare nuovi talenti magari nei fast food?”.

2 Commenti

  1. La redazione dice

    “Scontro ai Beni Culturali si dimette Salvatore Settis: stanno privatizzando tutto”, di Stefano Miliani

    Un vero terremoto scuote il ministero dei Beni Culturali. La cronaca di un mercoledì da tregenda restituisce tutto lo sfascio in atto a firma di Sandro Bondi. Che ha agito affinché il presidente del Consiglio superiore Salvatore Settis si dimettesse da presidente del Consiglio superiore del ministero. E l’ha sostituito immediatamente con l’archeologo romano Andrea Carandini. Ma cos’ha fatto il preside della Normale di Pisa e archeologo Settis di tanto imperdonabile? Ha osato criticare pubblicamente la deriva governativa sulla gestione del patrimonio artistico denunciando tagli mostruosi ai bilanci, soprintendenze commmissariate, niente assunzioni, l’affidamento di una direzione per valorizzare i musei a un manager inesperto nelle arti come Mario Resca, uno smantellamento in corso dalle conseguenze devastanti. Settis si dimette e il consiglio, solidale con il professore, si autosospende: un gesto clamoroso e senza precedenti.

    Nella mattinata Bondi parte lancia in resta e dichiara: “La posizione del professor Settis è ideologica. Io invece mi aspetto un confronto sui contenuti. Con Settis c’è un dissenso di fondo sul modo di concepire il ruolo della cultura in Italia e soprattutto sul modo di concepire il ruolo che deve svolgere il ministero dei Beni Culturali”. È il segnale.

    Poco dopo le 2 del pomeriggio il preside della Normale di Pisa e archeologo legge al Consiglio superiore la lettera con cui rassegna le dimissioni. I membri dell’autorevole organismo solidarizzano tutti con lui. Andrea Emiliani si è già dimesso, Andreina Ricci si dimette. Gli altri sono pronti a seguire questa strada. Solo l’architetto Paolo Portoghesi vuole prendere tempo e discuterne. Il dilemma è: dimettersi rischia di facilitare la vita a Bondi e ai suoi? Comunque la decisione è presa: il Consiglio si autosospende sine die. Tempo pochi minuti e il ministero sfodera il sostituto di Settis: Carandini: “Sono in ballo e ballerò. Voglio valutare tutto senza ideologie, lasciare che il governo sperimenti e poi giudicare dai risultati”. Uno studioso di vaglia, senza ombra di dubbio, in soccorso dei vincitori.

    Seguono i commenti a pioggia. Ve ne diamo qualcuno. «Queste dimissioni sono un fallimento per il ministro», attaccano le deputate del pd Manuela Ghizzoni ed Emilia De Biasi. «Bene, ma forse era meglio se il Consiglio approvava i piani di spesa delle soprintendenze, rischiamo di dare il fianco a chi vuole affossare il ministero», osserva Libero Rossi (Cgil). «Se ci fossimo dimessi tutti ci sostituirebbero com’è accaduto con Carandini, qui in gioco c’è la cultura italiana che rischia di essere smantellata in pochi mesi», interviene Cerasoli della Uil. Rutelli, che volle Settis, dà “l’onore delle armi” allo studioso dimissionario. Nella maggioranza solo Fabio Granata, capogruppo Pdl in Commissione cultura, sente “l’amaro in bocca”. Per gli altri questa debacle è motivo di giubilo.

    Qui corre l’obbligo di riportare cosa replica il diretto interessato Settis: “Le mie motivazioni non sono personali né ideologiche ma istituzionali. La situazione dei beni culturali è molto grave, sono pronto a dare battaglia in qualità di cittadino. Cito solo tre fatti: il taglio di bilancio enorme, oltre un miliardo per il prossimo triennio, la mancanza di personale che non viene più assunto, il sistematico commissariamento delle soprintendenze. Non posso essere connivente. E non vedo quale sia il mio ruolo se non dialogare con il ministro, ma lui non accetta il dialogo”. Mette il dito nella piaga: con Urbani, Buttiglione, Rutelli ministri Settis aveva spesso criticato pubblicamente il ministero e non era stato cacciato. Nel nuovo corso del pensiero unico una simile libertà diventa inammissibile.

    L’Unità, 25 febbraio 2009

  2. Redazione dice

    Pubblichiamo il comunicato stampa di importanti associazioni culturali quali Assotecnici, Associazione “R.Bianchi Bandinelli”, Comitato per la Bellezza, Eddyburg, Italia Nostra, Legambiente, PatrimonioSos.

    L’attacco a Settis e a Guzzo, i commissariamenti delle Soprintendenze da parte del ministro Bondi, lo svilimento generale dell’Amministrazione dei Beni Culturali fanno parte di una scelta politica che delegittima la tutela pubblica, devitalizza e, di fatto, liquida il Ministero preparando la privatizzazione commerciale dei beni culturali “ricchi”. Una politica che va respinta con forza e indignazione.

    Mentre le Soprintendenze stentano sempre più, per mancanza di fondi, a svolgere i loro ordinari compiti di tutela e rischiano di agonizzare con l’arrivo di sempre nuovi tagli di risorse accettati supinamente dal ministro Bondi, questi attacca frontalmente la sua stessa amministrazione. La delegittima sul piano tecnico-scientifico “dando spazio a figure nuove, con specifiche competenze manageriali, in grado per esempio di leggere un bilancio” (dall’intervento del 23 febbraio sul “Giornale”), come se l’attuale personale di Soprintendenza, tecnici e amministrativi, e quanti li hanno preceduti avessero portato allo sfascio, per ignoranza delle leggi economiche, le strutture della tutela e della valorizzazione. La svuota di poteri e di competenze specifiche moltiplicando i commissariamenti calati dall’alto (Pompei, aree archeologiche di Roma e di Ostia, ecc.) e reclutando supermanager e superesperti che, oltre a mortificare la dirigenza dei Beni Culturali, peseranno su di un bilancio già stremato che il piano Tremonti, da qui al 2011, riduce a cifre di pura sopravvivenza. Bondi e altri ministri di questo governo trattano poi la rete dei musei, dei monumenti, dei siti – evidentemente non conoscendola – come una sorta di antiquata e polverosa zavorra. Essi rimuovono il fatto che nel periodo 1996-2007 i visitatori dei musei, dei circuiti museali e delle aree archeologiche sono saliti da 25 a 34,5 milioni con un incremento del 38 per cento e che i relativi introiti sono più che raddoppiati balzando da 52,7 a 106 milioni di euro con un incremento del 101 per cento. Con una flessione o una stasi nel 2008 anno di crisi per tutte le correnti turistiche, a cominciare dalle più qualificate. Risultati formidabili conseguiti da questa Amministrazione pur sottopagata e con mezzi tecnici e finanziari sempre insufficienti. Si può fare certamente di più e di meglio su questo e su altri piani, a cominciare da una più incisiva e diffusa tutela del nostro paesaggio minacciato da mille insidie speculative. Ma lo si può incoraggiando, motivando, dotando di mezzi una Amministrazione onesta (non un solo implicato di alto livello in Tangentopoli), competente e leale verso lo Stato.
    Il ministro Bondi ha invece scelto la strada opposta, quella della delegittimazione, dell’esautoramento, del richiamo intimidatorio al silenzio e all’ordine. Che ora rivolge pubblicamente ad un personaggio di alta competenza internazionale e di qualificato impegno culturale e civile come Salvatore Settis, presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali ingiungendogli dalle colonne di un giornale appartenente alla famiglia del presidente del Consiglio di allinearsi e tacere, di cessare cioè dalla funzione critica che, in ogni democrazia compiuta, viene riconosciuto agli intellettuali. E analogo trattamento viene riservato ad uno dei più valorosi studiosi e soprintendenti, a Pier Giovanni Guzzo che tanto ha fatto, per la sua parte, a Pompei, in Puglia, in Emilia-Romagna. Un ordine rivolto al professor Settis affinché tutti i componenti critici del Consiglio Superiore intendano e chinino il capo in silenzio, pronti ad accettare qualunque cosa, anche l’umiliazione di vedere spregiata una rete di tutela e di musei ammirata, in linea generale, dai direttori dei maggiori musei del mondo, dagli esperti di ogni Paese. Noi siamo con loro in queste ore davvero drammatiche per l’autonomia della cultura.
    Lo stesso commissariamento straordinario promesso un mese fa alle aree archeologiche di Roma e Ostia rappresenta un autentico suicidio anche sul piano dell’immagine turistica di una Capitale che coi fondi della legge Biasini e del Giubileo – spesi e spesi bene nella collaborazione piena, allora, fra Stato, Regione, Provincia e Comune – ha restaurato e riaperto siti e monumenti romani, ha inaugurato nuovi splendidi Musei (ex Collegio Massimo, Palazzo Altemps, ex Centrale Montemartini, Crypta Balbi, ecc.), altri ne ha riallestiti e ammodernati (Galleria Borghese e Musei Capitolini in testa) riacquistando così prestigio e attirando nuovi visitatori da tutto il mondo. In poche battute un patrimonio formidabile – di sostanza e di immagine – viene buttato in discarica dal Ministero e dal Comune di Roma con l’incoraggiamento di esperti esterni pronti a nuove e ricche consulenze. Un’operazione inaccettabile, sotto ogni punto di vista (compreso quello dell’immagine internazionale), contro la quale protestiamo indignati chiedendo al presidente della Repubblica, custode attivo della Costituzione, la operante difesa e attuazione del dettato dell’articolo 9 della suprema carta (“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”), chiedendo alla pubblica opinione, agli organi di informazione di non far passare sotto silenzio la rovina che viene rovesciata sui nostri beni culturali e paesaggistici con l’intento di smantellare – qui come nella scuola, nella sanità, nella ricerca – tutto ciò che è pubblico operando di fatto per la privatizzazione di quei beni in grado di produrre incassi e profitti. Cosa che non accade in nessun’altro Paese civile e avanzato dove la cultura viene in genere potenziata nei momenti di crisi anziché indebolita, intimidita, ammutolita. Non a caso al pari della Storia dell’Arte che già si insegna pochissimo e che questo Ministero dell’Istruzione vuole insegnare ancor di meno.

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