Giorno: 23 agosto 2010

"Il viaggio dell'Unità, 150 anni dopo. Le donne ribelli della Sicilia", di Giuseppe Civati

Qui non si va né avanti, né indietro»: l’unità, la scuola e le camicie rosa un Paese che ospita Cefalù non può essere triste. Rileggo i miei appunti ai piedi della cattedrale, tra turisti francesi e spagnoli. C’è un sole giaguaro e un caldo torrenziale. Per il poncho garibaldino, le temperature sono troppo elevate. Va bene una t-shirt. È un’insegnante precaria, Caterina Altamore. Mi parla dello sciopero della fame iniziato una settimana fa a Palermo da parte di tre colleghi. Uno è stato ricoverato la scorsa notte. Caterina è la dimostrazione vivente che gli statali e gli insegnanti non sono tutti fannulloni, come piace a qualcuno. Ha insegnato per un anno a Palazzolo sull’Oglio, Brescia. Molto lontano da casa sua e dai suoi affetti. Mi parla della difficile interlocuzione con il mondo della politica, «con chi di dovere»: Lombardo aveva promesso un anno fa un tavolo di confronto, che però non è mai stato aperto. E i partiti spesso sembrano distanti. Mila Spicola è stata un mese a Roma a preparare il Forum della Scuola …

"Le elezioni la norma e il Quirinale", di Michele Ainis

C’è una norma costituzionale sullo sfondo di questa crisi politica che incrudelisce giorno dopo giorno. E c’è anche un organo, un potere, un uomo scaraventato suo malgrado nel centro della mischia. L’uomo è Napolitano: dovrà sciogliere le Camere, come reclamano Bossi e Berlusconi se la maggioranza verrà sconfitta in Parlamento? La norma è l’articolo 88, secco e laconico com’era nel costume dei nostri padri fondatori: «Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse». È il potere più importante attribuito al Quirinale, e non a caso viene messo sotto schiaffo in questo tempo di rissa fra i poteri. Dicono che la nuova Costituzione materiale ne abbia svuotato i contenuti: siccome gli italiani votano con un pretendente al trono indicato per nome e cognome sulla scheda elettorale, allora se il monarca cade giù dal trono bisogna farli votare nuovamente, non c’è alternativa allo scioglimento anticipato. Balle: nel 2006 Prodi vinse con questa stessa legge elettorale, e quando due anni dopo inciampò in un voto di sfiducia nessuno …

"Per salvare il Lodo, 5 milioni di cause a rischio", di Liana Milella

Mandare al macero, o quantomeno compromettere pesantemente il corso, di 5 milioni di cause civili pendenti, pur di cambiare il destino dell´unica che gli interessa. La sua. Quella sul lodo Mondadori che, se venisse confermata la sentenza di primo grado del giudice Raimondo Mesiano, costerebbe alla Fininvest 750 milioni di euro da versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Non si smentisce mai Silvio Berlusconi. Il metodo delle leggi ad personam e ad aziendam è sempre lo stesso. Storia lunghissima, Cirami, Cirielli, rogatorie, falso in bilancio, blocca processi, processo breve, lodo Schifani, lodo Alfano, già una norma per il caso fiscale della stessa Mondadori. Solo per citare le più note. E le prime indiscrezioni sul suo progetto, annunciato venerdì a palazzo Grazioli durante la conferenza stampa post vertice, per «un piano straordinario per il rapido smaltimento delle cause civili pendenti», svela subito il suo interesse recondito. Poiché per i processi civili non c´è amnistia che tenga, allora la strategia del colpo di spugna deve camminare per altre vie e ammantarsi di una fittizia regolarità. Ma …

"Ritorno al lavoro per 4,5 milioni", di Giorgio Pogliotti

Finita la pausa estiva in 4,5 milioni si apprestano a varcare i cancelli delle fabbriche e dei cantieri edili per la riapertura. Mentre circa mezzo milione di loro colleghi resteranno a casa, essendo ancora in cassa integrazione. La situazione è cambiata rispetto all’estate del 2009, quando per effetto della crisi la quasi totalità delle industrie restarono chiuse per 4 settimane utilizzando lo stop delle vacanze come una sorta di ammortizzatore sociale, in attesa di una congiuntura migliore. Ferie più brevi per la ripresa Secondo gli osservatori territoriali dei sindacati quest’anno in molti casi il periodo di ferie è stato programmato per 3 settimane, numerose imprese sono rimaste aperte una settimana in più per poter cogliere i timidi segnali della ripresa. Di fronte alle incertezze del quadro economico tra gli imprenditori ha prevalso un atteggiamento “attendista”, a differenza dell’industria tedesca che per rispondere alla forte crescita di ordinativi ha sollecitato un taglio di 2 settimane di ferie (su un totale, però, di 6 settimane). «Se lo scorso anno le ferie più lunghe hanno consentito di rinviare …

"Perché il Cavaliere deve temere le urne", di Ilvo Diamanti

NON è una novità, il protagonismo di Bossi. Esibito anche in passato, quando la Lega contava molto meno. Tuttavia, Bossi (e, di riflesso, la Lega) raramente è apparso così determinato. Oggi, infatti, è lui a dettare i tempi e i temi della crisi. Senza preoccuparsi di nulla e nessuno. Nei confronti di Fini e dei suoi amici: «Bisogna cacciarli. Fini è invidioso e rancoroso». Il dialogo è tempo sprecato: «Meglio andare a votare subito». Cioè: «A fine novembre, al massimo ai primi di dicembre». Lo ha ripetuto più volte, negli ultimi giorni. D´altronde, non c´è spazio per altre maggioranze, oltre a questa. Di fronte a governi tecnici il Nord insorgerebbe. È già campagna elettorale. E Bossi non perde occasione per riproporre i temi dell´agenda leghista. In primo luogo, il “mitico” federalismo. Poi, la sicurezza (i soliti immigrati, il cui numero e la cui pericolosità sociale salgono e calano a comando. Magari a tele-comando. Secondo l´urgenza politica del centrodestra). Poi il Sud. Dove, secondo Bossi, Fini – il nemico di Tremonti – «vuole sprecare i soldi …

"Nuovo anno, sale la protesta. Ma per Gelmini partirà senza problemi", di A.G.

Mentre precari e sindacati si apprestano ad organizzare clamorose forme di protesta contro la seconda ondata di tagli prevista dalla Legge 133/08 e gli effetti della riforma della secondaria superiore. In linea con quanto accaduto nel 2009, in base a quanto dichiarato da movimenti e singoli lavoratori ad agosto, dobbiamo aspettarci nuove occupazioni degli ex Provveditorati, qualche iniziativa di piazza e dei primi giorni di scuola “disturbati” da diverse iniziative a livello locale. Come se non bastasse rimangono da risolvere alcune questioni tutt’altro che marginali: basti pensare agli istituti ancora da assegnare in reggenza ed al tourbillon di cattedre che in certe regioni, come il Lazio, riguarderebbe il 40% dei docenti. In non pochi Usp l’attuazione delle operazioni di assegnazione dei posti vacanti risulta in forte ritardo (solo in questi ultimi giorni sono state concluse utilizzaizoni ed assegnazioni provvisorie e rimangono da effettuare tutte le quasi 17.000 immissioni in ruolo). E’ quindi molto difficile che entro l’inizio dell’a.s. possa essere portato tutto a compimento.Intanto però il ministro Gelmini rassicura tutti: “non vedo difficoltà per quanto …

"Donne e lavoro, Italia indietro", di Michele Di Branco

La speranza rosa arriva da Bruxelles. Uno studio della Commissione europea (Equality between women and men in a time of change) punta il binocolo sull’Italia e osserva che «la recessione ha colpito più gli uomini che le donne, sintomo che molti settori in cui si è sentito il peso della crisi sono a predominanza maschile». La crisi, insomma, può addirittura diventare un’opportunità di progresso per le donne: «Bisogna raccogliere la sfida e far crescere le politiche attive per l’occupazione femminile, i sistemi di flessibilità e sicurezza, soprattutto per quanto riguarda le tipologie contrattuali: lavoro accessorio, contratto di inserimento, part-time». Quello che non sono riusciti a realizzare anni di battaglie sindacali, forse lo farà in futuro lo tsunami economico-finanziario degli ultimi due anni. Era ora, si potrebbe dire. Perché la situazione attuale è pessima. Un rapporto sul lavoro femminile in Italia scritto da Emilio Reyneri dell’Università Bicocca per il Cnel mette il dito nella profonda piaga delle ingiustizie. Il Consiglio di Lisbona di 11 anni fa fissava, per il 2010, a quota 60 per cento il …