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«Io non rottamo, rinnoviamo assieme», di Simone Collini

«Sento dire che io scaricherei, scaccerei questo o quel deputato. Ora chiedo che questa polemica la si chiuda, per favore. Io ho detto una cosa chiara: che io i deputati non li nomino e che nell’Italia che ho in testa io i deputati non li nomina né Berlusconi, né Renzi, né Bersani». Non è un semplice sfogo, anche se non ci vuole molto per capire che la lettura dei giornali non sia stata per lui piacevole. Vedersi rappresentato da diversi quotidiani come quello che «rottama» D’Alema o altri dirigenti del Pd non è piaciuto affatto a Bersani. Perché non era questo il senso delle frase «io non chiederò a D’Alema di candidarsi» e perché il concetto stesso di «rottamazione» è indigesto per il leader del Pd: «Rinnovare sì, rottamare è una parola sbagliata, se si pensa che c’è uno illuminato che decide, non andiamo da nessuna parte».
LE REGOLE VANNO RISPETTATE
Dice Bersani ai giornalisti che lo avvicinano nel giorno in cui sulle prime pagine campeggiano titoli a base di «gelo» e «strappi»: «Può essere che si conosca poco D’Alema. Io lo conosco bene: sul concetto di rottamazione combatterà fino alla morte, ma sul rinnovamento c’è. Quindi faremo un rinnovamento lavorando tutti insieme». E lavorando nel rispetto delle norme previste dallo statuto del Pd: «Le regole sui tre mandati ci sono e vanno rispettate».
Con questo Bersani spera di chiudere una polemica che poco e nulla ha che vedere con le questioni di cui invece intende discutere in questa campagna per le primarie. Un giudizio diffuso nel gruppo dirigente del Pd, come spiega anche il vicesegretario Enrico Letta: «Ora che Bersani ha rottamato la rottamazione, le primarie siano sulle idee per il Paese. Anche io rispetterò lo statuto Pd e il 2013 sarà la mia ultima candidatura al Parlamento».
Vasco Errani guarda ai ripetuti attacchi di Renzi a D’Alema e osserva che il punto non è soltanto il rispetto dovuto a una «personalità importante e un punto di riferimento» com’è il presidente del Copasir, ma il fatto che «l’idea di rottamare le persone è un atto di arroganza che non ha nulla a che fare con il rinnovamento, ma serve soltanto a destrutturare, a priscindere dal merito». Per il presidente della Regione Emilia Romagna quella in atto «è un’operazione che danneggia l’Italia, il centrosinistra e il Pd».
LA CRISI NON È ALLE SPALLE
Lo sa bene Bersani, che giudica un errore alimentare la polemica su candidature e deroghe quando sono ben altre le questioni su cui devono confrontarsi i candidati alle primarie. Parlando al consiglio generale di Confcommercio, il leader del Pd domanda, a proposito della crisi economica: «Ma noi ne stiamo uscendo o ci stiamo entrando? Perché mentre ci si interroga e si favoleggia sul futuro, la percezione delle famiglie è che ci stiamo entrando».
Per affrontare in futuro la crisi, che non terminerà certo la prossima primavera, secondo Bersani servirà un governo sostenuto da una maggioranza politicamente solida. E quindi la riforma elettorale dovrà prevedere «un ragionevole premio di governabilità» e non essere invece costruita per impedire l’emergere di una netta maggioranza. Il sospetto che alcune forze presenti in Parlamento stiano puntando proprio a questo per rendere la strada del Monti bis obbligata c’è. Per questo Bersani avverte: «Se non c’è qualcuno che dirige il traffico, se la sera delle elezioni non c’è un vincitore, si torna a votare dopo otto mesi. Da una situazione frantumata, balcanizzata, viene fuori Grillo e non il Monti bis».
NO ALLE PREFERENZE
Anche a proposito delle preferenze, il leader del Pd fa notare che sarebbe suo interesse dare il via libera a questo sistema di scelta per i parlamentari, ma sarebbe l’interesse generale a risentirne: «Le preferenze mi risolverebbero tutti i problemi: con le primarie, con le liste… Ci andrei a nozze. Ma dobbiamo pensare al Paese». E le preferenze, con quel che si portano dietro in termini di costi delle campagne elettorali e rischi di inquinamenti di ogni tipo, non vanno in direzione degli interessi dell’Italia. Anche perché, nota Bersani, già oggi «la situazione di distacco tra politica e cittadini è micidiale, è superiore al ‘92».
Con le primarie Bersani punta proprio ad abbattere quel «muro» che si è venuto a creare tra le istituzioni e i partiti, da una parte, e gli elettori dall’altra. Ma l’operazione non riuscirà se la discussione passerà da una polemica all’altra su argomenti che non hanno a che fare con la vita degli italiani. Ieri Renzi ha tirato in ballo la questione dei finanziamenti e delle spese del Pd, chiedendo trasparenza. Bersani ha liquidato la faccenda con una battuta: «Renzi non si preoccupi, noi metteremo on line tutto quanto. Metta anche lui, e vedrà che siamo tutti a posto».

L’Unità 18.10.12