Mese: Ottobre 2012

"Taranto specchio d'Italia", di Gad Lerner

Smettessimo di guardarla da lontano come una città polveriera – nel senso del veleno e dell’esplosivo – Taranto ci apparirebbe per quel che è: lo specchio, neanche troppo deformato, del degrado in cui sta precipitando l’Italia tutta. Puntuale degenera anche lo scontro istituzionale fra magistratura e governo tecnico, con la Procura che detta tempi ultimativi per lo spegnimento degli altiforni e il ministro Clini che accelera il varo di un’autorizzazione somigliante a una deroga mascherata. È proprio quel che speravano i padroni del Nord arricchitisi oltre misura, la famiglia Riva, che non appena la giustizia li ha perseguiti e ha sequestrato loro gli impianti, si sono messi a cavalcare la rivolta operaia. Mai vista prima dell’Ilva una borghesia industriale cimentarsi così sfacciatamente nel paternalismo protestatario. Rifornendo le maestranze impegnate nei blocchi stradali con i viveri dalla mensa aziendale. Chiamando allo sciopero i lavoratori senza tessera sindacale attraverso i capireparto. Facendo pervenire all’esterno i comunicati dei dipendenti asserragliati a 60 metri d’altezza sul nastro di carico dell’Altoforno 5, indovinate da chi? Direttamente dall’ingegnere responsabile della struttura, …

"Taranto specchio d'Italia", di Gad Lerner

Smettessimo di guardarla da lontano come una città polveriera – nel senso del veleno e dell’esplosivo – Taranto ci apparirebbe per quel che è: lo specchio, neanche troppo deformato, del degrado in cui sta precipitando l’Italia tutta. Puntuale degenera anche lo scontro istituzionale fra magistratura e governo tecnico, con la Procura che detta tempi ultimativi per lo spegnimento degli altiforni e il ministro Clini che accelera il varo di un’autorizzazione somigliante a una deroga mascherata. È proprio quel che speravano i padroni del Nord arricchitisi oltre misura, la famiglia Riva, che non appena la giustizia li ha perseguiti e ha sequestrato loro gli impianti, si sono messi a cavalcare la rivolta operaia. Mai vista prima dell’Ilva una borghesia industriale cimentarsi così sfacciatamente nel paternalismo protestatario. Rifornendo le maestranze impegnate nei blocchi stradali con i viveri dalla mensa aziendale. Chiamando allo sciopero i lavoratori senza tessera sindacale attraverso i capireparto. Facendo pervenire all’esterno i comunicati dei dipendenti asserragliati a 60 metri d’altezza sul nastro di carico dell’Altoforno 5, indovinate da chi? Direttamente dall’ingegnere responsabile della struttura, …

"Il ritorno delle scuole serali per allinearsi con l’Europa", di Alessia Campione

«Non è mai troppo tardi», secondo atto. Si chiamava così il programma tv che ha alfabetizzato l’Italia negli anni ‘60. Oggi il governo, per innalzare il livello dell’istruzione, rilancia le scuole serali. La nuova emergenza è il «deficit formativo» della popolazione. Sono oltre 28 milioni, infatti, gli adulti in possesso della sola licenza di terza media. E oltre l’80% non raggiunge il livello 3 fissato dall’Unione europea e necessario «per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza». Un ritardo che pesa parecchio in una economia sempre più globalizzata e che ha spinto il Miur (il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca) a proporre un piano di formazione per adulti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 4 ottobre, tra le misure urgenti per la crescita, e accanto all’agenda digitale, il regolamento per la riorganizzazione didattica dei Centri d’istruzione per gli adulti. Un provvedimento atteso da tempo: l’iter burocratico era iniziato nel 2009. Percorsi più flessibili, collegamento con la realtà lavorativa, iniziative di orientamento per gli studenti. Sono alcune delle novità pensate per questi nuovi …

"Il ritorno delle scuole serali per allinearsi con l’Europa", di Alessia Campione

«Non è mai troppo tardi», secondo atto. Si chiamava così il programma tv che ha alfabetizzato l’Italia negli anni ‘60. Oggi il governo, per innalzare il livello dell’istruzione, rilancia le scuole serali. La nuova emergenza è il «deficit formativo» della popolazione. Sono oltre 28 milioni, infatti, gli adulti in possesso della sola licenza di terza media. E oltre l’80% non raggiunge il livello 3 fissato dall’Unione europea e necessario «per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza». Un ritardo che pesa parecchio in una economia sempre più globalizzata e che ha spinto il Miur (il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca) a proporre un piano di formazione per adulti. Il Consiglio dei ministri ha approvato il 4 ottobre, tra le misure urgenti per la crescita, e accanto all’agenda digitale, il regolamento per la riorganizzazione didattica dei Centri d’istruzione per gli adulti. Un provvedimento atteso da tempo: l’iter burocratico era iniziato nel 2009. Percorsi più flessibili, collegamento con la realtà lavorativa, iniziative di orientamento per gli studenti. Sono alcune delle novità pensate per questi nuovi …

Napolitano all’Aquila: “Basta con le new town”, di Giuseppe Caporale

Le new town per i terremotati dell’Aquila realizzate dal Governo Berlusconi appena sei mesi dopo il sisma – e costate un miliardo e duecento milioni di euro per 4mila alloggi in 185 palazzi – furono un errore. «È tempo di pensare a ricostruire, dimenticando i progetti delle new town fuori dal centro storico. Ora mi pare si sia presa finalmente la strada giusta» ha detto ieri il capo dello Stato Giorgio Napolitano, arrivando nella città terremotata. L’occasione è stata l’inaugurazione dell’auditorium voluto da Renzo Piano e Claudio Abbado, e realizzato con il contributo economico (6 milioni di euro) della Provincia Autonoma di Trento. «Ho ricevuto dal ministro Barca (che per conto del governo Monti sta seguendo la ricostruzione, ndr) una serie di elementi concreti relativi ai lavori in corso e ai finanziamenti decisi. Mi pare ci siano finalmente prospettive serie», ha proseguito Napolitano. E l’evento di festa nella città martoriata ha riacceso i riflettori sulla ricostruzione sbagliata, a tre anni e mezzo dal terremoto, con 3 miliardi e mezzo di euro già spesi in gran …

"Occupazione femminile nel sud. Le giovani che lavorano solo il 16,9 %", da repubblica.it

Nel Mezzogiorno, la probabilità di lavorare per le ragazze è quasi azzerata: la crisi ha eroso ancora di più le opportunità, con il tasso di occupazione sceso tra aprile e giugno a un mimino del 16,9% per le giovani tra i 15 e i 29 anni, vale a dire che meno di due su dieci ha un posto. Una quota così bassa non si registrava dal secondo trimestre del 2004, ovvero dall’inizio delle relative serie storiche. Insomma un nuovo record negativo che rimarca la scarsità di lavoro. La conferma delle difficoltà per le under 30 meridionali, che da sempre viaggiano su tassi molto bassi di occupazione, emerge dagli ultimi dati trimestrali dell’Istat. Ovviamente sul minimo pesa l’elevata percentuale di studenti che si concentra nella fascia d’età 15-29 anni, soprattutto tra i giovanissimi. Ma alzando l’asticella dell’età il miglioramento è limitato: tra le 18-29enni del Mezzogiorno l’occupazione è al 20,7%. Resta così evidente il divario con il Nord, dove la quota di giovani occupate tra i 18 e i 29 anni sale al 45,7%, e con …

"Occupazione femminile nel sud. Le giovani che lavorano solo il 16,9 %", da repubblica.it

Nel Mezzogiorno, la probabilità di lavorare per le ragazze è quasi azzerata: la crisi ha eroso ancora di più le opportunità, con il tasso di occupazione sceso tra aprile e giugno a un mimino del 16,9% per le giovani tra i 15 e i 29 anni, vale a dire che meno di due su dieci ha un posto. Una quota così bassa non si registrava dal secondo trimestre del 2004, ovvero dall’inizio delle relative serie storiche. Insomma un nuovo record negativo che rimarca la scarsità di lavoro. La conferma delle difficoltà per le under 30 meridionali, che da sempre viaggiano su tassi molto bassi di occupazione, emerge dagli ultimi dati trimestrali dell’Istat. Ovviamente sul minimo pesa l’elevata percentuale di studenti che si concentra nella fascia d’età 15-29 anni, soprattutto tra i giovanissimi. Ma alzando l’asticella dell’età il miglioramento è limitato: tra le 18-29enni del Mezzogiorno l’occupazione è al 20,7%. Resta così evidente il divario con il Nord, dove la quota di giovani occupate tra i 18 e i 29 anni sale al 45,7%, e con …