Mese: Ottobre 2012

"Più alunni per classe ma la paga dei prof scende", di Giovanni Scancarello

Quasi ovunque il numero di studenti per classe diminuisce per mettere la scuola in condizione di sfruttare al massimo le potenzialità dell’autonomia. E se non accade è perché i finanziamenti servono a retribuire meglio i docenti. Ebbene, in Italia non succede né l’una né l’altra cosa. Dal 2000 al 2010, affermano i ricercatori Ocse nell’ultimo rapporto sull’educazione, nel mondo la media delle classi è scesa di uno studente per classe sia alle primarie che alle medie. Si passa dai 17,4 studenti per classe in Islanda ai 38,5 della Corea nel 2000, dai 19,4 studenti in Lussemburgo e Regno Unito, ai 34,7 della Corea nel 2010. In Paesi come l’Italia, che invece avevano classi meno affollate nel 2000, il numero degli alunni è in aumento, da noi anche per effetto dell’incremento di un punto del rapporto alunni/docenti previsto dall’articolo 64 del decreto-legge n. 112 del 2008. Va detto che che nella 57^ seduta del gruppo di senatori del 2008 aveva ammonito l’allora governo Berlusconi sui rischi del sovraffollamento delle classi, con il cambio di governo le …

"Concorso in bilico, ecco perché", di Carlo Forte

Il concorso a cattedra dell’era Profumo non piace ai precari e ai sindacati. E rischia di rimanere schiacciato sotto il maglio del Tar Lazio. Perché il bando presenta alcuni punti deboli, grazie ai quali gli eventuali ricorrenti potrebbero avere gioco facile in eventuali azioni di annullamento. Sia quelli che vorrebbero impedire che il concorso si tenesse, sia quelli che vorrebbero parteciparvi, ma non possono, perché non possiedono i requisiti per accedere alla selezione. Va detto subito che, a seconda delle posizioni dei potenziali ricorrenti, cambiano anche i rimedi esperibili. In ogni caso, per impugnare il bando davanti al Tar Lazio per chiederne la cancellazione basta anche un solo ricorrente. Perché un’eventuale sentenza costitutiva di annullamento, da parte dei giudici amministrativi, oltre a travolgere il bando, comporterebbe l’obbligo, per l’amministrazione, di scriverlo da capo attenendosi alle disposizioni del Tar indicate nella sentenza. Per contro, eventuali azioni volte ad ottenere l’ammissione al concorso, dovrebbero necessariamente essere proposte da ognuno di soggetti interessati. In questi casi, infatti, eventuali pronunce favorevoli avrebbero effetti solo per i ricorrenti. Sempre che …

"Concorso in bilico, ecco perché", di Carlo Forte

Il concorso a cattedra dell’era Profumo non piace ai precari e ai sindacati. E rischia di rimanere schiacciato sotto il maglio del Tar Lazio. Perché il bando presenta alcuni punti deboli, grazie ai quali gli eventuali ricorrenti potrebbero avere gioco facile in eventuali azioni di annullamento. Sia quelli che vorrebbero impedire che il concorso si tenesse, sia quelli che vorrebbero parteciparvi, ma non possono, perché non possiedono i requisiti per accedere alla selezione. Va detto subito che, a seconda delle posizioni dei potenziali ricorrenti, cambiano anche i rimedi esperibili. In ogni caso, per impugnare il bando davanti al Tar Lazio per chiederne la cancellazione basta anche un solo ricorrente. Perché un’eventuale sentenza costitutiva di annullamento, da parte dei giudici amministrativi, oltre a travolgere il bando, comporterebbe l’obbligo, per l’amministrazione, di scriverlo da capo attenendosi alle disposizioni del Tar indicate nella sentenza. Per contro, eventuali azioni volte ad ottenere l’ammissione al concorso, dovrebbero necessariamente essere proposte da ognuno di soggetti interessati. In questi casi, infatti, eventuali pronunce favorevoli avrebbero effetti solo per i ricorrenti. Sempre che …

"Il sistema Sesto del proconsole rosso", di Piero Colaprico

Fatti e accuse vecchi di dodici anni fa», dice Filippo Penati. Ma i contributi nel 2009, sotto elezioni, tanto vecchi non sono. Nessuna novità rilevante », ribadisce, ma i pubblici ministeri mettono nero su bianco che “Fare metropoli”, l’associazione culturale legata all’ex presidente della Provincia di Milano, era il «mero schermo destinato ad occultare la diretta destinazione delle somme a Penati ». Non c’è solo l’inchiesta giudiziaria, con i suoi tempi e i suoi riscontri, ma anche una scansione di storie (sia certe, sia ambigue) a rendere difficile la posizione giudiziaria, e politica, ovviamente, di Penati: del fu proconsole dell’ex Pci nelle terre del centrodestra leghista e berlusconiano. Era Penati un taciturno funzionario che «ci sapeva fare», era stato il sindaco di Sesto San Giovanni, paese di operai che nel dopoguerra e negli anni del boom votavano in massa Pci. Quando le fabbriche spengono le ciminiere e le città crescono cosmopolite, terziarie, senza tute blu, quelle aree industriali, vuote e rimesse a nuovo, diventano splendide per il business immobiliare. Una di queste, la ex Ercole …

"Il sistema Sesto del proconsole rosso", di Piero Colaprico

Fatti e accuse vecchi di dodici anni fa», dice Filippo Penati. Ma i contributi nel 2009, sotto elezioni, tanto vecchi non sono. Nessuna novità rilevante », ribadisce, ma i pubblici ministeri mettono nero su bianco che “Fare metropoli”, l’associazione culturale legata all’ex presidente della Provincia di Milano, era il «mero schermo destinato ad occultare la diretta destinazione delle somme a Penati ». Non c’è solo l’inchiesta giudiziaria, con i suoi tempi e i suoi riscontri, ma anche una scansione di storie (sia certe, sia ambigue) a rendere difficile la posizione giudiziaria, e politica, ovviamente, di Penati: del fu proconsole dell’ex Pci nelle terre del centrodestra leghista e berlusconiano. Era Penati un taciturno funzionario che «ci sapeva fare», era stato il sindaco di Sesto San Giovanni, paese di operai che nel dopoguerra e negli anni del boom votavano in massa Pci. Quando le fabbriche spengono le ciminiere e le città crescono cosmopolite, terziarie, senza tute blu, quelle aree industriali, vuote e rimesse a nuovo, diventano splendide per il business immobiliare. Una di queste, la ex Ercole …

"Addio Shlomo, l’ultimo sopravvissuto di Auschwitz", di Oreste Pivetta

182727. Nell’aprile 1944, Shlomo Venezia divenne un numero. Di quel numero, tatuato sul braccio in inchiostro nero, s’è forse liberato ieri morendo l’ultima volta, dopo essere morto mille e mille volte, lui che era vissuto –scrisse – con le mani nella morte, convincendo qualcuno a entrare nella camera a gas, trascinandone il cadavere, raccogliendo le sue ceneri, triturando le ossa più resistenti al fuoco, quelle del bacino, perché le tracce di un essere umano fossero le meno palpabili possibili… Raccontava Shlomo Venezia che anche le ceneri venivano passate al setaccio e solo dopo caricate da una carriola a un camion e poi disperse nel fiume. Shlomo Venezia ad Auschwitz-Birkenau arrivò che aveva ventuno anni (era nato a Salonicco il 29 dicembre 1923), era ebreo di origine italiana, l’avevano prelevato dentro la Sinagoga di Atene e, dopo qualche giorno in un carcere, l’avevano rinchiuso in un vagone insieme con altri ebrei come lui, con partigiani greci rastrellati sulle colline. Dodici giorni dopo si ritrovò a Birkenau. Finì in uno stanzone, senza sapere dove fosse, che cosa …

"Addio Shlomo, l’ultimo sopravvissuto di Auschwitz", di Oreste Pivetta

182727. Nell’aprile 1944, Shlomo Venezia divenne un numero. Di quel numero, tatuato sul braccio in inchiostro nero, s’è forse liberato ieri morendo l’ultima volta, dopo essere morto mille e mille volte, lui che era vissuto –scrisse – con le mani nella morte, convincendo qualcuno a entrare nella camera a gas, trascinandone il cadavere, raccogliendo le sue ceneri, triturando le ossa più resistenti al fuoco, quelle del bacino, perché le tracce di un essere umano fossero le meno palpabili possibili… Raccontava Shlomo Venezia che anche le ceneri venivano passate al setaccio e solo dopo caricate da una carriola a un camion e poi disperse nel fiume. Shlomo Venezia ad Auschwitz-Birkenau arrivò che aveva ventuno anni (era nato a Salonicco il 29 dicembre 1923), era ebreo di origine italiana, l’avevano prelevato dentro la Sinagoga di Atene e, dopo qualche giorno in un carcere, l’avevano rinchiuso in un vagone insieme con altri ebrei come lui, con partigiani greci rastrellati sulle colline. Dodici giorni dopo si ritrovò a Birkenau. Finì in uno stanzone, senza sapere dove fosse, che cosa …