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“La scuola ha anche bisogno di rinnovarsi radicalmente” di Benedetto Vertecchi

Credo che nessuno si lasci ingannare dalle centinaia di migliaia di domande per la partecipazione al concorso per il reclutamento degli insegnanti per trarne la conclusione che fra i nostri giovani sia diffuso un forte orientamento nei confronti dell’impegno nella scuola. Sarebbe una conclusione ben strana se si considera che quella degli insegnanti è una professione mal pagata, che si svolge in condizioni spesso penose, che sono incerti gli intenti per i quali si lavora e che, per tutto ciò che non soddisfa nell’educazione di bambini e ragazzi, ci si deve abituare a subire atteggiamenti critici che sarebbe meglio rivolgere nei confronti di chi, avendo la possibilità di assumere decisioni, evita di farlo o, al più, solleva cortine fumogene proponendo alle scuole innovazioni di facciata. Ci si deve chiedere, quindi, per quale ragione una tale folla di candidati si contenda il numero modesto di cattedre a disposizione (che poi non si sa bene neanche quante siano realmente, perché è probabile che una frazione più o meno consistente dei posti a disposizione sarà utilizzata per il cambiamento dello stato giuridico di personale già in servizio). La prima ragione, e la più semplice, è che coi livelli di disoccupazione raggiunti nelle fasce d’età giovanili quella che si sta aprendo nelle scuole appaia come una fessura nella quale si può ancora sperare di inserirsi. Questa spiegazione sarebbe anche più convincente se gli aspiranti all’insegnamento fossero distribuiti fra i diversi settori di competenza. Invece, non è così. La crisi sta coprendo un vuoto di personale nei settori matematico-scientifici che non tarderà a manifestarsi di nuovo non appena appaiano segnali di ripresa del sistema economico. Purtroppo, la ripresa non aiuterà in alcun modo a migliorare il quadro dell’occupazione nei settori in cui l’offerta è più consistente, ossia in quelli umanistici.
Se, invece di continuare nella politica delle toppe (destinate, come si sa, ad accrescere gli strappi in un tessuto così mal ridotto com’è il nostro sistema scolastico) sarebbe possibile comporre in un’interpretazione coerente i troppi fattori di disagio che colpiscono sia gli insegnanti in servizio, sia quelli che vorrebbero intraprendere tale professione. Per cominciare, c’è bisogno di rinnovare in misura ben più radicale, nell’ambito di un ridisegno delle condizioni di funzionamento delle scuola, l’organico del personale. L’età media degli insegnanti è troppo elevata. Sia chiaro: non si tratta di fare operazioni di ricambio generazionale forzato. Gli insegnanti con lunga esperienza di servizio sono una risorsa. Non ci sarebbe nulla da eccepire, e anzi sarebbe un vantaggio, se insegnanti con maggiore esperienza potessero interagire con insegnanti da poco inseriti negli organici o che sono ancora ai primi passi. In secondo luogo, per quel che riguarda il profilo delle competenze professionali non si può continuare a far finta che nelle nostre università esistano risorse conoscitive e tecniche che è sufficiente distribuire per assicurare agli aspiranti all’insegnamento la competenza professionale di cui hanno bisogno. È vero, invece, che tutti i limiti che si riscontrano nelle pratiche educative delle scuole potrebbero, in maggior misura, essere rilevati nelle università. In breve, queste ultime dovrebbero insegnare ad altri ciò che hanno dimostrato, ad abundantiam, di non saper fare in proprio. Terzo punto, prima ancora di pensare a questioni di profilo professionale, c’è bisogno di accrescere i repertori culturali disponibili fra i candidati all’insegnamento. Se invece di pensare a ridicoli corsi in inglese per improbabili studenti, ci si impegnasse in un progetto serio di ricostruzione delle competenze linguistiche, della capacità di scrivere, di leggere pubblicamente, di sviluppare l’argomentazione, di approfondire interpretazioni e significati, di collegare fra loro i diversi campi della cultura non avremmo ancora gli insegnanti che tutti speriamo, ma saremmo sulla buona strada.
Infine (ma solo perché si tratta di un problema contingente, almeno in apparenza), bisognerebbe evitare che quello del concorso per gli insegnanti diventasse solo un’occasione di arricchimento per chi è fin troppo interessato (persone e organizzazioni) a trar profitto dall’ansia e dal disagio dei candidati per offrire – ovviamente a caro prezzo – la competenza, in genere supposta e autoaccreditata, di cui dispongono. Non sarebbe un segnale di moralizzazione se, almeno in questo caso e per far fronte all’emergenza in cui ci si trova, la tecnologia fosse usata in modo meno ideologico di quanto finora è avvenuto, e si offrisse gratuitamente ai candidati al concorso una gamma di opportunità per ridefinire il loro profilo culturale nelle direzioni che prima si indicavano?
L’Unità 09.11.12

13 Commenti

  1. Non nascodiamoci dietro ad un dito la questione di quota 96 è conclusa dal milleproroghe alla Camera Gennaio, mi pare, e poi a febbraio al Senato … senatrice Maria Fortuna Incostante. Da li in poi solo un agitarsi frenetico invischiati nelle sabbie mobili.
    Si rilegga:
    https://www.manuelaghizzoni.it/?p=35261#comment-26674
    Parliamo di scuola e magari si senta, prima di incensare la Ex-Aprea, d’ora in poi Ghizzoni, con Puglisi e poi parliamo di cosa ha bisogno la scuola italiana, se di servili votatori di fiducia anche nel Monti 2 (la vendetta) o di trovare nelle radici di un partito un sussulto di dignità.
    Franco

    • @Franco
      Forse ha ragione ma io sono abituata a battermi. E se non fosse così la norma delle 24 ore non sarebbe stata abrogata.
      Ma lei crede davvero che i parlamentari (deputati e senatori) abbiano deciso sulla pdl 953 senza coinvolgere la responsabile nazionale? E’ sufficiente leggere gli articoli di Francesca Puglisi sull’argomento a partire dal marzo scorso (cfr Unità).

  2. Sono Piero Castello dei Cobas scuola di Roma, estensore dell’adesione alla manifestazione del 10 a Roma promossa dal Coordinamento delle scuole di Roma da cui è tratto il brano citato dalla mail.
    Dubito che sia Lei l’autrice di questo testo, ma se dovesse essere veramente Lei La invito ad un confronto pubblico che consenta di essere meno sintetici e “apodittici” di quanto lo si possa essere nel testo di una adesione ad una manifestazione. Il dibattito naturalmente, e finalmente, si dovrà svolgere in una sede che consenta libertà di espressione e parità di diritto di parola, che come Lei saprà sono spesso negati ai Cobas Scuola.
    In attesa di una Sua risposta, invito i lettori interessati a ragionare sui seguenti fatti procedurali:
    Dal mese di Maggio, da quando l’On. Ghizzoni ha assunto la presidenza della VII commissione, i lavori della Commissione si sono a lungo esercitati nella redazione attuale del testo della legge apportandovi modifiche e limature di non poco conto.
    Non mi risulta, ma posso essere io ignorante, che l’On Ghizzoni abbia contestato l’impianto attuale del testo.
    Non mi risulta che l’On Ghizzoni abbia denunciato la sede legislativa attribuita, in questa circostanza, alla Commissione e ne abbia richiesto la naturale sede referente.
    Non mi risulta che l’On. Ghizzoni abbia convocato per un’audizione i Cobas per ascoltare le ragioni della loro opposizione, come è avvenuto altre volte con altri presidenti di Commissione.
    In quanto al merito condivido l’idea della On Ghizzoni che ogni lettore attento del testo può valutare:
    a) se la legge porterà alla distruzione dell’impianto unitario del sistema scolastico italiano,
    b) se la legge porterà ad una sterilizzazione degli organi collegiali ed ad una loro mera funzione consultiva;
    c) se non incrementerà ulteriormente il già prepotente e impunito potere dei Dirigenti scolastici riducendo i docenti a lavoratori subalterni dei Dirigenti e alla definitiva trasformazione della scuola della Repubblica a scuola del/i Governo/i;
    d) se la legge non farà fare passi da gigante nella privatizzazione e aziendalizzazione alle scuole italiane;
    e) se al legge non costituisce un presupposto importante perché, coerentemente ad essa, si sviluppi e realizzi la cancellazione del valore legale di titoli di studio e l’assunzione diretta dei docenti da parte dei dirigenti scolastici.
    Sono molto interessato a conoscere i ragionamenti di studenti, genitori, docenti e cittadini che hanno a cuore il destino della scuola pubblica statale. Ma forse anche l’On Ghizzoni sarà interessata, per cui invito gli autori di ragionamenti, valutazioni, giudizi e quantaltro ad inviare a me ma anche all’On Ghizzoni il frutto delle loro riflessioni e valutazioni.
    Piero Castello

  3. Al riguardo, ecco cosa dicono i Cobas:
    “Il Disegno di Legge (n.953) ex Aprea, attualmente ridisegnato ad opera dall’On. Ghizzoni (presidente PD della Commissione VII della Camera dei Deputati) determina uno stravolgimento dell’impianto della scuola pubblica nel nostro Paese. Con l’autonomia statutaria, la cancellazione del potere deliberante degli Organi Collegiali, la cancellazione di ogni residuo di democrazia e della libertà d’insegnamento, la polverizzazione e privatizzazione delle scuole…tutte misure atte a realizzare nel tempo, con maggiore convinzione e determinazione di quanto non fosse in grado di fare il PdL con l’On. Aprea, obiettivi decennali della Coinfindustria: l’assunzione da parte dei dirigenti scolastici degli insegnanti, la cancellazione del valore legale dei titoli di studio.
    Tutto questo rischia di essere realizzato senza nemmeno il passaggio nelle Aule del Parlamento della Legge grazie all’iniziativa dell’On. Ghizzoni (PD) per ottenere la sede legislativa per la Commissione.”

    • Alle affermazioni apodittiche è difficile replicare con il ragionamento. Stravolgere la realtà per affermare il proprio punto di vista è atteggiamento che certo non depone a favore delle proprie opinioni. E in quanto affermato dai Cobas siamo ben al di là dello stravolgimento della realtà. Dire che ho “ridisegnato” il pdl Aprea è una semplice frottola dato che la riscrittura del testo Aprea è stata compiuta dal comitato ristretto nel mese di marzo: a quel tempo non ero presidente della commissione (questo passaggio non avvenne che a fine maggio) e neppure facevo parte del comitato ristretto. Allo stesso modo è falso dire che grazie alla mia iniziativa si è ottenuto la sede legislativa: anche questo passaggio si è ottenuto a marzo, nelle condizioni di cui sopra, da tutti i gruppi parlamentari eccettol’Idv. Sul presunto merito del provvedimento, il tasso di falsità e ideologia è così evidente (canbellazione valore legale del titolo di studio (?), assunzione diretta dei docenti (?), cancellazione della democrazia e della libertà di insegnamento, privatizzazione delle scuole) che replico rinviando al testo approvato in commissione cultura perchè tutti possano valutarne direttamente il contenuto http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/16/DDLPRES/681330/index.html

  4. Maria dice

    Gentile onorevole, ho provato a spiegarlo ai miei studenti e anche a qualche collega che il suo pdl è differente da quello Aprea. Ma a scuola vale il detto che “puoi portare il cavallo all’acqua, ma non puoi obbligarlo a bere”.Per questo le chiedo (sono titolare in un liceo romano)se lei è disponibile a spiegarlo personalmente a loro. Mi può contattare?La mia mail è a sua disposizione e anche io.Grazie Maria

    • @Maria
      le ho inviato una risposta alla mail personale. Una cosa però vorrei che fosse pubblica. Il nuovo testo 953 NON è il “mio pdl”. Si tratta di un testo uscito dal Comitato ristretto della commissione cultura, sul quale si è ulteriormente intervenuti con l’approvazione di emendamenti. I tentativi di riforme condivise, pur con i limiti dovuti alla necessità di conseguire un accordo, sono le sole che possono traguardare le stagioni politiche. E la scuola non ha più bisogno di pseudo riforme conseguite a colpi di maggioranza, come invece è accaduto negli ultimi 15 anni.

  5. Clara Scandia dice

    Gentile Onorevole , perchè ha appoggiato la proposta di legge Aprea che va contro tutto quello che c’è di res publica nella scuola statale ? L’ooperato dell’assessore all’istruzione della lombardia, Valentina Aprea, non ha certamente rispettato la democrazia nella scuola , al contrario ha cercato di screditare il corpo docente mettendogli il bavaglio e togliendogli potere.

    • Perchè il nuovo testo della pdl 953 è lontanissimo dalla proposta avanzata nel 2008 dall’on. Aprea. In essa la scuola era subordinata ad un’idea aziendalistica, verticistica, non inclusiva. Nel nuovo testo, si valorizza l’autonomia a partire dalla partecipazione delle componenti della scuola, dal patto di corresposabilità e dalla rendicontazione sociale. Non ritengo che questa proposta sia perfetta, anzi (sopratutto per quanto rigurda la rappresentanza degli studenti (fermo restando quanto stabilito dallo Statuto delle studentesse e degli studenti): al Senato deve essere migliorata, dopo che saranno auditi tutti i soggetti coinvolti.

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