Giorno: 9 novembre 2013

“I mascalzoni d’oro”, di Francesco Merlo

Che, se fosse vero, meriterebbe il premio “Mascalzone d’oro”. Per circa dodici anni un bel numero di dipendenti del Comune della capitale avrebbero stampato biglietti del metrò falsi, li avrebbero distribuiti alle rivendite-spacciatrici e avrebbero gestito con riservata oculatezza la contabilità criminale, circa 90 milioni di euro l’anno, comprando il silenzio complice della politica, da destra a sinistra. E stiamo parlando della città governata prima da Veltroni e dopo da Alemanno. Come si vede quest’impresa supera la pur fantasiosa tradizione dei nostri migliori magliari, stereotipi dell’Italia che fu povera e truffaldina, quelli delle banconote false stampate da Totò, Peppino e la banda degli onesti, o quelli che vendevano la Fontana di Trevi ai ricchi e ottusi americani in visita a Roma. Da un lato dunque si scopre che, come ha detto il Papa, non c’è campanile d’Italia dove non si faccia la cresta sul danaro pubblico, dalle tangenti di Trezzano sul Naviglio sino alle nomine camorriste ai vertici delle Asl di Napoli, e dall’altro nella Capitale viene fuori, come raccontano Daniele Auteri e Carlo Bonini, …

“Io, docente pensionato. Al mio posto? Non un giovane”, di Giulio Ferroni

Quest’anno (per la precisione pochi giorni fa, il 1 novembre) sono andato in pensione, dopo aver superato i settant’anni di età: e con me nella mia Facoltà sono andati in pensione altri tredici colleghi e docenti del mio stesso ruolo e altri numerosi di ruoli diversi: sarebbe però possibile, per i professori ordinari (ma solo con determinati requisiti), rimanere in servizio ancora per altri ventiquattro mesi. Mi sembra comunque che questi casi di permanenza siano poco numerosi (almeno nel mio Ateneo, che è la Sapienza di Roma). So poi anche che non mancano colleghi che, come suggerisce il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, continuano ad insegnare gratis dopo il pensionamento: e certo è un titolo di merito, come lo sarebbe l’offerta della propria biblioteca alla propria università (anche se spesso le università non sono attrezzate per sistemate quei libri). È anche vero peraltro che si può sentire il pensionamento come una sorta di liberazione: dalla burocratizzazione che sta uccidendo la vitalità delle nostre università, dagli artificiosi meccanismi che sono stati messi in opera negli ultimi …

“La riforma che serve alla Rai”, di Benedetta Tobagi

Caro direttore, infine, il conflitto d’interessi che grava sul sistema radiotelevisivo è tornato sui giornali. V’è tornato brevemente, sull’onda della trattativa saltata tra Maurizio Crozza e la Rai e delle virulente polemiche suscitate dagli attacchi innescati dall’onorevole Brunetta sui compensi delle star televisive del servizio pubblico. Ma ora tutto tace, di nuovo. Quanto sarebbe importante, invece, che il tema restasse all’ordine del giorno, emancipandosi dalla tirannia di un’agenda dettata da attacchi, dichiarazioni o boutade sulla privatizzazione della Rai o di qualche sua parte (svincolate da qualunque riflessione articolata), da rincorrere come criceti su una ruota impazzita. Sono molti i temi che meriterebbero di uscire dall’ombra per essere inseriti in un contesto di più ampio respiro, perché la televisione è ancora il mezzo che più influenza l’opinione politica degli italiani, quindi lo stato del sistema radiotelevisivo resta un problema cruciale di democrazia. Non si discute, per esempio, del 57° posto dell’Italia nella classifica 2013 di Reporters sans frontières, tra i Paesi con “problemi sensibili” in materia di libertà d’informazione. L’Italia è ancora “semilibera” anche secondo la …

“Il lungo pressing della famiglia”, di Francesco Bei

La richiesta di grazia c’è, nonostante la smentita dell’avvocato. È stata sottoscritta da tutti i figli di Berlusconi, in segreto, ma la firma risale ad agosto e non è mai stata presentata in maniera formale al Quirinale. Tecnicamente dunque non esiste. Eppure è vera: è rimasta una chimera, uno dei tanti finali possibili del film berlusconiano. Del resto, al di là delle contrapposte propagande e della guerra per bande in cui si sta dilaniando il Pdl, lo stesso Cavaliere resta ancora indeciso sul da farsi. Nell’inverno del suo travaglio, ieri sera è tornato a rifugiarsi ad Arcore, portando con sé più dubbi che certezze. Interrogativi confidati solo agli intimi, che riflettono l’angoscia vissuta in queste lunghe settimane ora che tutto sembra precipitare verso la conclusione della sua esperienza politica. A Gianni Letta, a Ennio Doris, ai figli, a Confalonieri ripete ad alta voce quello che rimugina ogni notte: «Dopo il voto sulla decadenza sarò arrestato? Come farò a difendermi? Mi conviene sostenere il governo o passare all’opposizione?». Domande a cui i falchi e le colombe …