Giorno: 3 luglio 2014

Scuola, Ghizzoni “Apriamo un dibattito in Commissione Istruzione”

Nota della vicepresidente della Commissione Istruzione della Camera Manuela Ghizzoni. Dalla vicepresidente della Commissione Istruzione della Camera, la deputata modenese Pd Manuela Ghizzoni, arriva l’invito, rivolto alla Commissione stessa, ad assumersi la responsabilità di guidare una riflessione sul futuro della scuola italiana, anche sulla base delle proposte avanzate, in questi giorni, dal sottosegretario all’Istruzione Roberto Reggi. Ecco la sua dichiarazione: “Da una parte la volontà, espressa dal sottosegretario Reggi, di tenere aperte le scuole fino alle 10 di sera, dall’altra l’annuncio da parte della Provincia di Genova di chiudere le scuole al sabato per risparmiare sui costi di gestione. Sono le due facce, opposte, di una stessa medaglia, cioè la scuola italiana che, oggi più che mai, ha necessità della fiducia espressa dalla politica (che deve dimostrare di credere davvero nella scuola!) e di essere coinvolta nella progettazione di un modello educativo che metta al centro lo studente e faccia perno sui lavoratori della scuola e sulla valorizzazione della loro professionalità. Dopo la recente pronuncia del Tar che ha riammesso uno studente bocciato, pronuncia che …

La beffa a Goebbels “Io, icona degli ariani ero una bambina ebrea”, di Andrea Tarquini

Nelle immagini diffuse ovunque dal ministero della Propaganda di Joseph Goebbels, lei fotografata a sei mesi era la bimba ariana modello. Sonne ins Haus , il rotocalco nazista per famiglie del Terzo Reich, dedicò al suo volto paffuto e dolce la sua cover story più famosa. L’immagine fu distribuita al fronte a ogni soldato come simbolo della purezza da imporre al mondo col sangue. E invece no: la piccola era ebrea, ma il regime non se n’era accorto. Questa è la storia di Hessy Levinson, oggi Hessy Taft, ieri bimba della buona borghesia ebrea e mitteleuropea, costretta a fuggire da Berlino, oggi vivace ottantenne docente di medicina a New York. «Oggi ci rido sopra, ma se i nazisti avessero scoperto allora chi veramente ero io, bimba perfetta di sei mesi ma ebrea e non già ariana, oggi non sarei viva, non sarei qui a raccontarvi la mia storia », dice Hessy alla Bild Zeitung che l’ha trovata negli Stati Uniti. A volte, non solo la crudeltà delle dittature più spietate, anche la loro stupidità miope …

"Telemaco è un punto di partenza", di Paolo Di Paolo

Il discorso di ieri del premier Matteo Renzi a Strasburgo mi ha colpito moltissimo. Non vorrei osservarlo da una prospettiva strettamente politica, e vorrei anche, per una volta, che i cinici di turno – che trovano difetti in tutto e hanno tradotto il sarcasmo in una visione del mondo – tacessero un istante. Abbiamo chiesto a lungo agli uomini politici di dire qualcosa in più, di usare altre parole, di spostare l’orizzonte da un piano soltanto pratico (o, quando va peggio, utilitaristico) a qualcosa di diverso e più alto. Se questo accade, anziché esserne soddisfatti, lo liquidiamo come retorica. A me pare che le parole di Renzi ieri fossero diverse, e perciò importanti. Partiamo dall’aspetto più esteriore: ha citato il mito classico, la letteratura, la grande tradizione culturale europea. Non è scontato. Non mi sembra nemmeno che fosse citazionismo fine a sé stesso: parlando della staffetta Grecia-Italia, Renzi ha spostato l’asse dalle difficoltà economiche di entrambi i Paesi alla loro centralità nella storia d’Europa. E parlando più in generale di Europa ha toccato il nodo …

"Alla ricerca di una visione coraggiosa", di Elisabetta Gualmini

Ha sparigliato di nuovo le carte ieri il presidente del Consiglio italiano nel suo discorso di insediamento alla guida del Semestre europeo. Ha scelto il registro della passione, dell’ispirazione e dell’emozione, al posto dell’elenco minuzioso dei punti programmatici che scandiranno i prossimi sei mesi. Non si è fatto imbrigliare da un discorso paludato. E ha preferito relegare ogni dettaglio tecnico sulla politica economica e le altre sfide europee a una misteriosa cartellina distribuita ai parlamentari per i compiti a casa. Come a dire, i dettagli e i tecnicismi ve li studiate dopo, io sono qui per parlare di «politica» e scaldare i cuori. E così Matteo Renzi anche stavolta parla a braccio, con il consueto esile canovaccio, guarda a destra e a sinistra con grande sicurezza, gli scappa la solita mano in tasca, che poi cerca di riportare saldamente ad afferrare il leggio come per impedirsi di lasciarla andare, e si muove con massimo agio tra citazioni massime (Aristotele e Dante, Pericle ed Enea, il Colosseo e il Partenone) e citazioni minime: se facessimo un …

"La missione di Telemaco", di Massimo Recalcati

Intanto perché Telemaco — o il suo complesso come ho titolato un mio libro di due anni fa — , diversamente da Edipo, non vive nell’antagonismo mortale e sterile nei confronti dei padri come è accaduto per le generazioni del ‘68 e del ‘77. Telemaco si configura piuttosto come l’immagine del figlio giusto, cioè del giusto erede. Essere figli giusti, essere giusti eredi, significa riconoscere il debito simbolico con chi è venuto prima di noi. È entrare in una relazione generativa con i nostri avi. Questo ha fatto Renzi nei confronti dei padri costituenti dell’Unione Europea. Il riconoscimento del debito è la condizione necessaria per essere giusti eredi. Ma Telemaco e con lui le nuove generazioni, sa bene che l’eredità non è acquisizione passiva di rendite, di beni o di geni. Piuttosto — come ricordava nell’ultima frase scritta di suo pugno il padre della psicoanalisi citando Goethe — per possedere davvero quello che i padri hanno lasciato devi riconquistarlo. È questo il movimento più autentico dell’ereditare. Ecco perché Telemaco non è solo una figura della …

"Quel dialogo tra finti sordi", di Andrea Bonanni

Matteo Renzi a Strasburgo ha parlato per venti minuti. Eppure i discorsi sono stati almeno quattro, uno più importante dell’altro. Il primo è stato il discorso con cui il premier ha cercato di ricordare all’assemblea che l’Europa non è solo un braccio di ferro sui soldi. Ma è anche e soprattutto la ricerca di una identità e di «un’anima». Il secondo discorso è stato quello, mai effettivamente pronunciato, a cui però ha ritenuto di dover rispondere polemicamente il capogruppo dei Popolari, il tedesco Manfred Weber, invitando perentoriamente l’Italia a rispettare il Patto di Stabilità, che peraltro Renzi non ha mai detto di voler disattendere. Il terzo è stato la risposta giustamente secca del presidente del Consiglio sui «pregiudizi» anti-italiani di cui Weber aveva appena dato ampia prova. Il quarto discorso non l’ha pronunciato Renzi ma il neo-eletto capogruppo dei socialisti europei, Gianni Pittella, quando ha ricordato al Ppe che, senza un accordo sulla flessibilità, sarebbe saltato anche il consenso del Pse sulla nomina di Juncker. Ci sarebbe poi addirittura un quinto discorso, quello che Renzi …