Giorno: 24 luglio 2014

Sisma Emilia, Pd “I Comuni esentati dalla Centrale unica di committenza”

I deputati Pd Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni elencano le novità introdotte nel dl PA Le aree del cratere sismico sono esentate dall’obbligo della Centrale unica di committenza: grazie all’accoglimento in Commissione alla Camera di un emendamento Pd, si è finalmente sbloccata una situazione che rischiava di frenare il complesso lavoro della ricostruzione. “Il Governo ha finalmente fatto chiarezza su una questione che molto preoccupava nelle nostre terre”  – spiegano i deputati modenesi Pd Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni. E’ stato, inoltre, accolto in Commissione anche l’emendamento che sblocca il turn over del personale per i Comuni dell’area terremotata.  Continua il lavoro di cesello dei parlamentari Pd sul testo del decreto legge Madia, il provvedimento contenente misure di riforma della Pubblica Amministrazione. Due risultati attesi nelle zone del cratere sismico sono stati conseguiti grazie ad altrettanti emendamenti Pd. “Innanzitutto – spiegano i deputati modenesi Davide Baruffi e Manuela Ghizzoni – è stato accolto l’emendamento che concede l’esenzione per i Comuni delle aree colpite dal sisma in Emilia e in Abruzzo dall’applicazione dell’obbligo di ricorrere alla …

"Il caos calmo del digitale che rivoluziona la lettura", di Maurizio Ferraris

In La musa impara a scrivere ( 1986) Eric Havelock aveva analizzato, con lo sguardo del filologo classico, i cambiamenti epocali comportati dal passaggio dall’oralità alla scrittura: trasformazioni nei fruitori (che non avevano più bisogno di ricordare a memoria i propri testi preferiti) e nei produttori, che dovevano immaginarsi un pubblico insieme più distratto (si può leggere senza troppa attenzione, si possono saltare le pagine più noiose) e più severo (il lettore potrà tornare sul testo, e criticarlo). Pochissimi anni dopo l’uscita di quel libro, ci si è trovati di fronte a una svolta non meno radicale. Caratterizzata dall’esplosione e diffusione capillare della scrittura (e delle registrazioni in generale) nel web. È la cosiddetta “quarta rivoluzione” — dopo il passaggio dalla oralità alla scrittura, poi dal rotolo al volume, e infine dai manoscritti alla stampa — che dà il titolo sia a un illuminante libro di Gino Roncaglia ( La quarta rivoluzione. Sei lezioni sul futuro del libro , Laterza 2010), sia, recentissimamente, a un libro di Luciano Floridi, The Fourth Revolution. How the Infosphere …

"Caso Stamina è ora di agire", di Pietro Greco

Finalmente, verrebbe da dire. Finalmente anche la politica si assume le sue responsabilità e decide di intervenire nella «vicenda Stamina», che da anni ormai versa in un insopportabile stato di confusione. Stiamo parlando di Luigi Zanda e di Donata Lenzi, entrambi del Partito democratico. Il primo capogruppo al Senato, la seconda capogruppo presso la commissione Affari sociali della Camera, si stanno impegnando per spingere il governo a definire un decreto che impedisca ai magistrati «di disapplicare l’ordinanza dell’Aifa che vieta le infusioni» messe a punto dal gruppo che fa capo a Davide Vannoni. Finora la partita è stata giocata in buona sostanza tra due sole comunità: la magistratura e quella medico-scientifica. Essendo entrambe divise al loro interno vi sono magistrati che accusano Vannoni e i suoi collaboratori di gravi reati e altri che impongono le infusioni dei loro preparati segreti; vi sono scienziati che hanno limpidamente dimostrato la mancanza di presupposti per considerare quei preparati uno strumento terapeutico e medici che invece li somministrano la confusione è grande e molte le sofferenze, attuali e potenziali, …

"La lezione di Draghi e il passo da fare", di Federico Fubini

AVEVA una cravatta blu e la faccia di uno che nell’ultimo mese ha dormito poco. Mario Draghi il 26 luglio 2012 a Londra iniziò a parlare con la mano sinistra in tasca, gesticolando appena con la destra. Andò avanti dieci minuti, ma furono poche parole, al minuto sette, a togliere l’Italia da una rotta che la stava portando sugli scogli. Quel giorno di due anni fa la storia d’Europa è cambiata. «C’è un messaggio che voglio darvi», disse l’italiano da nove mesi presidente della Bce. ALL’INTERNO del nostro mandato», scandì due volte, «la Banca centrale europea farà qualunque cosa serva per preservare l’euro». Draghi prese una pausa e ripartì, deliberato: «E credetemi, sarà abbastanza». In inglese furono 21 parole, ma bastarono a cambiare la psicologia dei mercati e segnarono una svolta. Senza quelle frasi e senza il programma (condizionato) di acquisti di titoli che esse prepararono, sarebbero falliti alcuni Stati sovrani, centinaia di banche e centinaia di migliaia di imprese. L’economia italiana sarebbe una landa desolata, ben più di oggi, la politica in mano a …

"Non basterà l'euro debole a far ripartire l'Italia", di Fabrizio Galimberti

Da marzo a oggi l’euro ha guadagnato un paio di punti di competitività, secondo i dati Bri dei cambi effettivi reali. E uno degli scopi inconfessati delle recenti misure della Bce (di inizio giugno) era quello di accompagnare e proseguire in quel guadagno, affiochendo quella che veniva comunemente percepita come una scomoda forza della moneta unica. L’inciampo delle esportazioni extra-Ue, appena comunicato dall’Istat, sembra confermare quanto sia urgente un’ulteriore discesa dell’euro. Dall’inizio del 2012 a oggi, in effetti, l’euro, malgrado la discesa degli ultimi mesi, rimane apprezzato (e quindi perde competitività) di 5 punti (e di 6 per il cambio effettivo nominale). Ma è veramente fuori linea il cambio del l’euro? Quando si ragiona di movimenti in alto o in basso di quell’indice-principe di competitività-prezzo che è il cambio effettivo reale, molto dipende dalle date che si scelgono: aumenti o diminuzioni rispetto a quando? Se, per esempio, andiamo a vedere come è cambiato quell’indice dagli albori della Grande recessione a oggi, vediamo che dall’agosto 2007 al giugno 2014 l’euro si è deprezzato (guadagno di competitività) …

"Vergogna e riscatto", di Gabriele Romagnoli

ARRIVA un bastimento carico di… paure e speranze, esistenze cancellate e nuove vite, vergogna e riscatto, stupidità e intelligenza, specchi e buchi neri. Di tutto. Troppo. La vicenda della Costa Concordia affondata davanti all’isola del Giglio il 13 gennaio 2012 e ripartita ieri per l’ultimo viaggio è il grande romanzo popolare italiano che nessun autore ha saputo né voluto scrivere per difetto di fantasia ed eccesso di narcisismo. Eppure quella metafora ri-galleggiante, quel vaso di Pandora è anche legata al nostro ombelico: basta guardarla e guardarsi, ma senza caricarla di troppe allegorie, altrimenti torna giù. La notte in cui va a fondo ridefinisce i confini della tragedia, almeno per chi, anziché conoscerla, la immagina. Nella sua rappresentazione la si ammanta di epica e di mistero. L’aereo malese scompare nel nulla. Il treno spagnolo esplode squarciato dall’esplosivo terrorista. La nave italiana cola a picco davanti alla terraferma mentre esegue un “inchino”, termine e gesto associati al buffo, mai al drammatico. Eppure è così, le strade che portano alla fine sono diverse e perverse: un giovane Kennedy …

"Evitare il muro contro muro", di Claudio Sardo

In politica la forza vale non meno delle idee. Lo sa bene Renzi, che ne ha accumulata tanta e che anche grazie a questa leva ha suscitato grandi aspettative. Tuttavia la forza non si esprime soltanto attraverso il conflitto. Ci sono momenti in cui è più saggio spenderla per evitare una contrapposizione sterile, per raggiungere un buon compromesso, per fissare un punto e ripartire. Al Senato è questo il momento. Le minacce, il muro contro muro, portano svantaggi assai maggiori a chi vuole condurre in porto la riforma rispetto a quanti alzano barricate denunciando «involuzioni autoritarie». La paralisi del Senato è grave. È una pessima immagine del Paese. Sull’ostruzionismo convergono intenti diversi: chi vuole bloccare del tutto le riforme, chi vuole correggerle. Anche per questo è necessario che la maggioranza assuma un’iniziativa positiva per distinguere e tentare di allargare il consenso. Renzi vuole la riforma anche perché essa diventi il simbolo del cambiamento possibile. Perché segni la nuova stagione politica dopo tanti progetti incompiuti o falliti. Ma sbaglierebbe a esasperare il tema istituzionale, costruendo su …