Giorno: 27 luglio 2014

"Non vendiamoci anche il futuro", di Carlo Ossola

Cominciamo a tener viva quella cultura critica della fine che in fondo ha salvato la nostra civiltà Da Ausonio a Gregorio Magno, a Tacito, fino a Tolstoj Questo «Domenicale» ha ospitato più volte, e anche di recente, articoli sulla crisi della scuola italiana, sulle ragioni del merito, sul come premiare gli insegnanti meritevoli, sul come frenare l’emorragia dei “cervelli”, sul come valutare i test che valutano (prove Invalsi, eccetera). Mi limiterò, inquesto mio intervento, a qualche ragione sul come «ben meditare della fine». Vorrei dunque subito sgombrare il campo da ogni ragione economica e sociologica e venire a quelle nervature che tali rimangono, tanto che lo stipendio degli insegnanti sia fissato a 1.500 euro al mese (quando va bene), o a 4.000 (come accade in molti paesi europei, ma non in Italia). Vorrei anche chiarire che, almeno per una ragione, il Governo dovrebbe salvaguardare la scuola: e cioè che essa, preparando il futuro della società italiana, è l’unico asset, (risorsa, nel mio italiano) che non abbiamo ancora venduto (ma anche questo accadrà, quando dall’estero si …

"Creare valore e redistribuire reddito l’esempio del bonus alla Ferrero", di Dario Di Vico

Possiamo ragionare di lavoro dentro uno schema che prende in esame la specializzazione produttiva e la capacità di creare valore? Presa a sé la domanda rischia persino di apparire bizzarra ma arriva il giorno dopo la notizia del premio di 6 mila euro (su tre anni) negoziato tra direzione aziendale e sindacati del gruppo Ferrero. E quindi un significato ce l’ha. È chiaro che stiamo parlando di uno dei fiori all’occhiello del made in Italy, un gruppo multinazionale che ha saputo utilizzare al meglio tutti i fattori della specializzazione produttiva: brand conosciutissimo, alta qualità delle produzioni, filiera controllata e ambiente di lavoro orientato alla «complicità». Oltre al bonus l’azienda di Alba si impegna ad ampliare i programmi di welfare aziendale in cambio di una dichiarata disponibilità di Cgil-Cisl-Uil a favorire il lavoro al sabato laddove se ne verificasse la necessità. Sembra quasi un manifesto del perfetto management italiano e ci indica una strada sulla quale quantomeno riflettere. Nel settore agroalimentare fortunatamente casi come questo non sono mosche bianche perché la tradizione industriale italiana ha dimostrato …

"L'obiettivo è contenere i tagli", di Silvia Bernardi

La Commissione Cultura voterà il budget di programma 2015 il prossimo 4 settembre, il giorno dopo aver incontrato la Presidenza italiana «L’Europa ha l’obbligo di garantire la salvaguardia e lo sviluppo del patrimonio culturale europeo» (articolo 3.3 del Trattato sull’Unione). «L’Unione contribuisce al pieno sviluppo delle culture degli Stati membri nel rispetto delle loro diversità nazionali e regionali» (articolo 167 del Trattato sul funzionamento dell’Ue, Tfue). L’Europa eletta il 25 maggio sarà capace di attuare queste direttive? Ha gli strumenti (e la volontà) per farlo? L’occasione c’è. I fondi per il cultural heritage europeo sono stati stanziati e sono disponibili nei programmi pluriennali Horizon 2020, Erasmus+, Europa Creativa, Europeana, Europa dei Cittadini, Comunicazione, che entrano nel loro secondo anno di programmazione (2015). L’importanza del settore è ormai sempre più evidente: a livello Ue (anche se mancano ancora dei dati unitari) studi settoriali e su base nazionale indicano che il settore dei beni cultrali offre un’innegabile contributo economico. Per la Federazione europea dell’industria edile, ad esempio, nel 2013 la ristrutturazione e la manutenzione di beni artistici …

"La mancanza di spirito costituente alla base dello scontro sulle riforme", di Mauro Megatti

Quindici anni fa, quando la parola d’ordine era federalismo, la modifica del Titolo V della Costituzione, realizzatasi in un’ottica di parte e di breve periodo, ha dato risultati deludenti: il riassetto delle autonomie territoriali, architettato in modo frettoloso e disorganico, ha creato numerose disfunzioni, delle quali ancora oggi paghiamo le conseguenze. Oggi, i temi che scaldano l’opinione pubblica sono il taglio dei costi della politica e il superamento del bicameralismo perfetto. Anche queste sono questioni importanti, come importante era darsi un assetto federalistico decente. Ma, oggi come allora, le modifiche a elementi portanti dell’impianto istituzionale del nostro Paese rischiano di venire forgiate dalla reattività dello scontro politico e dell’interesse di partito di breve termine. Va da sé che una discussione, anche accesa, su una materia così delicata non è solo scontata ma anche opportuna. Per questo sarebbe sbagliato giudicare negativamente il confronto, talora aspro, magari condito con iniziative forti volte a richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica sui punti più controversi. Tutto ciò fa parte di un ritualismo di cui la democrazia non può fare a meno. …