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"Pmi, credito negato a una su tre. Va peggio al Sud e nell’edilizia", di Marco Tedeschi

Le banche hanno stretto i cordoni della borsa e per un milione e mezzo di piccoli imprenditori avere un prestito è diventato molto difficile. Scontano poi i forti ritardi con cui gli enti pubblici pagano i fornitori. Le banche italiane sono state sempre molto prudenti nel concedere prestiti e per molti commentatori questo è un loro punto di forza, fattore di solidità che le rende meno fragili nella tempesta della crisi. Vista dall’altra parte dello sportello però la prospettiva cambia e la cautela si trasforma in un incubo per chi, nella tempesta della crisi, deve mandare avanti una piccola o media impresa.
PEGGIO DEL 2008 E 2009
Per un milione e mezzo di imprenditori accedere a un mutuo, a un finanziamento, avere un fido è una «chimera». Più di un terzo del totale. È la Cna, la confederazione nazionale degli artigiani, con un sondaggio affidato alla Swg, a dare voce al disagio delle imprese: il 78% degli intervistati ritiene sia «forte» la stretta delle banche che
si sono fatte più rigide e severe nel corso del2011 arrivando a superare in peggio il periodo decisamente difficile del 2008 e 2009, quando cioè ebbe inizio la crisi.
Sono oltre 4 milioni le aziende di piccole e medie dimensioni, rappresentano il 95% del totale delle imprese italiane: negargli credito significa mettere in ginocchio una
parte importante del tessuto produttivo del Paese. Oltre che gettare nella disperazione uomini e donne che a volte – è accaduto anche di recente – gettano la spugna e ricorrono anche a gesti estremi di fronte all’impossibilità di farcela. Quasi otto piccoli e medi imprenditori su dieci guardano con preoccupazione al rapporto con le banche attuale e, per la maggioranza degli intervistati, nei prossimi mesi la situazione peggiorerà ulteriormente. Si dicono preoccupati gli imprenditori tanto al Nord quanto al Sud ma scendendo a Mezzogiorno i timori si fanno più forti (l’83%). Tra i settori, è l’edilizia a manifestare maggiore sofferenza (l’82%). Le difficoltà sembrano essere più evidenti per le micro imprese con un numero di dipendenti che va da 1a 9. I criteri applicati per la concessione dei crediti o per l’apertura di linee di credito si sono notevolmente irrigiditi secondo il 56% degli imprenditori.
Anche in questo caso le condizioni più aspre sono quelle evidenziate da chi vive nel Mezzogiorno (66%) e da chi ha un’impresa di costruzioni (70%) mentre le banche
sembrano aver avuto un atteggiamento un po’ più morbido, ma comunque non accomodante, con chi lavora nella pubblica amministrazione (la sottolineatura dell’irrigidimento si ferma al 41%).
PAGAMENTI IN RITARDO
«Le previsioni per il futuro sono nere, anzi nerissime – afferma la Cna – poche le speranze di miglioramento. Anzi, nella maggioranza degli intervistati (58%), è netta la previsione di un peggioramento dei rapporti con le banche. Da un punto di vista di dimensione aziendale, il futuro sembra essere particolarmente critico per le aziende medie (20-49 addetti) e per le micro-imprese». Particolarmente in difficoltà sono
poi le imprese che aspettano fatture della pubblica amministrazione con scadenza a 60 giorni. E qui un altra ricerca mette in luce una piaga tutta italiana, quella dei ritardi dei pagamenti dei fornitori delle amministrazioni pubbliche. «L’attesa dei pagamenti è diventata una vera via crucis», commenta la Cgia di Mestre dopo aver calcolato che i debiti dei soli enti sanitari verso le aziende fornitrici ammontano a circa 40 miliardi. Nei confronti delle imprese private, la Cgia stima infatti che i mancati pagamenti di Asl e Aziende ospedaliere hanno raggiunto, e probabilmente anche superato, la soglia dei 40 miliardi di euro, il 70% dei quali riguarda le strutture ospedaliere del Centro-Sud. Una cifra imponente, che si è accumulata negli anni a seguito dei ritardi con i quali la sanità salda i propri fornitori.
Nel Sud la situazione più drammatica: per quanto riguarda le forniture dei dispositivi medici, nei primi 11 mesi del 2011 i tempi medi di pagamentoin Calabria hanno raggiunto i 925 giorni; 829in Molise; 771 in Campania e 387 nel Lazio. Le oasi più felici, invece, sono le sanità della Lombardia (112 giorni), del Friuli Venezia Giulia (94 giorni) e del Trentino Alto Adige (92 giorni). A livello medio nazionale il dato ha
raggiunto i 299 giorni. Di fronte a questa situazione, la Cgia rivolge un invito al premier Mario Monti, di recepire la direttiva europea che prevede, nelle transazioni commerciali tra imprese e pubblica amministrazione, il pagamento entro 30 o al massimo 60 giorni dalla data di ricevimento della fattura.

L’Unità 08.01.12