attualità, politica italiana

“Ma quale federalismo, la crisi la pagano solo gli enti locali” Alberto Crepaldi

I minori trasferimenti alle autonomie previsti dalla manovra significheranno tagli a sanità e trasporto pubblico locale. Per il presidente della conferenza delle Regioni e della Regione Emilia Romagna Vasco Errani con questa manovra «possiamo che dichiarare morta qualunque ipotesi di federalismo». E propone di riaprire il confronto sulla manovra per riequilibrare «i tagli tra enti locali e Stato». Presidente, il Governo ha posto la fiducia. A suo avviso ci sono spiragli di aperture?
La situazione è sotto gli occhi di tutti. Da parte nostra, noi abbiamo avanzato una proposta con grande senso di responsabilità, condivisa da amministratori di ogni parte politica: il Governo dovrebbe fare una riflessione seria e aprire un confronto con Regioni e autonomie locali per cercare, insieme, una via nuova rispetto alle necessità che ci sono in queste Paese.

Lei ha parlato di conseguenze devastanti, dalla finanziaria, sul fronte dell’erogazione dei servizi ai cittadini: può farci alcuni esempi?
Un esempio lampante è quello relativo al trasporto pubblico locale. Con i tagli saremo costretti a ridurre i servizi di trasporto del 75%. La nostra iniziativa sarà quella di portare al Governo i contratti sul Tpl e gli chiederemo di rispondere di questi contratti.

Denuncia da un mese un forte squilibrio tra i sacrifici richiesti alle autonomie locali e quelli posti in essere dal livello centrale: come riequilibrerebbe la bilancia?
Siamo consapevoli della fase difficile che abbiamo davanti, ma ciascun livello della Repubblica deve fare la propria parte proporzionalmente al proprio contributo nella spesa pubblica. Chiariamo, quindi, quali risorse sono veramente in campo e decidiamo assieme quali scelte e quali livelli di servizi vogliamo garantire ai cittadini.

Sanità e servizi sociali sono davvero a rischio?
I tagli da 7,5 miliardi alla sanità per il biennio 2013-2014 previsti dalla manovra di luglio renderanno le Regioni e le grandi Asl a rischio default.

Ha chiesto anche lunedì un allentamento del patto di stabilità, che consenta agli enti locali di fare investimenti: non rischia di saltare il banco?
Sono tre i punti su cui chiediamo di intervenire: lo stralcio degli articoli 14, 15 e 16 dandoci appuntamento tra tre mesi per fare una riforma, anche a Costituzione invariata, che esca dalla logica degli spot, a costo zero. Si può fare senza toccare i saldi e senza creare problemi al mercato e all’Europa. Secondo punto, bisogna rendere più intelligente il patto di stabilità permettendo agli enti locali di fare investimenti senza aumentare l’indebitamento. E infine, il riequilibrio dei tagli tra enti locali e Stato.

In queste condizioni il federalismo fiscale che fine fa?
In queste condizioni non possiamo che dichiarare morta qualunque ipotesi di federalismo.

Condivide l’idea rilanciata dal segretario del suo partito di un urgente governo di transizione?
Questo governo ha dimostrato di non essere all’altezza della situazione. Bisogna aprire una fase nuova e prima si apre e meglio è per il Paese. Per quanto riguarda la via di uscita, la scelta è politica e riguarda tutte le forze politiche e istituzionali, che devono dare una risposta a una fase nuova senza precipitare in schemi consolidati.

da www.linkiesta.it

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