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Ora Bruxelles avverte l´Italia "Preparatevi a nuove misure", di Andrea Bonanni

Rapporto sulle finanze Ue: dubbi sul recupero dell´evasione e sui tagli alle spese. Van Rompuy: “Serve un governo dell´Eurogruppo” No da sette Paesi dell´Est europeo. La Commissione europea giudica «plausibile» lo scenario economico presentato dal governo italiano e valuta positivamente l´impegno di risanamento delle finanze pubbliche poiché «il previsto sforzo fiscale sul 2010-12 è superiore allo 0,5% del pil e il percorso di aggiustamento dopo il 2012 è ben al di sopra delle disposizioni del Patto di Stabilità». Tuttavia Bruxelles avverte che «un´azione aggiuntiva sarà richiesta all´Italia se le entrate dovute a un migliorato adempimento degli obblighi fiscali saranno minori di quanto previsto nel bilancio, o se sorgessero difficoltà nelle restrizioni di spesa programmate». E´ questo il messaggio indirizzato al nostro Paese nel Rapporto sulle finanze pubbliche nella Ue pubblicato ieri.
Le considerazioni di Bruxelles sembrano confermare un certo grado di scetticismo circa l´effettiva portata del recupero dell´evasione fiscale, così come calcolato dal governo italiano. Una prudenza che era già stata resa pubblica quando, nelle settimane scorse, il commissario Rehn (Affari economici) aveva invitato a correggere la manovra in modo da non farne dipendere i saldi dal recupero della fiscalità evasa. Lo stesso grado di prudenza traspare nella valutazione della capacità del governo di contenere la spesa pubblica. A questo proposito, la Commissione sostiene che «l´introduzione di tetti alla spesa e ulteriori miglioramenti per il monitoraggio di bilancio di tutte le amministrazioni locali favorirebbero la disciplina di bilancio e rafforzerebbero la credibilità della strategia a medio termine».
L´appello di Bruxelles non sembra per ora trovare riscontri dalla sponda italiana. Proprio ieri, alla vigilia dell´incontro con le autorità comunitarie a Bruxelles e a Strasburgo per discutere della correzione di bilancio, Berlusconi ha confermato che la manovra non sarà ulteriormente modificata e «verrà varata con il voto della Camera questa settimana, spero entro mercoledì».
Il rapporto della Commissione prevede che il debito pubblico della zona euro dovrebbe raggiungere un picco dell´88,7% del pil nel 2012, rispetto al 66% del 2007, per poi riprendere gradatamente a decrescere. Intanto si vanno precisando i dettagli della riforma politica per dare una governance più credibile all´Unione monetaria. Ieri Barroso, in visita a Berlino dalla Merkel, ha confermato che entro settembre può essere operativa la riforma del fondo salva Stati (Efsf), che potrà così sostituirsi alla Bce nell´acquisto di bond sul mercato secondario.
Il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, ha invece annunciato, incontrando il premier polacco, che a ottobre intende presentare le sue proposte per la creazione di «un governo economico» della zona euro. Van Rompuy ha intenzione di convocare una riunione dei capi di governo dell´Eurogruppo, cioè dei Paesi che fanno parte della moneta unica, prima del vertice europeo di metà ottobre. Ad essi proporrà la creazione di un super ministro dell´economia europeo, sulla scorta di quanto hanno già chiesto Merkel e Sarkozy nel loro ultimo vertice.
L´idea allarma i Paesi dell´Est europeo, che temono di vedersi relegati ad un ruolo di serie B. Con una lettera congiunta, i governi di Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria, Bulgaria, Romania, Lituania e Lettonia, che non fanno parte dell´Unione monetaria, hanno detto che i nuovi meccanismi di governance della moneta unica stravolgono i Trattati dell´Ue e minacciano di indire nuovi referendum nazionali per decidere se rimanere o meno nell´Unione europea.

La Repubblica 13.09.11

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“Patrimoniale e stop alle pensioni d´anzianità governo pronto a raschiare il fondo del barile”, di Roberto Petrini

Cinque versioni, ma potrebbe non bastare. I dubbi di Bruxelles sul gettito della lotta all´evasione fiscale su cui fa perno buona parte dell´ultima versione della manovra rischiano di riaprire il nevrotico marasma delle misure volte alla correzione della finanza pubblica e al raggiungimento del mitico pareggio di bilancio nel 2013. Berlusconi nega, il governo smentisce, ma non è escluso che con la nuova «Finanziaria» 2012, da varare nelle prossime settimane, siano necessari nuovi e dolorosi interventi sui conti pubblici.
La partita senza fine segnata da una sessione di bilancio che dura da mesi potrebbe non essere arrivata al capolinea. E il paese non può tirare l´atteso sospiro di sollievo. Una «manovra della disperazione», come sta avvenendo in Grecia, che nessuno vorrebbe ma che potrebbe essere necessaria. E allora sparate tutte le cartucce possibili, fino all´Iva e al taglio delle spese per l´assistenza, non restano che le misure triturate dalla polemica di agosto e bloccate dai veti incrociati e dai «nyet» della Lega. A partite dal dossier pensioni: mentre la Germania pensa ad elevare l´età di riposo a 69 anni da noi si va in pensione di anzianità a 58,3 anni. La Cisl è contraria, Bossi pure, ma sono in molti all´interno della maggioranza che potrebbero decidersi a tirare la volata ad una misura che abolisca i pensionamenti anticipati. Forti della norma, ormai approvata, che salvaguarda i lavori usuranti, i tecnici, stremati dal lavoro estivo, stanno nuovamente tirando fuori dai computer le ipotesi scartate. Come quella di «quota 100».
L´obiettivo sarebbe quella di «abolire» le pensioni di anzianità, salvaguardando soltanto l´uscita di chi ha 40 anni di contributi. Oggi le norme prevedono che si possa andare in anzianità a quota 96 (max 61 anni) nel 2012 e a quota 97 (max 62 anni) dal 2013: la riforma sarebbe impostata in modo di arrivare a «quota 100» nel 2015 (65 anni più 35 di contributi) attraverso un aumento della quota di un punto l´ anno (97 nel 2012, 98 nel 2013 e 99 nel 2014). Risparmi garantiti a regime: 3,5 miliardi.
Ma sull´ultima spiaggia delle finanze pubbliche, sotto il fuoco dei mercati e della speculazione, ci sarebbero altri bunker nei quali l´Italia potrebbe trovare rifugio. Il più importante resta quello della patrimoniale: la Lega, con la fumosa proposta Calderoli, che mescolava lotta all´evasione e tassa sui ricchi, non è affatto ostile. Per cercare ipotesi di lavoro, prese seriamente in considerazione in agosto dal governo, bisogna cercare tra le proposte della Cgil (che prevede una imposta straordinaria dell´1 per cento sui grandi patrimoni immobiliari sopra gli 800 mila euro) oppure in uno degli emendamenti della controproposta del Pd che indicava una imposta sotto l´1 per cento sui valori di mercato degli immobili. Idee condivise anche da grandi banchieri e dal mondo della finanza, da Montezemolo a Marchionne.
Mentre anche dal ministero del Tesoro giungono segnali: un seminario, nei prossimi giorni, esaminerà la questione della cessione del patrimonio pubblico e delle società locali di servizi pubblici. Impronunciabile la parola «condono»: ma una strada resta aperta per il recupero dell´Iva condonata nel 2002. La Corte di giustizia europea nel 2008 disse che quel condono era nullo: ma i termini di prescrizione erano scaduti e il fisco non poteva più bussare alla porta dei condonati. Ora i termini, dopo una pronuncia della Corte costituzionale, sono stati riaperti per l´intero 2012 anche se non c´è l´obbligo di fare accertamenti a tappeto. Un emendamento del Pd alla manovra prevedeva l´obbligatorietà dell´azione di recupero: il gettito, anche considerando solo il 50 per cento di quanto condonato in un solo anno potrebbe essere di 5,7 miliardi all´anno.

La Repubblica 13.09.11

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