comunicati stampa

Contro decreti Gelmini Pd in piazza nel prossimo week end

Scuola day 26, 27, 29 settembre. Mobilitati anche i sindacati
Gli scuola day del Pd contro il decreto scuola, che contiene il ritorno al maestro unico e la riduzione a 24 ore del modello base d’insegnamento alla primaria, si svolgeranno venerdì 26, sabato 27 e lunedì 29 settembre: la conferma del programma di mobilitazione in tutte le città per “salvare la scuola pubblica” è arrivata oggi dal capogruppo Pd in commissione Manuela Ghizzoni a seguito dell'”atteggiamento di chiusura del governo – ha detto Ghizzoni – su quasi tutti i nostri emendamenti”.

La tre giorni di mobilitazioni non riguarderà solo lo svolgimento dell’iter del dl 137, che lunedì approderà in aula alla Camera, ma anche il dl 112 approvato virtualmente con la finanziaria prima della pausa estiva: il Pd contesta infatti duramente il taglio di 7 miliardi e 800 milioni di euro in tre anni, gli 87 mila insegnanti in meno e i 42 mila di personale Ata.

Oltre ai tre giorni di iniziative di fine settembre il partito guidato da Walter Veltroni ha poi annunciato che farà dell'”emergenza scuola” anche uno dei temi centrali della piattaforma programmatica prevista per la manifestazione del 25 ottobre.

La possibilità di scendere in piazza è sempre più avallata anche dai sindacati confederali. Oggi il nuovo segretario della Flc-Cgil Mimmo Pantaleo, ha detto che il suo sindacato sta “lavorando per indire in breve tempo, assieme a tutti i sindacati, una manifestazione nazionale dei settori della conoscenza e uno sciopero generale della scuola”.

La Cisl Scuola ha intanto indetto una manifestazione a Roma per l’11 ottobre a cui parteciperanno anche l’ex ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, l’on. Beniamino Brocca dell’Udc ed il segretario generale Cisl Raffaele Bonanni.

Nel mese di ottobre sono diverse le proteste condotte da sindacati ed associazioni per contrastare la politica del governo sul fronte scuola: il 2 ottobre manifesteranno a Roma gli specializzandi dell’Anief (i docenti delle Ssis); il giorno dopo si fermeranno l’Unicobas; il 16 ottobre sarà la volta della Gilda degli insegnanti ed il 17 dei Cobas.
Agenzia Apc

5 Commenti

  1. redazione dice

    Ecco il resoconto della protesta organizzata a Bologna contro i decreti Gelmini:

    Bologna, 10mila in piazza: «Siamo qui per i nostri bambini»
    IN 10MILA hanno sfilato ieri per le vie di Bologna contro il decreto Gelmini. Nel lungo serpentone che ha attraversato la città, tra fischietti e striscioni, ci sono

    mamme, bimbi, maestre e nonne. «Siamo qua per i nostri nipoti – dicono Lina e Luciana – è importante esserci. Il governo vuole tornare alla scuola degli anni 40, con il maestro unico che insegnava a leggere e a fare di conto. È inaccettabile». Unica nota stonata nel clima festoso della manifestazione, la presenza del consigliere comunale di Forza Italia, Lorenzo Tommasini.

    Telefonino alla mano, scatta foto ai presenti. «Registro l’uso strumentale dei bimbi, che portano appeso al collo frasi più grandi di loro – afferma -. Oggi sfilano contro la scuola, domani come si confronteranno con i maestri? Credo ci voglia più rispetto per l’infanzia, portarli qua è di cattivo gusto ed è irrispettoso per l’infanzia». A chi gli fa notare che i bambini vengono usati per fare le pubblicità e vendere auto, l’azzurro risponde: «Per le pubblicità almeno le famiglie guadagnano ed è una loro scelta. Qua non guadagnano niente». Dalla folla, arriva un insulto rivolto al consigliere. Ed un grido: «Sei tu che strumentalizzi».

    Angela è una maestra ed è venuta in treno dalla provincia per partecipare alla protesta. «La scuola è uno dei pochi posti in cui si cerca di tutelare i diritti dei bambini e le loro teste – dice -. Non li stiamo strumentalizzando, la scuola è loro».

    Francesca corre da tutte le parti, con il suo piccolo cartellone: «Il tempo pieno non si tocca!». Accanto a lei, la mamma Palma. «Questa non è una protesta di sinistra o di destra – commenta -. Siamo qua per difendere la scuola pubblica». Presenti al corteo, anche i sindacati, ad eccezione della Uil; assessori, presidi, sindaci della provincia. E i partiti: Prc; Verdi, Sinistra Democratica; Socialisti; Pdci e Pd. Andrea De Maria e Salvatore Caronna, rispettivamente segretario provinciale e regionale dei democratici, plaudono alla riuscita della protesta. “Il grande successo della manifestazione – afferma De Maria – testimonia come vi sia a Bologna una diffusa contrarietà del mondo della scuola alle iniziative assunte dal ministro Gelmini.

    Se la mobilitazione continuerà con queste caratteristiche, con il suo carattere unitario, la sua spontaneità dal basso ed il grande coinvolgimento di genitori ed insegnanti, sono convinto che vi siano tutte le condizioni perché il Governo ritiri i provvedimenti sulla scuola».

    Alice loreti, L’Unità 27 Settembre 2008

  2. redazione dice

    Ecco il comunicato stampa del Pd di Modena sulla mobilitazione contro i tagli alla scuola:

    Scuola, la mobilitazione del Pd di Modena in 120 scuole
    Saranno centoventi le scuole della provincia di Modena che vedranno domani, sabato e lunedì mattina i banchetti del Pd a sostegno del diritto all’istruzione dei bambini e contro il decreto Gelmini. In diverse scuole saranno presenti gli stessi parlamentari ed eletti del Pd che incontreranno genitori e insegnanti. “Per il Partito Democratico – spiega Francesco Ori, responsabile dell’organizzazione del Pd modenese – l’istruzione pubblica è un investimento per il Paese e per i nostri figli. Per questo riteniamo che sulla scuola si debba investire, contrariamente al governo Berlusconi che ne fa invece scempio per risanare le casse dello Stato – conclude – questa mobilitazione sulla scuola darà il via ad una serie di iniziative sui temi che stanno più a cuore ai modenesi, come il caro prezzi e il lavoro”. Dello stesso tenore il segretario cittadino del Pd: “A Modena saranno più di trenta le scuole interessate dalla manifestazione. Solo nella nostra provincia – afferma Giuseppe Boschini – potrebbero essere 450 gli insegnanti in meno: è giusto razionalizzare i costi, ma in questo modo si colpisce in modo indiscriminato – e conclude – Questa iniziativa sulla scuola porterà il Partito Democratico a Roma il 25 ottobre nella manifestazione nazionale ‘Salva L’Italia’. Anche il Pd di Modena sarà presente per dire il suo ‘no’ alle politiche di Berlusconi, che stanno andando irrimediabilmente contro le famiglie, e sostenere le nostre proposte alternative”. Domani mattina, venerdì 26 settembre, i parlamentari presenti ai banchetti saranno: Giuliano Barbolini, presso la scuola “Anna Frank”, Ricardo Franco Levi, presso la Scuola “Saliceto Panaro”; Mariangela Bastico, presso la scuola “Palestrina”; Manuela Ghizzoni, presso le scuole “Pisano” e Ivano Miglioli, Presso le scuole “Gramsci”.

  3. redazione dice

    Pubblichiamo una testimonianza di Ascanio Celestini, pubblicata sull’Unità del 25 Settembre 2008.
    Celestini ci racconta di cosa succede alla scuola elementare Iqbal Masih di Roma, occupata da alcuni giorni da un gruppo di genitori che protestano contro le misure adottate dal Ministro Gelmini.

    Una notte all’elementare «Iqbal Masih»

    All’orizzonte della scuola c’è un taglio di 87.000 cattedre in tre anni mascherato dal folclore del grembiule col fiocco e condito con l’insipido ritorno al maestro unico. La ministra del redivivo Berlusconi la butta sul piatto dell’informazione (che sua altezza mediatica gestisce direttamente) come se fosse qualcosa in più e non qualcosa di meno. Accanto alla vecchia valutazione in decimi e al voto in condotta si prospettano tagli alle scuole pubbliche proporzionali all’aumento per quelle private che dal 2001 hanno visto le proprie saccocce riempirsi del 65% a spese dei cittadini.

    Dal 2001 grazie alla tripletta dei governi berlusconiani e alla doppietta dei prodiani la scuola italiana ha perso 32.888 docenti di ruolo. Nell’anno in corso gli insegnanti precari sono 141.735, cioè il 5,2% in più rispetto a sette anni fa. Oggi i precari rappresentano il 16,82% di tutti i docenti della scuola italiana. Tale valore è destinato ad aumentare il prossimo anno scolastico perché a fronte di 43.812 pensionamenti previsti dal 1° settembre 2008 entreranno in ruolo solo 25.000 docenti. Per scontentare tutti in maniera democratica è diminuito anche il personale non docente. A questi numeri si deve aggiungere che anche la metà degli insegnanti di sostegno sono precari, che oltre ai tagli citati caleranno gli investimenti per gli alunni stranieri e per le aree a rischio, che si discute sulla chiusura delle scuole con pochi allievi nei piccoli comuni come fossero fast food senza clienti e non presidi di cultura e di educazione alla cittadinanza e alla partecipazione. Se ne parla nelle aule della Iqbal Masih, nella periferia romana che affaccia sulla Casilina. Qualche anno fa hanno deciso di intitolare questa scuola a un ragazzo pachistano che lavorava incatenato in una fabbrica di tappeti. Denunciò la sua condizione e gli venne offerta una borsa di studio negli Stati Uniti. Rifiutò per restare nel proprio paese e battersi, ma fu ucciso. Aveva tredici anni. È una scuola attiva nel quartiere, presente con incontri pubblici e laboratori. «Se non lo fa la scuola, chi altro dovrebbe pensarci?» mi dice una donna portandomi il caffè. Non so se si tratta di un’insegnante o di un genitore o di qualcun altro venuto all’incontro di oggi pomeriggio. La scuola dedicata al bambino sindacalista la distingui dagli striscioni. Sul più grande c’è scritto il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini. Ne ha parlato un po’ la stampa e in maniera distratta e confusa anche il telegiornale perché questo luogo pubblico è stato occupato dai genitori degli alunni per diversi giorni e diverse notti. Ci hanno fatto assemblee pubbliche e riunioni, hanno organizzato gruppi di studio, ci hanno mangiato e dormito. E dopo una settimana sono stanchi, ma più determinati di prima a portare avanti una discussione pubblica sul discutibile decreto della ministra Gelmini.

    «Abbiamo finito la prima fase di mobilitazione» mi dice Luciano «Da stasera torniamo a dormire a casa, ma la cosa si è ampliata. Adesso vogliamo fare le notti bianche per la scuola facendo una specie di staffetta negli altri istituti. Vorremmo chiamare anche Fiorella Mannoia, lo sai che è di Centocelle?» Stiamo seduti su un divanetto. «Noi abbiamo passato l’estate a ricevere queste belle notizie da parte del ministro sul 5 in condotta, sul grembiule, e abbiamo fatto lo sforzo di sorriderci sopra. Aspettavamo che succedesse qualcosa di più serio, ma non la bordata che è arrivata ai primi di settembre con questo decreto legge. Un decreto legge serve quando c’è un’emergenza, ma se c’è un’emergenza non è certo il sovrannumero delle maestre. La scuola ha bisogno di sostegno, non di tagli. Se spendiamo il 97% dei soldi per pagarli non significa che sono troppi gli insegnanti, ma che sono troppo pochi i soldi. Lo sai che dalle classifiche internazionali la scuola elementare italiana risulta essere la sesta? Un governo che vuole investire nel paese fa in maniera che le altre scuole che stanno peggio, tipo le superiori, si adeguino. E invece guarda caso la ministra ha deciso di colpire chi lavora meglio scegliendo di fare cassa con la scuola pubblica per puntare sulla privata. Lo sai che succederà col tempo pieno? Dal prossimo anno i genitori che oggi lasciano i figli al pomeriggio scopriranno che devono tornare a riprenderselo alle 12.30, e chi lo va a prendere? Uno dei due deve chiedere un permesso a lavoro e sappiamo come funziona, a forza di chiedere permessi il lavoro si perde. Secondo te chi lo perderà? Ovviamente la mamma. E poi la maggior parte degli insegnanti alle elementari sono donne, quando ne salteranno 80.000 saranno di nuovo loro a essere colpite».

    Si parla sempre di quote rosa in parlamento. Sono sessant’anni che in questo paese si discute di condizione femminile. Poi le donne vengono sempre gentilmente messe da parte. Il nostro governo è composto da ventuno ministri. Tra questi ci sono quattro donne. Solo quattro. Fa una brutta impressione che la Gelmini, una superstite della deriva maschilista del governo, se la prenda proprio con le donne invece di aiutarle. Sotto questo punto di vista ha adottato in pieno il consiglio del suo premier contro la precarietà del lavoro, cioè che le femmine italiche farebbero bene a sculettare davanti ai figli di un facoltoso genitore per sposarsi un ricco rampollo. E se sculettano direttamente davanti al babbo magari si conquistano pure un posto in parlamento. Oppure le donne si dovranno trovare il famoso lavoretto, un part time, magari al nero o addirittura a domicilio per continuare a lavorare con i figli a casa dopo la scomparsa del tempo pieno. «Che poi il tempo pieno non è un parcheggio» mi dice Luciano «È un progetto educativo. I bambini fanno scuola al pomeriggio». Qualcuno del Pdl ha avanzato dei dubbi, ma poi ha fatto marcia indietro. Luciano mi dice che «un maestro che ha 25 o 30 bambini, che deve coprire un lavoro che fino a oggi è stato fatto da un equipe è facile che diventi un demotivato. Non riuscirà a stare appresso agli alunni che oggi hanno competenze maggiori rispetto a quelli di trent’anni fa quando si doveva solo imparare a scrivere e a leggere. Il governo dice che in Italia spendiamo troppo, ma la verità è che all’estero si è investito molto nel passato e ancora oggi si spende. Così abbiamo proposto alle maestre di fare uno sciopero che simula il decreto Gelmini. Scioperate una alla volta e a orario lasciando i bambini con una sola maestra. Hai letto che vogliono eliminare le piccole scuole? Per gioco abbiamo fatto un calcolo che se chiuderanno le scuole che hanno meno di 100 alunni in Calabria scompare il 70% delle elementari e l’80% delle materne»

    La Gelmini cavalca l’onda di un conservatorismo da bar dove si dice che «si stava meglio quando si stava peggio» o che «una volta potevi lasciare la chiave sulla porta» e roba del genere. Illustri politici del suo schieramento dicono «se la nostra generazione è cresciuta con un solo maestro questo modello funzionerà anche nel futuro». Ma ai tempi in cui si lasciavano le chiavi sulla porta mia nonna non aveva il gabinetto. Ci andrebbe la signora ministra a fare la cacca in cortile come ai bei tempi? Senza andare troppo indietro anche io mi ricordo con gioia la mia maestra unica, la signora Germano, ma devo aggiungere che a quel tempo c’era solo la Rai, senza Mediaset e col partito comunista oltre il 30%. Sarebbe d’accordo Berlusconi se tornassimo agli anni ‘70? E ai favolosi anni ‘60 con un solo canale televisivo in bianco e nero e niente veline con la chiappa che crea il consenso? Dopo il maestro unico si potrebbe tornare anche al trasporto col somaro, così risolviamo anche il problema Alitalia. Alla fine dei conti si avvantaggerà chi avrà i mezzi economici per andare avanti da solo. «Questa scuola si è mobilitata» continua «ha fatto un presidio. Ci abbiamo anche dormito dando la possibilità a tutti i genitori di dare un contributo, passandoci per un paio d’ore, venendo a un incontro. Abbiamo rispettato i tempi della didattica perché il presidio inizia alle 16.30 e si chiude la mattina successiva alle 7.30. La riconsegnamo pulita e pronta per le lezioni. La ministra ci ha detto «strumentalizzate i vostri bambini». Ma qui si tratta di condivisione delle proprie scelte e di difesa dei loro diritti. È la famiglia che agisce unita per una cosa in cui crede. La Gelmini direbbe che portare i figli in chiesa significa strumentalizzarli?» Certo che a questo esempio sulla chiesa la Gelmini non credo che arriverebbe a pensarci. Luciano mi ricorda che «in più noi abbiamo un caso eclatante per il pianeta, cioè i maestri di religione pagati dallo stato e scelti dalla chiesa. Noi li paghiamo e loro non fanno nemmeno i concorsi».

    Ma anche questa realtà mi pare in linea coi tempi del vecchio concordato e dei treni che arrivavano in orario. Tremonti solo un paio di settimane fa aveva parlato direttamente di Dio patria e famiglia. Tra un po’ ci diranno di spezzare le reni alla Grecia. «I bambini sono coinvolti» mi dice «il primo giorno di scuola c’è stata una festa, sono entrati tutti gli alunni dalla seconda alla quinta. Il secondo giorno hanno accolto quelli della prima con messaggi e palloncini, abbracciandoli e accompagnandoli nelle classi. È una cosa emozionante. Adesso con l’occupazione abbiamo anche organizzato degli spazi per i più piccoli mentre gli adulti discutono. Il primo giorno di mobilitazione due bambini sono venuti a dirci che volevano dormire anche loro nella scuola. «Se fate qualcosa per la nostra scuola noi vogliamo esserci» hanno detto. Vedi quanto è importante che le scuole si muovano? Ci stanno arrivando molti messaggi di solidarietà. Dopo i primi giorni si è creata una rete di 70 scuole su Roma e molte altre in Italia. Stiamo iniziando a visitarle per confrontarci e per spiegare il decreto della Gelmini visto che in televisione non se ne parla e solo pochi giornali hanno cercato di affrontarlo seriamente.

    Con noi ci sono quelli di sinistra a oltranza, quelli del Pd, quelli di destra, quelli che non si pongono la questione e nessuno si è messo a parlare di partiti. Noi vogliamo mantenere un rapporto di dialogo con tutti anche se ci capitano cose strane. Lo sai che un partito è venuto da noi a volantinare? Da noi! Ma noi ce l’abbiamo una coscienza, andate da qualche altra parte o mostrateci che state lavorando davvero. Se giriamo in questa scuola e vediamo una serranda rotta è perché né la scuola, né il municipio, né il comune c’ha i soldi per aggiustarla. Così a aprile abbiamo aderito a un progetto di Legambiente, ci siamo messi insieme a tutti i genitori e abbiamo ridipinto il cancello, potato gli alberi, ripulito le fogne, abbiamo fatto le tettoie per far giocare i bambini in giardino quando c’è il sole a picco. Questa è la vera cittadinanza attiva. C’era gente che passava e chiedeva «ma che state a fa’» e poi c’è venuta a dare una mano. La maggior parte dei genitori sono attenti, ma ancora silenziosi. Dopo questi giorni di occupazione c’è più stima tra di noi. Ieri sera una signora è venuta a trovarci “io sto con voi” ha detto e c’ha regalato una torta. Noi eravamo contenti perché l’obiettivo di comunicare una volontà era stato raggiunto. La disinformazione è la cosa che c’ha fatto più male». Finisco il caffè e anche l’intervista con Luciano. Adesso c’è un incontro pubblico. Si sono fatti le magliette, sono verdi quasi fosforescenti. C’hanno scritto la frase dello striscione, quella sulla Gelmini che non fa rima con bambini. Quanto è distante questa maniera cosciente e gioiosa di agire dalla nostra idea preconcetta di politica? Eppure questi genitori e questi insegnanti non hanno dormito alla Iqbal Masih per amore del campeggio, il loro è un «agire politico».

    La realtà è che qui il problema è concreto. Non ci sono prospettive di rilancio di un partito, nostalgie per il fascio littorio o la falce e il martello, non si guarda a Putin o a Obama, non ci si prepara per le amministrative o le europee, non ci si associa a correntine e correntoni, red e club e bande armate di gazebi con gadget e depliant patinati. Qui l’oggetto è un soggetto concreto. Ci sono i figli e quello che riusciranno a imparare e a diventare se svenderanno la scuola pubblica. Ma la ministra è convinta che gli occupanti stiano strumentalizzando i bambini. Proprio lei che toglie ai nostri figli due maestri su tre, li consegna al regime autoritario del maestro unico, fa saltare il tempo pieno mettendo in difficoltà le famiglie in cui lavorano entrambi i genitori provocando disoccupazione femminile, precarizza e taglia posti di lavoro, sottrae fondi pubblici per regalarli ai privati e tutto ciò con un decreto, uno strumento rapido per non confrontarsi con nessuno. Chi sta realmente strumentalizzando i bambini?

  4. redazione dice

    Ecco il resoconto del dibattito che si è svolto Lunedì 22 Settembre alla Festa del Pd di Modena:

    “Calpestano i diritti dei bambini”
    Una sala gremita ha accolto l’iniziativa “Salva la scuola, salva l’Italia” organizzata alla Festa del Pd di Modena. Si è trattato dell’ultimo incontro organizzato a Ponte Alto e, in quella sede, è stata lanciata la campagna che il 26 e 27 settembre vedrà mobilitate migliaia di persone in tutta la provincia per distribuire volantini davanti alle scuole pubbliche. Sul palco del PalaConad sono salite l’onorevole Manuela Ghizzoni e Silvia Facchini, assessore provinciale all’istruzione;a moderare il dibattito Elena Malaguti, responsabile del Forum Scuola del Pd. “Per il partito Democratico il maggior investimento si deve avere sulla formazione, sull’Università e sulla ricerca” queste le parole con cui l’onorevole Ghizzoni ha iniziato il suo intervento “Il ministro Gelmini – ha aggiunto – si è presentato dicendosi favorevole al dialogo con l’opposizione, spingendosi a fare citazioni riprese dall’ex ministro Fioroni e da Gramsci. Come se questo bastasse al dialogo”. La parlamentare del Pd ha poi ricordato come il governo Berlusconi abbia basato un terzo della manovra estiva (l’anticipo della finanziaria) sulla scuola e l’istruzione, tagliando a questo settore più di 8 miliardi di euro. “Una manovra approvata in Parlamento con la fiducia – ha specificato – esautorando l’opposizione di qualsiasi possibilità di dialogo e intervento”. Il decreto Gelmini interviene su questi tagli e li esplicita con l’istituzione del maestro unico e della riduzione alle 24 ore: “Hanno scelto una scuola ‘piccola’ e classista – ha affermato Manuela Ghizzoni – perché solo chi avrà disponibilità economiche potrà accrescere la propria cultura e formazione frequentando corsi e agenzie educative private”. L’unico risultato sarà quello di impoverire la scuola: “Oggi la nostra scuola primaria è tra le migliori d’Europa – ha concluso Ghizzoni – basti pensare che, studiando il periodo che va dal 1991 al 2005, i bambini di nove anni sono progrediti nell’apprendimento raggiungendo le competenze di alunni di un anno di più”. Dello stesso tenore l’intervento dell’assessore Silvia Facchini: “C’è stata un’ assoluta mancanza di condivisione e coinvolgimento degli enti locali – ha esplicitato – le politiche scolastiche e inerenti il welfare devono essere condivise, non ci si inventa una riforma del genere in una notte”. A fare i conti con il decreto Gelmini saranno i bambini del meridione: “Questa riforma la paga il sud – ha dichiarato l’assessore provinciale – non possiamo togliere ore e risorse a questi ragazzi che vivono in una condizione di impoverimento formativo”. A sostenere l’iniziativa sono stati anche Stefano Bonaccini, segretario provinciale del Pd di Modena, e Mariangela Bastico, ministro ombra per i Rapporti con le regioni. “Siamo in una congiuntura sfavorevole – ha dichiarato il segretario – in tutta Europa tira un forte vento di destra. Dobbiamo compiere il nostro dovere di opposizione, serve tutta la nostra grande capacità di mobilitazione – ha aggiunto – dove non ci aiutano le tv e i giornali arriveremo andando tra la gente, scegliendo i temi che più ci stanno a cuore, come la scuola e i diritti dei nostri figli, e li porteremo all’attenzione dei cittadini”. Teme per i diritti dei bambini e dei ragazzi anche la senatrice Mariangela Bastico: “La scuola pubblica è soggetta ad un attacco senza precedenti – ha dichiarato – il disegno in atto mira alla distruzione della scuola pubblica e della parità dei diritti per i bambini”. Grossa preoccupazione si ha anche per gli insegnanti precari: “E’ inaccettabile che vengano buttate sulla strada 135 mila persone – ha affermato – hanno diritto all’occupazione tutti coloro che basano il proprio sostentamento sulla professione. Non possiamo tornare a cinquanta anni fa, non lo vorremmo per tutti gli aspetti della nostra vita, perché accettare che a subire sia la scuola?”.

  5. Redazione dice

    La scuola sarà per il PD oggetto di mobilitazione e battaglia, insieme ad altri temi altrettanto importanti, lo ha ribadito il capogruppo Soro attraverso questo comunicato

    Parte la campagna d’autunno del Pd, all’insegna dell’opposizione dura al governo, soprattutto sui temi della scuola, dei salari e delle preferenze. La decisione di un atteggiamento piu’ muscolare verso l’esecutivo di Silvio Berlusconi e’ stata chiesta dai deputati Democratici nella loro prima riunione dopo la pausa estiva, ed e’ stata condivisa da Walter Veltroni, che ha rilanciato l’allarme per il rischio di una involuzione autoritaria del Paese. Ma sul destino di Alitalia il Pd e’ pronto a fare la sua parte pur di evitare il fallimento.
    A parlare di un indurimento dell’opposizione e’ stato il capogruppo Antonello Soro, secondo il quale ‘la maggioranza e’ brutalmente impegnata a spostare l’asse del Paese’ verso soluzioni illiberali; lo dimostrano gli attacchi alle Autorita’ idipendenti. ‘Le compressioni dei presidi di liberta”, e non ultimo un riacutizzarsi del conflitto di interessi con la presenza di Marina Berlusconi nel Cda di Mediobanca.
    Soro ha invitato tutti a ‘spostare le energie dall’autocensura, in cui siamo bravissimi, al contrasto dell’avversario’, cioe’ il governo. E il capogruppo ha indicato le prime due ‘battaglie campali’: sulla scuola e sulle preferenze nella legge elettorale per le europee. L’appello e’ condiviso dai deputati che intervengono: chi, come Maria Coscia o Manuela Ghizzoni, esorta alla battaglia sulla scuola, chi come Sergio D’Antoni, Andrea Lulli, Cesare Damiano o Pierpaolo Baretta, sottolinea i temi legati ai salari e all’impoverimento.
    Pierluigi Castagnetti, in un’intervento assai applaudito, e’ ancora piu’ chiaro: ‘I giornali misurano la nostra qualita’ di opposizione sul grado di collaborazione con il governo. Ma l’opposizione non e’ ne’ dolce ne’ dura: e’ opposizione. E poi ci si chiede sempre di indicare l’alternativa. Ma questo dove sta scritto? Noi siamo un’opposizione civile, ma dura, che non deve avere questo onere rispetto al governo’.
    Veltroni, nell’intervento conclusivo, ha tirato le fila.
    ‘Basta difendersi’, ha esortato parlando dei temi sociali. E poi il segretario ha riproposto il suo allarme di un ‘autunno della democrazia’. ‘Nell’opinione pubblica c’e’ il rischio – ha detto – che si faccia strada l’idea di uno scambio tra democrazia e decisione’, il tutto favorito dalla ‘crisi sociale che genera paura’. Una situazione simile a quella che precedette la svolta autoritaria del fascismo. E poi il si’ alla proposta di Castagnetti, e cioe’ di aderire alla raccolta di firme dell’Udc in favore delle preferenze. ‘Berlusconi ha paura delle preferenze: teme che i suoi prendano meno voti di quelli di An’. In ogni caso, ha aggiunto Veltroni, per la prima volta nei sondaggi settimanali Berlusconi ‘scende sensibilmente’.
    Insomma, si affilano le armi per la manifestazione del 25 ottobre, per la quale Veltroni ha chiesto che ogni circolo del Pd organizzi un pullman. Il segretario ha quindi rivolto un invito a ‘recuperare la capacita’ di critica che abbiamo esercitato abbastanza su di noi ma che e’ piu’ divertente ed utile anche a livello elettorale se la esercitiamo sugli altri’. Parole che Arturo Parisi non ha potuto sentire perche’ aveva abbandonato la riunione dopo l’introduzione di Soro.
    Un capitolo a parte riguarda pero’ Alitalia. Soro ha invitato a favorire ‘non la soluzione migliore, ma quella possibile, perche’ qualsiasi soluzione e’ meglio del fallimento’. E Veltroni, pur ribadendo le critiche ai precedenti passi del governo, ha evitato toni polemici: ‘Credo che si stia imboccando la strada da noi sollecitata’. Di certo diversi interventi, come quello di Pier Paolo Baretta, hanno esortato il Pd a non farsi schiacciare sulla Cgil. E su questo Veltroni ha detto che occorre favorire ‘l’unita’ sindacale’ con il superamento delle sigle organizzative.
    Il capitolo delle divisioni interne, tuttavia, non rimane vuoto. In mattinata, il coordinamento del partito non ha trovato l’intesa sul nome del presidente della Rai da proporre alla maggioranza. E nella riunione del pomeriggio Ileana Argentin e Paola Binetti hanno attaccato i dirigenti sul metodo con cui ci si appresta a discutere del testamento biologico: ‘No’, hanno detto le due parlamentari, all’adozione della proposta di Ignazio Marino prima di un confronto vero.(ANSA).

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