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Intercettazioni, On. Ghizzoni: ddl attacca informazione, opposizione dura a ‘legge bavaglio’

“Il ddl intercettazioni è il pretesto per un attacco frontale alla libertà di stampa, un tentativo del governo di imbavagliare l’informazione”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni interviene nel merito della riforma della legislazione sulle intercettazioni.

“Questo testo mina il sacrosanto diritto ad informare e ad essere informati. E’ infatti impensabile che si voglia vietare la pubblicazione di tutti gli atti di indagine fino al termine dell’udienza preliminare e che si preveda addirittura il carcere per i giornalisti. Se queste norme dovessero diventare legge, i giornali, le televisioni, le radio e anche i siti internet non potranno più scrivere ne’ dell’iscrizione nel registro degli indagati di qualcuno, né di quello che emergerà di volta in volta nel corso delle indagini. Si tratta di un ritorno indietro di 50 anni sul piano dei diritti civili”.

“Queste norme – prosegue Ghizzoni – non piacciano neanche alla maggioranza, come dimostrano i tanti distinguo e le divisioni a cui abbiamo assistito oggi in commissione. Aspettiamo di vedere domani se le critiche che sono state sollevate verranno poi tradotte in un parere negativo al provvedimento. Dubito, ma anche il fatto che oggi i deputati di maggioranza abbiano reagito in questo modo è significativo della validità della nostra opposizione a questo provvedimento che continuiamo a giudicare un violento attacco alla libertà di stampa”.

2 Commenti

  1. Redazione dice

    Segnaliamo questo comunicato stampa dell’On. Donatella Ferranti,
    capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera:

    Intercettazioni: Pd, “Dopo affermazioni Bongiorno DDL torni in commissione”.
    Ferranti: “Opportuna immediata audizione Alfano”.

    “Prendiamo atto che anche il presidente della commissione Giustizia della Camera nonché relatrice del ddl intercettazioni, Giulia Bongiorno ha preso le distanze dal testo del governo perché, come ha dichiarato oggi, ‘potrebbe essere penalizzante per le indagini’ “. E’ quanto dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti a proposito dell’intervista rilasciato da Giulia Bongiorno alla rivista ‘Ffwebmagazine’.

    “Dopo queste affermazioni – prosegue – sarebbe opportuno riportare il ddl in commissione Giustizia per un maggiore approfondimento e prevedere una immediata audizione del Ministro Alfano per verificare gli effetti dell’introduzione dei di ‘gravi indizi di colpevolezza’ sulle potenzialità investigative della polizia giudiziaria e dei pubblici ministeri. Per noi questo aspetto è una delle discriminanti. Si tratta di una norma ‘ammazza indagini’, del tutto irragionevole. Non si comprende infatti perché si dovrebbe avviare una intercettazione quando il colpevole è già stato individuato e potrebbe già essere assicurato alla giustizia. Chiediamo pertanto alla presidente Bongiorno di essere coerente con quanto ha dichiarato e quindi riportare il ddl in commissione e chiedere subito una audizione del ministro Alfano”.

    19 febbraio 2009

  2. Redazione dice

    Di oggi anche il comunicato stampa dell’On. Levi

    Norme che contrastano con i più elementari connotati di una democrazia liberale

    “Il ddl intercettazioni lede gravemente la libertà di informare e il diritto ad essere informati e costituisce una evidente compressione dei valori riconducibili all’articolo 21 della Costituzione”. Con queste parole si chiude il Parere al ddl intercettazioni depositato dal Gruppo parlamentare del Pd della commissione Cultura della Camera per esprimere una ‘convinta e ferma contrarietà’ al provvedimento”. Lo rende noto il deputato democratico, componente della VII commissione di Montecitorio, Ricky Levi, che aggiunge: “il complesso delle norme del ddl Alfano configura una grave limitazione del diritto di cronaca; tanto grave da essere stata definita “una pietra tombale della cronaca giudiziaria” in un comunicato congiunto emesso dalla Federazione Italiana degli Editori di Giornali, Fieg, e dalla Federazione nazionale della Stampa Italiana, Fnsi. Di fatto, si tornerebbe indietro al regime dell’epoca, il 1930, del codice Rocco e si determinerebbe una situazione nella quale si priverebbero i cittadini della possibilità e del diritto di conoscere e di essere informati su fatti, avvenimenti, comportamenti in grado di incidere direttamente sulla loro salute, sulla loro sicurezza, sui loro risparmi. Altrettanto grave la previsione del carcere per i giornalisti: un’ipotesi che contrasta con i più elementari connotati di una democrazia liberale”.

    “Infine, non si possono né tacere né sottovalutare le gravissime implicazioni delle pesantissime sanzioni previste a carico degli editori. L’effetto pratico di una simile innovazione sarà, infatti, quella di costringere gli editori, a tutela degli equilibri finanziari della propria impresa e tanto più quanto l’impresa stessa veda la partecipazione di soggetti terzi o sia addirittura quotata in Borsa, ad imporre ai propri giornalisti e direttori divieti fermi e generalizzati di pubblicazione di atti giudiziari o, addirittura, a mettere in atto in forma permanente, strumenti di controllo e selezione del materiale da pubblicare. In questo modo, si sarà, nei fatti, distrutta la distinzione dei ruoli e delle responsabilità tra editore e direttore responsabile che costituisce, sin dall’origine, il pilastro su cui è stata in Italia costruita la libertà di stampa”.

    Il Pd – conclude – è fortemente contrario a questo provvedimento che giudichiamo un grave attacco alla libertà di stampa e alla sicurezza dei cittadini”.

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