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“Vietato registrare i figli dei clandestini”, di Mario Reggio

«Non siamo spie, la misura è colma». Insorgono i sindacati dei medici: saremo obbligati – affermano – a denunciare l´immigrato clandestino che si presenterà in una struttura sanitaria per essere curato, e chi di noi non lo farà commetterà un reato penale. Il governo ha sempre sostenuto che l´abrogazione della norma che vietava la denuncia da parte del medico non avrebbe comportato sanzioni, e che in sostanza il medico avrà la facoltà, e non l´obbligo, di denunciare. Ma secondo gli uffici legali dei sindacati ciò è falso: il medico è pubblico ufficiale, l´immigrazione clandestina è reato, ergo – questa è la loro tesi – il medico è passibile di denuncia e condanna penale se non segnala gli irregolari. Tutto ciò come effetto del ddl sulla sicurezza passato al Senato ed ora all´esame delle commissioni alla Camera. Il ministro Maroni replica: «Non c´è alcun obbligo per i medici». E aggiunge che «esiste un rischio di violenza, un rischio banlieue in certe periferie delle città».
Ma da quel testo spunta un altro attacco alla dignità delle persone: stavolta tocca ai neonati figli di immigrati clandestini. In base ad un comma dell´articolo 45, senza la presentazione del permesso di soggiorno i bambini non potranno essere registrati all´anagrafe. L´effetto sarebbe il moltiplicarsi di un esercito di bambini “invisibili”, con genitori che non esistono e nessuna possibilità di essere curati. In più, il rischio del moltiplicarsi dei parti clandestini. Partiamo dal rischio dei “bimbi invisibili”. Attualmente è in vigore la legge del ‘98, primo governo Prodi, che esonera tutti i cittadini stranieri dal presentare il documento di soggiorno per compiere atti di stato civile. La segnalazione della soppressione di questa deroga arriva dall´Associazione dei giuristi per l´immigrazione, che ha scovato il codicillo nelle pieghe del ddl sulla sicurezza. «La norma si configura come una misura che scoraggia la protezione del minore e della maternità – affermano i giuristi – Una norma che appare incostituzionale sotto diversi profili». Le conseguenze sarebbero drammatiche: i bimbi resterebbero senza identità, c´è il rischio nel caso del parto in ospedale che non vengano consegnati ai genitori e siano dichiarati in stato di abbandono. Una situazione che porterebbe al proliferare dei parti clandestini.
Una scelta della maggioranza che fa il paio con l´emendamento, presentato dalla Lega Nord, approvato in commissione ed in aula Senato, che obbliga i 120 mila medici delle strutture pubbliche e convenzionate a denunciare il paziente senza permesso di soggiorno. Una misura che non esiste in nessun Paese europeo (salvo il Germania, dove però non sono previste sanzioni per il medico obiettore e quindi viene ignorata). I medici hanno annunciato che useranno tutti gli strumenti legali, «fino alla Corte di giustizia europea passando per la Corte costituzionale». E´ questa la posizione di tutti i sindacati medici. Massimo Cozza, segretario dei medici Cgil dichiara: «I 120 mila medici che rispetteranno la deontologia e la Costituzione diventeranno loro stessi clandestini».

La Repubblica, 12 marzo 2009

1 Commento

  1. La redazione dice

    “Una terra promessa trasformata in galera”, di Emanuele Crialese
    Maroni ha scelto la linea dura: tutti prigionieri da espellere, ma verranno più di prima perché partono nonostante il pericolo, per disperazione

    Uno scoglio in mezzo al mare. Una strada lunga 13 chilometri che si estende da Levante a Ponente. Pietre e cespugli. Il mare cristallino. Le case da finire, sparse lungo il paesaggio brullo e ventoso. Un faro in mezzo al mare. Terra di confine. Porta d’Europa. Da quando me ne sono andato nel 2002 sembra che il cambiamento più lampante consista nella massiccia presenza di tutte le divise italiane. Dai militari, alla polizia, finanza, capitaneria e carabinieri. C’è confusione e agitazione. I pescatori non sono andati in mare a pescare e sono saliti in piazza a protestare, insieme agli altri isolani, contro la costruzione del nuovo centro detenzione, voluta dal governo, in applicazione della nuova legge che prevede la detenzione di tutti coloro che sbarcano sull’isola senza un documento di riconoscimento.
    Negli ultimi anni i nuovi arrivati venivano accolti, sfamati e quindi identificati nei centri preposti. Una volta identificati venivano invitati a lasciare il paese il prima possibile. Molti di loro rimanevano a lavorare, altri partivano verso la Francia, Belgio, Germania. Per qualche anno la situazione sembrava essere sotto controllo. Da qualche mese il governo ha deciso di dare una dimostrazione di valore e di forza adottando una linea dura; tutti i nuovi arrivati dovranno essere detenuti fino a identificazione e rimpatrio o permesso di soggiorno o accettazione della domanda di asilo politico.
    Il ministero degli interni è rappresentato da un ministro leghista l’onorevole Maroni. La lega Nord è un partito politico giovane che ha come ideologia dominante la scissione dell’Italia del Nord dal resto del paese. La Lega Nord propone il federalismo, propone un nuovo nome per una parte del territorio del Nord Italia che vorrebbero, in futuro, chiamare ufficialmente «La Padania». Alla domanda se sono Italiani o Padani, rispondono Padani. Sono uomini che danno un immagine determinata, sicura, ma decisamente dura nei confronti degli stranieri che approdano sul loro-nostro territorio. Il loro messaggio al paese è: saranno finalmente i leghisti a proteggere l’Italia dall’orda Straniera che ci minaccia e ci priva delle nostre libertà. Eccone degli esempi: i telegiornali italiani cominciano a riempirsi di storie aberranti che vedono soprattutto come protagonisti gli stranieri: violenze commesse da romeni, zingari, tunisini, qualche italiano agli arresti domiciliari perché lui una casa ce l’ha. L’onorevole Maroni dichiara che questo approdo selvaggio favorisce anche il traffico di organi umani…!
    La soluzione deve essere trovata in nome del popolo italiano ( o Padano?) ed eccola pronta. L’applicazione della nuova legge appena approvata deve essere la conseguente apertura di centri di detenzione (prigioni nel vecchio gergo). Quindi si procede a trasformare i centri adibiti all’accoglienza e alla identificazione dei nuovi arrivati, in centri di detenzione che però rimangono strutturalmente identici ai centri accoglienza.
    Obama chiude Guantanamo e Maroni apre dei centri di detenzione sull’isola di Lampedusa. Nel 900 gli americani costruivano la famosa Ellis Island, un isola artificiale sulle rive dell’Hudson, per contenere le migliaia di persone arrivate ogni giorno da tutto il mondo. Gli uomini di governo vogliono chiaramente dare anche esempio e dimostrazione a tutti i desiderosi di arrivare in Italia che i tempi son duri e questo scoraggerà anche gli imbarchi dall’Africa. Ma dove si può “scoraggiare” i nuovi arrivati, lontano dagli occhi di tutti e tenerli “al fresco” per diciotto mesi, invece che i sei da sempre concordati?
    Ci vuole un isola. Giusto, giusto nel Sud Italia siamo pieni di isole! Dall’isola non si scappa, l’isola è sicura, su un isola lunga 13 chilometri e piena di sassi, non c’è scampo per i fuggiaschi…
    Per la prima volta i Padani e gli Italiani possono stare tranquilli, non arriverà più nessuno qui su da noi, sono tutti giù, imprigionati nell’isola più a Sud d’Europa. I residenti permanenti a Lampedusa sono 6000. È una terra occupata da famiglie che vivono tutto l’anno su uno sasso in mezzo al mare che geograficamente è riconosciuto come ultimo pezzo di terra europea. Lampedusa è una gemma che appartiene ai lampedusani, in primis, ma appartiene anche a tutti i viaggiatori che decidono di andarla ad esplorare. Ne arrivano di molti e per la maggior parte ne arrivano dal nord Italia. I lampedusani sono molto ospitali e cercano di mantenere la loro tradizione.
    Nei mesi estivi a Lampedusa arrivano oltre diecimila turisti da tutte le pari d’ Italia. Per i lampedusani è un momento di euforia dopo il lungo inverno passato isolati in mezzo al mare, è un importante momento di scambio, di apertura. Da un punto di vista economico, quei tre-quattro mesi di turismo possono corrispondere al mantenimento di una famiglia lampedusana per tutto un inverno. L’arrivo del turista è vita per la comunità che vive e sopravvive di quelle uniche risorse. Da qualche anno a questa parte sull”isola ci abitano anche un migliaio di uomini armati. Non ho niente contro le forze dell’ordine, ma c’è un inevitabile disagio visuale quando si vede, in un territorio cosi piccolo, una così alta concentrazione di uomini armati. Penso ai bambini lampedusani, agli adolescenti che vivono circondati dal mare e dalle divise e le armi. Come se l’isolamento naturale di un mare non bastasse a contenere la solitudine di una popolazione che avrebbe tutti i diritti di sentirsi libera di circolare su quel piccolo pezzo di terra. Capisco la loro amarezza, farebbe rabbia a chiunque vedere lo stato o il governo inviare contingenti armati e non occuparsi affatto della vera sicurezza dei cittadini lampedusani che non hanno nemmeno un ospedale dove correre in caso di necessità.
    Il mare intorno rende impossibile un ricovero entro i 30 chilometri dal luogo e dal momento dell’incidente. Le donne lampedusane devono andare a partorire negli ospedali di Palermo. Il malato terminale deve trasferirsi da parenti, se ne ha, in qualche città di Italia e passare i suoi ultimi mesi lontano da casa e dai suoi cari.
    Nel 2008 sono sbarcati e ripartiti da Lampedusa circa 35.000 “clandestini”. Molti di loro sbarcano sullo scoglio lampedusano dopo mesi di viaggio, di maltrattamenti, di furti e violenza che subiscono lungo il percorso, semplicemente perché sono uomini vulnerabili e nullatenenti. Molti non sanno nemmeno di essere sbarcati su un isola e chiedono della stazione ferroviaria.
    L’uomo si è sempre spostato sulla terra e sul mare nei secoli dei secoli e per diverse ragioni. Oggi l’uomo che lascia la sua terra senza passaporto, lascia a casa una famiglia che dipende dalla sua abilità di procurarsi lavoro fuori dai confini della miseria in cui si trovano tutti i suoi cari. Non ha scelta.
    L’uomo parte nonostante tutti i pericoli che lo aspettano, tanto vale morire che tornare a mani vuote. Lo scrivevano in centinaia di migliaia nelle parole di carta (lettere) di uomini e donne appartenenti alle famiglie di chissà quanti di noi italiani emigrati all’estero.
    Se i 35.000 arrivati a Lampedusa nel 2008 fossero stati trattenuti al centro detenzione, sarebbero stati in 35.000, su una popolazione di 6000 civili e almeno 2000 militari. Per questi motivi capisco l’ indignazione dei lampedusani che sfilano con i tunisini appena usciti (evasi?) avvicinandoli senza pistole o manganelli, come si conviene quando si incontrano altri uomini liberi. Nessuno stato civile può trasformare in prigionieri uomini liberi fino a prova contraria. Questo lo dicono le associazioni di tutela dei diritti umani. Tutti gli uomini hanno diritto ad un processo, se sospettati colpevoli di un reato, prima di essere messi in prigione.
    Ci sono sempre stati uomini che partono perché fuggono, dalla legge o dalla guerra. Tra i due c’è un enorme distinzione: quelli che fuggono dalla legge hanno commesso qualche reato e sono perciò considerati dei criminali. Nel mondo ci sono molti italiani che hanno commesso reati e sono stati accolti e protetti da altri paesi, d’altronde una percentuale di malfattori tocca a qualunque stato e paese in tutto il mondo da sempre e per sempre temo.
    Punto a capo. Oltre questo punto c’è un’abisso che sprofonda nella disperazione di chi sta fuggendo da una guerra o da un genocidio…
    Non hanno passaporto perché nel paese da cui provengono non lo rilasciano. Anche loro saranno sommariamente imprigionati in attesa che lo stato decida se dare asilo. Questo modo di vedere lo straniero, potrebbe portare all’abbrutimento, alla rabbia e disprezzo, potrebbe portare fino all’azione di bruciare un uomo indiano mentre dorme sulla panchina di una stazione.
    Risultato della linea dura: i disperati continueranno ad arrivare e verranno rinchiusi in prigione per un anno e mezzo. Le loro famiglie, che hanno risparmiato per pagare il viaggio, rimangono senza alcuna possibilità di sopravvivenza, il loro viaggiatore è per giunta diventato un fuorilegge e probabilmente dovrà vedersela con le autorità del suo paese d’origine, forse altri mesi di galera insieme a tutti quelli che hanno osato partire, prima di poter riabbracciare la famiglia, se sopravvissuta. Ma state tutti pur certi che i disperati continueranno ad arrivare come e più di prima perché semplicemente non hanno scelta.
    Il 18 Febbraio 2009 gli uomini rinchiusi da mesi nel “vecchio” centro accoglienza “nuovo” centro detenzione di Lampedusa, appiccano il fuoco ai loro alloggi ed evadono sparpagliandosi sull’isola. Non c’è bisogno di essere dotati di poteri magici per dire che c’era da aspettarselo. Adesso i militari dovranno stanare con le armi gruppi di uomini che fuggono all’interno di una bellissima prigione naturale del sud Italia. Ecco i primi risultati del piano messo in atto in nome del popolo italiano.
    Ma i nuovi Padani o leghisti del Nord sono o non sono italiani? “Concendiamo” ai Padani la loro libertà in modo che possano finalmente distinguersi dal resto d’Italia. Finalmente i Padani indipendenti, con un loro governo, una loro chiara identità, un passaporto padano. Diamo ai Padani la possibilità di gestirsi autonomamente come chiedono dall’inizio della loro giovane storia. Quando e se avranno nostalgia della loro vecchia Italia potranno entrare senza problemi. Basterà esibire la carta d’identità valida per l’espatrio.

    L’Unità, 12 marzo 2009

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