partito democratico

Noi, il PD – Assemblea nazionale dei circoli

“È bello vedere tutti voi e devo dirlo a chi ha raccontato il pd sui giornali”.
E’ la prima frase del discorso di Dario Franceschini all’assemblea dei circoli del PD. Migliaia di segretari di circolo con i quali ribadire che “ Siamo un partito vero, un partito di popolo, che ha una gran voglia di cambiare tutto. Abbiamo un compito straordinario: disputare un partito dentro una crisi enorme, inaspettata, all’inizio di un secolo nuovo, mentre cambiano i punti di riferimento. Aiutare gli italiani in difficoltà anche stando all’opposizione. La sfida di un partito riformista è unire protesta e proposta. Un partito che denuncia con onestà la durezza della crisi, e delle sue straordinarie occasioni”.

È l’occasione per ricordare i dati dei disoccupati forniti dall’ISTAT, che sono di prima che esplodesse la crisi: 14 milioni di famiglie con meno di 1300 euro al mese, 10% senza spese mediche, 16% senza vestiti. Numeri prima della crisi di settembre, quando sono peggiorati.
Da qui l’affondo a Tremonti: “A che serve rivendicare di essere i primi a prevederlo se poi non si agisce? Perché se sono stati così bravi poi hanno fatto tutto a rovescio buttando 5 miliardi tra Alitalia e ICI? Perché hanno detassato gli straordinari, tassato le banche e poi le hanno aiutate? Perché non iniziare dai redditi bassi? Perché nascondere la crisi, negarne l’esistenza e parlar d’altro? C’è il tentativo di nascondere tutto parlando di giustizia, intercettazioni, del caso Englaro? Sono armi di distrazione di massa, ma la gente non ci casca”.

Emergenze e tempi lunghi. “Abbiamo il dovere di dire cosa fare abbinando misure d’emergenza e strutturali. Nella pianura padana quando c’è la piena si fanno le catene umane con i sacchi di sabbia sugli argini e così salvano la città. Dopo la piena ragionano sugli interventi permanenti. Questo serve. C’è chi ha perso il lavoro da anni e ha più di cinquanta anni, i precari senza ammortizzatori. Anche tra le imprese ci sono deboli e forti: eliminiamo la burocrazia. Facciamo ripartire l’edilizia: hanno detto di sì e poi con un emendamento hanno stravolto la nostra mozione, ma incalzeremo perché non si possono prendere in giro i comuni. Ci sono 14 miliardi di euro, possono essere pagati dai comuni, ma vincolati dal patto di stabilità a non spenderli!! Vorrei avere una webcam nei vertici di governo per sapere cosa si dicono…”.
No a questo piano casa, sì a un grande piano per l’affitto. Il segretario del PD boccia il piano casa: devastazione del territorio. E riferendosi alle ultime novità si indigna: “Vogliono far costruire anche nei centri storici col silenzio assenso delle sovrintendenze!!! Probabilmente lo vogliono mettere dopo un’ora senza risposte! Abbiamo letto che basta un’autocertificazione per costruire un condominio!! Il decreto legge senza le regioni è inaccettabile, va contro la Costituzione, non lo accetteremo mai. Si può fare un premio del 20% ma non così. L’economia ambientale può essere investendo su ricerca e sviluppo, quel che è stato l’informatica negli anni 80. Si parla di casa ma pensiamo a chi è in affitto: dovremo lanciare un grande piano per l’affitto partendo dalla costruzione di case popolari, un meccanismo per le detrazioni, un aliquota di solo il 20% per i proprietari che affittano. Abbiamo centinaia di migliaia di case sfitte e studenti, anziani, famiglie che non sanno dove dormire.

Opposizione non antiberlusconismo.“Questo è fare opposizione. Non antiberlusconismo, non parlare della persona, ma incalzare, sfidare sui contenuti, alzare la voce perché il governo è completamente inadeguato ad affrontare la crisi e il premier offende la costituzione, vive il Parlamento come un ingombro, nemmeno il ruolo di garanzia del Capo dello stato non gli va bene. Proprio perché i riformisti hanno la forza di dire di sì, alzano la voce quando vedono la superficiale mediocrità di chi è chiamato a un ruolo di Stato e insultano gli italiani: impiegati fannulloni e studenti guerriglieri. Lì c’è un problema di rapporti con il mondo”.

Alleanze ed europee. “Non è oggi il momento di scegliere; non discutiamo di alleanze per il 2012. Ma delle cose le dobbiamo dire. Negli enti locali le alleanze si stanno costruendo sulla base di condivisione di programmi e candidati. Grande libertà agli enti locali. Per le prossime politiche io provo un brivido di fastidio quando sento “Ritorneremo all’Unione”; no non torneremo a 15 alleati rissosi che sfilano contro sé stessi e non l’avversario, voglio ringraziare con voi Veltroni perché ci ha portato fuori da quella situazione, ha dichiarato chiusa quella parte di storia. Certo sappiamo che difficilmente da soli vinceremo, certo costruiremo alleanze: con poche forze e chiare. Abbiamo un compito doppio rispetto agli altri partiti che perdono le elezioni dentro sistemi consolidati. Sono percorsi che richiedono anni, non mesi. Il parlamento europeo è il luogo dove si decide il nostro futuro, non un luogo per pensionati di lusso. E le nostre liste saranno fatte solo da persone che si candidano ad andare a lavorare a Bruxelles non per raccogliere preferenze sulla base di una truffa. Berlusconi ha già annunciato di essere capolista ovunque e di candidare i ministri omettendo di dire che per legge dovranno dimettersi tutti. È per questo che proporrò di candidare solo persone autorevoli e competenti che resteranno a lavorare in Europa, solo persone che non hanno mandati locali o regionali da completare. Molti amici mi hanno detto: riflettici resta capolista in tutte le circoscrizioni.
Voglio dirlo direttamente a Berlusconi: il primo atto di serietà di un uomo politico è non imbrogliare gli elettori, non chiedere preferenze per un luogo dove non si metterà mai piede.

Riconquistare i democratici delusi. “È nata una speranza comune. Dobbiamo anche costruire il partito che non è ancora costruito, lo stiamo costruendo. Fa bene riflettere ma smettiamola di parlare dei nostri limiti e abbiate l’orgoglio di quello che è stato fatto in pochi mesi. Diamanti parla di esuli in patria: questi sentimenti si provano verso una cosa alla quale si stente di appartenere, non a una cosa lontana. È lì che dobbiamo lavorare. Servono circoli aperti nel territorio. Dobbiamo essere mobilitati, aperti. L’assegno di disoccupazione non basta passi in tv, dal giorno dopo i circoli si aprano, distribuiscono i volantini, fermino la gente, vadano davanti alle fabbriche. Questo è il valore della militanza, con strumenti antichi e solidi. Così si chiude il dibattito su partito liquido e solido: raccogliamo il voto di opinione, parliamo all’opinione pubblica e ai media ma teniamo porte e finestre spalancate con i circoli. Facendo del rigore e della pulizia i criteri di scelta dei dirigenti ben oltre le responsabilità penali. Controllate, denunciate, alzate la voce”.

No alle correnti. “Non temiamo i dibattiti interni ma sui contenuti, non per avere fonti di divisione sui giornali. Avremo aree culturali di riferimento, non distorsioni di correnti individuali, dividetevi, aggregatevi ma non fatelo in base ai cognomi dei leader nazionali, neanche sul mio!fatelo sulla base delle idee in campo per il futuro. Ci siamo lasciati alle spalle i litigi, siamo democratici italiani, amate il vostro partito tornate a casa orgogliosi: il PD l’abbiamo costruito noi e lo difenderemo dagli attacchi, dalla rassegnazione e dalla delusione, i mali più difficili da curare”.

Abbiamo un compito incredibile: costruire un partito nuovo in un tempo nuovo.“Quando tutto è immobile la rotta è quella dei binari di un treno, ora siamo in mare aperto: tutto è più difficile ma più affascinante. La globalizzazione ci ha portato lì e le singole nazioni sono inadeguate, per questo sui nostri manifesti elettorali ci sarà scritto: noi siamo europei. E l’opinione pubblica è più avanti: i giovani faticano a capire se parliamo di proprietà nazionale delle imprese e o della difesa. I giovani sono già europei, vanno in Europa per l’Erasmus, parlano inglese, usano la rete per costruire un percorso comune e scoprendosi una volta in piazza un unico popolo. È l’Europa dei voli low cost e non c’è differenza ad andare a Milano, Barcellona, Berlino. Sono i governi impauriti che non hanno coraggio: i popoli sono davanti ai loro governi.

Globalizzazione e crisi hanno cambiato tutto: divide chi pensa che la globalizzazione debba essere trainata dai mercati che avrebbero portato benessere e democrazia. Dall’altra parte ci siamo noi che pensiamo che servano gli anticorpi di politica, diritto globale, valori. Manteniamo nelle mani della politica la lotta alle diseguaglianze: dentro i paesi e tra i paesi. Guardiamo avanti per fare la grande politica. Risposte per l’oggi indicando il futuro nel quale vogliamo portare il nostro paese.
Non limitiamoci a correggere un modello, dobbiamo avere la forza di cambiare le gerarchie. La vittoria di Obama non è legata solo alla sua figura. Ha vinto non proponendo correzioni a Bush ma proponendo valori completamente diversi.
Non possiamo mettere gli uni contro gli altri, il nord contro il sud. Mettiamo a disposizione il nostro talento per la comunità in cui viviamo, i forti in aiuto dei deboli. Dalla crisi possono uscire un’Italia divisa o un’Italia migliore e lavoreremo per questo. Anche quando tutto sembra buio, paura, rassegnazione serve la capacità di guardare il futuro e c’è un modo per farlo: non si vede ben col cuore perché l’essenziale è invisibile agli occhi.

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2 Commenti

  1. Patrizia dice

    Vi segnalo un interessante articolo sempre su Debora Serracchiani, di cui ho condiviso tante cose dette nel suo discorso all’assemblea dei circoli, una in particolare, piccola, ma importante:
    perchè dobbiamo candidare Sergio Cofferati?

    Il partito di Debora, di Valter Verini
    Voglio parlare di Debora Serracchiani.
    Più precisamente, delle cose che ha detto nel suo intervento all’assemblea nazionale dei circoli Pd, lo scorso 21 marzo.
    Iniziando da una domanda: ci può essere una “terza via” tra l’esplosione mediatica che le sue parole hanno provocato e l’indifferenza glaciale che ne è seguita? Sì, è vero, alcuni circoli di Udine hanno proposto la sua candidatura alle europee e se questo avvenisse sarebbe un segnale molto significativo.
    Ma mi riferisco alla sostanza del suo intervento. La “terza via”, secondo me, sta nell’ascoltare davvero quelle parole.

    Poniamoci allora qualche altra domanda. Perché quelle parole sono state accolte così calorosamente da quei tremila rappresentanti dei circoli? Perché il suo intervento è stato quello più cliccato nei giorni successivi? E perché quelle cose hanno spopolato su Facebook? La risposta è perché nel suo discorso c’erano domande e risposte semplici e vere, molte delle quali erano proprio quelle che i militanti, gli elettori del Pd volevano sentirsi porre e ascoltare.
    La segretaria e consigliera provinciale del Pd di Udine – è stato ricordato – non sventola bandiere “nuoviste” (anche se spesso, va detto, chi attacca il “nuovismo” lo fa per attaccare l’innovazione e difendere l’esistente, anche quello che sarebbe bene superare). Non agita il tema (peraltro reale) del rinnovamento generazionale (generazionale, di innovazione politica e di classi dirigenti però, non solo anagrafico).

    No. Debora ha chiesto a tutti noi di lavorare per una cosa semplice: far vivere davvero, nella vita di tutti i giorni, quel Partito democratico che dal Lingotto alle primarie del 14 ottobre, da quella straordinaria e fresca campagna elettorale di Veltroni fino al Circo Massimo aveva mobilitato e motivato milioni e milioni di persone. Per questo ha avuto successo. Per questo migliaia di cittadini e giovani del Pd si sono riconosciuti nelle sue parole.
    Non dobbiamo, allora, fare un torto a Debora e ai tanti come lei. Tutti pazzi per Debora in quei giorni, come ironicamente ha scritto Europa, tutti indifferenti e assorbitutto quando l’attenzione mediatica viene inevitabilmente meno. Io credo che tra i motivi per cui quel Partito democratico in cui milioni di cittadini hanno creduto e sperato non è riuscito a vivere davvero, tutti i giorni, nella vita “reale” del partito ci sia anche il fatto che nei momenti e nei gangli decisionali del Pd, in questo anno e mezzo, il punto di vista, il valore aggiunto, la motivazione di chi aveva scelto di uscire di casa per partecipare alla fondazione di una grande speranza non hanno inciso come sarebbe stato necessario.

    I gruppi dirigenti, a tutti i livelli, sono pressoché esclusivamente il frutto della somma dei gruppi dirigenti provenienti dai Ds e dalla Margherita. Ciò è normale, ma non sufficiente. La ricchezza, la generosità, la passione, ma anche le competenze, la rappresentanza sociale espresse dal 14 ottobre e che in parte si ritrovano nella vita dei circoli sono una buona medicina per gli acciacchi del Pd. E queste cose devono vivere pienamente, quotidianamente nel Pd. Sono la garanzia che si guarda al futuro e che non si torna indietro. I partiti preesistenti, quelli del secolo scorso, erano arrivati al capolinea.
    Le culture politiche novecentesche non erano da tempo più sufficienti per interpretare i cambiamenti e dare risposte ai nuovi bisogni della società. E, insieme a questo, spesso (non sempre, ma spesso) il “radicamento” era una targa davanti a una sezione chiusa. O aperta nelle occasioni in cui si doveva discutere per attribuire gli incarichi nelle municipalizzate.

    Il Pd è anche questo: ha l’ambizione di essere un partito aperto, che appartiene – insieme – ai propri iscritti, ai militanti, ai cittadini elettori e che è radicato davvero sul “territorio”. Sta dove stanno i cittadini, dove vivono e lavorano, dove studiano e ricercano, dove soffrono o dove passano il tempo libero. Condivide con i cittadini bisogni e problemi, ansie e speranze e, condividendoli, cerca di dare risposte e sbocco politico convincenti. Il Pd, secondo me, deve essere ed essere percepito come un soggetto aperto e utile ai cittadini. La sua politica deve essere ed essere percepita come utile al quartiere, alla città, al paese. Una politica utile ai cittadini, non a chi la pratica.

    Le parole di Debora somigliano molto a questa idea di partito.
    Parlano di un partito aperto. Di persone che fanno politica con generosità. Di un partito che discute e decide coinvolgendo sul serio nelle decisioni la propria base militante, simpatizzante ed elettorale.
    Di un partito che ha una linea politica non messa in discussione ogni giorno. Dove il pluralismo è davvero una ricchezza, senza che per pluralismo si facciano passare dannosissime cristallizzazioni correntizie, escluse peraltro, oltre che da un’idea di buona politica, anche dal nostro codice etico. Allora, le tante Debora che ci interpellano, anche dopo la dolorosa e coraggiosa scelta di Walter Veltroni (farsi da parte per salvare il progetto del Pd), che condividono il lavoro importante e positivo che la leadership di Dario Franceschini ha impostato, contribuendo a ridare fiducia alla nostra gente, debbono poter trovare, a tutti i livelli, sintonia e condivisione.

    Il Pd ce la farà, perché non è un progetto effimero ma un investimento sul futuro. Ce la farà, potrà recuperare anche i “delusi”, i tanti che hanno creduto nel Pd del Lingotto e del 14 ottobre anche e soprattutto rilanciando i suoi caratteri fondamentali, quelli che aprirono le porte a una speranza insieme radicale e riformista: vocazione maggioritaria, intesa come ambizione di parlare a tutta l’Italia e ambizione a costruire il cambiamento; innovazione programmatica. E partito aperto. E rinnovamento delle classi dirigenti. È in questo quadro, che si pone con forza anche il tema del rinnovamento generazionale.
    Per questo, finite le luci della ribalta mediatica su Debora Serracchiani, accendiamole noi. Sulle cose che ci ha detto, sulle speranze che le sue parole hanno suscitato.

    Europa, 3 Aprile 2009

  2. Simona dice

    Come molti iscritti e simpatizzanti del PD ho apprezzato l’intervento di debora serracchiano all’assemblea dei circoli. Ha dato a voce a cose che pensiamo in molti da tempo.
    Mi sembra giusto darne conto in questo sito che, senza effetti speciali, mi tiene aggiornata e mi fa sentire meno sola…
    “Ho ascoltato con molta attenzione tutti gli interventi e sono arrivata a due conclusioni la prima è che siamo votati alla sofferenza perché in questo posto fa freddo e ci si sta anche male la seconda è che c’è molto ottimismo…
    io vengo da una città lontana, la città di Udine, che per darvi delle coordinate sportive è la città dell’Udinese e della Snaidero ed è stata permettetemi di ricordarlo la città che ha accolto Eluana Englaro.
    Io mi permetto, anche per non essere ripetitiva, di dire al mio segretario alcune cose che secondo me forse lui avrebbe dovuto e deve sottolineare con maggiore fermezza.
    Dicevo al segretario che mi permetto di dire alcune cose che desidero sottolineare perché credo che vadano sottolineate con maggiore fermezza e che questa mattina questa fermezza credo non ci sia stata fino in fondo.
    Io credo che il problema di questo partito non sia stato Walter Veltroni, io credo che sia mancata la leadership intesa come il mezzo per una linea politica di sintesi, una linea politica che pur nella più ampia discussione nella più approfondita mediazione che è necessaria in un partito grande come il nostro però, alla fine, deve arrivare alla sintesi e la sintesi è mancata.
    La verità.
    E quindi io chiedo al segretario di dirci convintamente che questo cambiamento che noi abbiamo avvertito da quando ha dato le dimissioni Walter Veltroni non è la paura perché abbiamo toccato il fondo ma è una strategia, abbiamo cambiato strategia, abbiamo una linea politica di sintesi, questo io chiedo al mio segretario. Questo chiedo, perché siamo apparsi come un partito lontano dalla realtà, dalle cose reali, non siamo stati capaci ciascuno di parlare oltre il proprio elettorato.
    Mai una parola chiara, mai una linea netta e soprattutto mai una linea unica.
    E’ per questo motivo che i nostri elettori, io dico per disperazione e per assenza di alternativa, hanno votato e votano Di Pietro che è a capo di un partito fai da te, personale e personalista, che con il centro sinistra non ha nulla a che vedere e il problema non è stato quello di averlo scelto come nostro alleato, ma è stato quello di avergli fatto fare da solo l’opposizione su temi che ci appartengono, come il conflitto di interessi e la questione morale.
    Io l’ho detto più volte a Udine: la differenza tra noi e l’Italia dei Valori sta nel fatto che noi parliamo in tanti e iniziamo sempre i nostri discorsi con “Io”, loro aprono i discorsi solo in due modi: “Berlusconi ha detto”, “L’Italia dei Valori dice”.
    La differenza è enorme si vede!
    La diversità è la ricchezza del nostro partito, ma io chiedo al nostro partito di imparare a votare, di imparare ad assumere decisioni, se è necessario anche solo a maggioranza, se è necessario anche lasciando a casa qualcuno.
    Io dico che dobbiamo imparare a parlare unitariamente da PD, è giusto il dissenso, è giusta la scelta di coscienza, ma la libertà di coscienza non deve essere il paravento dietro il quale nascondersi quando non siamo uniti.
    E dobbiamo smetterla di pensare che il nostro problema sia soltanto come comunichiamo ai giornali perché non è così, ci mettiamo molto del nostro. Faccio un esempio su un argomento come quello del testamento biologico: è giusta la libertà di coscienza, ma quando c’è una posizione prevalente all’interno del partito democratico questa deve avere il giusto riconoscimento, perchè altrimenti si finisce con il parlare solo della posizione di dissenso e non di tutte le altre, si finisce con il guardare l’astensione e non la compattezza del gruppo, quindi trovo, segretario glielo dico veramente con grande semplicità, trovo che sia un errore assoluto quello di aver indicato come capogruppo alla commissione sanità del senato chi non è portatore della posizione prevalente. Lo dico! No, siccome… scusate… siccome ne ho una per tutti, dico anche che non si può decidere di dialogare con un partito … all’opposizione, alla vigilia della presentazione degli emendamenti al DDL Calabrò, frutto di un’ulteriore mediazione come sono stati definiti, che hanno il plauso entusiasta di quel leader e il giorno dopo pensare che non ci siano illazioni sul giornale: è assurdo!!! È folle!!!
    Cosi come trovo che sia intollerabile che il partito dia il mandato all’allora vice segretario per chiudere la trattativa sullo sbarramento alle europee e che poi vi siano critiche sulla scelta il giorno dopo sul giornale sull’assunto che non si hanno incarichi di partito e quindi si può dire quello che si vuole perché si è iscritti al PD.
    La verità è che, in questi pochi mesi di vita del partito democratico, almeno io ho avuto la netta impressione che l’appartenenza al nuovo partito fosse sentita molto di più dalla base che dai dirigenti.
    Noi dobbiamo superare i protagonisti e i personalismi ed avere una nostra politica che sia nuova e se necessario rinnovata.
    Abbiamo bisogno di una nuova generazione politica che non è solo una questione anagrafica ma è una questione di mentalità una mentalità che non sia ancorata alla difesa dell’identità ma votata alla costruzione convinta del partito democratico.
    Una mentalità che è difficile riscontrare, io lo credo, in quelli che per anni hanno vissuto come ad opposte fazioni e che non è detto che esista in coloro che indichiamo come dirigenti solo perché sono giovani o perché sono figli di.
    Non basta, non basta, ci illudiamo se crediamo che il cambiamento avvenga spontaneamente, noi dobbiamo conquistarlo. L’assemblea costituente, segretario, ti ha scelto come il suo segretario: continuare a discutere se in quella sede noi avessimo dovuto fare una scelta più coraggiosa o no non ci porterà da nessuna parte.
    Tu hai un compito difficile perché non sei un volto nuovo. Però hai il compito di dare una credibilità nuova a questo partito e ci stai riuscendo alla grande!!!
    Ecco è stato detto da tanti ma visto che…scusate noi abbiamo parlato tanto di ascoltarci etc, ma stamattina non ci siamo ascoltati tanto eh!
    Parecchi di noi si facevano gli affari loro uscendo…e visto che mi state ascoltando adesso io voglio dirvi questo: che noi non ci possiamo riconoscere in un Paese che crede che la sicurezza si possa realizzare affidandola a dei politicizzati che si mettono a fare gli sceriffi, noi non possiamo riconoscerci in chi pensa che gli immigrati siano i criminali.
    Noi non possiamo riconoscerci in un Paese che non investe nella scuola nell’università e nella ricerca.
    Noi non ci possiamo riconoscere in un Paese che pensa di superare la crisi economica solo prendendola più allegramente.
    Noi non ci possiamo riconoscere in un Paese che pensa che i propri lavoratori siano dei fannulloni e che i medici debbano denunciare i propri assistiti.
    E noi non ci possiamo riconoscere in un Paese che non si preoccupa di quei bambini che rischiano di essere bambini non esistenti, bambini che non potranno essere registrati. Io quel paese non lo voglio.
    Noi non ci dobbiamo riconoscere in questi.
    E noi, dico segretario, non ci possiamo riconoscere in un Paese che non tassa i più ricchi solo perché pensa che siano troppo pochi!
    E dico, segretario, che non ci riconosceremo in un partito che non capisca quanto sia importante tornare a parlare agli italiani con una voce sola.
    Questo noi lo pretendiamo!!!
    Noi a Udine abbiamo fatto 7 circoli, abbiamo la fortuna di essere al governo della città perché abbiamo vinto le elezioni, raro, rarissimo caso!!!
    Io sono segretario di un partito vivace, generoso, che si è dimostrato veramente lucido, compatto e generoso nell’accogliere Eluana Englaro.
    Devo dire però che a livelli superiori non abbiamo avuto la stessa accortezza e necessità di silenzio.
    Noi abbiamo tenuto, il comune di Udine, la linea del silenzio, proprio per evitare che qualcuno si potesse sentire al di fuori del nostro partito.
    Esponenti a livello superiore hanno ritenuto che questo non fosse opportuno e solo per avere il trafiletto sul giornale, un giornale di provincia, che leggeranno che solo poche persone, io, mia nonna, mia zia, solo per fare quello fosse necessario dire io ci credo perché, perché devo pensare che uno ha diritto di morire o di vivere come meglio crede.
    No, non hai quel diritto! Te lo dice la Costituzione quello che devi fare. Fermati li!
    E poi un’ultima cosa, perché mi sto rendendo conto che sto rubando tempo agli altri.
    Noi abbiamo fatto un intervento bellissimo a Udine sul testamento biologico.
    Abbiamo fatto parlare 3 senatori con un DVD il senatore Veronesi, il senatore Ichino e un senatore della PDL Valditara, e abbiamo ascoltato il loro intervento e abbiamo poi aperto il dibattito e abbiamo lanciato un’idea.
    Il nostro regolamento all’art 28 prevede un referendum consultivo sugli argomenti e sui temi che riguardano la politica del partito questo non è un tema dove vanno sentite le basi??? Io penso di si.
    Poi mi associo e qui chiudo, nel chiedere che le indicazioni sulle candidature alle Europee non ci vengano date dai segretari regionali ma ci vengano chieste a noi come circoli, perché sarebbe un segnale importante!
    Grazie!”

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