economia

Appello per la manifestazione del 4 aprile 2009

L’aggravarsi della situazione economica spinge il nostro paese verso una fase di recessione che non sarà di breve durata. La crisi colpisce tutto il sistema produttivo e dei servizi con effetti drammatici sulla vita quotidiana delle persone e sull’intero mondo del lavoro: aumenta il ricorso alla cassa integrazione, cresce la disoccupazione, crolla la domanda, si riducono drasticamente gli investimenti.
Il governo ha deciso di affrontarla destinando risorse inadeguate per gli ammortizzatori sociali e per il sostegno a chi perderà il lavoro, senza prevedere misure adeguate per i salari e le pensioni, senza alcun piano per ridare fiato all’economia e impulso allo sviluppo.
Bisogna invertire questa tendenza. Sosteniamo, quindi, la manifestazione della CGIL per dar voce ai lavoratori, ai precari e ai pensionati.
Riteniamo, infatti, che la difesa del lavoro e dell’occupazione, il valore della costituzione e della democrazia rappresentino una priorità assoluta per garantire un futuro diverso e un paese migliore.

L’appello è stato sottoscritto da numeropsi parlamentari tra cui l’On. Manuela Ghizzoni

3 Commenti

  1. La redazione dice

    Sulla manifestazione della Cgil oggi a Roma:

    La piazza d’Italia
    In piazza perché la crisi non si paga con i diritti
    di Felicia Masocco

    La Cgil è in campo perché la sicurezza sul lavoro, lo sciopero, la contrattazione e le tutele per chi è in difficoltà sono diritti da non perdere o da conquistare. E perché la crisi non si risolve da sola: il governo cambi rotta.

    Impegno e passione A Roma oggi sfila il Paese che non si arrende, che lotta per il lavoro, per un futuro migliore. Arrivano da tutt’Italia, con l’impegno di chi non vuole tornare indietro e la passione di chi vuol continuare sulla strada della democrazia e dei diritti con il sindacato

    In tanti oggi con il sindacato di Corso d’Italia per chiedere al governo risposte «vere» alla crisi
    È la reazione di chi non cede all’esasperazione ma non ripiega nella rassegnazione

    C’è chi sequestra manager e dirigenti e chi si rassegna, la crisi rafforza gli eccessi. Manifestare può essere una terza via quando si chiede un cambiamento, e oggi la Cgil manifesta. È la risposta al governo che spinge all’arte dell’arrangiarsi, che dice ai giovani precari di trovarsi lavoretti, ai cassintegrati di darsi da fare, agli anziani di mettersi in fila per la social card. A un governo che ribatte alle previsioni preoccupanti sull’economia tacciando di allarmismo analisti e centri studi. La Cgil va in piazza perché pensa che contro la crisi si può e si deve fare di più, che i soldi per intervenire si trovano se si vuole. E perché è convinta che lasciando fare, il governo stia scaricando la crisi su «terzi» se è vero, com’è vero, che cessa la produzione nelle fabbriche, che chiudono i negozi, che si lasciano a casa i precari degli uffici pubblici, ci si rifugia nel lavoro nero e si fanno sacrifici.
    STARE UNITI
    Molti di loro oggi sono in piazza, «per stare uniti», dice Guglielmo Epifani, quando invece si vorrebbe attecchisse la solitudine e, appunto, quell’arte di arrangiarsi dopodiché i più forti galleggiano, i più deboli no «i più deboli hanno bisogno di stare uniti». Altrimenti la coesione sociale se ne va in fumo come ha ricordato, allarmata pure lei, l’Unione Europea solo pochi giorni fa.
    Della manifestazione di oggi si parlò per la prima volta il 21 gennaio, alla vigilia di un vertice a Palazzo Chigi tra governo, sindacati e imprese per discutere come affrontare il difficile momento economico. Il sindacato di Corso d’Italia avrebbe presentato le sue proposte, su fisco, ammortizzatori sociali, investimenti, occupazione «senza risposte – disse – ci faremo sentire». In quel vertice non si parlò di crisi, ma a sorpresa venne firmato l’accordo sulla riforma del modello contrattuale. Nuove regole che, era noto, la Cgil non condivideva. Gettata la maschera, il governo aveva replicato lo schema del divide et impera già applicato con il Patto per l’Italia. Il fronte sindacale, che già aveva mostrato qualche crepa, ne uscì in frantumi che tuttora si fa fatica a ricomporre.
    Alla piattaforma della manifestazione si sono così aggiunti nuovi argomenti, la difesa della contrattazione ad esempio, che quell’accordo riduce tanto al primo che al secondo livello, e il ruolo stesso del sindacato che ne esce snaturato dal combinato “meno contrattazione più enti bilaterali”. E poi la difesa dei diritti, quello allo sciopero, alla sicurezza sul lavoro, e dei valori, la difesa della Costituzione. Fino all’opposizione a norme odiose che impongono ai medici di denunciare i migranti. Per non parlare della scuola. «Se oggi si perdono diritti e valori – ripete il segretario della Cgil – sarà difficile riconquistarli passata la crisi».
    CENTRODESTRA NO LABOUR
    Oggi al Circo Massimo saranno in tanti, ma il confronto con la folla del 23 marzo del 2002 sarà inevitabile. Anche allora la Cgil manifestò da sola, ma in un contesto diverso. La «presa» dell’articolo 18 sull’opinione pubblica era forte, il governo allora aveva un altra strategia: ora è sempre no labour, ma agisce in modo più subdolo, smantella la stabilizzazione nei call center, riscrive il testo unico sulla sicurezza, cancella la tracciabilità dei pagamenti rendendo più ardua la lotta all’evasione fiscale. Ma si guarda bene dal toccare argomenti roventi, come i licenziamenti facili, appunto. In più oggi le fabbriche sono chiuse, il precariato individualizza, c’è paura e sfiducia.
    In Francia, in Inghilterra i governi si danno più da fare eppure i sindacati sono scesi in piazza uniti per chiedere di più. In Italia lo fa la Cgil. L’alternativa è sequestrare i manager o rassegnarsi.

    L’Unità, 4 Aprile 2009

  2. Redazione dice

    Il segretario di Pd parteciperà alla manifestazione della Cgil di sabato al Circo Massimo.
    Franceschini: «Sarò al corteo»
    «Andrò anche alle manifestaizioni di Cisl e Uil che reclamano misure per chi perde il lavoro»

    Dario Franceschini parteciperà alla manifestazione della Cgil sabato al Circo Massimo. L’annuncio è stato dato dallo stesso Franceschini durante una conferenza stampa nella sede del Pd. «Vorrei usare le parole di Gordon Brown: laddove c’è un lavoratore, un povero o un disoccupato lì ci deve essere un progressista: e quindi domani sarò in piazza».

    IL PD ANDA’ ANCHE ALLE ALTRE MANIFESTAZIONI – Il segretario del Pd precisa poi che come sabato sarà con la Cgil, allo stesso modo «andrò alle manifestaizioni della Cisl e della Uil che reclamano misure per risolvere i problemi di chi perde il lavoro». Il Pd, aggiunge Franceschini, sara «a tutte le manifestazioni che denunciano la totale inadeguatezza delle misure che il governo italiano sta prendendo per fronteggiare la crisi rispetto a tutti gli altri governi del mondo». Franceschini ribadisce che «continuerò a dire che noi aspettiamo che il prima possibile arrivi di nuovo un luogo unitario del sindacato e che prevalga ciò che unisce piuttosto che ciò che divide». Infine, il leader Pd precisa che domani «non ci sarà una delegazione ufficiale del Pd o un’adesione formale, che non ci sono state richieste, ma ci saranno molti parlamentari del Pd, come me, che condividono il taglio della manifestazione che chiede misure al governo, senza entrare nel merito delle divisioni sindacali sul modello contrattuale che sono oggetto di posizioni diverse tra i sindacati e che rientrano nella loro dialettica. Mai porremo argomenti per mettere i sindacati l’uno contro l’altro».

    Corriere.it, 3 aprile 2009

  3. Redazione dice

    Cgil/ Pezzotta: Epifani fa bene a manifestare
    Iniziativa sindacale e non politica come Cofferati nel 2002

    Savino Pezzotta, ex leader della Cisl e oggi deputato dell’Udc condivide la manifestazione indetta dalla Cgil per sabato prossimo a Roma e ne sottolinea le differenze rispetto a quella promossa da Sergio Cofferati nel 2002. “Credo che andrà bene perchè la Cgil interpreta e rappresenta una parte del mondo del lavoro e perchè non bisogna mai augurarsi che una manifestazione sindacale vada male”, dice in un’intervista al Corriere della sera.

    Pezzotta distingue quindi dalla manifestazione del 2002: “Allora non c’era una crisi economica come adesso – spiega – quella fu chiaramente una manifestazione politica” e a suo avviso “è indubbio che il governo non abbia dato una risposta adeguata alla crisi che investe il mondo del lavoro e che non abbia una politica di sviluppo”. L’ex leader sindacale avverte però la gravità di una spaccatura tra i sindacati: “in una situazione di crisi il sindacato dovrebbe presentarsi unito davanti ai lavoratori perchè su questo verrà giudicato. Purtroppo il governo anzichè favorire l’unità come fattore di coesione sociale ha favorito le divisioni”.

    Apcom, 3 aprile 2009

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