Giorno: 27 aprile 2009

Più forti in Europa, più forti contro la crisi

Franceschini conclude il viaggio di Un treno per l”Europa e invita Berlusconi a promettere di “non cambiare mai più la Costituzione a colpi di maggioranza” “Bisogna ricordare l’importanza di questo voto, l’importanza del Parlamento Europeo”. Dario Franceschini si rivolge ai 400 ragazzi del Treno per l’Europa, e alle centinaia di persone riunite nella Scuola Grande di San Giovanni Evangelista di Venezia, con un invito: ricordare a tutti che grazie all’Europa, a un’Europa più forte, è possibile uscire dalla crisi. UE. “Spesso, si teme di caratterizzare il nostro partito in senso troppo ‘europeista’ – dice Franceschini alla platea, in cui è presenta anche il sindaco di Venezia Massimo Cacciari – Invece io penso che dobbiamo avere il coraggio di impugnare il tema dell’Europa.” Cioè basta con l’idea che l’Unione Europea costituisca un limite o un ingombro. Si tratta, piuttosto, di “un’opportunità”. Il segretario del PD ne è convinto e ricorda come l’euro, nonostante le aspre critiche che gli sono state rivolte, abbia permesso all’Italia di evitare una situazione peggiore di quella che sta vivendo ora. Una …

“Se scompare la liberazione”, di Adriano Prosperi

E così scomparirà forse dal vocabolario delle feste nazionali la parola “Liberazione”. A partire dal 25 aprile 2009, da quella che sarà stata (forse) l´ultima Festa della Liberazione, la sostituirà un´altra parola, solo in apparenza simile: “Libertà”. Un mutamento che sembra del tutto naturale, di fatto già avvenuto, come bere un bicchier d´acqua, come trovare la definizione adatta per riempire le caselle di un gioco di parole incrociate. Una piccolissima modifica, una roba da niente. Tanto piccola e innocua che questo mutamento di fatto è come se fosse già avvenuto. Del resto, l´accoglienza è stata benevola, perfino un po´ distratta. Una parola, nient´altro. I pochi, prevedibili dissensi sanno più di blando rimpianto per la dipartita di un vecchio amico di famiglia che di lotta per difendere valori non negoziabili. Nel consenso si avverte un respiro di sollievo, come quello a cui dà voce un editoriale sul Corriere della Sera di ieri. È – vi si legge – «una ferita che si chiude». C´era dunque una ferita: la parola “Liberazione” la teneva aperta, la parola “Libertà” …

“Date un obolo a Rita e ai poveri marziani”, di Mario Pirani

Nell´affettuoso saluto in onore di Rita Levi Montalcini, in occasione del suo centesimo genetliaco, il Presidente della Repubblica ha aggiunto nel finale una piccola frase, di cui a molti sarà sfuggita l´importanza. Giorgio Napolitano ha detto testualmente: «Cara amica, le auguriamo di tutto cuore successo per il suo progetto di ricerca, successo per le sue creature, la Fondazione Levi Montalcini e l´Ebri, un istituto al quale sono certo che i poteri pubblici, se necessario lo stesso Parlamento, non faranno mancare le risorse indispensabili per conseguire risultati importanti». È opportuno spiegare il retroscena dell´autorevole intervento. Esso si riferisce al fatto che l´Ebri, l´European Brain Reserche Institute, il centro di ricerche messo in piedi nel 2004, tra generali plausi e confortanti promesse, dalla Levi Montalcini è stato lasciato totalmente privo di mezzi per funzionare e rischia ogni giorno la chiusura. Eppure le premesse e i primi passi furono attraenti: alla base vi era l´idea di creare un piccolo fulcro di eccellenza di tipo europeo per gli studi sul cervello con tecniche biomolecolari e elettrofisiologiche e per portare …

“Immigrazione: drammi dei clandestini e la pietà che scompare”, di Ilvo Diamanti

Cambiano i tempi. Ma gli immigrati non si fermano. Nonostante governino forze politiche inflessibili e “cattive”: gli stranieri continuano ad arrivare. Da est e da sud. Per terra e soprattutto per mare. Con ogni mezzo. Barche, barchini, barconi e gommoni. Partono in tanti. Ogni giorno. Uomini, donne e bambini. E in molti non arrivano. Quel piccolo pezzo di mare che separa l’Africa dalla Sicilia è un cimitero dove giacciono un numero imprecisato di imbarcazioni e migliaia di persone. Gli stranieri continuano ad arrivare. Da est e da sud. Per terra e soprattutto per mare. Con ogni mezzo. Barche, barchini, barconi e gommoni. Partono in tanti. Ogni giorno. Uomini, donne e bambini. E in molti non arrivano. Quel piccolo pezzo di mare che separa l’Africa dalla Sicilia è un cimitero dove giacciono un numero imprecisato di imbarcazioni e migliaia di persone. Persone? Per definirle tali dovremmo “percepirle”. Invece non esistono. Sono “clandestini” quando si mettono in viaggio e quando riescono ad entrare nei paesi di destinazione. Ma anche quando vengono ammassati nei Cpa. Migranti perenni. Non …