attualità

“La trappola del 5 per mille”, di Chiara Saraceno

È davvero curioso che il ministro del Tesoro abbia proposto di destinare alla ricostruzione in Abruzzo i fondi del 5 per mille, ovvero fondi che per legge sono destinati ad altri soggetti: alle associazioni di volontariato, culturali e di ricerca (incluse le università) prescelte dai cittadini.

Giustamente si sono arrabbiate le diverse associazioni e istituzioni che sperano di ottenerne una parte e che già si lamentano dell’incredibile ritardo (di anni, non di mesi) con cui lo stato gira loro i denari a ciò destinati dai cittadini. Ma la proposta del ministro è tanto più impropria in quanto lo stato ha a disposizione i proventi dell’8 per mille per la quota destinata dai cittadini, appunto, allo stato. Questi fondi hanno i vincoli di destinazione precisi, anche se troppo spesso sono invece utilizzati in modo non trasparente e per finalità improprie. Tra le destinazioni esplicitamente ammesse vi è anche il fronteggiamento delle calamità naturali. Perciò ci si sarebbe aspettati dal ministro del Tesoro che promettesse solennemente che i proventi dell’8 per mille di quest’anno e/o dell’anno scorso, o anche solo una loro parte, saranno destinati alle zone terremotate dell’Abruzzo. Forse ciò avrebbe invogliato molti cittadini – la stragrande maggioranza – che solitamente non indicano la destinazione dell’8 per mille a farlo per questa volta, indicando appunto lo Stato come beneficiario.

Come mai allora il ministro non ha preso subito questo impegno, così ovvio e così efficace? Per capirlo occorre ricordare come funziona il meccanismo dell’8 per mille. I cittadini indicano a chi vogliono destinare la loro quota, tra lo Stato e le diverse chiese ammesse. L’intero ammontare dell’8 per mille – non solo la parte corrispondente all’insieme delle opzioni – viene poi ripartito in base alla distribuzione delle scelte. Avviene così che se sceglie, come avviene, solo il 40% dei contribuenti, ma il 90% di questi indica la Chiesa cattolica – il 90% di tutto l’8 per mille verrà destinato alla Chiesa cattolica, anche se si è pronunciato in questo senso solo il 35% di tutti i contribuenti. È un meccanismo molto diverso da quello del 5 per mille, ove, invece, non solo vi è un tetto massimo, ma l’ammontare finale è definito sulla base delle sole indicazioni esplicite. I fondi che la Chiesa cattolica ha, apprezzabilmente, deciso di stanziare a favore dell’Abruzzo (come quelli, qualche settimana fa, per le famiglie povere) non provengono dalle donazioni dei credenti, ma in larga misura dalle tasche di tutti i cittadini, che lo abbiano deciso loro o meno.

Vi è quindi una forte convenienza da parte del maggior destinatario di indicazioni esplicite – la Chiesa Cattolica – a che continui il comportamento di non scelta. Se appena lo Stato presentasse un piano credibile e di grande impatto per l’uso della sua quota, “rischierebbe” di attirare più scelte di quanto non sia stato implicitamente concordato come accettabile nel patto che ha fatto con la Chiesa Cattolica quando nel 1985 ha sostituito la vecchia congrua a sostegno del clero appunto con l’8 per mille. Fa parte di questo “patto” non solo la rinuncia dello Stato a qualsiasi forma di campagna perché i cittadini destinino a programmi pubblici di solidarietà la propria quota. Anche se questa potrebbe essere una scelta dignitosa e di civiltà, dato che la solidarietà pubblica dovrebbe essere data per scontata e parte dei diritti e doveri di cittadinanza. Fa parte di quel patto soprattutto la sistematica mancanza di informazioni sul meccanismo di raccolta e distribuzione dell’8 per mille. A oltre vent’anni dalla prima applicazione di questo istituto, molti contribuenti sono ancora convinti che, se non scelgono, il loro 8 per mille rimane nel monte complessivo dell’introito fiscale, senza essere redistribuito tra le chiese e lo Stato. E forse ritengono giustamente che sia ridondante indicare lo stato, dato che questi è per definizione il destinatario delle imposte. È bene che sappiano che non è così. E che chiedano che lo Stato, invece di dirottare scelte di destinazione effettive, eviti di imporre scelte a chi non le ha fatte. E soprattutto, che per una volta usi in modo appropriato, per gli scopi di legge, ovvero per la ricostruzione in Abruzzo, i fondi che, nonostante tutto, gli vengono destinati (l’8% circa delle scelte). Avrebbe sicuramente il consenso dei contribuenti. Sembra che, dopo le proteste, il ministro ci stia pensando. Speriamo prenda la decisione giusta. 

La Repubblica, 16 aprile 2009

3 Commenti

  1. Milva dice

    Faccio parte di una associazione di volontariato (ilcestodiciliege onlus) che si occupa di prevenzione del tumore al seno e di sostegno alle donne operate. La raccolta fondi per una associazione di volontariato è sempre stato uno dei punti cruciali, in quanto solo i soldi permettono di rispondere ai bisogni dei cittadini. Si consideri poi che molte associazioni di volontariato, ed il Cestodiciliege è una di queste, si sostituiscono allo Stato nella risposta ai bisogni dei cittadini. In un periodo di forte crisi come quello che staiamo attraversando i contributi privati sono sempre più contenuti. Il 5 per mille rappresenta per molte associazioni una importantissima fonte di raccolta. Capisco che siamo di fronte ad una emergenza nazionale, e sono disponibile a condividere i sacrifici, ma non accetto che non sia coinvolto anche il ben più consistente contributo dell’8 per mille. Davanti alle catastrofi una istituzione come la chiesa cattolica deve fare la sua parte. E noi faremo la nostra. Senza il 5 per mille molte associazioni non riusciranno a portare avanti un lavoro che nella maggior parte dei casi è fondamentale. Senza l’8 per mille la chiesa dovrà semplicemente dare fondo ai “risparmi”.

  2. Giovanna dice

    Concordo con tutto quello che dice Giovanni e aggiungo che ci sono Associazioni che ci contano sul 5 per mille e che, in caso contrario, non vedrebbero realizzati parte dei loro progetti. Credo che le Associazioni di volontariato dovrebbero intervenire presso il governo centrale e far sentire la loro voce perchè o si affrontano seriamente i problemi o si fanno i giochi con le tre carte proclamando interventi senza i fondi necessari.
    Pretendiamo più serietà e pretendiamo da questo governo che tanto blatera su come i cittadini possono aiutare i terremotati, che incominci lui a dare il buon esempio risparmiando sulle tornate elettorali accorpandole in un unico fine settimana.

  3. Giovanni Gargano dice

    Sebbene è condivisibile il principio di questa azione per le persone e il territorio Abruzzese, credo che si faccia molta fatica a condividere le modalità.
    Al Ministro Tremonti va dato atto dell’introduzione dello strumento 5 per mille che dal 2006 prende piede e si rivolge in origine al:
    *
    sostegno del volontariato, delle onlus, delle associazioni di promozione sociale e di altre fondazioni e associazioni riconosciute;
    *
    finanziamento della ricerca scientifica e delle università;
    *
    finanziamento della ricerca sanitaria.

    Oggi invece (finanziaria 2009) si rivolge a:
    #
    Le organizzazioni non lucrative di utilità sociale,le associazioni di promozione sociale, le associazioni riconosciute che operano nei settori di cui l’articolo 10, c. 1, lett a), del D.Lgs n.460 del 1997;
    #
    Gli enti di ricerca scientifica e universitaria;
    #
    Gli enti di ricerca sanitaria;
    #
    I comuni di residenza (sostegno alle attività sociali);
    #
    Le associazioni sportive dilettantistiche riconosciute ai fini sportivi dal CONI a norma di legge.

    Pertanto non sembra che vi sia la possibilità di poter utilizzare questo strumento per delle Emergenze! salvo ovviamente (in emergenza) cambiamenti.

    Esiste invece uno strumento, come bene evidenziato dall’articolo, poco conosciuto, che si chiama 8 per mille destinato allo Stato e alle diverse chiese presenti nel nostro paese………. Mi chiedo se questo non possa essere forse lo strumento più idoneo da utilizzare in quanto ogni singolo cittadino può destinare allo Stato (quindi alle proprie attività anche quelle emergenziali) questa quota senza andare a togliere fondi/risorse ad associazioni di volontariato?

    Vorrei anche aggiungere che è sbagliato il principio di utilizzo di questi fondi (5 per Mille) che non potranno essere utilizzati per l’emergenza, basti pensare che non sono ancora stati erogati i fondi del 5 per mille del 2006 alle associazioni che ne hanno diritto, pertanto il 5 per mille pro Abruzzo che sull’onda emotiva priverebbe al terzo settore di buona parte dei fondi disponibili potrebbero essere disponibili circa per il 2011/2012 quindi in piena fase (SI SPERA) di ricostruzione e forse (SPERIAMO) non estremamente necessari!!!

    Alzare il tetto massimo dei fondi 5 per mille non risolve il problema tutti sono sensibilizzati verso il problema ABRUZZO e di certo non firmano per l’Ass. PINCO PALLO che magari opera per una buona causa a favore dei cani abbandonati…..

    Speriamo in un dietro front del Ministro! Per tutti quei volontari che in una prox catastrofe o per la festa del proprio quartiere possano avere i fondi del 5 per mille per poter intervenire e continuare a difendere ogni buona causa a cui credono.

    La democrazia e la pluralità si vedono anche in questi momenti!!!

    Grazie

    Giovanni

I commenti sono chiusi.