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“L’editto praghese contro Annozero”, di Giuseppe Giulietti

“Non fatela lunga con Santoro, non accadrà nulla, questa volta Berlusconi non ripeterà l’errore dell’editto bulgaro…”, infatti questa volta l’editto è arrivato da Praga, appena qualche giorno fa il presidentissimo ci aveva fatto sapere che si era rotto le scatole e che, prima o poi, avrebbe preso gli opportuni provvedimenti contro i giornalisti. Per non lasciare spazio al dubbio aveva anche aggiunto che non avrebbe più tollerato che qualche parte del servizio pubblico si permettesse di “remargli contro”. Non chiamiamolo più, dunque, editto bulgaro, ma editto praghese. La località è cambiata, la sostanza no. I provvedimenti disciplinari sono arrivati, cartellino rosso per Vauro, cartellino giallo per gli altri. La prossima volta se non provvederanno ad auto imbavagliarsi arriverà l’espulsione anche per loro.

Il giudizio su quanto è accaduto lo lasciamo al consigliere della Rai Nino Rizzo Nervo, già direttore di Europa e della emittente La7,che ha descritto il misfatto con parole che non hanno bisogno di ulteriori commenti:

“Pensavo che in Rai fosse stato nominato un direttore generale e non un Grande Inquisitore”.
Così il consigliere del Cda Rai Nino Rizzo Nervo, che elenca:

“Il prof. Masi si è insediato a viale Mazzini il 6 aprile e in soli sette giorni lavorativi ha nell’ordine: messo sotto inchiesta Anno Zero, sospeso Vauro e inviato al giudizio del Comitato etico dell’azienda una puntata di Report che, a quanto sembra, non era piaciuta al ministro Tremonti. Torquemada sarebbe stato piuùcauto. Invito il direttore generale ad occuparsi piuttosto dell’azienda, di come reperire maggiori risorse in un anno di crisi, degli accordi scaduti e da rinnovare, dello sviluppo del digitale terrestre, di come affrontare le recenti decisioni dell’Agcom sulle frequenze, di predisporre tutti gli strumenti idonei per combattere l’evasione del canone e, soprattutto, di rileggersi la legge sui poteri e le competenze del direttore generale e del consiglio di amministrazione: è il consiglio ad esempio che è chiamato a svolgere ‘le funzioni di controllo e di garanzia circa il corretto adempimento delle finalità e degli obblighi del servizio pubblico radiotelevisivo'”. E tra le finalità di un servizio pubblico nel settore della comunicazione, ricorda Rizzo Nervo, “vi è sicuramente quella di difendere e di garantire il diritto principe di qualsiasi democrazia: la libertà di espressione. Spetta dunque solo al consiglio e a nessun altro organismo aziendale, singolo o collegiale, l’accertamento di eventuali violazioni degli indirizzi editoriali e invito pertanto la direzione generale a revocare qualsiasi decisione assunta per eccesso di potere infrangendo la normativa aziendale Se l’iniziativa contro Report mortifica chi crede nel ruolo positivo dell’informazione ed in particolare del giornalismo di inchiesta, quando è serio e documentato come è sempre stato quello della Gabanelli, la sospensione di Vauro non è solo grave ma sfiora purtroppo il senso del ridicolo perché rivela un allarmante deficit culturale. Suggerisco al prof. Masi di leggere un libretto di Moni Ovadia. “L’umorismo ebraico in otto lezioni e duecento storielle”. Scoprirà che la satira e l’ironia possono essere alimentate anche dalle situazioni più tragiche di dolore e di sofferenza”.

Vogliamo solo precisare che Rizzo Nervo è una persona pacatissima, non facile alle indignazioni a buon mercato e lontanissima da qualsiasi forma di estremismo, anche solo di tipo verbale.

Dalla sua nota ricaviamo anche un’altra notizia non meno inquietante: la Rai ha aperto una istruttoria anche a carico di Milena Gabanelli che avrebbe osato realizzare una inchiesta sulla social card, inchiesta che non sarebbe piaciuta al sensibilissimo ministro Tremonti.

Come era prevedibile non c’è solo un caso Santoro, ma qualcosa che riguarda direttamente l’Art21 della Costituzione. Berlusconi e i suoi fedelissimi intendono mettere alla porta chiunque non intenda piegare il capo o provvedere all’autoimbavagliamento.

Spiace constatare che qualcuno, anche nelle opposizioni e tra i giornalisti, finga di non vedere e di non capire. Per quanto ci riguarda non abbiamo intenzione alcuna di farci arruolare nelle fila dei sussurratori che manifestano il loro dissenso a mezza bocca, senza tralasciare qualche parola velenosa contro Vauro, contro Santoro, contro la Gabanelli, esattamente come facevano, tempo fa, nei confronti di Enzo Biagi e di Daniele Luttazzi.

L’associazione Articolo21, insieme con un gruppo di giuristi e avvocati, non solo si metterà a disposizione degli espulsi, ma promuoverà un osservatorio per seguire passo dopo passo quanto accadrà .

Nelle prossime ore consegneremo alla autorità istituzionali e di garanzia e alla commissione di vigilanza una raccolta completa delle minacce che Berlusconi, Dell’Utri, Gelli e altri signori hanno rivolto in questi ultimo mesi nei confronti di singoli giornalisti, autori di programmi.

Nell’ordine sono finiti nel mirino Santoro, Travaglio, Fabio Fazio, Carlo Lucarelli, la trasmissione Blob, Serena Dandini, le inchieste del Tg3, le conduttrici “dark” – per citare Dell’Utri – del medesimo Tg, Maurizio Crozza, Giovanni Floris e il programma Ballarò, Cominciamo Bene, questo per limitarci alla Rai. Da Mediaset è stato sbattuto fuori Enrico Mentana, le Iene non se la passano bene, mentre alcuni Tg privati manganellano gli avversari e sembrano diventati un bollettino di partito, anzi di una fazione.

Staremo a vedere se e quando nei confronti di questi autori e di queste trasmissioni si svilupperà una campagna di aggressione e di mobbing.

L’inizio va assolutamente in questa direzione, non abbiamo motivo per ritenere che il futuro possa essere migliore.
Chiunque finga di non vedere o di non sapere o è un idiota o sta cercando di guadagnarsi qualche piccola comparsata in tv, in cambio di un piatto di lenticchie.

Chi si crede furbo e già si frega le mani perché hanno tirato uno schiaffo all’insopportabile Santoro presto scoprirà che ben altre legnate stanno per arrivare e riguarderanno direttamente lo stato di diritto e il libero esercizio del diritto di cronaca.

Naturalmente, come sempre, e come cantava il grande De Andrè, quelli che si sentono già assolti, presto scopriranno di essere coinvolti.

Speriamo che lo scoprano prima che sia troppo tardi.

MicroMega, 16 aprile 2009

1 Commento

  1. patrizia dice

    Vi racconto, a proposito di censura, il siparietto televisivo a cui ho assistito mercoledì 15 aprile su La7.
    Tema della trasmissione “Terremoto e soldi”.
    Svolgimento: La “povera” Ilaria D’Amico chiede a Luigi Abete (presidente BNL) cosa intendessero fare le banche per quelle persone che avevano un mutuo ma non più la casa, oltre alla sospensione del pagamento fino a dicembre 2009.
    Il “buon” Abete risponde che il problema doveva accollarselo lo Stato perchè le banche sono imprese e non associazioni di beneficienza.
    Il “pessimo” Giorgio Cremaschi, segretario metalmeccanici della Cgil, si permette di rispondere, un pò piccato, che sì le banche sono imprese, ma sono anche le maggiori responsabili della colossale crisi economica mondiale.
    A questo punto, a difesa del “buon” Abete scende in campo Pierferdinando Casini urlando a Cremaschi, con la giugulare ormai in uscita dal collo, “lei è uno sciacallo, non siamo qui per parlare della crisi economica, se lei rimane e continua a parlare in questo modo io me ne vado, non rimango insieme a gente come lei!
    Commento: Cremaschi non mi è simpatico, ma ieri sera ha solo espresso un concetto condiviso forse addirittura da Tremonti.
    Alcuni terremotati abruzzesi hanno raccontato a qualche giornale (fazioso naturalmente) di aver ricevuto telefonate da solerti funzionari di banca che sollecitavano il pagamento della rata del mutuo della loro casa, che nel frattempo era crollata.
    Non dopo un mese, il giorno dopo il terremoto.
    Domanda: chi sono gli sciacalli?”

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