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"L´intelligenza elegante", di Antonio Tabucchi

Ci sono tante forme di intelligenza e tante maniere di esprimerla. Ieri, quando nel telefono, una voce amica mi ha comunicato dall´Italia la scomparsa di Elvira Sellerio, ho pensato alla sua intelligenza. È stata la prima cosa che mi è venuta in mente, e la maniera in cui essa si esprimeva. E ho pensato che l´intelligenza di Elvira si esprimeva attraverso l´eleganza. Non parlo di un fatto estetico quanto di un´essenza profonda, di quell´indole che partecipa della ragione e del sentire, dell´intelletto e del sentimento.
Conobbi Elvira nel 1983. Fu attraverso Paolo Mauri, al quale avevo mandato il dattiloscritto di Donna di Porto Pim. Avevo buttato giù un libretto che non sapevo a che genere appartenesse, era un “testo”, un diario di bordo quasi fantastico per raccontare quel che mi pareva, una cosa troppo “anomala”, o almeno troppo eccentrica per l´editoria di allora, e la “Biblioteca delle Silerchie” e Vittorio Sereni purtroppo non c´erano già più.
L´incontro avvenne a Pisa. La simpatia reciproca fu immediata, come la scintilla dell´amicizia a venire. Ricordo perfettamente l´argomento un po´ scherzoso della nostra prima conversazione: un ipotetico gemellaggio fra Pisa e la Scuola Siciliana. Perché mi ero ricordato che fu Federico II di Svevia che introdusse in Italia e in Europa lo zero. Ma chi lo fece in concreto alla sua corte fu un matematico pisano, Leonardo Fibonacci. Così chiesi a Elvira se potevo essere lo zero che completava il prossimo numero della sua giovane collana “La Memoria”, di cui avevo appena letto l´ultimo uscito, un Prosper Mérimée. Mi rispose che le spiaceva, ma il numero 70 era già in stampa, occupato da Montesquieu. Di fronte a tanto mi rassegnai volentieri a essere il numero 71.
L´amicizia è fatta soprattutto di complicità, perché in fondo, come ha scritto uno che se ne intendeva, è la complicità che rivela le affinità elettive. Di questa complicità mi pare un esempio significativo la scelta di una copertina, quell´immagine nel piccolo quadrato circondato dal blu che fa la bellezza della collana. Apparentemente è un fatto banale, ma non lo è. Era l´estate del 1984, credo, io non ero in Italia, doveva uscire Notturno Indiano. Elvira mi chiamò, mi chiese se avessi scelto un´immagine. La “quarta” l´aveva scritta Sciascia, che aveva ben capito lo smarrimento del protagonista di fronte all´universo impenetrabile dell´India. «In India fai talmente l´indiano che per la copertina avrei scelto una miniatura persiana».
Ora che ci penso e che sto ricordando quel nostro primo incontro, la Scuola Siciliana e la cultura di quell´antica civiltà mi sembrano gli elementi costitutivi, quasi genetici, dell´intelligenza di Elvira Sellerio. È la stessa civiltà elegante che in Italia introdusse la prima lirica, il sonetto e le matematiche, che rifiutò le crociate e promosse l´incontro fra le culture. Una civiltà che non è mai morta, nonostante la ferocia degli avversari, e che attraversando i secoli è arrivata fino a noi, con illustri esempi (ne cito solo alcuni, come Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Ignazio Buttitta, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Antonino Caponnetto, la Casa editrice che Elvira fondò con suo marito Enzo). Una civiltà, una cultura, un modo di essere e di porsi nella vita che certo non si è spenta e della quale Andrea Camilleri è un magnifico rappresentante. È la “nostra” (o almeno la mia) Scuola Siciliana, alla quale dobbiamo una persistenza della civiltà italiana nonostante la volgarità che ci sommerge, una nobiltà di spirito nella quale si rispecchia la parte migliore dell´Italia.
Con Elvira Sellerio ho pubblicato durante gli anni sei libri. Il settimo uscirà il prossimo gennaio affidato all´attenzione e alla bravura del suo continuatore, suo figlio Antonio.
“La Memoria”, questa splendida e già mitica piccola collana blu, senz´altro una delle più belle collane di narrativa che possa vantare l´editoria europea, è la migliore memoria tangibile che Elvira ci lascia. Ai figli Antonio e Olivia va il mio pensiero affettuoso. A Elvira, da questa sponda dell´Atlantico, la mia profonda nostalgia.

La Repubblica 04.08.10

2 Commenti

  1. La Redazione dice

    Cultura. Pd, Elvira Sellerio donna straordinaria che ha saputo costruire

    “Elvira Sellerio è stata una donna straordinaria che ha fatto grande il nostro Paese. Per questo le diciamo grazie, con quella gratitudine che si deve avere per quelle donne che non sono state sempre sotto i riflettori mediatici; donne che hanno guardato al sodo, che hanno saputo costruire”. Lo ha detto Emilia De Biasi, deputata Pd in commissione Cultura in un intervento nell’Aula di Montecitorio.

    “Era una donna straordinaria – ha proseguito De Biasi -: una donna elegante, importante e coraggiosa, perché fondare una casa editrice da donna, lavorare in questa casa editrice e farla crescere fino a darne la caratteristica di un evento culturale di respiro quantomeno europeo, non è cosa comune nella storia del nostro Paese. Si è sempre caratterizzata per un impegno culturale come impegno civile scevro da ogni caratteristica ideologica. Questo credo sia il tratto più bello e più importante di cui non possiamo che essere grati a Elvira Sellerio: una cultura che vive della sua autonomia, dell’autonomia dal potere politico, dal potere istituzionale, dal potere del mercato. Una donna straordinaria che noi qui ricordiamo con immenso affetto e gratitudine, che ha saputo anche cimentarsi con problemi istituzionali rilevanti quando ha accettato di fare parte del consiglio d’amministrazione della Rai in un’epoca che a noi sembra lontanissima ma che tanto lontana non è; ed è stato forse l’ultimo periodo di splendore del servizio pubblico radiotelevisivo”.

  2. Daniela dice

    Una donna veramente unica e quante come lei, per lo più invisibili e silenziose, rendono più “giusta” questa vita.
    Questo fatto del 2001 rende gloria alla sua personalità e al suo vivere.

    “Quando Elvira donò libri alle carceri” di Salvo Fallica

    Nel 2001 Elvira Sellerio decise di donare 69mila volumi alle biblioteche dei penitenziari italiani. Un gesto che esprime bene la sua filosofia. Così lo raccontò l’Unità il 20 ottobre 2001 nell’articolo che segue.
    « Tanti libri, tante vite», è questa una delle frasi più care ad Elvira Sellerio, che adesso ha deciso di regalare tante «vite» e tante «esperienze» ai carcerati italiani. Sono, infatti, sessantatremilanovecento i libri donati dalla casa editrice Sellerio che verranno distribuiti in tutte le biblioteche dei penitenziari italiani. Titoli che spaziano dalla letteratura alla poesia, dalla filosofia alla prosa, dai saggi di storiografia alla sociologia, titoli che hanno segnato la storia culturale italiana degli ultimi anni, ed altri testi minori, nei quali spesso si nascondono autentiche chicche intellettuali. A questa ricerca culturale, a questa scoperta di mondi e di dimensioni letterarie, filosofiche e scientifiche, potranno dedicarsi i detenuti dei penitenziari italiani. Ad aver avuto questa idea, è Elvira Sellerio, colei che assieme a Leonardo Sciascia ha fondato una casa editrice che è divenuta parte integrante della storia culturale del Sud e dell’Italia intera degli ultimi decenni. Una struttura editoriale che da Palermo testimonia la vicacità culturale della Sicilia e che negli ultimi anni ha la sua punta di diamante nei libri di Andrea Camilleri. L’autore che per la Sellerio ha pubblicato la serie incentrata sul celebre commissario Montalbano, e sempre per la casa editrice palermitana, ha pubblicato i romanzi storici, spesso sottovalutati da buona parte della critica italiana, in realtà i migliori lavori dell’autore agrigentino.

    Elvira Sellerio ieri mattina nel carcere palermitano dei Pagliarelli, dove resteranno 5000 degli oltre 63.000 volumi donati, ha presentato questa originale iniziativa. La donazione, tradotta in termini economici equivale ad un miliardo e mezzo. L’auspicio di Elvira Sellerio è che questa scelta culturale ed etica non resti isolata ed altri editori si ispirino a questa iniziativa. Elvira Sellerio nella presentazione di questa scelta editoriale ha spiegato di aver conosciuto le carceri italiane andando a trovare il suo amico Adriano Sofri, e ha potuto così conoscere la condizione esistenziale nella quale vivono i carcerati. Da questa esperienza è scaturita l’origine di questa iniziativa, proprio perché – sottolinea la Sellerio – «è nel libro, che è simbolo di libertà, che Sofri trova la forza per continuare la sua testimonianza». E chissà se Elvira Sellerio, pensando a Sofri, non avrà anche ricordato l’insegnamento di Sciascia: «manda in libreria i libri che presteresti agli amici».

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