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"Bravi e poco copioni Ecco gli studenti del liceo di domani", di Mario Baudino

La novità è importante: agli esami di terza si è copiato meno che un anno fa e i ragazzi non sono ignoranti come si pensa. E’ questa la fotografia della scuola che emerge dal rapporto Invalsi sulla prova che, per la terza volta, ha accompagnato gli studenti della scuola media all’appuntamento finale, entrando anche come elemento di valutazione per il voto. I risultati sono abbastanza confortanti, e i professori, questa volta, non hanno lasciato correre. Sono crollati quegli atteggiamenti «opportunistici» che sembravano una caratteristica della scuola italiana e tante polemiche hanno provocato, anche recentissime.

L’ente che certifica il livello di preparazione dei nostri ragazzi ha studiato ovviamente un campione dei risultati, molto rappresentativo perché si tratta di 25mila e 600 alunni su 585 mila, ma il panorama che ne risulta è considerato non solo attendibile: per una volta, è persino promettente. Resta il divario fra il Nord e il Sud, con il centro a metà strada, resta la considerazione che dove maggiore è l’ingiustizia sociale, e quindi la distanza fra ricchi e poveri, maggiore è la diseguaglianza dei risultati, da studente a studente e anche da scuola a scuola. Restano i problemi di sempre, però si intuiscono altri orizzonti. La scuola è forse meno malata di quanto si tenda a credere. In certi casi, anzi, sta benissimo. E, ripetiamolo perché fa piacere, i ragazzi sono meno somari di come li si dipinge: anche se poco più della metà, per esempio, hanno risposto bene nella prova italiano, basata su una pagina di Francesco Piccolo, a una delle domande che dovevano verificare la comprensione del testo.

L’Italiano
Bisognava decidere se nella frase «quell’anno il pomeriggio del 1° luglio passò invano, ero inquieto, continuavo ad andare dalla mia stanza al balcone», l’avverbio «invano» poteva essere sostituito con «angosciosamente», «faticosamente», «lentamente» o «inutilmente»; il 57,7% degli esaminandi ha tracciato senza esitare un segno sulla quarta casella, com’è ovvio. Ma forse a causa di un certo esistenzialismo adolescenziale, un 20% è andato dritto su «angosciosamente». E’ un piccolo esempio, che però sembra rappresentare la media generale: perché nel complesso gli studenti hanno risposto bene al 60% delle domande d’italiano, e anzi i risultati migliori si sono avuti nei quesiti di grammatica. Vale quel che già l’Invalsi aveva certificato nell’inchiesta sui liceali diffusa a giugno: la conoscenza della lingua dipende molto dall’ambiente sociale, dalla famiglia, alle frequentazioni. Quella della grammatica è strettamente connessa all’efficacia dell’insegnamento scolastico.

La matematica
Lo stesso avviene per la matematica (seconda prova): la quota di risposte corrette è più bassa (51%), ma se si decide di non formulare giudizi su questo livello medio, che potrebbe anche essere guardato con una certa severità, il risultato più interessante è che non ci sono grandi variazioni da scuola a scuola, e neanche da una regione all’altra. Va aggiunto che, curiosamente, i nostri figli vanno maluccio in geometria, e molto meglio ad esempio in settori come la misura, i dati e le previsioni.

Nord e Sud
Il divario rimane e conferma tutte le analisi precedenti. Le regioni meridionali sono sotto di cinque punti rispetto alla media nazionale, quelle del Nord la superano di quattro. Ci sono però molti Sud: Abruzzo, Molise, Basilicata e Sardegna non si allontanano dalla media nazionale, mentre Calabria, Campagna e Sicilia hanno risultati decisamente preoccupanti, con la Puglia a metà strada. Il Meridione ha una situazione frastagliata, a macchia di leopardo, e questo significa però che ci sono grandi possibilità di crescita; non è un sistema bloccato, forse non è neanche un sistema ma una situazione ancora confusa, che può evolversi. La Campania in un anno ha per esempio incrementato moltissimo i suoi risultati in matematica, mentre la Toscana ha perso punti. Le distanze aumentano invece per l’italiano: il Nord avanza, il Sud indietreggia, salvo Puglia e Abruzzo.

I voti
La prova nazionale dell’Invalsi è standardizzata, mentre ovviamente i voti dell’esame dipendono dai membri della commissione esaminatrici. Trasferita in decimi, «promuove» più della metà dei ragazzi, e un terzo con valutazioni eccellenti (da 8 a 10), ma ne «boccia» parecchi. Questo non significa che le commissioni siano state di manica larga, perché i criteri sono necessariamente diversi.
Il mondo della scuola (chissà, probabilmente anche a causa dello spauracchio Invalsi) si è impegnato a fondo, con risultati migliori di un anno fa, anche se non sono quantificabili, perché tutti questi punteggi fanno riferimento alla media nazionale che ne emerge, e non a prove precedenti. Il crollo dei «comportamenti opportunistici» è però la spia di una reazione forte: quest’anno non si sono fatti regali. Basta per mettere a tacere la polemica di un gruppo di presidi del Nord contro le «lodi facili» della maturità di quest’anno al Sud?
Difficile rispondere. Quel che è certo, spiegano all’Invalsi, è che in una situazione di grande diseguaglianza nei risultati, gli studenti bravi, sostenuti dai loro insegnanti, eccellono. E del resto, come prendere le misure a una lode?

La Stampa 05.08.10

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“Voti bassi ed errori di grammatica in crisi gli studenti di terza media”, di Caterina Pasolini

In moltissimi arrivano infatti all´esame di terza media con la grammatica che resta materia ostica e astrusa. La prova? Due volte su tre cadono in errore. E non è che le cose vadano molto meglio in geometria. Tanto che se il 21,6% all´esame nei test Invalsi si è portato a casa voti dall´otto al dieci, le insufficienze sono state ben il 36,7% e i sei il 21,6%.
A raccontare studenti in crisi e una scuola che spesso non riesce a insegnare le basi, sono i risultati della prova Invalsi di quest´anno che fotografa un paese a due velocità anche tra i banchi: con il nord dai risultati migliori ed un sud parcellizzato tra eccellenze e divari che si approfondiscono. Giunta alla terza edizione, l´Invalsi ha visto 585mila iscritti nelle 5900 scuole secondarie applicarsi alle prove di italiano e matematica messe a punto dall´Istituto nazionale valutazione del sistema educativo di istruzione.
Sul fronte matematico la quota di risposte giuste è stata del 51%, mentre la geometria ha trovato più impreparati e confusi gli studenti. Divisi nei risultati anche per genere e nazionalità: meglio le ragazze in italiano, due punti più dei maschi che però le superano con quasi lo stesso divario in matematica. Gli immigrati hanno test con otto punti in meno in italiano e cinque in matematica.
A leggere i risultati è però l´italiano che desta maggior preoccupazione. Se nel complesso gli studenti hanno risposto in modo corretto al 60% delle domande sulla comprensione del testo, la déblacle si è avuta nei quesiti di grammatica. Le risposte giuste qui sono infatti state desolatamente solo una su tre.
«Questo significa che lo studente trova maggiore difficoltà proprio nel rispondere a quesiti che sono sotto il diretto controllo della scuola e che meno dipendono dal contributo della famiglia, degli amici o dei media», commenta preoccupato il professor Pietro Cipollone presidente Invalsi.
Il paese che emerge dai test vede un nord omogeneo e tanti sud. Le regioni del nord, con una media di risposte di italiano corrette del 64,6 per cento hanno i risultati migliori del paese. Le regioni meridionali hanno un ritardo di nove punti rispetto al nord e di sei rispetto al centro. Ma il sud è un puzzle di mondi diversi: ci sono i regioni come Abruzzo (61,6), Molise (59,6), Basilicata e Sardegna (58,8) dove la quota di risposte corrette è superiore o pari alla media nazionale mentre altre come Calabria Campania e Sicilia restano indietro (50,4).

La Repubblica 05.08.10

1 Commento

  1. In questo documento (“Un sistema di misurazione degli apprendimenti per la valutazione delle scuole: finalità e aspetti metodologici” ) del dicembre scorso, possiamo leggere il senso del progetto:

    “A regime, le prove dovranno essere somministrate all’intera popolazione scolastica delle classi di riferimento”; verrà costituito un “ranking provinciale, regionale e nazionale rispetto a tutte le scuole o alle scuole dello stesso tipo, costruito sulla base della media o della mediana dei risultati dei rispettivi studenti”. I risultati alle prove verranno correlati sulla base della “predisposizione di un’Anagrafe Scolastica Nazionale che segua nel tempo tutti gli studenti consentendo di abbinare la loro performance alle caratteristiche delle scuole frequentate e degli insegnanti incontrati, nonché a dati di fonte amministrativa sulle caratteristiche demografiche ed economiche delle loro famiglie”. Ciò permetterà di “disegnare un sistema di incentivazione che premi i singoli operatori della scuola in funzione del conseguimento di obiettivi relativi agli studenti con i quali essi siano entrati direttamente in contatto” e parallelamente di agire su “a) Reclutamento e rimozione dei presidi sulla base della performance ottenuta. b) Reclutamento e rimozione degli insegnanti” fino in casi estremi “all’accorpamento o alla chiusura della scuola”.

    Chiaro?

    A parte che con la manovra finanziaria tutto ciò che concerne migliori retribuzioni agli insegnanti va a puttane (come non potrebbe essere diversamente con questo governo), si è impressionati dalla lucida dabbenaggine del progetto stesso – peraltro organizzato in un modo cervellotico e farraginoso -, che pretende (al costo di diversi milioni di euro ogni volta) di individuare standard didattici simili fra una scuola della Milano bene e un barcone di figli di disperati fuggiti da guerre e miseria. Prove uguali per tutti, insomma, e più soldi a quelli che possono vantare “risultati migliori” (per es, un congiuntivo al posto suo e non dove lo mette la signora Gelmini, che però è fuori concorso, avendone già vinto uno a Reggio Calabria come avvocato dopo averlo perso dalle parti sue, che pure hanno goduto negli anni di una sicura crescita del Pil grazie ai trasferimenti da una scuola all’altra (private) della stessa signora Gelmini una volta constatato (sempre la sfortunata signora) che il liceo statale era al di sopra della sua portata).

    La manovra, come detto, azzera tutto. In un certo senso, il suo autore, lo stesso guarda caso che comanda l’istruzione, il Tremonti che cercano di far passare per genio e che è solo un nemico dell’umanità e dell’intelligenza aveva previsto e preparato tutto: gli Invalsi diranno quanto somari siano gli insegnanti e l’opinione pubblica troverà che non poterli licenziare è un vero scandalo.

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