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"La Gelmini ci ha tolto il lavoro", di A.C.

Buonanotte ai suonatori, è proprio il caso di dirlo. Il ministro Gelmini ha pensato bene di togliere le ore di musica alle superiori, con la promessa di aprire i licei musicali. Ma la promessa non è stata mantenuta, e i docenti che insegnano quella materia, per di più assunti da anni, restano senza cattedra. E si ritrovano, da un anno all’altro, a fare i tappabuchi. Riccardo Rosetti è un docente di musica da 14 anni. Vive a Ravenna e insegna all’Istituto Alessandro da Imola. Ogni giorno andava a scuola travestito da facchino, con spartiti, stereo, vinili e cd sottobraccio, cercando di passare conoscenze e passione ai suoi alunni. Quest’anno, per colpa della riforma, è diventato un “sovranumerario” o un“perdente posto”. Uno di troppo, grazie ai tagli della Gelmini. «Un giorno ho letto i giornali e ho scoperto che il ministro toglieva la mia materia. Eppure gli alunni non sono calati e continuano a chiedere di fare musica». Poi legge che apriranno i licei musicali e fa un sospiro di sollievo. Ma di quel nuovo indirizzo non se ne fa più nulla. «L’hanno detto tardi – racconta – se no avrei potuto chiedere il trasferimento alle medie. Quando l’ho saputo non era più possibile chiederlo». Ieri Rosetti era in fila davanti all’ex Provveditorato, insieme ad altri 48 sovranumerari, per avere una nuova “utilizzazione”.Un termine burocratico che si traduce così: dal prossimo anno farà 8 ore nella sua scuola a Imola, 4 a Porretta e le restanti ore sarà a disposizione dell’Istituto imolese per tappare i buchi. «A 50 anni mi ritrovo a fare 4 ore di alternativa alla religione a Porretta, e vivo a Ravenna – spiega -. Non ho più un posto dopo anni di lavoro. Se un professore di matematica, ad esempio, sarà assente, toccherà a me sostituirlo tenendo la classe. Facendo cosa? Bella domanda, visto che hanno tolto anche l’auletta di musica ». Cosimo Caforio lavora nella scuola da più di 20 anni. Stessa materia e la musica non cambia. «La Gelmini fa la riforma e tac! La mia materia sparisce» afferma. Caforio lavora alle Laura Bassi, una scuola che ha la tradizione della musica, tanto che nei corridoi si trovano pianoforti e organi. E c’è anche una bella aula dove insegnarla, un vero e proprio laboratorio pieno di attrezzature. Il preside, Felice Signoretti, ha una grande attenzione per questa materia. Ma contro il ministro non si possono certo fare miracoli. «Da settembre avrò 15 ore in cui insegnerò linguaggi multimediali e didattica all’ascolto musicale alle classi terminali, quelle che hanno il vecchio piano didattico – dice – e3 ore a disposizione della scuola». Un altro tappabuchi, insomma. E il prossimo anno, quando le vecchie classi andranno ad esaurimento, non si sa cosa farà. «La soluzione potrebbe essere quella di usare l’autonomia scolastica per la musica» suggerisce. L’idea è quella di inserire la materia nell’offerta formativa extra-scolastica: un’attività in più che i ragazzi possono fare nel pomeriggio. «Ma ci saranno alunni disposti a fare più delle27ore di curriculum?» si chiede il prof.

L’Unità/Bologna 27.08.10

1 Commento

  1. Elena dice

    la lettura dell’articolo mi ha definitivamente chiarito come sia stato possibile che il Governo Belusconi abbia inferto alla scuola il più grande licenziamento di massa senza colpo ferire: grazie alla “inazione” dei docenti!
    come si fa ad affermare d9 apprendere con stupore, dai giornali, che musica sarebbe sparita?! E’ da luglio 2008 che sappiamo che il Governo avrebbe tagliato 8 miliardi alla scuola, pari a 132.000 posti di lavoro.
    I primi a “muoverci” e a protestare avremmo dovuto essere noi docenti, di ruolo e precari. Invece niente, abbiamo pensato – come dimostra il prof. Rosetti – che tanto i provvedimenti non ci avrebbero riguardato. Ed eccolo qui il risultato di essere stati “indifferenti”: blocco delle immissioni, soprannumerari, tagli agli organici.
    Spero solo che la lezione possa servire per il futuro.

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