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“Università, 68mila domande”, di Gianni Trovati

«Datemi una cattedra, e solleverò il mondo». Qui da noi il fascino della docenza continua a essere irresistibile, almeno a giudicare dai numeri che l’aspirazione all’insegnamento continua a produrre. Appena terminati i conteggi sui 321mila aspiranti insegnanti al concorsone della scuola, ecco spuntare 68mila domande per l’abilitazione nazionale, il «patentino» creato dalla riforma Gelmini per provare a superare le «concorsopoli» locali e fare in modo che le scelte dei singoli atenei siano costrette a pescare in un bacino di aspiranti professori certificato da un esame uguale per tutti.
Oltre al fascino dell’insegnamento, in realtà, a ingigantire le file degli aspiranti c’è anche il congelamento di un panorama che, anche nell’università, non vede tornate concorsuali di rilievo da almeno cinque anni (nella scuola gli anni di attesa sono addirittura 13). I meccanismi accademici e il fatto che l’abilitazione nazionale sia al debutto, due anni dopo la riforma che l’ha istituita, spiegano il resto: il numero delle persone intenzionate a entrare in gara è un po’ più basso e si attesta a circa 46mila persone, perché un singolo candidato può presentare più di una domanda per esempio per settori disciplinari affini. Molti dei candidati, poi, sono già inseriti nei ruoli accademici, e sono ad esempio ricercatori che puntano a un titolo da associato o associati che provano ad arrivare al gradino più alto della carriera, quello di ordinario. Secondo le stime dell’agenzia nazionale di Valutazione dell’università, che ha costruito la macchina per far partire l’abilitazione, ci sono però anche 15mila persone che non sono incasellate nella gerarchia accademica, e che oggi bussano alle porte: tra loro ci sono molti assegnisti o dottori di ricerca, ma non mancano i dipendenti di enti di ricerca esterni all’università e anche qualche «cervello in fuga» che prova ad aprirsi una strada per il rientro. Un fatto è certo, e lo testimonia direttamente il presidente dell’Agenzia, Sergio Fantoni: «I numeri – spiega – sono decisamente superiori alle attese», e da questo dato Fantoni fa discendere che «a questo punto mettere in discussione il sistema significherebbe andare contro a un’aspettativa amplissima. Anzi: arrivare al traguardo in tempo sarebbe già in sé un elemento importante della “rivoluzione” di cui abbiamo bisogno».
Già, perché le polemiche sono state le compagne abituali dell’abilitazione nazionale in tutte le tappe della sua nascita, e l’esito è ancora tutto da scrivere. A infiammare il mondo accademico e i suoi dintorni sono state prima di tutto le «mediane», cioè i livelli minimi della «produzione scientifica» da presentare sia per essere commissari sia per ambire all’abilitazione.
I grandi numeri in gioco confermano che le mediane non sono state troppo feroci nella preselezione (essendo applicate singolarmente a ogni area disciplinare, il loro livello dipende ovviamente dalla «quantità diffusa» di pubblicazioni in quel settore), ma tutte le modalità, e la scelta delle riviste da considerare «scientifiche» e quindi degne di ospitare lavori valutabili, sono state tempestate da critiche. I problemi maggiori si sono concentrati a giurisprudenza, dove addirittura in un primo momento si era pensato di non utilizzare il parametro delle riviste scientifiche. In realtà, l’elenco è stato poi stilato e giusto ieri sono state pubblicate anche queste mediane, ma su tutto pende il ricorso presentato dall’associazione dei costituzionalisti guidata dal presidente emerito della Consulta Valerio Onida. Il Tar Lazio ha messo in calendario la decisione per il 23 gennaio, e un’eventuale bocciatura infliggerebbe un colpo durissimo all’abilitazione nazionale proprio a un passo dal traguardo. Un’ipotesi, questa, che agita molti, anche al ministero, ma dall’Agenzia fanno mostra di ottimismo sostenendo che, non essendo spuntate sospensive finora, la strada potrebbe rivelarsi in discesa.
I NUMERI
68.000
Le domande
46.000
Le persone
15.000
Gli “esterni”
558
I «punti organico»
È il numero di domande presentate per concorrere all’abilitazione nazionale indispensabile per accedere ai ruoli di professori di prima e di seconda fascia.
È il numero di persone che hanno presentato la domanda di partecipazione all’abilitazione nazionale. È possibile infatti per gli interessati presentare più di una domanda, per esempio per quel che riguarda aree disciplinari fra di loro affini.
È la stima del numero di persone che hanno presentato domanda di partecipazione all’abilitazione nazionale senza essere già ricercatori di ruolo o associati che aspirano all’ordinariato. Possono essere, per esempio, assegnisti e dipendenti di enti di ricerca
Sono i punti organico disponibili nel 2012. I punti organico sono l’unità di misura del personale accademico (un ordinario vale 1, un associato 0,7, un ricercatore 0,5 e così via). Il numero mostra dunque che in quattro anni (la durata di validità dell’abilitazione) si possono assegnare tra i 2mila e i 4mila posti.
Il calendario
20 NOVEMBRE
È scaduto martedì scorso il termine entro cui i candidati dovevano presentare le domande di partecipazione alla prima tornata dell’abilitazione nazionale
10-15 DICEMBRE
Ultimazione delle procedure di estrazione dei componenti delle 190 commissioni d’esame. Sono già stati estratti in queste settimane i membri di circa 70 commissioni
10-15 GENNAIO
Una volta ultimate le commissioni, i candidati hanno tempo un mese per le eventuali ricusazioni delle commissioni formate dal ministero con l’estrazione a sorte dei membri
20-25 GENNAIO
Pubblicazione dei criteri di giudizio che saranno utilizzati dalle commissioni per la valutazione dei titoli e delle pubblicazioni presentate dai candidati all’abilitazione nazionale
27 GENNAIO
È la data ufficiale entro cui vanno attribuite le abilitazioni nazionali. La data necessita di una proroga perché non si saranno esauriti tutti i termini di legge per le diverse procedure
5-10 FEBBRAIO
Scade il termine (15 giorni dalla definizione dei criteri di giudizio) per l’eventuale ritiro delle candidature e si avvia l’esame di titoli e pubblicazioni presentate dai candidati
APRILE-MAGGIO
Entro due-tre mesi dall’avvio dell’esame dei titoli e delle pubblicazioni si dovrebbe completare l’attribuzione delle abilitazioni nazionali previste in questa prima tornata
Il Sole 24 Ore 24.11.12

1 Commento

  1. Mario Rossi dice

    Se il TAR del Lazio accettasse l’ impugnativa dei costituzionalisti, farebbe solamente ciò che farebbe qualunque Tribunale di qualunque Stato di diritto…l’ abilitazione nazionale é stata voluta dai poteri forti, ma non per questo un Tribunale dovrebbe chiudere gli occhi di fronte a vistosi profili di illegittimità. Se i profili di illegittimità denunciati da più giuristi dovessero essere riconosciuti dal TAR, gli aspiranti dovrebbero soltanto armarsi di un pò di pazienza e ripresentare la domanda dopo l’ emissione, da parte del MIUR, di un nuovo decreto che non contenga più le violazioni riscontri. Non si può, d’altra parte, escludere che, così come i concorsi locali davano luogo a “concorsopoli”, l’ abilitazione – dominata da Commissioni baronali con i rispettivi allievi – dia luogo ad “abilitazionopoli”…parleranno i fatti a posteriori.
    Altre due note, una nel merito dell’ abilitazione (prescindendo per un momento dalla fondatezza dell’intera costruzione), l’altra sui meccanismi di accesso.
    Nel merito dell’ abilitazione: poiché l’ ANVUR ha pubblicato la terza mediana per l’ area 12 (scienze giuridiche) soltanto DOPO la scadenza del termine per la presentazione delle domande, ingannando così coloro che non hanno presentato domanda ma la avrebbero presentata sulla base di tale mediana, sarebbe corretto – dopo la sentenza del TAR del Lazio, se questa non bocciasse l’ abilitazione – o RIAPRIRE i termini per tale area, magari per un breve periodo, per dar modo a chi superi la terza mediana di presentare domanda, oppure DICHIARARE la terza mediana dell’ Area 12 automaticamente VALIDA per la SECONDA tornata (così come, se il bando per la seconda tornata venisse emanato ad ottobre 2013, cioé subito dopo la conclusione delle procedure della prima, dovrebbero restare valide le altre mediane). Ciò, naturalmente, nel caso si continuasse ad usare la mediana come un parametro indicativo.
    Circa i meccanismi di accesso: mentre l’ abilitazione costituisce titolo necessario per la procedura selettiva ex Art. 18 (salvi i casi di equiparazione previsti in tale norma) e per la procedura valutativa ex Art. 24, commi 5 e 6, della legge 240/2010, sarebbe doveroso salvaguardare anche il canale alternativo riservato a particolari categorie di studiosi, cioé l’ istituto della chiamata diretta ex Art. 1, co. 9 legge 230/2005, almeno per non tradire il legittimo affidamento di quei ricercatori o docenti che – tornati dall’ estero in seguito ad un programma di rientro dei cervelli (spesso dopo aver già superato rigorose selezioni all’ estero ed avervi conquistato posizioni a tempo indeterminato) – affermano che non avrebbe assolutamente avuto senso, dal loro punto di vista, tornare in Italia se non fosse esistito l’ istituto della chiamata diretta. Se fra i candidati all’ abilitazione vi é qualche “cervello in fuga” che per la sua situazione personale ha ritenuto conveniente fare domanda, ciò non dovrebbe far dimenticare gli altri “cervelli in fuga” o anche “cervelli” rientrati dopo essere fuggiti ed attualmente dubbiosi circa una decisione di restare o meno, che ritengono valga la pena rientrare o restare in Italia soltanto se continuerà ad esistere un canale derogatorio come l’ istituto della chiamata diretta.
    D’ altra parte, l’ estensione dell’ istituto della chiamata diretta, anche per la posizione di associato, ai vincitori di programmi di finanziamento della ricerca, ex Art. 29 c. 7 della legge 240/2010 (per la posizione di associato, sono stati individuati programmi europei come “Idee” e “Cooperazione”), costituisce l’ unica innovazione introdotta da tale legge che trova un riscontro in quanto avviene nei sistemi più attrattivi per i numerosi ricercatori italiani in fuga: in Gran Bretagna, la vincita di un research grant determina spesso la promozione ad una posizione accademica superiore.

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