attualità, politica italiana

“Punto e non a capo”, di Massimo Gramellini

Se anche gli avvocati lo convincessero a seguire la strategia adottata dal soldato-talpa Manning – chiedere la grazia dopo un cambio di sesso – o se una fata Toghina particolarmente misericordiosa facesse sparire condanna e pene accessorie con un colpo di bacchetta magica, il nodo scorsoio a cui si è impiccata la vita pubblica italiana non si scioglierebbe comunque. Una cucciolata di processi schiumanti aspettano al varco, dalle cene eleganti alla compravendita dei parlamentari.

Qualsiasi partito al mondo, persino nelle nazioni dove di partito ce n’è uno solo, riunirebbe i propri vertici per costringere il leader a farsi da parte. Capitò nella Dc di Forlani e nel Psi di Craxi, di cui Forza Italia si considera erede, ma succederebbe anche nella Dc tedesca e fra i conservatori inglesi, francesi, svedesi, neozelandesi. Qui invece no, perché il leader non è un capo ma un proprietario e i dirigenti sono in realtà dei dipendenti. Manca un Dino Grandi in grado di dirgli la banale verità: che il suo tempo in politica è finito. Che ha perso la partita e a batterlo non è stata la magistratura e tantomeno quei molluschi litigiosi del vecchio Pd, ma il fallimento delle sue promesse di panna montata: l’incapacità di fare riforme liberali, di ridurre le tasse, di tagliare la spesa, di snellire la giustizia contro cui si è limitato a inveire per tornaconto personale. In vent’anni l’uomo del popolo ha dimezzato i consensi elettorali. Ecco un’ottima ragione, in un partito normale, per indurlo a uscire di scena, salvando il centrodestra, il governo e anche l’Italia, che non ne può più.

La Stampa 23.08.13

2 Commenti

  1. franca52 dice

    Sempre grande e chiaro nell’analisi della situazione Gramellini,Bravo!

  2. Marcello Palattella dice

    E’ sempre un piacere leggerla; in poche righe lei ha tracciato la parabola politica di quest’uomo e il dramma di un Paese legato suo malgrado alle sue vicende. Su una cosa non sono d’accordo; il delinquente è più intelligente dei suoi servi, lo sa di essere finito, ma non può uscire di scena. Lo ha scritto anche lei ” Una cucciolata di processi schiumanti aspettano al varco, dalle cene eleganti alla compravendita dei parlamentari”; e chissà quant’altro, aggiungo io, infatti l’uomo delinque come respira (Montanelli mi perdoni). Non può passare la mano, non si fida neanche della figlia e allora deve rimanere lì a combattere, costi quel che costi, perché a lui dell’Italia e degli italiani, anche di quelli che l’hanno ancora incautamente votato, non frega nulla!

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