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“Classi di concorso, riforma sparita”, di Alessandra Ricciardi

Rivedere le classi di concorso per ridurle nel numero e farle corrispondere ad aree disciplinari più ampie, funzionali a una gestione più flessibile degli organici. Rivedere le classi di concorso anche per farle corrispondere alle cattedre attive nelle scuole, cioé alle materie insegnate ai ragazzi in base ai nuovi programmi, e a quelle di cui si ha effettivamente bisogno. A 5 anni dalla legge che le prevedeva (il decreto legge 112/20008), a supporto di una riduzione delle ore di lezione nella più ampia e cruenta riforma Tremonti-Gelmini, e dopo innumerevoli bozze di decreto (se ne contano almeno sei), delle nuove classi di concorso non se ne sa più nulla. Non se ne ha traccia neanche ai tavoli di confronto con i sindacati. Intanto si stanno avviando per migliaia di docenti precari nuovi percorsi di abilitazione riservati (i cosiddetti Pas) sulle vecchie classi. Con la conseguenza che potranno anche esserci insegnanti di nuova abilitazione in stenodattilografia e trattamento testi (A075 e A076), discipline in via di esaurimento e i cui docenti già di ruolo sono stati dirottati per esempio su informatica. E si segnalano anche sparute richieste di Pas per la classe di concorso di economia domestica. Il simbolo di un’altra Italia.

La mancata approvazione delle nuove classi di concorso sta creando difficoltà anche nella gestione quotidiana degli organici a livello territoriale, nella confluenza tra vecchie classi e nuove cattedre post riforma Gelmini. E numerosi sono i ricorsi da parte di chi si sente scavalcato rispetto alla propria graduatoria.

Francesco Profumo aveva provato, a pochi giorni dalla scadenza del mandato di ministro dell’istruzione, a firmare il decreto di riordino: per le scuole secondarie, il decreto prevedeva 56 classi di concorso, di cui 6 di nuova istituzione, al posto delle precedenti 122, a coprire l’intera area umanistica e scientifica. Altre 26 per gli insegnanti tecnico-pratici al posto delle 55 del decreto ministeriale del 1998. Una riduzione della frammentazione che rispondeva all’esigenza di una gestione più flessibile dei docenti su ambiti disciplinari più ampi, con risparmi a cascata anche sui corsi di formazione e i concorsi (più corsisti a percorso, meno commissioni ai concorsi). Un riordino complessivo insomma di ordinamenti e reclutamento che ha dovuto fare i conti con alcune incertezze dell’amministrazione e resistenze dei sindacati. «Non si fanno riforme di questo tipo quando ormai il governo è già a casa», tuonò la Flc-Cgil. A creare perplessità la fase transitoria, quella in cui convivono abilitati delle precedenti classi e delle nuove. Preoccupazioni soprattutto per i 170 mila docenti precari delle graduatorie a esaurimento: unificare le vecchie classi per dar vita alle nuove significa infatti anche unificare le graduatorie e gli organici. Con la conseguenza che magari un prof al terzo posto di una graduatoria finisca per diventare decimo dopo l’accorpamento. «In passato c’è stata una gestione confusa, ma la revisione delle classi di concorso per quanto ci riguarda va fatta», dice Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola, «garantendo la gradualità dell’attuazione per il personale in servizio sia per la stabilità dell’organico che per la professionalità». Predica cautela Francesco Scrima, segretario della Cisl scuola: «Visto che è stata fatta una riforma delle superiori che non è ancora giunta a conclusione, giacché manca l’ultimo anno, e che comunque ha già richiesto un forte adattamento, aspettiamo di vederne i risultati e poi valutiamo. Non abbiamo bisogno di approssimazioni, che produrrebbero solo ulteriore disorientamento nella scuola». Chiarisce Mimmo Pantaleo, numero uno della Flc-Cgil: «Non ci sono no ideologici da parte nostra, ma motivazioni di merito, per esempio siamo convinti che vadano ripristinati gli ambiti disciplinari, per consentire lo scambio dei docenti tra medie e superiori. Ma le classi di concorso vanno razionalizzate, ci sono classi ormai superate così come ne mancano altre di cui si ha estremo bisogno. Non si può pensare però di procedere con la mannaia».

Da ItaliaOggi 05.11.13

2 Commenti

  1. Beatrice Salami dice

    Sono un’insegnante di ruolo classe A047, sottolineo la vergogna e la frustrazione di vivere in un paese in cui non c’è mai niente di certo, in cui occorre saltare sul treno che passa perché il prossimo potrebbe non arrivare.
    E’ così difficile pianificare accorpamenti e Tfa? Non so se devo tentare il Tfa per la classe A049, quando mai uscirà, o attendere nuove su QUANDO e COME cambieranno le classi di concorso…
    E’ un’enorme vergogna che chi si trova nei posti decisionali non sia in grado di prendere le decisioni, vergogna, scandalo e danno enorme!!!!

  2. Premessa: noi laureati in “Scienze della Comunicazione” non abbiamo sindacati, portavoce, o addetti stampa, per cui siamo costretti a comunicare con i media e con le Istituzioni individualmente. Peraltro, essendo giornalista pubblicista, mi accollo l’onere di comunicare con i media.

    Sono state fatte tantissime riforme universitarie, tuttavia, la riforma delle nuove classi di insegnamento, riforma che avrebbe potuto migliorare la qualità della scuola italiana, rendendo “più tecnici” gli Istituti Tecnici, non è stata ancora fatta.Si è parlato tanto e a sproposito della laurea in “Scienze della Comunicazione”, nessuno ha detto, però, qual è il vero problema di tale laurea. Si, è vero non vi è un link fra università e lavoro, ma questo problema vale per tutte le lauree italiane, anche gli ingegneri spesso non studiano “Autocad” durante il loro percorso accademico…Molti laureati in facoltà scientifiche, se non fosse per l’insegnamento, sarebbero disoccupati, parlo dei laureati in Scienze Biologiche, Matematica, Scienze Geologiche ecc…

    Esiste una materia “Teorie della Comunicazione”, obbligatoria in tutti gli Istituti Tecnici in Grafica e Comunicazione. Attualmente per insegnare “Teorie della Comunicazione” bisogna avere i requisiti per accedere alla classe di insegnamento 36/A “Filosofia, Psicologia e Scienze dell’Educazione”. Per potere accedere alla classe di insegnamento 36/A bisogna essere laureati in “Scienze della Formazione”.

    Detto questo, chi insegna attualmente “Teorie della Comunicazione”, probabilmente non conosce McLuhan, non sa cos’è la “Bullet Theory” e probabilmente non conosce neanche la differenza che c’è fra codice e messaggio. Insomma, si parla tanto di scarsità dell’offerta formativa, ma, nessun giornale ha approfondito tale problematica che inesorabilmente produrrà un deficit culturale e professionale senza precedenti. Chi esce dagli “Istituti in Grafica e Comunicazione”, in pratica, non avrà una formazione mirata.

    Va detto che i comunicatori, che hanno sostenuto nel loro percorso accademico diversi esami, teorici e pratici, inerenti la comunicazione, potrebbero garantire agli studenti di questi istituti un’istruzione decente e coerente col percorso scelto e, forse, anche
    un futuro lavorativo più roseo.

    Va ricordato che qualche anno fa si era parlato della creazione di nuove classi di concorso, si era parlato della classe di concorso “Teorie e Tecniche della Comunicazione” (classe A-58), alla quale potevano accedere esclusivamente i laureati in “Scienze della Comunicazione”. Ad oggi, nessuna riforma universitaria ha portato alla creazione di tali nuove classi di concorso, i giornali criticano spesso i politici, però, a questo tema, fondamentale per la formazione dei giovani e per il miglioramento dell’offerta formativa nessun giornale si è interessato.Detto questo se qualche mio collega giornalista volesse prendere spunto dal pezzo per scrivere un articolo sul tema ben venga, credo, infatti, che i giornali debbano dare spazio, non solo alle polemiche, ma anche alle proposte costruttive.

    Va detto anche che i sindacati sono contrari, per non si sa quale motivo, alla formazione di questa nuova classe di insegnamento. Su questa visione dei sindacati mi chiedo perché i gruppi parlamentari non abbiano ancora proposto un’interrogazione.

    E’ vergognoso che questo Paese anche nei punti nevralgici possa diventare ostaggio dei sindacati. I sindacati, avendo tolto dalla bozza delle nuove classi di insegnamento quello in “Teorie della Comunicazione”, stanno uccidendo la scuola e la formazione italiana. Detto ciò anche i sindacati, però, possono rivedere le loro tesi re-inserendo questa nuova classe di concorso nella bozza.

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