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«Ora raccontiamo la violenza sulle donne», di Claudia Voltattorni

La viceministra Guerra: il 90 per cento delle vittime non fa denuncia. «La violenza sulle donne non è una questione solo per donne». No. La violenza sulle donne «riguarda tutti». Chi la subisce. Chi la compie. Chi assiste. Prima, durante, dopo. «È da qui che bisogna partire se si vuole affrontare il problema: conoscere il fenomeno è il primo passo per combatterlo». E va fatto «con la partecipazione di tutti». Istituzioni, amministrazioni, associazioni, operatori sul campo, insegnanti, forze dell’ordine, avvocati, giudici, volontari: li ha messi tutti insieme attorno a un tavolo Maria Cecilia Guerra, viceministro del Lavoro con delega alle Pari Opportunità. «Lo stabilisce una legge, quella sul femminicidio», spiega quasi con modestia. Ma poi sorride: «Se si lavora insieme, si possono fare delle cose buone».
È con questo spirito che è partita la task force contro la violenza sulle donne. Apertura e collaborazione a tutti i livelli coordinata dalle Pari Opportunità per realizzare il «Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere», previsto dall’articolo 5 della legge sul femminicidio appena approvata. «Stavolta ci siamo», sorride la Guerra, appena tornata da Washington dove ha firmato per l’Italia la Convenzione di Belem (primo Paese Ue a farlo). E la sera del 25 novembre, Giornata per l’eliminazione della violenza sulle donne, invita tutti al Palazzo delle Esposizioni di Roma alla serata «Sii dolce con me, sii gentile», recital di poesie di Mariangela Gualtieri.
Parla di «una nuova consapevolezza del fenomeno» Cecilia Guerra: «Ci si è accorti che la violenza contro una donna si consuma tra le mura di casa più che fuori ed è commessa dal proprio partner o ex, più che da un soggetto esterno». Qualche dato arriva dal Sistema di indagine delle forze dell’ordine (Sdi) del ministero dell’Interno e dal database degli omicidi sempre del ministero: il 46,3% delle donne muore per mano del partner, il 35,6% di loro viene ucciso dall’uomo con cui ha vissuto, il 10,6% dall’uomo che ha lasciato. Sono aumentate le denunce di stupri, + 400% dal 1996 al 2012, però il sommerso rimane alto: il 90% delle donne che ha subito una violenza, non l’ha denunciata, un terzo di loro neanche ne ha mai parlato con qualcuno. «La violenza non è raccontata, è nascosta — riflette la Guerra — : vale sia per le donne, che tendono a sottovalutarla, sia per gli uomini che riescono a capire di essere stati violenti solo quando si confrontano con altri, lo vediamo nei centri per uomini maltrattanti. Se non sei in grado di identificare la violenza, non percepisci la sua escalation» .
Fondamentale formare e informare. Uno degli obbiettivi del Piano è questo: «La scuola per esempio: bisogna uscire dagli stereotipi di genere, educare i ragazzi alla relazione e impostare il rapporto maschio-femmina sul rispetto tra le persone e non su modelli precostituiti». È necessaria una sensibilizzazione di tutti, inclusi, si legge nell’articolo 5, «gli operatori dei settori dei media per la realizzazione di una comunicazione, anche commerciale, rispettosa della rappresentazione di genere, in particolare della figura femminile». Mi chiedo, dice la viceministro, «se a volte certe notizie sarebbe meglio darle con meno enfasi e particolari». La formazione è rivolta a tutti: da chi interviene nella fase di prevenzione (insegnanti), a chi partecipa alla fase di accoglienza delle vittime, forze dell’ordine, operatori sanitari e di giustizia, fino ai centri antiviolenza, «spesso ne sanno più di noi e perciò siamo noi a chiedere aiuto a loro».
I centri fanno parte delle cosiddette «best practice», i buoni esempi che già ci sono e che il Piano non dimentica, anzi: «Vogliamo costruire una rete integrata di risposta sul territorio per dare aiuto a chi subisce violenza, non solo a chi viene, ma andando a cercarla e per fare questo si devono mettere a frutto esperienze positive del territorio, tipo il Codice Rosa toscano, perché la donna sappia sempre a chi rivolgersi». L’articolo 5 bis prevede un intervento finanziario su centri e case rifugio «erogato non per progetti ma in base ad una mappatura Regione per Regione e nel 2014 distribuiremo 17 milioni in una sola tranche per dare un impulso forte». Ma il Piano pensa anche agli uomini, «la violenza sulle donne è un problema prevalentemente maschile, sono loro a maltrattare» sottolinea Guerra, e prevede perciò «azioni e metodologie coerenti per il recupero e l’accompagnamento dei soggetti responsabili di atti di violenza nelle relazioni affettivi»: «fondamentale sarà l’esperienza dei centri degli uomini maltrattanti».
Ecco, dice Guerra, perché tutto funzioni però «dobbiamo creare un sistema informativo integrato di tutte le fonti di cui già disponiamo: dati che riguardano la violenza che si è già manifestata, quindi dati raccolti da forze dell’ordine, centri antiviolenza, centri sanitari, Telefono Rosa». Ma bisogna anche cercare di prevenire la violenza prima che esploda: «un lavoro diverso, mesi, forse anni di impegno, la cosa importante è che dovrà essere davvero collegiale, solo così riusciremo a vincere».

Il Corriere della Sera 23.11.13