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Scuola, Pd a Gelmini, bene passo in dietro su Resistenza, ma resta figuraccia

“Prendiamo atto della resipiscenza, non è la prima volta, speriamo almeno che sia l’ultima che il governo si presti a queste figuracce. L’inchiesta lanciata ieri da Italia Oggi ha in ogni caso contribuito a mettere in risalto quanto le indicazioni nazionali per i licei non siano una banale elencazione di obiettivi di apprendimento quanto piuttosto il bagaglio culturale che i giovani cittadini devono possedere. La nostra democrazia affonda le radici nella resistenza e nell’antifascismo: è un dato storico che non può essere sottinteso”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni.

3 Commenti

  1. La Redazione dice

    Da Italia Oggi 1.04.10

    “A scuola la Storia fa Resistenza e la Gelmini fa un passo indietro”, di Alessandra Ricciardi
    Il caso del giorno

    Alla fine non ha resistito. E ha rimesso la Resistenza tra le tappe imprescindibili della storia del Novecento. «L’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana» è l’indicazione che, da ieri, giunge dal ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini, per i programmi di studio del V anno dei nuovi licei. La lotta partigiana, infatti, come rilevato in esclusiva da ItaliaOggi martedì scorso, non era più prevista. Erano citati il fascismo, la II guerra mondiale e poi direttamente l’Italia repubblicana, ma non l’antifascismo e la Liberazione. Che si trattasse di una semplice svista oppure di una semplificazione, come ha argomentato Max Bruschi, presidente della cabina di regia sui nuovi programmi, si correva il rischio «di mettere nel dimenticatoio la Resistenza, anello essenziale invece nel percorso verso l’Italia democratica» , dice a ItaliaOggi Massimo Rendina, presidente dell’Anpi di Roma, l’associazione dei partigiani. L’appello a salvaguardare i valori dell’antifascismo ha dato una scossa al Pd, a molte associazioni, sindacati, studenti, ma anche a esponenti del Pdl, tutti hanno chiesto a gran voce al ministro di correggere il tiro. «La nostra democrazia affonda le radici nella Resistenza, è un dato storico che non può essere sottinteso», diceva Manuela Ghizzoni capogruppo Pd in commissione istruzione. «Non può mancare un riferimento esplicito alla lotta di liberazione, che però va spiegata con le sue luci e ombre», aggiungeva il senatore Pdl, Giuseppe Valditara. Mentre la rete degli studenti ha lanciato una mobilitazione, dal 25 aprile al 2 giugno, per far emergere «lo strettissimo legame che c’è fra la Costituzione italiana e la lotta partigiana, legame che troppo spesso viene oscurato». Alla fine la Gelmini, pur continuando a negare una volontà censoria nell’omissione, ha deciso di reintrodurre espressamente la Resistenza, anche «per evitare una polemica da noi non voluta su un valore che è da tutti condiviso. Le indicazioni comunque sono state presentate, non a caso, in bozza, sul forum dell’Indire proprio per evidenziare eventuali criticità». Per nuove segnalazioni, c’è tempo fino al 22 aprile.

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    Dal Corriere della sera

    Licei, cambia il programma. Si studierà la Resistenza
    Il ministro Gelmini: evitata una disputa non voluta
    Scuola La correzione dopo le polemiche di partiti e associazioni

    ROMA — «L’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana»: il ministro Maria Stella Gelmini ha deciso di inserire nei programmi di Storia del quinto anno delle superiori l’esplicito riferimento alla lotta di Liberazione che mancava. Lo ha fatto, spiegano i suoi collaboratori, per evitare una disputa «non voluta», respingendo con forza le accuse, più o meno velate, di un tentativo censorio. Al ministero infatti si continua a sostenere che la polemica sollevata dall’opposizione sia «priva di fondamento» dal momento che lo studio del movimento partigiano è «implicito tanto nella trattazione della Seconda Guerra Mondiale, quanto in quella della costruzione dell’Italia repubblicana».

    Dopo la segnalazione della svista, anche da parte del Corriere della Sera, la Resistenza è entrata a far parte degli obiettivi specifici di apprendimento del quinto anno. «Tutto è bene quel che finisce bene!», è stato il commento del vice Presidente del Senato, Vannino Chiti (Pd). «Prendiamo atto della resipiscenza, non è la prima volta, speriamo almeno che sia l’ultima», così Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera. Il clima, però, non sembra ancora del tutto rasserenato. Per l’Anpi (Associazione nazionale partigiani) si tratta di «un’omissione pensata, riflettuta fino alla sua codificazione, essendo impossibile immaginare un atto dell’ignoranza». Alcune associazioni di studenti minacciano mobilitazioni e proteste nelle ricorrenze del 25 aprile e 2 giugno. I programmi ministeriali, non da oggi, sono oggetto di accesi contrasti. Nel 2004 il ministro dell’Istruzione Letizia Moratti venne accusato dalla comunità scientifica, compresa l’Accademia dei Lincei, di aver cancellato Darwin e le sue teorie dai programmi delle medie. L’esclusione della teoria dell’evoluzione rimbalzò dai titoli dei Tg alle prime pagine dei quotidiani. La Moratti nominò una commissione, presieduta dal Premio Nobel Rita Levi Montalcini, con l’incarico di redigere una proposta di integrazione. «Ma alla fine non se ne fece nulla – ricorda il professor Sergio Govi, della redazione di Tuttoscuola – . Ed anche Giuseppe Fioroni, il ministro successivo, allora dell’Ulivo, si è dimenticato di recuperare Darwin nelle sue indicazioni per medie». «Se uno si mette a cercare quello che non c’è – continua Govi – sicuramente troverà qualcosa: i programmi hanno sempre un carattere generale».

    Tant’è che al ministero i collaboratori della Gelmini non hanno avuto difficoltà a documentare che sulla Resistenza di dimenticanze ce ne sono state diverse. «Le “indicazioni nazionali” del ministro Moratti per le medie – ricordano – proponevano come obiettivi di apprendimento la Seconda Guerra Mondiale, la nascita della Repubblica italiana, la società del benessere e la crisi degli anni Settanta, il crollo del comunismo nei Paesi dell’Est, l’integrazione europea. Mentre “le indicazioni per il curriculum” per le medie promulgate dal ministro Fioroni non facevano alcuna menzione specifica della Resistenza, neppure nella premessa». Una svista forse meno grave trattandosi di scuole medie, ma sempre una svista.

  2. Manuela Ghizzoni dice

    Gentile prof. Bruschi,
    naturalmente io non ho dato del ‘fascista’ a nessuno. E me ne guardo bene. Anche perché per me resta ancora un’offesa e una connotato di cui vergognarsi (nonostante qualcuno pensi che si possa essere orgogliosi di un passato militante di questo tipo). Ho sottolineato un’omissione che a me pare piuttosto grave. Peraltro evidentemente non solo alla sottoscritta, visto il risalto che ha avuto il caso (e per fortuna). Prendo perciò atto, e non posso che compiacermi di ciò, dell’inserimento del riferimento esplicito alla Resistenza e all’antifascismo, perché continuo a ritenere che la nostra democrazia affondi le radici nella Resistenza e nell’antifascismo e che questo sia un dato storico che non può essere sottinteso, soprattutto in tempi come questi, quando si tende a fare una marmellata indistinta della nostra storia recente, senza distinguere (mettendo anche in evidenza eventuali luci e ombre) da che parte stavano i vizi e da che parte le virtù. Come ho avuto modo di scrivere in un altro commento, il richiamo esplicito alla Resistenza e all’antifascismo non è solo un richiamo a fenomeni storici, ma anche ai momenti fondanti della nostra storia democratica. Perché la democrazia in Italia non è sbocciata dal nulla (e sono certa che il team di studiosi che collabora con lei ne sia altrettanto consapevole). È grave l’assenza di riferimenti precisi a questi fenomeni non solo per la rilevanza storica della Resistenza e dell’antifascismo, ma perché quella storia è portatrice di valori e ideali preziosi e certamente utili per consentire ai ragazzi di interpretare in modo critico e comprendere meglio tutti gli altri nodi storici che avete citato nelle indicazioni ministeriali, nonché per diventare cittadini consapevoli del valore della democrazia.
    Manuela Ghizzoni

  3. Max Bruschi dice

    Gentile onorevole Ghizzoni, le Indicazioni di storia sono nate da un confronto, su una bozza iniziale, che ha coinvolto moltissimi docenti (e alcuni noti storici) di tutte le provenienze culturali e politiche. Sono state portate, assieme alle altre indicazioni, al confronto con le associazioni del mondo della scuola, composte da lettori talmente attenti da segnalarci alcuni refusi, e sono state commentate da numerosi esperti, che si sono in particolare confrontati sullo spazio dato al Novecento.
    Nessuno ha sollevato il problema, considerando la Resistenza tema assolutamente necessario ed ovviamente implicito tanto nella trattazione della seconda guerra mondiale, quanto nella costruzione dell’Italia repubblicana. Del resto, neppure le indicazioni per il curricolo per il primo ciclo promulgate dal Ministro Fioroni facevano alcuna menzione specifica della Resistenza neppure nella premessa (“l’analisi del mondo contemporaneo reclama uno spazio educativo preciso: le guerre mondiali, il fascismo, il comunismo, la liberaldemocrazia…”), ritenendola compresa nella seguente indicazione: “L’alunno… conosce i momenti fondamentali della Storia italiana, dalle forme di insediamento e di potere medioevali alla formazione dello stato unitario, alla formazione della Repubblica”. Dunque, nessun tentativo censorio, che sarebbe quantomeno stolto e appartenente a una cultura lontana anni luce da tutti coloro i quali si sono occupati, a vario titolo, delle Indicazioni. Del resto il forum, dove le indicazioni sono presentate, non a caso, in bozza, serve anche a evidenziare eventuali criticità. Proprio per questo motivo e per evitare che il dibattito si areni in una polemica non voluta, abbiamo dato spazio specifico negli Osa del quinto anno, rendendo esplicito il riferimento alla lotta di Liberazione: “L’Italia dal Fascismo alla Resistenza e le tappe di costruzione della democrazia repubblicana”.
    A questa nota ufficiale, aggiungo un altro inciso. La mia storia personale non è certo quella di un “censore” (come è facilmente verificabile e come può chiedere anche ad alcuni dei suoi collaboratori), né lo è la storia personale di tutti i coloro i quali fanno parte dei gruppi di lavoro da me coordinati. A meno di non voler dare del “fascista” a Luca Serianni o a Nicola Vittorio, a Elio Franzini o a Paolo Ferratini, a Sergio Belardinelli o all’Accademia della Crusca…

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