Giorno: 21 marzo 2010

No alle mafie, 150mila in piazza "La politica si impegni di più", di Oriana Liso

La manifestazione di Libera. Don Ciotti: “Più rispetto delle regole da parte di tutti”. In novanta si sono alternati ai microfoni sul palco, davanti a una piazza Duomo pienissima e colorata. A turno hanno scandito più di 900 nomi, quelli delle vittime di tutte le mafie. Dopo quindici anni la giornata organizzata da “Libera” e dal suo fondatore don Luigi Ciotti approda a Milano, e porta nelle vie della città 150mila persone – tanti, tantissimi i ragazzi – arrivate da tutta Italia. Tra di loro, cinquecento parenti di persone morte ammazzate da Cosa nostra, dalla camorra, dalla ‘Ndrangheta – e c´era anche il figlio della giornalista russa Anna Politkovskaja – con le foto stampate su manifesti e magliette, per non dimenticare i loro cari e per chiedere alla politica e alla giustizia di andare avanti. “Ricordate i morti, ma ricordateli vivi”, c´era scritto sulle magliette di alcuni ragazzi. E proprio in una manifestazione senza bandiere di partito, ma dove tante sono state le presenze di politici – del centrosinistra, quasi del tutto assente la maggioranza …

Questo Governo riduce le risorse per la scuola pubblica due volte: prima coi tagli e poi mettendo le mani nelle tasche delle famiglie

L’On. Manuela Ghizzoni, capogruppo in Commissione Istruzione del PD, interviene con un’interrogazione parlamentare sui contributi ‘volontari’ e i tagli alla scuola: “I cosiddetti contributi volontari sono ormai diventati balzelli quotidiani per supplire alle carenze dello Stato”. “Come hanno spiegato i genitori degli studenti nel corso della manifestazione di sabato” – afferma la parlamentare Manuela Ghizzoni – “la scuola rischia di andare a rotoli. Oltre ai tagli forsennati del Governo, le famiglie, con i loro contributi volontari, pagano perfino le supplenze, sostituendosi di fatto allo Stato”. “Su questo aspetto in particolare, ho presentato un’interrogazione in Parlamento – sottolinea la capogruppo del PD in commissione Istruzione – perché da alcuni episodi a livello nazionale emerge come vi sia l’intenzione di scaricare sulle famiglie una parte consistente delle spese riguardanti il salario accessorio dei docenti e del personale e le stesse supplenze brevi”. “Tale situazione, che si protrae ormai nel tempo, determina una gravissima difficoltà nell’ordinario funzionamento delle scuole – ha proseguito l’On. Ghizzoni – costringendole a dover far ricorso al finanziamento volontario delle famiglie per poter affrontare …

«Il colore della democrazia», di Barbara Spinelli

L’8 marzo scorso, forse per rassicurare gli italiani, il Presidente della Repubblica ha fatto alcune considerazioni singolari, sul coraggio e la politica. Ha detto che «in un contesto degradato, di diffusa illegalità, essere ragazzi e ragazze perbene richiede talvolta sacrifici e coraggio»: in questi casi estremi sì, «è bello che ci sia» questa virtù. Ma in una democrazia rispettabile come la nostra, «per essere buoni cittadini non si deve esercitare nessun atto di coraggio». Profonda è infatti negli italiani «la condivisione di quel patrimonio di valori e principi che si racchiude nella Costituzione». Legge e senso dello Stato sono nostre doti naturali: il che esclude il degrado della legalità. I toni bassi sono lo spartito di sì armoniosa disposizione. Il fatto è che non siamo in una democrazia rispettabile, e forse il Presidente pecca di ottimismo non solo sull’Italia ma in genere sullo stato di salute delle democrazie. Certo, non s’erge un totalitarismo sterminatore. Ma Napolitano avrà forse visto il terribile esperimento mostrato alla televisione francese, qualche giorno fa. Il documentario si intitola Il Gioco …

«Cattedre vuote, lo sciopero dei ricercatori. Contrari alla riforma degli atenei. "Solo studi, non insegneremo più"», di Ottavia Giustetti e Laura Montanari

Centinaia di ricercatori minacciano di non salire in cattedra dal prossimo anno: se così fosse rischiano di restare scoperti molti corsi universitari. Da Torino a Bari e in un´altra decina di città si fa strada una nuova protesta: lo sciopero bianco della didattica. Contro il disegno di legge Gelmini di riforma dell´università sono i più giovani, cioè i ricercatori, a mobilitarsi minacciando la “serrata”. Sono quei docenti che per poco più di mille euro al mese coprono quasi la metà dei corsi di laurea in tutti gli atenei. La minaccia è scritta nero su bianco, approvata dalle assemblee di diverse facoltà: «Smetteremo di insegnare dal prossimo anno accademico, non prenderemo parte alle commissioni di laurea o alle sedute degli organi collegiali, ci limiteremo a fare ricerca come indica il nostro contratto finché il governo non ritirerà la legge». Dalla Federico II di Napoli, dove la contestazione è partita a fine di dicembre e dove i ricercatori hanno già smesso di insegnare da gennaio, hanno risposto all´appello, facoltà dopo facoltà, anche Torino, Genova, Firenze, Pisa, Siena, …