Mese: maggio 2013

"Salvate il soldato Beppe (ma da se stesso)", di Francesco Merlo

Grillo, nonostante le tue canagliate, io vorrei che tu, Renzi ed io…”. Ancora potrebbe, questa prima sconfitta di Beppe Grillo, mutarsi in valore civile. E forse solo un Epifani dantesco potrebbe aiutare Grillo a salvarsi dal Grillo impazzito che sproloquia persino contro Rodotà, che pure è stato il suo fiore di purezza, il suo Garibaldi o meglio il suo Mazzini, il suo alibi di nobiltà. Ha avuto la fortuna, Beppe Grillo, di subire un imperioso alt degli elettori quando ancora non tutto è perduto. Ha infatti il tempo di rivedere, correggere e ripensare anche il se stesso tramutato in canaglia. E il segretario del Pd, ora che non ne ha bisogno per sopravvivere, dovrebbe chiamare il furioso attaccabrighe al confronto diretto, senza il corteggiamento trafelato e penoso ai gregari che umiliò Bersani, ma lanciando un ponte di sinistra, un osservatorio, un blog a due piazze, una cosa (“ah, cosa sarà?, che fa muovere il vento”) che sia fatta di dibattiti serrati e anche di quegli sbeffeggiamenti (reciproci, però) che Grillo ha trasformato in scienza della …

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"Una proposta per fermare il femminicidio" di Simonetta Agnello Hornby

Nel 1909 la contessa Giulia Trigona, dama di corte della regina Elena, all’età di trentadue anni fu accoltellata e sgozzata dall’amante trentenne in una camera d’albergo accanto alla stazione Termini. L’omicida tentò poi di suicidarsi – con un’arma più nobile: una pistola, oggi esposta al Museo del crimine di Roma – e, dopo essere stato condannato all’ergastolo, nel 1942 meritò il perdono reale, su richiesta di Mussolini: morì sette anni dopo nel suo letto, accudito dalla domestica che aveva nel frattempo sposato. Per la notorietà e il rango dei personaggi coinvolti la notizia divenne di dominio pubblico come un fatto raro, invece la violenza c’era anche allora, e in tutti gli strati sociali. Tanta. Solo che la vergogna delle vittime e il desiderio della gente di non sapere la coprivano di un silenzio di perbenismo. Che io chiamo omertà. Ho incontrato la violenza domestica all’età di cinque anni. A Siculiana, guardavo dal balcone della cucina – insieme alle cameriere – un ubriacone che la sera tornava nel vicolo in cui viveva. I vicini lo aspettavano …

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"L’ultimo insulto, quello del Tg2", di Natalia Lombardo

Come è facile scivolare sulla vita di una donna e cucirle addosso il vestito di sempre, col marchio impresso dalla cultura maschile che, come riflesso condizionato, quasi giustifica la violenza sul corpo e nell’anima delle donne. Basta un legame, un «finché», per sottintendere l’eterna e introiettata colpa della donna «bellissima» e pure femminista condannata all’inevitabile quanto orrido stupro. Così, nel giorno in cui la Rai dedica la mattinata contro la violenza sulle donne, con tanto di presidente Tarantola e di spot, grazie all’approvazione in Parlamento della Convenzione di Istanbul, al Tg2 proprio una donna scivola in quella coazione a ripetere che anestetizza la coscienza. Nel servizio dell’edizione delle 13, Carola Carulli descrive Franca Rame come attrice, indissolubilmente legata a Dario Fo, col quale ha condiviso la vita e «l’utopia sessantottina», tra «satira e controinformazione feroce» (esiste una controinformazione soft?). Certo era «Una donna bellissima, Franca», racconta la giornalista, «amata e odiata. Chi la definiva un’attrice di talento che sapeva mettere in gioco la propria carriera teatrale per un ideale di militanza politica totalizzante» – ma …

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"Se ai ragazzi insegnamo la diseducazione civica", di Benedetto Vertecchi

Premetto che considero l’educazione civica un aspetto dell’attività delle scuole al quale sarebbe necessario rivolgere un’attenzione ben più ampia di quanto il più delle volte accada. Ma, proprio per questo, mi chiedo se le condizioni politiche e sociali in cui la scuola opera siano le più favorevoli a costituire uno sfondo di riferimento. Non si può ignorare, infatti, che l’educazione civica, anche più di quanto non avvenga per altri aspetti dell’educazione scolastica, rischia di produrre effetti controproducenti nel profilo di bambini e ragazzi se la proposta di cui è portatrice si presenta contraddittoria rispetto alla sua traduzione empirica, ovvero al modo in cui determinati principi sono concretamente attuati, o inattuati, nell’esperienza quotidiana. In breve, non si può continuare a dire a bambini e ragazzi che la Repubblica è fondata sul lavoro, se poi non ci si preoccupa di superare le angosciose incertezze che segnano la condizione di vita di milioni di lavoratori o di giovani in cerca di occupazione. Non si può spargere moralità sociale se si consente che una parte consistente del reddito sfugga …

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"L'Ilva di Taranto e le altre. Serve una regia pubblica", di Gianni Venturi*

A seguito delle ultime, clamorose iniziative giudiziarie, l’attenzione dell’opinione pubblica e del governo si è concentrata, in queste ore, sulle complicatissime vicende che hanno come epicentro lo stabilimento Ilva di Taranto e, intorno ad esso, il grande gruppo siderurgico di cui è proprietaria la famiglia Riva. Tuttavia non è possibile comprendere appieno implicazioni e conseguenze della vicenda Ilva se, andando oltre la cronaca politico-giudiziaria, non la si inserisce in uno specifico contesto industriale: quello del settore siderurgico nelle sue dinamiche europee e globali. L’11 giugno sarà reso noto, a Bruxelles, il Piano Ue per l’acciaio elaborato, in questi mesi, dalla Commissione e dal tavolo di alto livello presieduto da Antonio Tajani. Piano che deve confrontarsi con un fenomeno presente anche in altri settori industriali: un eccesso di capacità produttiva installata. Ebbene, se chiudesse l’Ilva di Taranto circa la metà di questa sovracapacità produttiva che pesa sugli impianti attivi nei Paesi dell’Unione sarebbe «tagliata»; almeno metà degli obiettivi di riduzione del Piano verrebbero raggiunti prima ancora della sua presentazione e tutti a carico del nostro Paese. …

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"Addio a Franca Rame, leonessa del teatro che regalò il coraggio alle donne", di Gad Lerner

La sera prima di morire Franca Rame aveva partecipato nel salotto di casa a una lettura collettiva di “Fuggita dal Senato”, il suo ultimo testo di denuncia della malapolitica che Dario Fo le chiedeva di recitare con lui in un teatro di Verona. Faticava, ma neanche concepivano che una come lei potesse non farcela. E ora, seduto su quello stesso divano, Dario si aggrappa all’ironia recitando il vecchio detto milanese: L’era inscì bela, ier! Bella, sì, era bellissima, di una bellezza femminile sensuale e prorompente che nessuna altra grande attrice aveva saputo contenere altrettanto nel talento artistico e nella dedizione generosa per gli altri, facendone una donna speciale. Moglie e madre, anche sul palcoscenico. Attrice, anche nella quotidianità. Dentro al viavai parossistico che sono state le sue case-accampamento, sempre aperte all’ospitalità incondizionata di noi ragazzi sbalestrati, teatranti poveri, militanti sovversivi, ex detenuti senza fissa dimora. Non so dove trovasse l’energia per sopravvivere là in mezzo, dirigendo il traffico con la sua voce roca sovrastante il casino. Era un continuo fare la rivoluzione, femminista e comunista, …

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"Più giovani e flessibili, ecco i nuovi laureati", di Federica Cavadini

L’ultima istantanea sul laureato italiano è in Rete ed è stata presentata ieri a Milano. Intanto. È più giovane: rispetto a dieci anni fa un paio d’anni in meno, il titolo arriva a 25, non più a 27. E meno frequentemente è un fuori corso. Gli studenti in regola con tempi ed esami, che erano una minoranza, appena uno su dieci, sono diventati il 40%. Queste le buone notizie. Il contesto è quello denunciato dal consiglio universitario nazionale nei mesi scorsi: poche immatricolazioni, fuga dagli atenei («mancano all’appello quasi sessantamila studenti», denunciò il Cun). «Oggi i diciannovenni che si immatricolano sono soltanto tre su dieci», è stata la premessa anche ieri, alla presentazione dell’Identikit dei laureati 2012, rapporto confezionato annualmente dal consorzio interuniversitario Almalaurea. Il messaggio. «Pensando ai 400 mila giovani e alle loro famiglie che stanno decidendo se continuare gli studi, vorremmo ribadire che con una formazione superiore si lavora meglio e di più: le opportunità per i laureati oggi, con la crisi, sono il 14% in più», ha detto Andrea Cammelli, direttore del …

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