Giorno: 12 maggio 2013

"Piazza contro i giudici, un vicepremier non può", di Michele Prospero

E’ del tutto incompatibile, per un Vice premier che per aggiunta occupa anche il dicastero degli interni, la presenza in una piazza che urla contro la magistratura. Anche se con il codice di procedura penale del 1989 il Viminale non ha più nelle mani il controllo della polizia giudiziaria, Alfano non può permettersi di manifestare contro l’operato di un legittimo potere dello Stato. La certezza del diritto nell’esperienza italiana (diverso è il caso di Francia o Spagna) è stata congiunta dal legislatore alla rigida sottrazione di ogni possibilità di condizionamento da parte del governo. L’esecutivo non può interferire nell’andamento del processo penale e intromettersi nella piega delle indagini svolte dalle toghe che possono districarsi in un regime di piena autonomia. La bestia nera della destra sinora erano stati i pubblici ministeri politicizzati di alcune procure calde. Adesso il grido di rivolta coinvolge tutta la magistratura, inquirente e giudicante. È la separazione dei poteri, come solido principio costituzionale, che in realtà viene aggredito. Le sentenze, in uno Stato di diritto, non possono essere oggetto di mobilitazioni …

"La paura, il dolore e i pavlov leghisti", di Michele Serra

A Milano un giovane uscito di senno aggredisce i passanti impugnando un piccone. Ne uccide uno, ne ferisce gravemente altri due. Il crimine è gratuito e orribile. L’uomo non è italiano. È un africano, non ha permesso di soggiorno, ha precedenti con la giustizia. È in Italia dal 2011, in attesa di risposta alla domanda di asilo. Vive – diciamo così – nelle smagliature di una rete giudiziaria e poliziesca che non è in grado (anche per i costi molto elevati) di espellere chi non ha diritto, ma neppure di legalizzare chi lo avrebbe. Nella rudimentale dialettica della politica italiana, niente è più prevedibile del riflesso pavloviano che l’evento scatena. Passano poche ore e la responsabilità di quel sangue viene scaricata addosso al ministro per l’integrazione del governo Letta, l’afroitaliana Cécile Kyenge: «Quei clandestini che il ministro dice di voler regolarizzare ammazzano la gente a picconate», dice il capo dei leghisti milanesi Matteo Salvini. Proprio così, dice. “Quei clandestini”, proprio quelli “che il ministro dice”, ammazzano la gente a picconate. È una volgarità e una …

"L’ombra del Caimano sul caos della sinistra", di Curzio Maltese

Cento anime e nessuna identità. Il dramma pirandelliano del Pd, il «caro defunto» lo chiama qualcuno, prosegue con toni e riti sempre meno comprensibili al comune cittadino. Anche ieri, nel giorno dell’elezione di Epifani, si sono fatti rubare la scena da Berlusconi, nel bene o nel male. Tumulti da prima pagina a Brescia, minuetti dal palco della Fiera di Roma. Nella lunga lista degli intervenuti, a rappresentare con tutele da manuale Cencelli tutte le correnti interne, non se n’è trovato uno capace di stare sul fatto del giorno. E magari dire con chiarezza che un condannato in appello per evasione fiscale dovrebbe dimettersi, insieme ai ministri manifestanti, invece di arringare le folle in piazza. Così, per dare un contentino ai poveri elettori. I quali, al solito, stanno da un’altra parte. Sono in piazza a Brescia, a contestare Berlusconi, l’innominato dell’assemblea Pd. Quello che i dirigenti del partito debbono fingere di considerare davvero uno statista, un alleato affidabile, una sponda per le riforme necessarie a rilanciare il Paese. Non un caimano che pensa ai troppi affari …

"Il punto di ripartenza", di Claudio Sardo

L’elezione di Guglielmo Epifani a segretario offre l’opportunità di runa ri-progettazione del PD. Di una ripartenza dopo il collasso. Di un confronto aperto sul futuro dopo le dra matiche divisioni e le rivolte nella base. È una chance, ma nulla è scontato in questa crisi italiana che mescola la sofferenza sociale con la paralisi del sistema politico. Epifani ha detto ieri giustamente che il declino economico porta sempre con sé una crisi anche morale. Per questo ha chiesto al Pd, da subito, di prepararsi a un congresso serio – fatto di idee e non solo di nomi – e al tempo stesso di assumere una responsabilità nei confronti del governo Letta. Sui temi concreti, sulla priorità del lavoro, sulle emergenze sociali, sulla scuola e la cultura, il Pd può e deve dire la sua. Deve incalzare l’esecutivo, dargli energia, trascinare le soluzioni. Sarà la cartina al tornasole del suo radicamento negli interessi e nei conflitti: condizione di esistenza in vita e di un legame con gli ideali e le passioni che animano il suo popolo. …

"L'esecutivo appena nato a Brescia rischia il crac", di Eugenio Scalfari

L’uscita in piazza di Silvio Berlusconi a Brescia per attaccare la magistratura e i giudici che l’hanno condannato in appello a pene severe, commisurate alle malefatte da lui ripetutamente commesse, si è svolta – e questo è l’aspetto politicamente più grave – con la presenza e la partecipazione di Angelino Alfano, vicepresidente del Consiglio e ministro dell’Interno, e dei ministri Gaetano Quagliariello (Riforme) e Maurizio Lupi (Trasporti e Infrastrutture). Enrico Letta, parlando nella mattinata di ieri all’assemblea del Pd, aveva già manifestato il suo dissenso dalla presenza di ministri del suo governo all’iniziativa di Berlusconi. Parleremo più dettagliatamente nel seguito di questo articolo delle conseguenze che quel che è accaduto a Brescia può avere, ma intanto ne segnaliamo la gravità e la necessità assoluta che mai pi ù si ripetano fatti analoghi. Fatta questa premessa che tra poco svilupperemo, seguiamo ora i fatti accaduti ieri e le loro implicazioni secondo l’ordine cronologico in cui si sono svolti. È la prima volta che un ex leader della Cgil diventa segretario del maggior partito della sinistra italiana …