Giorno: 26 maggio 2013

"La graduatoria dell’orrore. Le giovanissime più a rischio", di Anna Meldolesi

Se può esistere una graduatoria dell’orrore, l’uccisione della ragazza di Cosenza arriva a fondo scala. La giovane età della vittima e del presunto carnefice, la ferocia, l’inferno che inghiotte i sentimenti. Un femminicidio scolvolgente proprio perché tanto acerbo. Sarebbe di qualche sollievo pensare che chi uccide così sia un pazzo, che sia cresciuto in una famiglia violenta o abbia una storia criminale alle spalle. Sarebbe un modo per tracciare una linea netta tra noi e loro. Ma è davvero così? Un tempo i criminologi inquadravano i casi di femminicidio guardando alla provenienza sociale della vittima e concentrandosi sulla trasmissione intergenerazionale della violenza. Poi gli approcci psicanalitici hanno puntato i riflettori sulla donna, chiedendosi se chi resta vicino a un violento non lo faccia per masochismo. A cominciare dagli Anni ’70 il femminismo ha cambiato ancora una volta il quadro. Le donne abusate sono diventate le vittime «di uomini ordinari che agiscono in un contesto sociale di autorità e dominio maschile». Dove sta la verità? Il Murder in Britain Study è un’investigazione di 3 anni su …

"Vent'anni di omissioni dietro un dramma nazionale", di Goffredo Buccini

Gli americani, che sanno trasformare i guai in genere cinematografico, lo chiamano worst case scenario: il peggiore degli incubi possibili. Noi, nel nostro piccolo, lo stiamo sperimentando a Taranto. L’Ilva, asse portante della siderurgia nazionale e dunque dell’assetto industriale nostrano, da ieri è senza vertici. Dimissioni collettive, via anche un manager del livello di Enrico Bondi appena insediato per raddrizzare la barca. A rischio almeno 40 mila posti di lavoro, da domani la città dei Due Mari ricomincia a vivere tensioni che una recente sentenza della Consulta e la nascita di un pool di banche finanziatrici parevano avere allentato. E’ l’ultimo effetto del sequestro deciso dalla giudice Todisco contro la Riva Fire, la cassaforte di Emilio Riva e figli: otto miliardi e cento milioni di euro bloccati, cifra sconcertante (beni indispensabili per andare avanti, dicono in azienda preparando il ricorso). Soldi che sarebbero stati sottratti alle bonifiche ambientali e alla sicurezza degli impianti dal 1995 a oggi (cioè anche mentre i vertici Ilva dialogavano col governo Monti ottenendone deroghe e benefici). Certe morti in fabbrica, …

"L’ultimo atto dei teatri lirici", di Luca Dal Fra

Sono parecchie le grane che Massimo Bray ha trovato sulla sua scrivania di Ministro per i beni e le attività culturali: forse la più appassionante riguarda la musica nel nostro Paese. In tutto il mondo l’opera parla italiano, grazie a uno straordinario repertorio lasciatoci dai nostri compositori che sta conquistando sempre nuovo pubblico dall’Asia al Sudamerica all’Africa e perfino in Europa -, ma in Italia il melodramma vive la stagione più triste della sua storia, d’altronde insieme alla musica sinfonica e da camera vessate da iniqui e inutili provvedimenti varati dal Governo Monti. Se nei giorni scorsi hanno fatto scalpore i lavoratori delle librerie Feltrinelli che per evitare i licenziamenti abbiano scelto la cassa integrazione di solidarietà, non tutti sanno che la cosa avviene da anni nelle Fondazioni lirico-sinfoniche, i nostri maggiori teatri lirici. C’è poi la crisi endemica che attraversiamo, con oltre 10 anni di continui tagli agli investimenti pubblici del settore; su tutto pesa la Legge 100/2010, la cosiddetta riforma Bondi, che nei discorsi di quell’ineffabile ministro avrebbe dovuto «salvare la lirica» e …

"Il semipresidenzialismo vuol dire cambiare Costituzione", di Francesco Cundari

A leggere i giornali, si direbbe che sul modello francese nel partito democratico siano ormai tutti, o quasi tutti, d’accordo. Legge elettorale a doppio turno e semipresidenzialismo sarebbero dunque la risposta migliore al montare dell’antipolitica, l’unica davvero all’altezza della richiesta di rinnovamento che sale dal Paese. Curiosa conclusione, considerato che si tratta della proposta uscita quindici anni fa dalla famigerata bicamerale D’Alema. Addirittura surreale, se consideriamo come nella lunga serie di crisi istituzionali in cui la politica italiana si dibatte da almeno tre anni l’unico punto di riferimento certo, l’unica istituzione riuscita a conservare credibilità e capacità di svolgere il proprio ruolo, a detta di tutti, è proprio la presidenza della Repubblica. Vale a dire l’unica istituzione rimasta intatta in questi venti anni di continua torsione del sistema in nome di uno spirito del bipolarismo maggioritario del tutto estraneo al nostro dettato costituzionale. Molti autorevoli osservatori sostengono che l’emergenza di oggi sia salvare questo bipolarismo ed evitare il ritorno al proporzionale. Non c’è da sorprendersi: anche all’indomani del fallimento di Lehman Brothers molti autorevoli economisti …

"I nuovi conti dei partiti", di Ettore Livini

Uno per mille, meno soldi per tutti. Il finanziamento pubblico ai partiti – a vent’anni dal referendum – si prepara (forse) a celebrare davvero il suo funerale. E ad entrare nella terra incognita dei contributi privati. A dare la linea è stato il premier Enrico Letta: «I cittadini che lo desiderano potranno destinare alle formazioni politiche l’uno per mille dell’imposta sul reddito», ha annunciato. Le tecnicalità del provvedimento sono ancora da scrivere. Ma due cose paiono certe: la torta dei quattrini a disposizione rischia di ridursi drasticamente. E se passerà la linea — attualmente più gettonata — di donazioni dirette (con l’indicazione del gruppo destinatario nella dichiarazione dei redditi) la mappa delle entrate della “Politica Spa” rischia di essere ridisegnata. A tutto vantaggio dei partiti — come la Lega — radicati nelle aree più ricche e popolate del paese. Ecco come potrebbero cambiare le cose. RIMBORSI ADDIO I 159 milioni stanziati dopo le elezioni dello scorso febbraio (45,8 milioni al Pd, 42,7 ai 5 Stelle che non li accetteranno, 38 al Pdl) saranno il canto …

"La spinta delle città", di Claudio Sardo

Oggi e domani sono chiamati alle urne 7 milioni di italiani, un terzo dei quali cittadini romani. Le elezioni amministrative sono anzitutto la manifestazione di volontà di un comunità civica, finalizzata a costituire e indirizzare il proprio governo locale. Dimenticare questa priorità vuol dire negare valore alle autonomie, e spesso letture iperpoliticiste inducono a sbagliare le analisi oppure a strumentalizzare i risultati. Tuttavia un test così vasto e importante, a tre mesi da elezioni politiche concluse senza un vero vincitore, non potrà non avere anche una valenza generale. Sono palpabili la delusione, la sfiducia, la sofferenza che attraversano il corpo sociale del Paese – come hanno dimostrato venerdì le difficili piazze di Roma. È evidente la paralisi del nostro sistema politico. Ed è ancora più esplicita, più urgente la domanda di una svolta nell’azione di governo: a partire dal lavoro, dal rilancio della domanda interna, dall’ossigeno di cui hanno bisogno le imprese, dalla necessità di riequilibrio nel senso dell’uguaglianza. Sì, perché la disuguaglianza sta diventando uno dei fattori del declino nazionale. Il voto dei cittadini …