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Scuola, Coscia e Ghizzoni del Pd: non ci sono docenti per soddisfare richieste di 350 mila famiglie

“Le famiglie italiane bocciano categoricamente la riforma Gelmini, ma non vedranno soddisfatte le loro richieste”.
Lo dichiarano le deputate democratiche Maria Coscia e Manuela Ghizzoni commentando la risposta che il sottosegretario all’Istruzione Giuseppe Pizza ha dato ieri sera all’interpellanza del Gruppo del Pd sulle iscrizioni alle scuole elementari e medie.
“Quelli che sino a ieri erano dati ufficiosi – sottolineano le deputate – sono adesso stati confermati dal ministero: le circa 350 mila famiglie che hanno chiesto per i loro figli il modulo orario a 30 ore e il tempo pieno, non vedranno soddisfatte le loro richieste a causa dei tagli agli organici delle scuole voluti dal Governo.
Nella sua risposta di ieri – proseguono – il sottosegretario Pizza ha confermato che alle scuole verrà assegnato un organico di personale insegnante del tutto insufficiente per soddisfare queste richieste.
I conteggi sono stati infatti eseguiti calcolando una media di sole 27 ore settimanali e non le 30 ore necessarie per soddisfare le richiesta di circa 300.000 famiglie.
Per il tempo pieno, invece, verrà assicurato l’organico solo alle classi già istituite e non alle nuove classi necessarie per accogliere la domanda di circa 50.000 famiglie in più rispetto allo scorso anno. Insomma – concludono – il maestro unico si sta rivelando sempre più indigesto, solo il 3 per cento delle famiglie ha seguito le indicazioni del Governo, ma nonostante questo la Gelmini vuole propinarlo con forza agli italiani”.

Resoconto del 19.3.2009 dell’interpellanza sui “Dati definitivi sulle iscrizioni alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado e iniziative per soddisfare le richieste dei vari moduli orari avanzate dalle famiglie” presentata da Soru, Ghizzoni, Coscia ed altri deputati PD
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per sapere – premesso che:
nei giorni scorsi sono stati resi noti dal Ministro interpellato i dati sulle iscrizioni degli alunni alle prime classi della scuola primaria per il prossimo anno scolastico 2009/2010, relativi ad un campione di circa 900 scuole rappresentative e distribuite su tutto il territorio nazionale;
da tali dati risulta che solo il 3 per cento delle famiglie che hanno
iscritto i propri figli alla prima classe della scuola primaria ha scelto
l’orario settimanale di 24 ore con il maestro unico, solo il 7 per cento ha scelto l’orario di 27 ore, ben il 56 per cento ha scelto l’orario con i moduli a 30 ore e oltre il 34 per cento ha scelto il tempo pieno con l’orario di 40 ore;
i dati dimostrano che è stata bocciata dalla quasi totalità delle famiglie italiane la scelta del Governo del maestro unico. Infatti, il decreto-legge 1o settembre 2008, n. 137, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 ottobre 2008, n. 169, all’articolo 4, prevede che «le istituzioni scolastiche della scuola primaria costituiscono classi affidate ad un unico insegnante e funzionanti con orario di ventiquattro ore settimanali» e non il maestro unico di riferimento per tutte le tipologie di orario, come si ostina a dichiarare il Ministro interpellato;
in data 27 febbraio 2009, il Governo ha approvato, in attuazione
dell’articolo 64 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, i regolamenti relativi rispettivamente al primo ciclo dell’istruzione e alla rete scolastica;
i predetti regolamenti prevedono di attribuire alle scuole una dotazione organica di istituto in misura tale da garantire alle prime classi solo il personale corrispondente ad un orario settimanale medio di 27 ore settimanali;
è del tutto evidente che quanto previsto dai predetti regolamenti non si concilia con le richieste delle famiglie e che anzi impedisce di tener fede alle promesse più volte fatte dal Governo, non solo dal Ministro interpellato ma dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri, di esaudire tali richieste non solo nella misura garantita nell’anno scolastico in corso, ma anche e soprattutto di far fronte alle eventuali maggiori richieste per il tempo pieno, fino ad un incremento del 50 per cento della sua attuale consistenza;
non sono stati ancora resi noti dati, seppur parziali, relativi alle
iscrizioni alle prime classi della scuola secondaria di primo grado -:
se intenda riferire al Parlamento sui dati definitivi sulle iscrizioni alla
scuola primaria e alla scuola secondaria di 1o grado e sulle misure che intende attivare per soddisfare, come promesso, le richieste dei vari moduli orari avanzate dalle famiglie, con particolare riferimento alle 30 e alle 40 ore per  la scuola primaria e al tempo prolungato per la scuola secondaria di primo grado, e se non ritenga al tal fine di adottare iniziative per la modifica dei regolamenti approvati dal Consiglio dei ministri il 27 febbraio 2009.
(2-00336)
«Soro, Coscia, Ghizzoni, De Pasquale, De Torre, Pes, Tocci, Siragusa, Antonino Russo, Bachelet, De Biasi, Mazzarella, Rossa, Lolli, Nicolais, Ginefra, Levi, Picierno, Fluvi, Cesare Marini, Mogherini Rebesani, Scarpetti, Agostini, Melis, Marrocu, Tidei, Carella, Enzo Carra, Marco Carra, Lulli, Naccarato, Lanzillotta, Lovelli, Pedoto, Trappolino, Ria, Grassi, Binetti, Ventura, Bossa». (12 marzo 2009)

(Dati definitivi sulle iscrizioni alla scuola primaria e alla scuola
secondaria di primo grado e iniziative per soddisfare le richieste dei vari
moduli orari avanzate dalle famiglie – n. 2-00336)
PRESIDENTE. L’onorevole Coscia ha facoltà di illustrare l’interpellanza Soro n. 2-00336, concernente dati definitivi sulle iscrizioni alla scuola primaria e alla scuola secondaria di primo grado ed iniziative per soddisfare le richieste dei vari moduli orari avanzate dalle famiglie (Vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti), di cui è cofirmataria.
MARIA COSCIA. Signor Presidente, abbiamo presentato questa interpellanza urgente, perché tutti abbiamo letto le notizie di stampa, concernenti un campione di 900 scuole del territorio nazionale, annunciato dal Ministero, dal quale emerge che solo il 3 per cento delle famiglie italiane ha scelto l’indicazione del Governo, cioè quella del maestro unico e dell’orario a 24 ore. Inoltre, secondo dati più aggiornati, pubblicati questa mattina su un quotidiano, emergerebbe che, forse, il dato è ancora più negativo.
È, dunque, evidente che le famiglie italiane hanno bocciato il Governo e il Ministro Gelmini. Tuttavia, in questi giorni, ancora si tende a fare confusione su questo dato: si tende, cioè, a dire che non è vero che è stato bocciato il maestro unico, ma piuttosto, che vi è un problema solo in relazione all’orario. Non è così. Non è come dice il Ministro, perché, in realtà, la legge che ha voluto il Ministro, e che è stata imposta al Parlamento, abbina alle ventiquattro ore il maestro unico. Quindi, quando si afferma che il maestro unico sarebbe anche il cosiddetto maestro di riferimento per gli altri orari, è assolutamente una falsità.
Ma vi è qualcosa di ancora più grave. Mi fa piacere avere come interlocutore il sottosegretario Pizza; tuttavia, il Governo continua, in modo contraddittorio, ad andare avanti su questa linea.
Il 27 febbraio ha approvato i regolamenti, con i quali, nonostante gli impegni a suo tempo presi, si promettono alle scuole organici, mediamente, solo sulle 27 ore. Pertanto, ci chiediamo come sarà possibile soddisfare le richieste delle famiglie, come più volte si è impegnato a fare, addirittura, il Presidente Berlusconi (non solo il Ministro Gelmini), nel senso di aumentare il tempo pieno. Vi sono, quindi, gravi contraddizioni, che riemergono continuamente.
Quindi, chiediamo al Governo se, di fronte a questa bocciatura da parte delle famiglie italiane, non sia il caso di cambiare rotta e di modificare i regolamenti, per mantenere gli impegni che lo stesso Governo ha preso, nel senso di soddisfare le richieste delle famiglie. (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Giuseppe Pizza, ha facoltà di rispondere.
GIUSEPPE PIZZA, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca. Signor Presidente, la scelta del Governo, definita dalla legge n. 169 del 2008, dal piano programmatico applicativo dell’articolo 64 della legge n. 133 del 2008 e dallo schema di regolamento, recentemente approvato in seconda lettura, inerente la «Revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione» è stata non già, come reiteratamente affermato, quella di cancellare i quadri orari preesistenti, ma di aggiungere la possibilità per le famiglie di avere ulteriori possibilità di opzione a 24 ore.
Al riguardo, si conferma che, per l’anno scolastico 2009-2010, all’atto delle iscrizioni alla prima classe della scuola primaria, sono state offerte alle famiglie opzioni relative ai seguenti modelli orari settimanali: 24, 27, 30 e 40 ore (nei limiti dell’organico disponibile).
Il fatto che l’opzione a 24 ore sia stata indicata come scelta prioritaria da una percentuale limitata di famiglie non implica, di fatto, alcuna bocciatura della scelta del Governo.
Neppure si può affermare che le famiglie abbiano bocciato l’iniziativa del Governo rispetto all’abolizione del cosiddetto modulo, stante il fatto che su questo tema non era prevista alcuna opzione.
Nelle classi prime, con quadro orario a 24, 27 e 30 ore, infatti, il modello didattico è comunque quello del maestro unico, a seconda dei casi affiancato da insegnanti di religione cattolica e di inglese in possesso dei relativi titoli o requisiti. Nelle classi prime, con quadro orario a 40 ore, il cosiddetto tempo pieno, è stato altresì confermato il modello con due maestri eventualmente coadiuvati da insegnanti di religione cattolica o di inglese in possesso dei relativi titoli o requisiti.
Il modello a maestro unico, come previsto dal piano programmatico applicativo dell’articolo 64 della legge n. 133 del 2008, appare, rispetto al modulo, più funzionale all’innalzamento degli obiettivi di apprendimento, con particolare riguardo ai saperi di base, favorisce l’unitarietà dell’insegnamento soprattutto nelle classi iniziali, rappresenta un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente ed alunno, amplifica e valorizza la relazione tra scuola e famiglia.
Ne consegue che, dal punto di vista pedagogico e didattico, il modello del docente unico prevalente non impoverisce l’offerta formativa, anzi l’arricchisce. Non esiste Paese europeo che non adotti tale modello. Invece, il modulo articolato su due classi con tre docenti corrisponde ad una particolarità del sistema scolastico italiano che non ha sortito effetti positivi, considerato che il nostro Paese negli ultimi dieci anni nelle classifiche europee è passato dal terzo all’ottavo posto.
Per quanto concerne il tempo pieno, il Governo ha inteso confermare la positiva valutazione della sua efficacia e ha altresì previsto non solo la conferma per il prossimo anno scolastico del numero dei posti attivati per l’anno scolastico 2008-2009, ma l’attivazione di piani pluriennali sulla base di intese con le rappresentanze dei comuni, precedute da un accordo quadro con le autonomie locali in sede di Conferenza unificata, volti al potenziamento quantitativo e qualitativo del servizio del tempo pieno sul territorio, anche in questo caso, smentendo chi reiteratamente ne pronosticava, su basi documentali al Governo ignote, la cancellazione.
Le iscrizioni per il 2009-2010 si sono concluse il 28 febbraio. I relativi dati comunicati dalle scuole di ogni ordine e grado stanno affluendo al sistema informativo del Ministero. Al momento, si è in possesso dei soli dati relativi alla scuola primaria, ma trattasi di situazione ancora provvisoria, in quanto su richiesta di taluni uffici scolastici territoriali si è reso necessario riaprire le funzioni per consentire integrazioni ed aggiornamenti. L’acquisizione completa dei dati per la scuola primaria si avrà tra qualche giorno. È appena iniziato l’inoltro dei dati relativi alla scuola secondaria di primo grado. A conclusione di tale complessa e delicata operazione si disporrà di un quadro generale delle preferenze espresse dalle famiglie con riguardo alle possibili articolazioni di orario e si potrà riferire in maniera puntuale su tutta l’area della scolarità.
Ad ogni buon fine, per la scuola primaria i dati acquisiti al 12 marzo 2009 evidenziano una richiesta di tempo pieno per la prima classe da parte di 196.542 alunni e una richiesta relativa alle altre articolazioni orarie da parte di 309.602 alunni.
Per quanto concerne le dotazioni dell’organico di diritto, lo schema di regolamento relativo alla revisione dell’assetto ordinamentale della scuola all’infanzia e del primo ciclo di istruzione, già approvato in seconda lettura dal Consiglio dei Ministri, prevede che alle classi prime (non di tempo pieno) funzionanti dal prossimo anno scolastico 2009-2010 vengano assicurate le risorse per un tempo scuola pari a 27 ore settimanali. A queste si aggiungono le ore destinate all’insegnamento della religione cattolica e della lingue inglese, qualora i docenti della classe non siano in possesso delle necessarie competenze e titoli.
Ne consegue che l’orario fino a 30 ore viene assicurato nell’ambito delle risorse disponibili, che possono derivare dalla consistenza oraria derivante dalla scelta del modello dell’insegnante unico e dell’affidamento delle ore di religione e di lingua inglese a docenti diversi da quelli della classe. Le classi con orario normale successive alla prima continuano a funzionare, dall’anno scolastico 2009-2010 e fino alla conclusione del ciclo quinquennale, secondo il modello orario in atto (27-30 ore) e, per il tempo pieno, nei limiti dell’organico assegnato per l’anno scolastico in corso e negli anni decorsi. Anche in questo caso, qualora il docente della classe non sia in possesso dei necessari requisiti per gli insegnamenti di religione cattolica e di lingua inglese, gli stessi potranno essere svolti da altri docenti che ne abbiano titolo. Considerato che tale situazione è pressoché generalizzata, sarà possibile, quasi sempre, corrispondere alle richieste delle famiglie di beneficiare di un tempo scuola più disteso, utilizzando le ore non effettuate dal docente della classe per l’insegnamento dell’inglese e della religione.
Quanto al tempo pieno, sin dalla sua istituzione (legge 24 settembre 1971, n. 820) è stato assicurato nell’ambito delle risorse di organico e finanziarie disponibili: tanto viene dimostrato dal fatto che, dal 2001 ad oggi, il tempo pieno si è stabilizzato intorno al 25 per cento dell’organico complessivo. Per il prossimo anno scolastico, il tempo pieno verrà autorizzato non solo per la stessa entità di posti e classi funzionanti nel corrente anno scolastico, ma con possibili incrementi dovuti alle economie realizzate, non ancora esattamente quantificate. Si precisa che il totale dei posti e delle ore derivanti dall’applicazione delle disposizioni suddette, unitamente a quello dei posti e delle ore connessi all’integrazione degli alunni disabili, costituisce la dotazione organica di istituto. Le scuole, nell’ambito dell’autonomia didattica e organizzativa prevista dal decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, articoleranno gli orari in modo flessibile, individuando le soluzioni più idonee per il miglior impiego delle risorse disponibili, anche al fine di ampliare e arricchire la propria proposta formativa.
PRESIDENTE. L’onorevole Coscia ha facoltà di replicare.
MARIA COSCIA. Signor Presidente, il sottosegretario è una persona amabile, ma avrei preferito che fosse qui il Ministro. Le cose che il sottosegretario ha affermato, a nostro giudizio, sono molto gravi. Si conferma, infatti, che almeno al 60 per cento delle famiglie italiane che hanno scelto il modulo a 30 ore – cioè a circa 300 mila famiglie: prego il sottosegretario di rendersi conto che noi stiamo parlando a 300 mila famiglie – tale orario non verrà concesso: questa è la risposta che è pervenuta. Nel momento in cui si conferma che l’organico che verrà attribuito alle scuole sarà commisurato mediamente alle 27 ore – e le 27 ore potevano diventare una media nella misura in cui decollavano le 24 ore, che non sono decollate – viene meno la risposta al 60 per cento delle famiglie (si tratta di circa 300 mila famiglie) che hanno scelto quel modulo orario. C’è un altro problema: voi, con le vostre scelte, volete dissestare la qualità della scuola a moduli, la quale – al contrario di quanto, mi spiace, signor sottosegretario, lei ha riaffermato – rimane essere la scuola di eccellenza che sta ai primi posti nel mondo e in Europa. Siamo, quindi, di fronte al fatto che il Governo continua a perseverare, contro le famiglie italiane. Si tratta di una linea sbagliata, perché non si può continuare a dire che il maestro unico è la scelta pedagogica per eccellenza per giustificare semplicemente i tagli che si vogliono realizzare, in modo particolare sulla scuola primaria. Di questa scelta è convinto solo il Governo, sono convinti solo il Ministro Gelmini e il Presidente Berlusconi, che ha più volte difeso questa linea.
La stragrande maggioranza delle famiglie e degli insegnanti e tutto il mondo della scuola hanno per mesi manifestato contro questa scelta, ma poi, alla prova del nove, cioè quella di iscrivere i propri figli a scuola, solo il 3 per cento, se non addirittura, si dice, poco meno dell’1 per cento, ha seguito le indicazioni arrivate dal Governo. Mi spiace molto, quindi, che si persista in questo errore, ne darete conto alle famiglie italiane, ma quello che vi posso dire è che sicuramente noi continueremo, a fianco del mondo della scuola e delle famiglie, a batterci contro queste scelte profondamente sbagliate (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

1 Commento

  1. Nicola dice

    Brunetta e la Gelmini hanno provato a rassicurare gli italiani, dicendo che i tagli dei dicenti saranno più contenuti, grazie ai pensionamento. La realtà è un’altra: ecco cosa scrive Repubblica, redazione di Bari.
    Milleduecento insegnanti precari senza lavoro. Oltre mille e duecento tagli sul personale Ata. Sono i numeri dell´emergenza scuola in Puglia, secondo una proiezione della Flc Cgil alla vigilia della pubblicazione del decreto sugli organici per il prossimo anno. «Dai primi dati forniti dall´Ufficio scolastico regionale Puglia alle organizzazioni sindacali della scuola, il quadro è desolante» spiega il segretario generale Paolo Peluso. Si prevedono 2mila e 838 pensionamenti fra il personale docente, mentre il dato – ancora provvisorio – del personale ATA è di 420 pensionamenti dal prossimo 1° settembre. «Il prossimo anno scolastico minaccia di essere amaro per migliaia di precari, che da anni e anni insegnano e lavorano nelle scuole aspettando la fatidica immissione in ruolo o sperando almeno nella riconferma». Secondo dati forniti dal Ministero i docenti precari sono 7.644 e coprono circa il 12% dei posti in organico. Mentre i precari ATA sono 4.965 pari a circa il 28% dei posti in organico. «I conti quindi sono presto fatti: per i docenti, in Puglia, si prevedono 5.000 posti in meno. Tolti i pensionamenti, circa 1.200 precari non ritroveranno il posto di lavoro. Questo dato può anche aumentare, soprattutto per i docenti che insegnano sui posti cosiddetti ‘comuni´ (per distinguerli da quelli di sostegno), poiché è soprattutto su loro che si riverserà il taglio previsto dal Ministero della Pubblica Istruzione» annuncia Peluso. Per il personale ATA, i più colpiti saranno i collaboratori scolastici precari: il taglio di posti complessivo è di oltre 1.700 posti e tolti i pensionamenti si arriva a oltre 1.200 contratti in meno. La Flc Cgil, ha chiesto che si attivino tutte le misure per garantire un contratto a chi sta già lavorando quest´anno e il prossimo 25 marzo, in un seminario dedicato ai Direttori dei Servizi Scolastici nell´Istituto Majorana di Bari, affronterà il tema della sicurezza nella scuola minacciata dalla riduzione di personale Ata.

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