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“La parola al medico”, di Marco Cattaneo

Ogni giorno tra corsia, pronto soccorso e sala di rianimazione. Ogni giorno in trincea tra la vita e la morte, a combattere la seconda fin dove la scienza ha strumenti per farlo. E adesso, per legge, il Parlamento affida ai medici la responsabilità di applicare o non applicare la Dichiarazione anticipata di trattamento, quel surrogato di testamento biologico che è uscito dal voto del Senato giovedì 26 marzo. Il contrario di quanto accade in Gran Bretagna, dove è allo studio una norma che prevede la radiazione dall’albo del medico che non dovesse rispettare la volontà del paziente.

Invece in Italia i medici – ciascuno con le sue posizioni etiche e morali, le sue convinzioni religiose, il suo rigore deontologico – si trovano investiti del potere di violare la volontà del paziente. “Vogliamo lasciare al medico – ha sottolineato Gaetano Quagliariello, vice presidente dei senatori Pdl – un margine per poter intervenire a fronte di nuove evidenze scientifiche”.

Non è chiaro, naturalmente, di quali evidenze scientifiche si possa trattare, né vi è alcuna indicazione dei criteri sulla base dei quali al medico potrebbe essere concesso di protrarre inutilmente l’agonia di un paziente anche contro la sua volontà liberamente espressa e raccolta dal medico di famiglia.

È uno degli aspetti più controversi del testo promosso al Senato, fortemente criticato da due medici illustri, oltre che senatori: Ignazio Marino e Umberto Veronesi. Sarebbe opportuno, però, sapere che cosa ne pensano gli altri, i medici. Quelli che ogni giorno si troveranno ad affrontare il dramma dei pazienti e, magari, a dover decidere se dare o meno seguito alle loro volontà.

Per tutto questo, Repubblica.it lancia un appello. Cosa ne pensate, cosa fareste in una situazione del genere?
www.repubblica.it

28.03.09

3 Commenti

  1. Patrizia dice

    Ecco un’altra testimonianza molto interessante, di un medico:

    Medico rianimatore e autore del libro «Cosa sognano i pesci rossi»
    Conversando con Marco Venturino
    «Alimentazione forzata? La legge non può ordinarci di tradire un paziente»
    Nessuna norma potrà costringere un medico a comportarsi contro coscienza: disobbediremo
    di Luca Landò

    Anche i pesci rossi nel loro piccolo si incazzano. Certo, la battuta riguardava le formiche, ma ascoltando Marco Venturino, medico e scrittore, il salto di specie è inevitabile. Colpa del suo «Cosa sognano i pesci rossi», il libro che quattro anni fa scosse il gelido mondo delle corsie d’ospedale e delle sale operatorie. E colpa della legge sul testamento biologico votata giovedì scorso al Senato. «Brutta legge, anzi pessima», dice Venturino, 52 anni, che oggi dirige la divisione anestesia e rianimazione dell’Istituto europeo di oncologia. «Quello che più mi fa scaldare di questa vicenda, però, è che si parla senza sapere e soprattutto si parla di cose che con la realtà non c’entrano nulla».
    Prego?
    «In questi giorni ne ho sentite di tutti i colori, ho assistito a dibattiti furibondi, ho visto sondini diventare più importanti dei pazienti. E ho avuto la conferma che la politica, questa politica è troppo lontana dai problemi veri».
    E quali sono i problemi veri?
    «Quelli che si vedono nelle corsie tutti i giorni. O meglio ancora, nelle sale di rianimazione, dove i pazienti sono in una zona di confine in cui bisogna entrare con molta attenzione e professionalità. E non con l’irruenza di una legge. Che c’entra la legge con la medicina?».
    Certo, ma con questa norma i medici avranno dei vincoli ben precisi, non potranno ad esempio interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale in pazienti in stato vegetativo permanente.
    «Voglio vederli i carabinieri davanti alla clinica che mi obbligano a fare qualcosa che ritengo sbagliato. E poi esiste sempre l’obiezione di coscienza, quella non la possono togliere a nessuno, soprattutto ai medici. Sa cosa le dico? Che non cambierà un bel niente».
    Disobbedienza professionale?
    «Sto semplicemente dicendo che i medici continueranno a fare i medici. E non può essere un magistrato a dirmi quel che devo fare. Come diceva Shakespeare: tanto rumore per nulla. Anche a proposito delle volontà anticipate».
    Non mi dica che è perplesso anche da quelle.
    «Ovviamente no, sono fondamentali. Ma sarebbe altrettanto fondamentale conoscere la realtà dei fatti. Negli Stati Uniti quelle dichiarazioni vengono redatte da una percentuale che da Stato a Stato varia tra il 4 e il 20% della popolazione. Nelle strutture di terapia intensiva poi, o non ci sono perché il paziente non le ha fatte, oppure esistono ma non arrivano in ospedale, oppure esistono e arrivano ma capita che il medico, in particolari situazioni, si comporti diversamente. Insomma, le dichiarazioni anticipate sono importanti ma da sole non sono, non possono essere la soluzione».
    E quale sarebbe la soluzione?
    «Un rapporto sempre più stretto tra medico e paziente: il consenso informato e il testamento biologico sono pratiche burocratiche necessarie ma non possono sostituirsi al rapporto di fiducia tra chi cura e chi è curato. La medicina, lo ripeto, non può diventare legge, è non può diventare materia di dibattito politico. Ho sentito dichiarazioni di deputati che fanno accapponare la pelle».
    Fuori i nomi.
    «Uno per tutti: Gasparri, che dice “non vincerà il partito della morte”. E quale sarebbe il partito della morte? Quello di Ignazio Marino, chirurgo di fama internazionale che in Sicilia ha realizzato una struttura che è l’invidia di mezza Europa? Il guaio è che si sta facendo una battaglia ideologica proprio dove l’ideologia non c’entra nulla».
    Ha una proposta?
    «Invece di discutere se sospendere o meno i sondini, parliamo dei fondi per le cure palliative, impariamo a combattere il dolore, liberalizziamo gli oppiacei come la morfina, permettiamo a tutti di vivere fino in fondo con dignità. Il guaio è che viviamo in un Paese dove, esperienza personale, un paziente non più operabile viene mandato a casa per passare gli ultimi giorni tra i propri familiari. Nel pieno di una crisi i parenti chiamano la guardia medica, chiedono della morfina per calmare il dolore e quello risponde: ma se poi muore? Cambiamo questa cultura. È molto più importante che discutere se il sondino sia o meno una cura».
    Torniamo al rapporto medico-paziente, che è poi il tema del suo libro dove un medico rianimatore riesce a stabilire un contatto con un paziente costretto, dopo un’operazione malriuscita, a vivere immobile attaccato a un respiratore meccanico, prigioniero del suo corpo come un pesce rosso in una boccia di vetro.
    «Il paradosso è che la relazione che si instaura tra il medico e il paziente è l’anima stessa della medicina, eppure viene lasciata al caso, al buon cuore del medico. Anziché litigare sul testamento biologico non sarebbe più utile studiare, tutti insieme, come si può migliorare questo aspetto fondamentale della pratica medica? Pensi che in tutte le università di medicina non esiste un solo corso di relazione, di comunicazione: si impara l’innervazione della mano che servirà solo ai chirurghi specializzati, e non si insegna a parlare coi pazienti dei temi più delicati. Eppure il bravo medico, anzi il vero medico è quello che riesce a entrare in sintonia col malato, a spiegargli quando un intervento è utile e quando no, quali sono i rischi, che cosa è meglio fare».
    E questo non avviene già adesso?
    «Mica tanto. Nel mio libro compaiono diverse figure di medico: il chirurgo senza scrupoli, il rianimatore esistenzialista ma sensibile… certo, ho estremizzato a scopo narrativo ma la realtà non è molto diversa. Ci sono medici che trovano più facile proporti un’operazione rischiosa o inutile piuttosto che affrontare insieme al paziente il tema della morte. Mi creda, è più facile operare che parlare».
    Scusi, ma davvero crede che questo tipo di comunicazione, così personale e difficile, si possa imparare all’università?
    «In buona parte sì, perché si basa anche su tecniche ormai note di comunicazione. Per il resto dipende dalla predisposizione personale che, dispiace dirlo, non tutti i medici hanno. E come diceva Tolstoj in «Resurrezione»: se non ami il tuo prossimo, non occupartene. Io, tanto per cominciare, cambierei il test di ingresso all’università di medicina: invece dell’esame di cultura generale farei un test attitudinale, ad esempio sei mesi di volontariato in un ospizio a lavare gli anziani. Quello sì ti fa capire se davvero vuoi aiutare gli altri».

  2. Franco dice

    Ho molto apprezzato quanto ha dichiarato il responsabile del Forum Sanità di Modena. Lo condividocon voi
    “Cancellato di fatto il testamento biologico. Marco Bondi(Pd): “In questo modo si va contro la Costituzione”
    “Con questa legge la maggioranza di centro-destra si è arrogata il diritto di decidere per tutti su un tema eticamente sensibile, sancendo la vittoria della tecnologia sulla persona e dando alla tecnica il potere di sostituirsi alla natura”. Lo dice Marco Bondi, responsabile del Forum Sanità del Pd modenese, dopo l’approvazione del ddl sul testamento biologico avvenuta ieri in senato.
    “In questo modo – continua Bondi – si va contro l’articolo 32 della Costituzione, secondo cui nessuno può essere sottoposto a trattamento sanitario contro la propria volontà. Con la norma approvata invece è passata la posizione di chi vieta di fatto l’introduzione del testamento biologico nell’ordinamento italiano. Prima il divieto di rifiutare idratazione e alimentazione artificiali, poi la riduzione della durata delle dichiarazione anticipate di trattamento da 5 a 3 anni, infine la subordinazione di tutto questo al parere medico. Tutto ciò marginalizza di fatto la figura dell’amministratore di sostegno, tornando indietro rispetto alla normativa vigente. Così – continua Bondi – lo stesso Giovanni Paolo II, che nei suoi ultimi giorni aveva richiesto di non essere sottoposto a trattamenti inutili, con questa legge avrebbe dovuto sottoporsi ad una terapia forzata contro la sua volontà. Questa legge è anticostituzionale e ci porta affossa ogni sforzo compiuto per arrivare ad una posizione condivisa”.

  3. Daniela dice

    E’ di alcuni giorni fa una interessante intervista a Umberto Veronesi

    «Il referendum? Mi sembra inevitabile» di Luca Lando’
    «La volontà del malato può attendere. Lo ha deciso ieri il Senato votando l’articolo 3 del disegno di legge della maggioranza sul testamento biologico. Un voto strategico che impedisce ai medici di sospendere idratazione e alimentazione artificiali e che regala all’Italia una brutta legge. «Peggio: una legge anticostituzionale e inutile», dice Umberto Veronesi, oncologo di fama e senatore del Pd, che oggi sarà di nuovo in Aula a votare il testo finale.

    «È incostituzionale perché la Carta sancisce il diritto della persona di rifiutare le cure. Ora, se i cittadini possono rifiutare di essere nutriti con un sondino, non si capisce perché non abbiano più questo diritto nel caso perdano la capacità di esprimersi. Ed è una legge inutile perché il testamento biologico è nato con un solo obiettivo: poter rifiutare la vita artificiale. Poichè alimentazione e idratazione forzata sono le condizioni indispensabili per mantenere la vita artificiale, di fatto la legge nega questa possibilità. Avremo una legge che nega l’obiettivo per cui è nata: è un’assurdità».
    Quali saranno i risvolti pratici?
    «Che nessuno farà il testamento biologico. Perché esprimere in anticipo le proprie volontà sapendo che saranno poi disattese? Oppure tutti faranno il testamento biologico come se la legge non esistesse, sapendo di essere protetti dalla Costituzione e dal Codice di Deontologia medica che obbliga il medico a rispettare le volontà del paziente. E succederà che molti medici faranno obiezione di coscienza per rispetto dei loro malati. Se questa legge non rispetta i diritti dei cittadini, non rispetta neppure quelli dei medici. Credo che difficilmente si potrà evitare un referendum abrogativo».

    Era meglio non fare nulla?
    «Senza dubbio: piuttosto che una cattiva legge è meglio nessuna legge. In realtà il testamento biologico è da considerarsi già valido nel nostro ordinamento in base, come abbiano detto, alla Costituzione, al Consenso Informato, al Codice deontologico medico e alla Convenzione di Oviedo che il nostro Paese ha ratificato. Ovviamente era auspicabile una legge perché quando esiste un diritto, ci vorrebbe anche una norma che lo tuteli. Ma questa legge invece di tutelare il diritto al rifiuto delle cure, lo cancella. Dal punto di vista dei diritti civili è un grosso passo indietro».

    Torniamo all’ipotesi del referendum, non è un’arma a doppio taglio visto il precedente della legge 40?
    «Più che altro mi sembra inevitabile, come ho detto prima. Ma penso che il risultato sarà molto diverso da quello sulla legge 40 perché diverso è il problema su cui i cittadini sono chiamati a esprimersi. La morte e la sua naturalità, l’invasione della medicina tecnologica nella nostra vita, riguardano veramente tutti mentre la fecondazione assistita riguarda una fascia precisa di donne o meglio di coppie. La gente non andò votare perché i quesiti erano complicatissimi e perché non sentiva il problema».

    Dopo la legge 40 un’altra legge che va contro i diritti dei cittadini: che sta succedendo in Italia?
    «Che c’è la tendenza a imporre delle verità di fede anche a chi la fede non ce l’ha».

    È solo un problema di ingerenza vaticana o c’è anche dell’altro, ad esempio una difficoltà ad affrontare temi difficili ma importanti?
    «Sicuramente esiste una difficoltà culturale di base, ma proprio per questo ci vuole ancora più apertura mentale e non chiusura ideologica. Questi temi, per complessi che siano, saranno posti sempre più di frequente alla riflessione di cittadini e politici: pensiamo alle staminali embrionali, appena “liberalizzate” da Obama. Dobbiamo prepararci perché la scienza non si ferma. Per fortuna».

    Ieri si è deciso con voto segreto: è vero che si trattava di un tema personale ma i cittadini non hanno diritto di conoscere le posizioni di chi li rappresenta?
    «È vero, ma il voto segreto dà qualche garanzia in più di un voto secondo coscienza, più libero dalle influenze e i ricatti degli schieramenti».

    Il Pd ha lasciato libertà di coscienza: lei è d’accordo o si è trattato di un modo per non affrontare il problema?
    «Evitare il problema direi di no. Ci sono aspetti positivi e negativi: da un lato trovo giusto che un partito lasci libertà di coscienza e rappresenti una pluralità di idee, dall’altro le lacerazioni che sono emerse non sono certo rassicuranti».

    Lei è sempre stato un convinto sostenitore della forza della ragione: lo è ancora dopo quanto accaduto?
    «Legge o non legge, la gente non rinuncerà al diritto di vedere le proprie volontà rispettate. Il movimento intellettuale a favore del testamento biologico non è un fenomeno italiano, è mondiale e non si fermerà. Anche per questo invito tutti i cittadini a sottoscrivere il proprio testamento biologico, come ho fatto io, affidandolo a un fiduciario e se possibile depositandolo da un notaio, prima che si concluda l’iter di approvazione di questa legge. È un documento semplice, il modello si può trovare su internet, per esempio su You Tube, o sul sito della mia Fondazione».

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