scuola | formazione

Scuola, On. Ghizzoni : governo lavora a favore della crisi e crea disoccupati

“Tanto tuonò che piovve, anzi grandinò. Speriamo che il tetto della scuola pubblica regga, ma data l’entità dei tagli il rischio è che crolli tutto”.
Così la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, commenta l’approvazione del decreto interministeriale sugli organici 2009-2010 per il personale docente. “Dopo ripetuti rinvii, voci di corridoio, illazioni e smentite, il decreto sugli organici è stato firmato oggi dal ministro Gelmini e in esso trovano conferma tutti i tagli voluti dalla manovra estiva del ministro Tremonti. E’ una scelta dannosa e profondamente irresponsabile che mette a rischio la tenuta dell’offerta didattico formativa della scuola pubblica, il futuro dei nostri ragazzi e del nostro paese. Con questo atto – sottolinea – il governo lavora a favore della crisi: dal prossimo anno scolastico potrà vantare di aver creato, non posti di lavoro, ma circa 40 mila nuovi disoccupati solo nel comparto della scuola. Un primato – conclude – di cui c’è poco da vantarsi”.

Roma, 3 aprile 2009

2 Commenti

  1. Enrica dice

    per condividerlo con la comunità, allego il comunicato della FLCCGIL.
    Dopo la metafora usata da Manuela sulla pioggia e la grandine, io posso gridare “Piove, Governo ladro”?
    Il Ministro Gelmini ha firmato il Decreto Interministeriale sugli organici 2009-2010 per il personale docente. Confermata l’entità dei tagli pari a 42.102 posti, di cui circa 32.000 subito nell’organico di diritto e oltre 10.000 nel successivo organico di fatto. Confermata quindi l’entità complessiva della riduzione dei posti di lavoro (- 42.102) mentre la distribuzione di questi tagli alle varie regioni in organici di diritto (- 32.100) contenuta nelle varie tabelle che sono circolate e così come dalla FLC Cgil anticipato al termine dell’incontro della scorsa settimana, è stata rivista per la sola scuola secondaria di primo grado che vedrà una riduzione complessiva, sempre nel diritto, di circa 10.452 posti. Smentite le dichiarazioni rilasciate dal Ministro nella scorsa settimana in TV a “Porta a porta” e tendenti ad attenuare la portata della manovra concordata con il Ministro dell’Economia, una manovra pesantissima su gran parte delle regioni del sud, come subito denunciato dalla FLC Cgil a cui si aggiungeranno i 15.000 tagli previsti per il personale ATA.

    “Un taglio enorme su primaria, secondaria di primo e secondo grado, che mortifica la scuola pubblica, toglie risorse alla qualità della didattica e per la stessa funzionalità del servizio. Un colpo mortale all’autonomia organizzativa delle stesse istituzioni scolastiche strette nella morsa dei tagli all’organico e dall’azzeramento dei fondi per il funzionamento didattico e amministrativo. Inaccettabile la forte penalizzazione di alcune regioni, in particolare del sud, e di tutti quei territori, spesso all’interno anche della stessa regione, che già oggi sono disagiati e carenti dal punto di vista delle strutture e dei servizi di supporto (trasporti, mensa, edilizia scolastica). La manovra colpisce soprattutto chi già oggi è maggiormente privato di risorse rispetto ad altri. E questo comporterà un inevitabile peggioramento della qualità dell’istruzione e del diritto allo studio. Insomma, chi già poco ha, ancora di meno avrà!”.

    Nel testo finale della Circolare Ministeriale di invio del decreto registriamo alcuni positivi passaggi richiesti con forza dalla FLC Cgil, rispetto alle prime bozze consegnate ai sindacati.

    In particolare laddove si dice, ad esempio, che:

    * l’aumento del numeri di alunni per la formazione delle classi deve comunque tenere conto delle disposizioni relative alle limitate dimensioni della aule;
    * non va superato il numero di 20 alunni per classe in presenza di alunni con grave disabilità;
    * l’autonomia didattica ed organizzativa delle scuole ha un ruolo fondamentale nell’impiego e nella gestione delle risorse assegnate ai fini della valorizzazione di tutti gli spazi di flessibilità consentiti dal DPR n. 275/99 nell’articolazione del tempo scuola ai fini dell’ampliamento del servizio, e nell’utilizzo del personale ai fini dell’innalzamento della qualità dell’offerta formativa;
    * il collegio docenti ha un ruolo centrale nella valutazione pedagogica e didattica in ordine alle modalità e tempi di accoglienza del bambini anticipatari nella scuola dell’infanzia;
    * si ha diritto all’arrotondamento delle frazioni orario nella scuola primaria a posto intero, se le ore residue sono pari o superiori a 12 così si possono abbinare gli spezzoni orario su posto comune con altri spezzoni orario quali, ad esempio, quelli necessari per l’insegnamento della lingua inglese quando sono poche le classi scoperte e non si arriva a posto intero di L2;
    * è possibile attuare un tempo scuola nella primaria oltre le 30 ore settimanali, se in presenza di rientri pomeridiani con servizio mensa;
    * è possibile (lo si trova nel decreto sulla costituzione delle cattedre nella scuola secondaria di primo grado), ancorché in via residuale, costituire cattedre orario interne anche con le ore di approfondimento se è presente uno spezzone di italiano, storia e geografia senza dover ricorre obbligatoriamente alla costituzione di cattedre orario esterne. La stessa cosa è possibile con le ore aggiuntive richieste dalla scuola nel tempo prolungato (da 38 a 40) se nella disciplina richiesta è già presente uno spezzone;
    * è possibile attivare nuove prime a tempo prolungato quando si prevede, in progressione, la formazione di un corso intero (vincolo presente nel regolamento riguardante la scuola secondaria di primo grado);
    * vengono stabilizzate in organico diritto di tutte le ore (e dunque i posti) per l’insegnamento della seconda lingua straniera ma non, per il prossimo anno, le due ore aggiuntive per il potenziamento della lingua inglese (da 3 a 5 settimanali) se richieste dalla famiglie. Si tratta certamente di un disincentivo all’introduzione della sola lingua inglese prevista dal regolamento e decisa dal ministro, ma non condivisa dalla FLC Cgil (e non solo!);
    * l’obbligo alle 18 ore (con eliminazione della clausola di salvaguardi per i docenti titolari), soprattutto per la scuola secondaria di secondo grado, non deve comportare che si vada oltre le 18 laddove il frazionamento minimo delle singole discipline non consente il raggiungimento delle 18 (ad es. quando siamo in presenza di pacchetti tutti di 4 ore per classe). Ciò significa che è ancora possibile, in taluni casi, la costituzione di cattedre anche con meno di 18 ore (ad es. di 17 ore, come nella cl. di concorso 52/A).

    altre notizie al link
    http://www.flcgil.it/notizie/news/2009/aprile/organico_docenti_2009_2010_pubblicato_il_decreto_interministeriale_con_le_tabelle_organiche

  2. La redazione dice

    Sempre a proposito del Ministro Gelmini e dei problemi che le sue scelte scellerate stanno causando alla scuola pubblica italiana:

    Caos sulla maturità: quasi 300 mila rischiano di non essere ammessi agli esami, di Salvo Intravaia

    A due mesi dalla conclusione delle lezioni, i ragazzi dell’ultimo anno non sanno ancora con quali regole si giocheranno l’ammissione agli esami di Stato. Le norme varate due anni fa dall’allora ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, che dovrebbero entrare in vigore proprio quest’anno, o quelle contenute nel Regolamento sulla valutazione degli alunni approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 13 marzo? Il tutto, mentre il ministero ufficializza il taglio di 42 mila cattedre dal prossimo settembre: 11.300 posti alle superiori, 13 mila alla scuola primaria e oltre 17 mila alle medie dove, secondo la Uil, salteranno 9.500 cattedre di Italiano e 2.500 di Tecnologia.

    Pochi giorni fa a Milano, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini è stata categorica: “Con un 5 non si può essere ammessi agli esami: ci vuole più rigore nella valutazione degli apprendimenti, severità e disciplina nel giudizio sui comportamenti”. Tra alunni, genitori e capi d’istituto c’è preoccupazione. E i sindacati consigliano al ministro di rinviare di un anno le novità contenute nel regolamento. “Sarebbe stato meglio definire le regole prima dell’inizio dell’anno scolastico – dice Giorgio Rembado, presidente dell’Associazione nazionale presidi – Del resto, sul regolamento si sono levate critiche di esperti ed esponenti della stessa maggioranza che chiedono il rinvio al prossimo anno delle novità introdotte”. A Torino i presidi paventano un’ecatombe, con l’80 per cento di non ammessi nei professionali.

    E il direttore dell’Ufficio scolastico del Piemonte, Francesco de Sanctis, annuncia che istituirà una task force per rispondere alle perplessità degli insegnanti. “Sarebbe paradossale cambiare le regole a poche settimane dagli esami”, dice Luca De Zolt, portavoce della Rete degli studenti. Ma è anche un esponente della maggioranza a criticare l’operato della Gelmini. Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Carlo Giovanardi, è piuttosto diretto. “Si può discutere – dice Giovanardi – se ci debba applicare un simile rigore, ma eventualmente deve entrare in vigore quando gli studenti e le famiglie sanno quali sono le regole del gioco e non a partita già iniziata”.

    Fino al 2008 potevano essere ammessi agli esami tutti, anche coloro che riportavano dei 4. Era il consiglio di classe a valutare l’opportunità di fare sostenere gli esami o meno. La norma di Fioroni prevede invece che per essere ammessi alla maturità occorre la media del 6 ma rischia di essere superata senza mai entrare in vigore. Perché il “regolamento Gelmini” inasprisce ulteriormente le regole: almeno 6 in tutte le materie, condotta compresa. A rischiare sono due ragazzi su tre, i 298 mila studenti che nella pagella del primo quadrimestre hanno collezionato almeno un’insufficienza. Se la norma, come ha ribadito la Gelmini, entrerà in vigore da quest’anno i professori si ritroveranno a risolvere un dilemma: assegnare il “6 politico” a quei ragazzi che vogliono portare agli esami o sbarrare la strada a migliaia di ragazzi? Già lo scorso anno oltre 4 studenti su 100 sono stati fermati prima di presentarsi davanti alla commissione. Ma quest’anno a rischiare sono molti di più.

    La Repubblica, 4 aprile 2009

I commenti sono chiusi.