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Veronica Lario: «L’uso delle donne per le Europee? Ciarpame senza pudore»

«Ciarpame senza pudore». Così, Veronica Lario definisce, in una dichiarazione all’Ansa, l’uso delle candidature delle donne che a suo avviso si sta facendo per le elezioni europee. La signora Berlusconi ha deciso di mettere per iscritto in una mail – in risposta ad alcune domande sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato lunedì dalla Fondazione Farefuturo – il suo stato d’animo di fronte a ciò che hanno scritto martedì i giornali sulle possibili candidate del Pdl alle europee. «Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire».

LA DONNA IN POLITICA – Alla domanda su cosa pensa del ruolo delle donne in politica, alla luce delle polemiche di queste ore, Veronica Lario risponde che «per fortuna è da tempo che c’è un futuro al femminile sia nell’imprenditoria che nella politica e questa è una realtà globale. C’è stata la Thatcher e oggi abbiamo la Merkel, giusto per citare alcune donne, per potere dire che esiste una carriera politica al femminile». «In Italia – aggiunge la moglie del presidente del Consiglio – la storia va da Nilde Jotti e prosegue con la Prestigiacomo. Le donne oggi sono e possono essere più belle; e che ci siano belle donne anche nella politica non è un merito nè un demerito. Ma quello che emerge oggi attraverso il paravento delle curve e della bellezza femminile, e che è ancora più grave, è la sfrontatezza e la mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte e questo va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono state sempre in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti».

DIVERTIMENTO DELL’IMPERATORE – «Qualcuno – osserva Veronica Lario – ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell’imperatore. Condivido, quello che emerge dai giornali è un ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere». La signora Berlusconi prende anche l’iniziativa di parlare della notizia secondo cui il premier sarebbe stato domenica notte in una discoteca di Napoli a una festa di compleanno d’una ragazza di 18 anni: «Che cosa ne penso? La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perché non è mai venuto a nessun diciottesimo dei suoi figli pur essendo stato invitato».

Corriere della Sera, 28 aprile 2009

5 Commenti

  1. Redazione dice

    Anche Adriano Sofri non fa sconti

    SE VERONICA DIVENTA PREDA – La Repubblica 01.05.09
    Gentile Silvio B., le dirò alcune cose sincere, da uomo a uomo. Noi uomini non siamo abituati a dirle, e tanto meno ad ascoltarle. Vale per quasi tutti noi, non solo per i bugiardi più spericolati come lei. Noi (con qualche rarissima eccezione: ci sono anche uomini davvero nobili d´animo, ma non ci riguarda) sappiamo bene di che porcherie si tratti, sia che le pratichiamo, come lei ostenta di fare, sia che ci rinunciamo, perché abbiamo imparato a vergognarcene, o semplicemente perché non abbiamo il fisico. Lo sa lei, lo so io.
    Mi hanno raccomandato di non perdermi i giornali a lei vicini: non li ho persi. Ho scorso gli editoriali, ho guardato le fotografie. Sa che cosa ho pensato? No, non che mi trovavo di fronte a qualche colonna infame, questo era ovvio, l´ha pensato chiunque. Ho guardato le fotografie –una giovane donna, un´attrice, che si scopre il seno- e mi sono chiesto come sia stato possibile che una giovane donna così bella dedicasse la propria vita a uno come lei. E´ successo anche a me, mi interrogo anch´io: come sia possibile che giovani donne così belle e intelligenti dedichino la propria vita a uomini come noi. Naturalmente, un po´ lo sappiamo come succede. Che carte abbiamo in mano, per barare. Siamo volgari abbastanza per riconoscere la reciproca volgarità. Semplicemente, ci teniamo a bada un po´ di più di quanto faccia lei. Dicono tutti che gli italiani la invidiino. Sinceramente, nemmeno a questo credo. La guardo, dalla testa ai piedi, e non ci credo. Gli italiani hanno, come tanti maschi del mondo, un problema con la caduta dei capelli. Ma sanno bene che la sua non è la soluzione. Lei stesso lo sa, e non deve farsi troppe illusioni. Il cosiddetto populismo è traditore. Uno crede di aver sostituito ai cittadini un popolo, al popolo un pubblico, al pubblico una plebe: ed ecco, proprio mentre passa sotto l´arco di trionfo del suo impero di cartapesta e lancia gettoni d´oro, parte un solo fischio, e la plebe d´un tratto si rivolta e lo precipita nel fango. L´Italia è il paese di Maramaldo, e io non voglio maramaldeggiare su lei: benché sia ora di rovesciare le parti di quel vecchio scurrile episodio, e avvertire, dal suolo su cui si giace, al prepotente che gl´incombe sopra che è un uomo morto. Noi c´intendiamo: abbiamo gli stessi trucchi, dimissionari o no, pentiti o no. Siamo capaci di molto. Di esibire le nostre liste alle europee, e vantarcene: “Dove sono le famigerate veline?” dopo aver fatto fare le ore piccole ai nostri esasperati luogotenenti a depennare capigliature bionde. Di dire: “La signora” (non so se lei ci metterebbe la maiuscola: fino a questa introspezione non arrivo), sapendo che la signora di noi sa tutto, e anche delle liste elettorali prima della purga. Magari la signora la lascerà, finalmente, e lei le scioglierà addosso la muta dei suoi cani. Diventerà la loro preda prediletta. Ma nel Parlamento Europeo (le maiuscole ce le metto io: un tocco di solennità non fa male) ci si ricorderà di Veronica. Capaci perfino di chiamare “maleodoranti e malvestite” le deputate dell´altro schieramento: ci ho pensato, e le dirò che almeno a questo non credo che avrei saputo spingermi. In fondo lei è fortunato: le circostanze le permetteranno fino alla fine di restare soprattutto un poveruomo desideroso di essere vezzeggiato e invidiato e lusingato da ammiccamenti e colpi di gomito dei suoi sudditi, a Palazzo Chigi o sul prossimo colle, mentre padri di famiglia minacciano di darsi fuoco perché la loro bellissima bambina non è stata candidata, e vanno via contenti con la sua camicia di ricambio. In altre circostanze avrebbero potuto succederle cose terribili. Nel giro d´anni in cui lei e io nascevamo morirono chiusi in due distanti manicomii, perfettamente sani di mente, la signora Ida Dalser e suo figlio Benitino, che facevano ombra al capo del governo. Allora lo Stato era più efficiente di oggi, e misero mano a quella soluzione medici, infermieri, direttori di ospedali, questori, prefetti, commissari di polizia, segretari di fiducia. Altro che lo scherzo delle belle ragazze nelle liste elettorali. Dipende tutto dall´anagrafe.
    Per ora molti italiani (e anche parecchie italiane: le è riuscito il gioco di far passare la cosa come una rivalità fra giovani e belle e attempate e risentite) ricantano ancora il vecchio ritornello: “Tra moglie e marito…”. Di tutti i vizi nostri, quello è il peggiore. E´ la incrollabile Protezione civile dei panni sporchi da tenere sporchi in famiglia, delle botte e delle violenze a mogli e bambini, delle malefatte di padri spirituali al segreto del confessionale, fino a esploderci nelle mani quando il delitto d´onore appena cancellato dal nostro codice si ripresenta nelle figlia ammazzata in nome di qualche sharia. Non mettere il dito: no, a condizione che non si sentano pianti troppo forti uscire dalle pareti domestiche. O, anche quando la casa è così ricca e i muri così spessi, non sia la moglie a far sapere che cosa pensa. Che né il denaro né il soffio della Storia (Dio ci perdoni) le basta a tacere il suo disgusto. Invidiarla, gentile presidente? Mah. Ammetterò che, reietto come sono, una tentazione l´ho avuta. Non mi dispiacerebbe avere un ruolo importante nell´Italia pubblica di oggi, per le nuove opportunità che si offrono a chi sappia pensare in grande. E´ da quando ero bambino che desidero fare cavallo uno dei miei senatori.

  2. La Redazione dice

    Pubblichiamo una interessante analisi di Natalia Aspesi:

    La prevalenza del maschio
    di Natalia Aspesi

    “Questa situazione va contro le donne e soprattutto contro quelle che sono in prima linea per la tutela dei loro diritti”

    Dopo quasi trent´anni di matrimonio non è così facile lasciare un marito, sia pure recidivo nell´offendere platealmente e pubblicamente la dignità di una moglie. E non perché magari lo si è molto amato, o perché con lui si sono avuti tre figli, o perché è ricchissimo e ormai onnipotente. Ci avrà pensato molte volte Veronica Lario.
    La più invisibile e discreta delle first lady lo avrà pensato, come lo pensano centinaia di mogli ignote, deluse e offese. Che poi restano lì, nella casa non più amata, nel gelo del rancore irrimediabile, nel fastidio di una vicinanza insopportabile anche se saltuaria, perché c´è sempre una speranza che le cose cambino miracolosamente. E perché certi gesti da eroina paiono del tutto inutili e velleitari, sapendo che l´umiliazione e il dolore di un fallimento personale non saranno leniti da una porta sbattuta, anche se è la porta di una dimora sontuosa, dietro cui si potrebbero lasciare agi grandiosi, ma anche silenzio, riservatezza, una vita appartata e protetta. Lo sdegno che l´altro ieri la signora Berlusconi ha espresso per quella specie di Bagaglino che si stava preparando per entrare nelle liste elettorali europee del pdl, arriva 27 mesi dopo la famosa lettera a Repubblica con cui la signora chiedeva pubbliche scuse del marito per le sue amenità erotiche ai Telegatti. Allora con qualche banale distinguo, la gente apprezzò il coraggio della signora, come capita quasi sempre quando si tratta di schierarsi anche solo astrattamente verso il più coraggioso e il più ferito.
    Ma i tempi cambiano in fretta e oggi, imperando incontrastato il premier della libertà anche libertina, sono tutti con lui, i devoti del suo partito, che fanno scoppiare il sito del Pdl di attacchi a colei che ha osato dire la sua. Qualcuno la faccia tacere, ex attricetta, se voleva ricordarci che esiste l´ha fatto nel modo peggiore, ha perso una buona occasione per stare zitta, offendendo tuo marito offendi te stessa e tutti quelli che hanno fiducia in lui, certo che sputare nel piatto che ti ha permesso la bella vita…Magico e irrefrenabile pifferaio, qualunque cosa dica o faccia gli rende sempre più appassionato il suo popolo, che non ha ragione di porsi dei dubbi, e per esempio chiedersi in questo caso se possa giovare al paese e quindi anche a loro che la via per l´esercizio della politica anziché passare dalla cultura e dalla pratica nasca da portfolio in cui si mostrano enormi tette o dalle accoglienti ginocchia del Capo. O anche solo domandarsi: come reagirebbe la mia signora se assumessi come grandi manager solo signorine ventenni di gamba lunga, scosciate e scollate, scarti di concorsi di Miss Italia? Mi taglierebbe la gola o fuggirebbe con tutto il conto in banca?
    Anche lo stesso premier, che ai tempi della lettera pubblica della moglie aveva reagito con garbo romantico, questa volta si è arrabbiato, forse perché per smentire la perfida sinistra, per vendicarsi della sua signora che ha osato credere alla realtà della stampa di opposizione e non alle sue finzioni, per far contenti i suoi cortigiani che hanno già promesso liste europee solo di premi Nobel per di più maschi oppure centenari, è stato costretto a limitare le sue vistose e disinibite aspiranti all´europarlamento e ai relativi emolumenti, intasandole di nuovo nelle sue tante televisioni già debordanti di beltà insaziabili. In più con l´onere di dover sopportare le signore dell´opposizione che come si sa, sono troppo spesso «maleodoranti e malvestite», roba che gli appanna il buonumore e il fuoco d´artificio inventivo.
    Ma la signora Lario non è solo una moglie e madre che si indigna per le offese all´integrità della sua famiglia, quali l´infantile volo a Napoli per sentirsi dare del “papi” (confidenza che i suoi cinque figli non osano) da una graziosa diciottenne, su stampo identico a tutte le aspiranti tivù, non ancora in politica ma già “gossipista” su un televisioncina privata. Veronica è una donna intelligente, preparata, attenta: quel «ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere», che costituisce quello che lei definisce il divertimento dell´imperatore, è il risultato della «sfrontatezza e della mancanza di ritegno del potere che offende la credibilità di tutte le donne». La signora inquadra benissimo e con belle parole un momento drammatico: non si era mai visto un simile arretramento delle donne da una presunta parità, al ritorno dell´unica affermazione possibile della femminilità, quella delle favorite di corte. Questa situazione «va contro le donne in genere e soprattutto contro quelle che sono sempre state in prima linea e che ancora lo sono a tutela dei loro diritti», dice Veronica Lario.
    Di nuovo, il valore delle donne si identifica nella grazia fisica e nella giovinezza, cioè in un breve periodo della vita, e ci si può quindi chiedere se la carriera politica delle signore Carfagna e delle altre terminerà con le loro prime rughe o i chili in più. Se da noi la televisione è un veicolo indispensabile a ogni tipo di carriera cominciando da quella politica, che negli altri paesi si prepara in scuole di massimo prestigio e difficoltà, ci si chiede come mai non sono stati cooptati per le prossime elezioni i pur amatissimi maschi dai toraci lucenti del Grande Fratello o della Fattoria o della pubblicità. È semplice (fino a quando non avremo un premier gay); perché la gestione politica del potere è tornata solidamente in mano agli uomini che come ci mostra ogni giorno il telegiornale sono spesso inguardabili per bruttezza, antipatia, ridicolaggine, volgarità, e non li vorrebbe proprio nessuno, tranne appunto la politica. Già le donne di età, esperienza, forza, pazienza, che, in numero esiguo, si erano guadagnate un posto nei parlamenti e nei governi passati, dovevano subire i lazzi per i loro tailleur sbagliati o la loro scarsa avvenenza. C´erano ma non le volevano, oggi non si vorrebbero neppure le giovani e belle, ma pazienza, se tiran su il morale del Capo non si può dire di no, purché da vere donne, non pretendano di capire, sorridano e dicano sempre di sì.

    La Repubblica, 30 Aprile 2009

  3. Andrea dice

    La risposta dell’imperatore non si è fatta attendere

    “…..Noi – ha detto il premier – vogliamo rinnovare la nostra classe politica con persone che siano colte, preparate e che garantiscano la loro presenza a tutte le votazioni e che magari non siano maleodoranti e malvestite come altri personaggi che circolano nelle aule parlamentari candidati da certi partiti”.

    Lo stile è quello di sempre…………

  4. annamaria dice

    ammiro moltissimo veronica lario che ha sicuramente una personalità assai più corretta , limpida ,morale e moderna di colui che si ritrova ad avere sposato

  5. La redazione dice

    “Mio marito, come Napoleone”, di Dario Cresto-Dina

    Lo strappo politico della first lady “Mio marito come Napoleone”
    La famiglia, i gossip: così è nata l´ultima rottura

    Uno sfregio familiare. La risposta è un attacco politico. Come due anni fa, quando, dopo i complimenti di Berlusconi alla Carfagna («Se non fossi sposato, ti sposerei»), Veronica scrisse a Repubblica spiegando che lei non voleva essere la metà di niente.
    Anche questa volta le sue parole all´Ansa sembrano concordate con i figli, soprattutto là dove, commentando la partecipazione del presidente del Consiglio alla festa di compleanno di una ragazza napoletana, Veronica Lario manifesta uno stupore che è una stilettata: «Che cosa ne penso? La cosa ha sorpreso molto anche me, anche perché non è mai venuto a nessun diciottesimo compleanno dei suoi figli pur essendo stato invitato».
    Non pronuncia le parole “mio marito”. Mai. Una scelta precisa dietro alla quale c´è una nuova rottura. Una bufera davvero inattesa. «Mi spiace che Veltroni si sia dimesso. Mi sembra che il centrosinistra non ci sia più», mi aveva detto un mese fa a Macherio Veronica Lario. Poi aveva aggiunto: «Mio marito insegue lo spirito di Napoleone, non quello del dittatore. Il vero pericolo è che in questo paese la dittatura arrivi dopo di lui, se muore la politica come temo stia succedendo». Voleva dire che il Cavaliere stava correndo su una strada senza ostacoli. Senza opposizione. Che il suo obiettivo era il Quirinale. Scherzando le avevo fatto notare che la paura più grande del premier poteva essere ancora lei. Lei e l´effetto Veronica. «Le cose vanno un po´ meglio – aveva risposto -. Io faccio soltanto la nonna, seguo Alessandro, il bimbo di Barbara e devo riconoscere che anche mio marito si è innamorato di lui. Trascorre ore a farlo giocare, spesso anche da solo».
    Aveva ribadito che le voci di divorzio erano infondate, ripetendo ciò che aveva spiegato un anno prima: «Potrei dire che ci sto pensando da dieci anni e che sono lenta a prendere le decisioni. Non avere compiuto questo passo ha dato risultati molto positivi per i miei figli. Ora sono serena, non ho pensieri di questo tipo. Voglio stare fuori da tutto e non fare nessun tipo di dichiarazioni». Aveva preferito parlare della crisi, dei contrasti tra Tremonti e Draghi sugli interventi anti-recessione («Chi sbaglia dovrà dimettersi, credo»), dell´azione del governo che non la convinceva fino in fondo. Delle polemiche sul testamento biologico: «La tecnica oggi ci impone dubbi più grandi di noi». Della lotta di Beppino Englaro: «È stato linciato. Non doveva essere permessa una cosa del genere».
    Insomma, era serena. Fino a ieri sera. A farla scattare sono state le critiche sulle liste elettorali del centrodestra per le europee avanzate dalla Fondazione “Fare futuro” e l´articolo di questo giornale sulla notte napoletana del premier. Veronica è scesa in campo, trasferendo la dignità sua e dei suoi figli dentro il teatro della politica. Come in quel giorno di fine gennaio di due anni fa. Quarantotto righe che fecero il giro del mondo: «Con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto il mio modo di essere nel corso dei 27 anni trascorsi accanto a un uomo pubblico, imprenditore prima e politico illustre poi, qual è mio marito. Ho affrontato gli inevitabili contrasti e i momenti più dolorosi che un lungo rapporto coniugale comporta con rispetto e discrezione. Ora scrivo per esprimere la mia reazione alle affermazioni svolte da mio marito nel corso della cena di gala che ha seguito la consegna dei Telegatti, dove, rivolgendosi ad alcune delle signore presenti si è lasciato andare a considerazioni per me inaccettabili».
    Una festa, una donna. Mara Carfagna. Veronica Lario continuava così: «Sono affermazioni che interpreto come lesive della mia dignità, affermazioni che per l´età, il ruolo politico e sociale, il contesto familiare (due figli da un primo matrimonio e tre figli dal secondo) della persona da cui provengono, non possono essere ridotte a scherzose esternazioni. A mio marito e all´uomo pubblico chiedo quindi pubbliche scuse, non avendone ricevute privatamente». E ancora: «Ho sempre considerato le conseguenze che le mie eventuali prese di posizione avrebbero potuto generare a carico di mio marito nella sue dimensione extra familiare e le ricadute che avrebbero potuto esserci sui miei figli. Questa linea di condotta incontra un unico limite, la mia dignità di donna che deve costituire anche un esempio per i propri figli, diverso in ragione della loro età e del loro sesso. Oggi nei confronti delle mie figlie femmine, ormai adulte, l´esempio di donna capace di tutelare la propria dignità nei rapporti con gli uomini assume un´importanza particolarmente pregnante, almeno quanto l´esempio di madre capace di amore materno che mi dicono rappresento per loro».

    La Repubblica, 29 aprile 2009

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