“Fondi, comune mafioso. Ma il governo non lo scioglie”, di Claudia Fusani
Ieri, per l’ennesima volta, il Consiglio dei ministri non ha sciolto il comune del basso pontino come chiede da febbraio il ministro dell’Interno e da un anno il prefetto. La scusa: «Serve una nuova relazione». Niente da fare. Neppure ieri. Neppure una settimana fa, così come negli ultimi quattro mesi. Rinviare, posticipare, prendere tempo, sperando che alla fine la gente si stufi e qualcun altro salti. Il consiglio comunale di Fondi con le sue palesi – il 6 di luglio la Dda ha arrestato 17 persone tra boss, ex assessori, consiglieri e funzionari comunali – e dichiarate infiltrazioni mafiose (le ha messe a verbale l’ex assessore Izzi indicando la mappa della famiglie di ‘ndrangheta e camorra che hanno messo le mani su quel comune) non è stato ancora sciolto. Una decisione che viene promessa da mesi e ogni volta rinviata accampando le scuse più varie. Il risultato è che la Presidenza del consiglio tiene in vita un comune dove, per ammissione dello stesso ministro dell’Interno che ne ha chiesto lo scioglimento, la mafia controlla gli …
