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“Franceschini: ci batteremo contro la mattanza della scuola”, di Federica Fantozzi

«Lo Stato sta mettendo in atto il più grande licenziamento di massa della storia italiana nel settore in cui bisogna investire di più, cioè nell’educazione dei nostri figli. È una mattanza e noi siamo con voi. Il nostro impegno nella vostra battaglia è totale».
Dario Franceschini ieri mattina è salito sul terrazzo dell’ufficio scolastico di Benevento – l’ex provveditorato – per esprimere solidarietà alle sei precarie che da giorni manifestano ad alta quota contro i tagli alla scuola. Mentre la capogruppo del Pd al Senato Anna Finocchiaro chiede al governo di venire a riferire subito in Parlamento. Oggi nuovo round al ministero sulla vertenza, con i sindacati sul piede di guerra.
A due settimane dall’inizio dell’anno scolastico il settore è nel caos: insegnanti in mutande come attori di Full Monty davanti ai licei, cortei e messe in piazza, provveditorati occupati a Napoli e Catania, precari in catene a Milano, malori per una professoressa a Palermo, minacce di denunce per «irregolarità» sulle graduatorie delle supplenze. Intanto il Codacons prepara un maxi-ricorso collettivo per 20mila precari di fronte al Tar. E il Moige protesta per le classi troppo numerose.
«mattanza» di stato

Alla base di tutto, i nodi della Finanziaria e dei successivi decreti della riforma Gelmini che sono venuti al pettine. Dolorosamente: 42mila cattedre in meno; 15mila tagli tra personale amministrativo, bidelli, non docenti; quasi 20mila i precari che quest’anno non avranno la cattedra riconfermata. Non è tutto: in prospettiva, nei prossimi tre anni, il dimagrimento dovrebbe toccare le 150mila unità.
Numeri che fanno fibrillare il mondo dell’istruzione e inducono il centrosinistra a parlare di «un licenziamento di massa senza precedenti da parte dello Stato». Anche se il ministero dell’Istruzione contesta le cifre: sarebbero «meno di 10 mila i precari a cui non sarà riconfermata la supplenza» mentre «la razionalizzazione del sistema scolastico riguarda 42mila unità, ma considerato che quest’anno sono andati in pensione 32mila docenti, in realtà il numero di supplenti non riconfermati si ferma a meno di 10mila».
Replica il segretario della Cisl-scuola, Francesco Scrima: «I dati da noi diffusi non sono falsi, il ministero si documenti meglio».
accordi con le regioni

Al suo arrivo a Benevento, Franceschini è stato accolto da uno striscione con su scritto: «Basta passerelle, vogliamo fatti concreti». Il segretario del Pd ha promesso «che il partito si impegnerà a portare avanti la battaglia contro i tagli in tutte le sedi e in tutte le forme». Ha sottolineato la necessità di «una politica che si occupi dei problemi delle famiglie italiane che non ce la fanno più con i loro debiti e dei lavoratori che rischiano a migliaia di perdere il posto. È un emergenza vera e girare la testa dall’altro lato, come fa il governo occupandosi d’altro è irresponsabile».
Anna Finocchiaro parla di «controriforma» e paventa di dover fronteggiare , «oltre alle legittime proteste dei docenti, le preoccupazioni di famiglie e studenti». Invita l’esecutivo a venire «al più presto alle Camere ad assumersi la responsabilità di fronte al Paese di questa strategia che impoverisce la scuola pubblica italiana». Per Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd in Commissione Cultura a Montecitorio, era tutto scritto nella Finanziaria 2008 e «se Berlusconi e Gelmini non faranno retromarcia il sistema scolastico affonderà come il Titanic». «Il presidente del Consiglio -dice il portavoce di Bersani parlando dell’attacco all’Unità- utilizzi le sue energie per affrontare i seri problemi che stanno aggredendo l’Italia: dalla scuola che subisce il più grande licenziamento pubblico della storia, all’immigrazione che continua ad essere affrontata dal governo solo a parole, alla crisi economica che, nonostante i facili entusiasmi di alcuni, sta impattando rovinosamente verso imprese e lavoratori sempre di più in difficoltà, nonostante i facili e ingiustificati entusiasmi del centrodestra». Oggi nuovo incontro a Viale Trastevere, ed è già annunciato un sit-in di fronte al ministero. La Gelmini ha fatto sapere con una nota che stanno lavorando per cercare accordi con le regioni.
L’Unità 03.09.09

3 Commenti

  1. Luca Schiaffino dice

    Esprimendo la mia personale vicinanza ai lavoratori della scuola. Segnalo che qualcosa di simile sta cominciando a verificarsi anche nelle università, dove la penuria di risorse sta rendendo difficili o impossibili i rinnovi di un tantissimi assegni e contratti di vario genere. Purtroppo lo scarso livello di sindacalizzazione e il fatto che le scadenze dei contratti non sono simultanee, ma diffuse nel tempo, rendono difficili manifestazioni di protesta così organizzate, ma il problema esiste.

    Bisognerebbe avviare qualche nuova iniziativa sui tagli della legge 133, ora che cominciano a manifestarsi gli effetti.

  2. La redazione dice

    “Un dramma di tutti”, di Fabio Luppino

    Non è mai successo che lo Stato lasciasse senza lavoro migliaia di persone. I lavoratori della scuola ai tempi della Gelmini sono anche protagonisti di questa «prima volta». Fuori. Per sempre. Venticinquemila professori e migliaia di bidelli da questo anno scolastico stanno fuori. Non sono operai, non salgono sulle gru. Sono donne, soprattutto. Ed è anche per questo che l’attenzione è bassa. Sono persone dalle mani nude, non callose, ma nude. Senza stipendio, senza ammortizzatori sociali. Senza più niente. In molti a trent’anni, in molti altri a quaranta-cinquanta anni. Precari per sempre. Una dramma sociale enorme.
    I docenti protestano. Si incatenano, si mettono in mutande. Cercano un espediente mediatico. Il 15 luglio la scuola aveva già avvertito l’opinione pubblica con una manifestazione nazionale. Ma sembrano invisibili, lo sono certamente per il modo in cui le televisioni strettamente controllate dal potere, con rare eccezioni, riproducono quanto sta accadendo. La gente, le famiglie toccheranno con mano solo tra qualche giorno. E allora quello che è il dramma di migliaia di persone, e dei loro familiari, che sanno già oggi di non avere più un reddito, sarà un problema di tutti. Quando si scoprirà che il tempo pieno non esiste quasi più; quando con le prime supplenze brevi gli alunni verranno ammassati in altre classi causa mancanza fondi; quando si capirà bene che raggruppare trenta alunni per classe non è fare scuola e formazione.
    Il governo è stato di parola. Aveva annunciato questo scempio un anno fa: una scuola di tagli e basta. Ieri Franceschini è andato a Benevento e ha fatto bene. Ne dovrebbe parlare ogni giorno. Con lui anche tutti quelli che vogliono dire cose di sinistra.
    Se non ora, quando?

    L’Unità, 3 settembre 2009

  3. La redazione dice

    “Le precarie sul terrazzo “Fermate questa strage”, di Cristina Zagaria

    Ieri anche Dario Franceschini con le sei insegnanti di Benevento

    BENEVENTO – «Le proteste dal basso ormai non le ascolta più essuno. Quindi abbiamo cercato il posto più alto possibile per gridare al Governo: “Fermate questa strage”. Abbiamo studiato per tutta la vita, abbiamo preso due o tre lauree e seguito master e corsi, ma ora siamo delle nullità, espulse dal mondo dalla scuola grazie al decreto Gelmini». Così sei insegnanti precarie di Benevento sono salite sui tetti. Da quattro notti e cinque giorni sono accampate sul terrazzo dell’ufficio scolastico provinciale, nel rione Libertà, e sono diventate il simbolo della protesta in Campania, dove i tagli hanno colpito 8200 lavoratori tra docenti e ausiliari.

    Per tutti ormai sono le “leonesse del Sannio”: Daniela, Silvana, Maria Lina, Elvira, Elisa e Pina. Insegnati quarantenni, con oltre dieci anni di precariato nel curriculum. Dormono per terra, per andare in bagno usano delle buste e passano le loro giornate a 35 gradi, sotto il sole. Volontari e colleghi portano loro acqua e viveri. Dopo cinque giorni sono provate, sudate, spaurite, ma ancora determinate. E non sono sole. Nel cortile dell’ex provveditorato c’è un altro presidio di colleghi, almeno un centinaio. Patrizia è la portavoce del gruppo. È la settima, l’unica che sale e scende e funge da collocamento tra i due presidi. Patrizia è sul terrazzo quando alle 13.15 le arriva una telefonata. «Ho avuto una cattedra al Nord Italia, sei ore settimanali. Scusate», dice piangendo e quasi scusandosi. Ma le altre non esitano e l’abbracciano: «Siamo felici. Una in meno. Noi siamo qui per questo: per il lavoro».

    Ieri sul terrazzo delle precarie arriva anche il segretario del Pd: «Lo Stato sta mettendo in atto il più grande licenziamento di massa della storia, nel settore in cui bisogna investire di più, l’educazione dei nostri figli», dice Dario Franceschini. E nel pomeriggio l’arcivescovo di Benevento celebra messa sotto il terrazzo occupato: «Non è civile una società che lascia i cittadini senza lavoro». Le sei “leonesse del Sannio” accolgono tutti, ma scrivono un grande striscione: «No passerelle, ma fatti». E si preparano alla quinta notte di protesta sui tetti: «Non abbiamo più niente da perdere. Rimarremo qui finché il Governo non darà a tutte le precarie come noi la certezza di un futuro».

    La Repubblica, 3 settembre 2009

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