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Fus: De Biasi (Pd), da Brunetta sconcertante attacco al mondo della cultura

“Il ministro Brunetta ancora una volta si commenta da solo. Sconcerta la volgarità e la gratuità delle sue affermazioni nei confronti del mondo della cultura che è ormai tra le poche voci che danno dignità all’immagine dell’Italia nel mondo. Tutti lavoriamo ma Brunetta, oltre che lavorare, dovrebbe pensare prima di parlare”. Lo dice Emilia De Biasi, deputata del Pd della commissione Cultura di Montecitorio replicando al ministro della Funzione Pubblica che chiede di ”chiudere al piu’ presto i rubinetti del Fus”.

1 Commento

  1. La Redazione dice

    L’on. De Biase è intervenuta a seguito delle dichiarazioni del Ministro Brunetta che riportiamo di seguito:

    Brunetta: «registi parassiti»
    E il cinema si ribella, di Chiara Maffioletti

    MILANO — Cinema nel miri­no: senza giri di parole, il mini­stro della Pubblica amministra­zione e dell’Innovazione Renato Brunetta ieri — nel suo inter­vento alla scuola di formazione del Pdl a Gubbio — si è sentito di «consigliare» il collega San­dro Bondi, responsabile dei Be­ni culturali, presente in sala. Premessa: «Esiste in Italia un culturame parassitario vissuto di risorse pubbliche che sputa sentenze contro il proprio Pae­se ed è quello che si vede in que­sti giorni alla Mostra del Cine­ma di Venezia».

    Il consiglio: «Bene fai Sandro a chiudere quel rubinetto del Fus». Il ministro ha proseguito parlando di «registi che hanno ricevuto 30/40 milioni di euro di finanziamenti incassando in tutta la loro vita 3-4 mila euro. Questi stessi autori nobili, con l’aria sofferente, ti spiegano che questa Italia fa schifo…Solo che loro non hanno mai lavorato per avere un’Italia migliore». Applausi a scena aperta dalla platea «amica».

    Che hanno portato ad un’al­tra stoccata, contro «i parassiti dei teatri lirici: i finti cantanti, scenografi che non si sono mai confrontati con il mercato, tan­to Pantalone pagava. A lavora­re…». E infine: «Questo è un pezzo di Italia molto rappresen­tata, molto ‘placida’ e questa Italia è leggermente schifosa». Dove la scelta dell’aggettivo pa­re tutt’altro che casuale dopo che Michele Placido, a Venezia con il suo film sul ’68, Il grande sogno, si è reso protagonista di una polemica che dalla casa di produzione Medusa si era este­sa a Berlusconi.

    Dalla stessa sede, poco pri­ma, anche il ministro dell’Istru­zione Mariastella Gelmini aveva commentato: «Sono rimasta sorpresa nel sentire dagli attori della Mostra degli elogi sul ’68. Quella cultura dell’ugualitari­smo e del sei politico ha dan­neggiato una generazione. For­se Placido non le ha vissute e non le conosce».

    Ma, come prevedibile, le rea­zioni sono state tutte per Bru­netta. Citto Maselli, al Lido con Ombre rosse, ha replicato: «Non è un caso che Brunetta usi la parola ‘culturame’ che è stata la bandiera di Mario Scel­ba negli anni delle peggiori re­pressioni nei confronti del­le culture e della vita de­mocratica del nostro Pa­ese. Il tono, l’arroganza e il semplicismo di Bru­netta parlano da soli».

    Sempre da Venezia, Giuliano Montaldo, ex presidente di Rai Cine­ma, ha tuonato: «Ma di che stiamo parlan­do. Non è passata pro­prio al lido una ‘nuo­va’ attrice che si chia­ma Noemi? Non san­no cosa significhi la parola cultura».

    Molte anche le reazioni politi­che. Emilia De Biasi, deputata del Pd della commissione Cultu­ra di Montecitorio: «Brunetta si commenta da solo. Sconcerta la volgarità e la gratuità delle sue affermazioni contro il mondo della cultura». L’ex ministro dei Beni Culturali Giovanna Melan­dri ha parlato di «furia iconocla­sta e distruttiva con cui Brunet­ta, Bondi e company stanno mortificando il mondo della cul­tura italiana». Giuseppe Giuliet­ti di Art.21 ha ribattuto: «Bondi non ha bisogno dei suggerimen­ti di Brunetta, ci ha pensato già lui». Ha condiviso «lo spirito» delle parole del ministro Ga­briella Carlucci (Pdl), secondo cui «i soldi pubblici devono es­sere concessi a chi li merita».

    Curioso che, solo qualche ora prima rispetto all’uscita di Brunetta, uno dei volti simbolo della protesta contro i tagli al Fus, Sergio Castellitto, fosse tor­nato sulla questione. Era anche lui alla Mostra per il film di Vin­cenzo Terraciano Tris di donne & abiti nuziali, peraltro realizza­to con il contributo del Mibac, ed aveva dichiarato: «Dall’Excel­sior di Roma a quello di Vene­zia, voglio ricordare che il pro­blema dei tagli al Fus c’è ancora anche se, all’italiana, d’estate fi­nisce un po’ tutto sotto l’ombrel­lone ». Lo deve aver pensato an­che Brunetta.

    Il Corriere della Sera, 12 settembre 2009

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