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Ghizzoni: ministro chiarisca in parlamento, non risulta disapplicazione legge

Pd: da Gelmini inaccettabile nostalgia per Ventennio

“Le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini sono inqualificabili e inaccettabili per uno Stato democratico. Poiché non si ha notizia di dirigenti scolastici e insegnanti che non abbiamo applicato le norme approvate da questo governo (sulle quali rimane la nostra contrarietà e quella del mondo della scuola e delle famiglie italiane) chiediamo al ministro un chiarimento politico in Parlamento sulle dichiarazioni di oggi che, con toni minacciosi, sembrano voler impedire anche la libera manifestazione del dissenso”. Così la Capogruppo PD in commissione istruzione alla Camera Manuela Ghizzoni sul contenuto dell’intervista che il ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ha rilasciato al Corriere della Sera. “Il messaggio è chiaro ed è identico a quello che compariva nei locali pubblici durante il Ventennio fascista, quando gli esercenti erano obbligati ad attaccare un cartello con scritto ‘QUI NON SI FA POLITICA’. Non accetteremo mai di scivolare verso un nuovo Regime” conclude.

da www.unita.it, «Scuola, Gelmini attacca i prof: “No a politica, applichino riforma”»
«La scuola è una istituzione che va rispettata non è il luogo per le dispute e le conflittualità politiche». Il ministro dell’istruzione, Maria Stella Gelmini, per il primo giorno di scuola, indossa l’elmetto e va già durissima su quella «minoranza di dirigenti e insegnanti che fanno politica a scuola».
Durante una visita all’istituto penale minorile di Nisida, a Napoli, la ministra se la prende con quei presidi e docenti che, secondo lei, usano le proteste per «fare politica a scuola». E lancia il suo manifesto per l’anno scolastico 2009/10. «Ho una profonda stima per quei docenti che, pur con stipendi bassi, fanno il loro dovere e si comportanto in modo corretto con il paese e con i loro studenti. Con queste persone ci tengo ad aprire un dialogo», assicura la ministra Gelmini. Ma: «No – scandisce – a chi fa politica a scuola, ci sono sempre dei margine per migliorare le riforme sulla base dell’esperienza, ma non facendo politica in classe».
Poi anche sulla carenza di fondi lamentata dalle scuole, il ministro risponde: «è una polemica che non sta in piedi, conosciamo tutti le condizioni restrittive imposte dalla crisi e dal bilancio dello stato. Non si può usare l’assenza di risorse per non applicare le riforme». Poi la minaccia: il ministero sta «costituendo un nucleo di valutazione di attuazione delle riforme», annuncia gelmini, per controllare che siano realmente applicate.

Dal Corriere della Sera, «Via dalla scuola i prof che fanno politica», di Lorenzo Salvia
Gelmini: «Ci sono docenti e dirigenti che non applicano la riforma. Dal prossimo anno solo 30% di immigrati per classe»
«Ci sono alcuni dirigenti scolastici e insegnanti, una minoran­za, che disattendono l’attuazione del­le riforme». In che senso disattendo­no? «Ad esempio vogliono mantenere il modulo anche se il modulo è stato abolito con il passaggio al maestro unico prevalente». Alcuni docenti, co­me sa, non condividono la riforma. «Criticare è legittimo ma comportarsi così significa far politica a scuola e questo non è corretto. Se un insegnan­te vuol far politica deve uscire dalla scuola e farsi eleggere. Quella è la se­de per le sue battaglie, non la catte­dra ». Comincia l’anno scolastico, il mi­nistro della Pubblica istruzione Maria­stella Gelmini ha appena fatto gli au­guri («in bocca al lupo») agli 8 milio­ni di studenti che da oggi torneranno in classe. Ma, con la protesta dei preca­ri e la manifestazione annunciata dal Pd, questo primo giorno di scuola sembra portare con sé nuove tensio­ni.
Ieri, sul Corriere, Ernesto Galli della Loggia ha paragonato il ruolo del ministro dell’Istruzione a San Se­bastiano, bersagliato da ogni parte e destinato quasi sempre a scontenta­re tutti. Lei è su quella poltrona da un anno e mezzo, si trova d’accor­do?
«È vero, è un ruolo complicato ma non mi sento un ministro particolar­mente contestato. Tempo fa, ricordo, ne parlai con il mio predecessore Lui­gi Berlinguer».
Anche lui ebbe qualche guaio.
«Con un certo senso dell’umori­smo mi disse che ero molto fortunata perché il vero inferno l’aveva vissuto lui, criticato anche dalla sua stessa maggioranza».
Lei non ha questo problema ma oggi ci saranno manifestazioni di protesta in tante città. «Rispetto chi contesta ma sono con­vinta che si tratti di un numero molto limitato di persone».
Limitato?
«Limitato rispetto ai tanti genitori e studenti che non si vogliono più ac­contentare di una scuola mediocre. E che non vogliono sentir parlare solo di organici e di curriculum ma di scuo­la come luogo di educazione, di un servizio che dovrebbe stare a cuore a tutti. Come gli ospedali».
Per rimettere ordine nel campo dell’istruzione Galli della Loggia si augura proprio uno sforzo congiun­to di tutte le forze politiche interes­sate al bene del Paese. Lei ci crede?
«No. Nella mia prima audizione in Parlamento avevo auspicato che tutte le riforme venissero affrontate con uno spirito bipartisan. Dopo un anno, dalla sinistra non ho sentito proposte ma solo invettive contro il governo: se necessario, quindi, andremo avanti da soli. Su questo punto sono delusa dal mio predecessore, Giuseppe Fioro­ni ».
Alcune riforme del ministro Pd, ad esempio sull’istruzione tecnica e sulla formazione, lei però le ha con­fermate.
«Sì, perché sono decisioni che con­divido. Ma credo che ormai Fioroni debba scegliere se fare il responsabile istruzione del Pd, e quindi lavorare per il bene della scuola italiana, oppu­re fare politica punto e basta. Nessuna sorpresa se lui gioca una partita in vi­sta del congresso del suo partito ma non usi la scuola come strumento del­la contesa tra Franceschini e Bersani. La scuola non può essere il luogo del­la protesta della sinistra e della Cgil».
Intende dire che la protesta dei precari è strumentalizzata dalla sini­stra?
«La protesta esprime un disagio rea­le che va rispettato. Ma la sinistra pre­ferisce salire sui tetti per esprimere la solidarietà ai professori e cavalcare il disagio sociale senza assumersi re­sponsabilità per il passato».
Sono solo loro le responsabilità? In questi anni ha governato anche il centrodestra.
«Sono responsabilità che vengono da lontano. Per anni, complici i sinda­cati, si è data la sensazione che ci fos­se spazio per tutti quelli che volevano fare gli insegnanti, per poi lasciarli in graduatoria anni ed anni. Sono state vendute illusioni che si sono trasfor­mate in cocenti disillusioni».
Ma chi aspetta un posto da 20 an­ni ed è ancora precario ha forse tor­to a scendere in piazza e chiedere una cattedra, uno stipendio?
«No, certo. Credo che nei prossimi cinque anni, grazie ai prepensiona­menti, la gran parte di questi precari verrà assorbita negli organici. Ma è fondamentale impedire che nel frat­tempo si allunghi di nuovo la coda. Per questo abbiamo chiuso le sis, le scuole di specializzazione per l’inse­gnamento, e introdotto il numero pro­grammato ».
È vero che il Quirinale ha espres­so dubbi sull’inserimento della nor­ma salva precari nel decreto Ronchi sulle violazioni comunitarie? Servirà un decreto ad hoc?
«Dal Colle non ci è arrivata nessu­na comunicazione ufficiale. Se arrive­rà la rispetteremo anche se resto con­vinta della nostra scelta. In ogni caso sarebbe uno slittamento di pochi gior­ni ».
Ministro, gli stranieri sono sem­pre più numerosi nelle nostri classi. In alcuni casi si arriva al 97 per cen­to degli studenti: va bene così?
«No, rischiamo di creare delle clas­si ghetto. Dall’anno prossimo ci sarà un limite del 30 per cento. Volevamo introdurlo già quest’anno ma non c’erano i tempi tecnici per procede­re ».
L’inglese alla scuola media. La possibilità di aggiungere due ore al­le tre già previste si è scontrata con le ordinanze del Tar del Lazio. Ci ri­proverà l’anno prossimo?
«È vero che ci sono delle difficoltà applicative. Ma, compatibilmente con gli organici, è una strada percorribile già quest’anno. È stata chiesta dal 15 per cento delle famiglie».
E per l’università? Quando crede che arriverà in porto la riforma?
«Tra ottobre e novembre partirà l’esame in Parlamento, spero che il prossimo anno sia operativa».
Anche quest’anno ci sono stati er­rori nei test d’ingresso. È un model­lo da modificare?
«Per medicina c’era solo un errore sul sito internet, l’abbiamo corretto e il quesito sarà conteggiato. Mentre per architettura stiamo valutando se non tener conto di una domanda che forse non era chiara. In futuro i test non saranno più gestiti dalle singole università ma nazionali, per ogni fa­coltà. Così sarà possibile indirizzare ogni ragazzo verso la facoltà più adat­ta al suo talento ed al suo merito».

1 Commento

  1. «Scuola di regime», di A.Dra
    Riparte il nuovo anno scolastico tra polemiche e incomprensioni. La riforma Gelmini ha creato un sistema che come un castello di carta si tiene su per miracolo discriminando, oltre gli studenti, le famiglie e gli insegnanti, l’intero mondo dell’istruzione considerata sempre più una ruota di scorta nei pensieri del governo. E se tutti gli operatori che lavorano nel mondo del sapere sono completamente scontenti, il ministro pensa che la colpa sia del Pd e dell’opposizione che strumentalizzano la sua riforma. E non contenta del suo fallimento, pensa di introdurre anche una quota fissa per la presenza in classe degli stranieri che vivono in Italia.

    Un chiaro progetto politico, tipico del governo Berlusconi, di scaricabarile qualora si è difronte all’evidenza di un insuccesso. Sempre colpa di altri. Sempre colpa di chi li ha preceduti. E per non fare scontenta la Lega che tiene il timone dell’Esecutivo, la Gelmini vuole imporre il limite del 30% per i cittadini stranieri. Della serie, “peccato, ma tu in questa classe non puoi entrare! Prova in una altra scuola se lì non hanno esaurito la quota”. È proprio vero che oltre al maestro unico, il tentativo di ritornare al ventennio mussoliniano sembra un chiodo fisso per il governo. Tutto condito da tagli indiscriminati sugli insegnanti. Un lusso che la scuola non può permettersi.

    Per Mariangela Bastico, responsabile Scuola del Pd “la scuola riparte tra mille problemi: la ‘cacciata’ dei precari ha prodotto classi più affollate, lo stravolgimento del rapporto alunni-insegnanti, non c’è quasi città in cui oggi non vi sia una protesta di piazza, e tutto quello che il ministro Gelmini riesce a fare è provare a intimidire gli insegnanti, mettendo in discussione la loro libertà di espressione e di insegnamento”.

    “La stessa libertà di espressione – ha proseguito Bastico – che a quanto pare il ministro vorrebbe precludere anche all’opposizione, a cominciare da Beppe Fioroni, con attacchi personali e fuori luogo. Anziché fare da megafono alla linea delle minacce e degli insulti che ormai caratterizza questo governo, il ministro risponda nel merito delle critiche e delle proposte, se ne è capace.
    Cosa di cui, purtroppo,cominciamo a dubitare”.

    “E anziché pagare l’ennesima cambiale alla Lega teorizzando tetti al numero degli studenti stranieri per classe, il ministro aumenti il numero degli insegnanti, consenta il tempo lungo, attivi corsi di italiano per alunni stranieri. O forse quello che non si vuole è proprio trasformare un problema
    in una risorsa, per non infastidire Bossi e compagnia?”.

    Per Rosy Bindi, vicepresidente della Camera dei deputati, “le scuole italiane non sono caserme come al tempo del fascismo e il ministro non può minacciare nessuno. Il maestro unico era o no una libera scelta delle famiglie? La Gelmini cerchi di capire perché la stragrande maggioranza ha scartato questa possibilità, scegliendo il modulo o il tempo pieno, senza attribuire agli insegnati e ai dirigenti scolastici la colpa del caos in cui si trovano migliaia di istituti.
    La verità è che la pseudoriforma della destra è stata un trucco per ridurre l’offerta formativa, coprire pesanti tagli al personale e azzerare l’autonomia scolastica. Il fallimento del governo è sotto gli occhi di tutti. Ed è penoso sentire un ministro che nel primo giorno di scuola anziché spiegare a famiglie e docenti come intende assicurare un sereno anno scolastico si lancia in aut aut da regime. Con la stessa tecnica di Brunetta, anche la Gelmini denigrando gli insegnanti vuole colpire e denigrare il sistema dei servizi pubblici”.

    Anche per Maria Pia Garavaglia “di fronte a una situazione che appare caotica e che nei prossimi giorni provocherà disagi crescenti agli studenti e alle loro famiglie, il ministro Gelmini gioca d’anticipo e se la prende con gli insegnanti a suo avviso politicizzati. A chi si riferisce? Se è a conoscenza di casi di propaganda politica fatta sui banchi di scuola, li denunci pubblicamente. Altrimenti, le accuse generiche non possono essere interpretate che come un tentativo di giustificare il fallimento di chi si proponeva di cambiare la scuola a colpi di tagli alla spesa. Il risultato delle azioni sconsiderate condotte nell’ultimo anno sono decine di migliaia di insegnanti mandati a casa, senza che la scuola possa vantare un grammo di qualità in più. La colpa di tutto ciò? Del Pd e di Giuseppe Fioroni, risponde paradossalmente Gelmini, quando l’opposizione si è sempre dichiarata disposta a discutere su tutto, basta che in Parlamento arrivassero i promessi e mai visti ddl. Quanto a Fioroni, è difficile non riconoscere che, come ministro dell’Istruzione, aveva cercato di risolvere il problema degli insegnanti precari, ma ha avuto poco tempo a disposizione. Forse il ministro dovrebbe piuttosto guardare a cosa (non) è stato fatto fra il 2001 e il 2006, quando il centrodestra era al governo”.

    Per Maria Coscia, deputato del Pd, “il comportamento del ministro Gelmini è grottesco: cercare di attribuire una matrice politica alla contrarietà di famiglie e docenti alle misure ministro dell’Istruzione è un tentativo debole di chi non sa cosa fare per sottrarsi ai propri errori. Le critiche provengono da chi ha perso il proprio posto di lavoro, da chi vede calare l’offerta didattica, da chi ha bocciato la boutade del maestro unico, da chi è costretto a fare i salti mortali per portare i figli in scuole sempre più lontane e in classi strapiene. Protestano centinaia di migliaia di persone, di destra, di centro, di sinistra, protestano perché gli interventi del governo sono sbagliati, privi di una logica se non quella dei tagli indiscriminati imposti da Tremonti. Sinceramente è un atteggiamento pericoloso che sa sempre più di censura. Quanto di peggio quando si parla di istruzione”.

    “Le ultime dichiarazioni del ministro Gelmini sono inqualificabili e inaccettabili per uno Stato democratico. Poiché non si ha notizia di dirigenti scolastici e insegnanti che non abbiamo applicato le norme approvate da questo governo (sulle quali rimane la nostra contrarietà e quella del mondo della scuola e delle famiglie italiane) chiediamo al ministro un chiarimento politico in Parlamento sulle dichiarazioni di oggi che, con toni minacciosi, sembrano voler impedire anche la libera manifestazione del dissenso”. Così la Capogruppo Pd in commissione istruzione alla Camera Manuela Ghizzoni. “Il messaggio è chiaro ed è identico a quello che compariva nei locali pubblici durante il Ventennio fascista, quando gli esercenti erano obbligati ad attaccare un cartello con scritto ‘QUI NON SI FA POLITICA’. Non accetteremo mai di scivolare verso un nuovo Regime”.
    da http://www.partitodemocratico.it

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