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“Schiaffo alla verità e al Parlamento”, di Edmondo Berselli

Il clima è livido, l’azione del governo è torva; dopo l’attacco ad Annozero del ministro Claudio Scajola per conto del premier, ieri c’è stata la minacciosa invasione di campo del viceministro alle Comunicazioni Paolo Romani, che ha prospettato un’istruttoria sul programma di Michele Santoro, perché si esamini se sono stati rispettati i termini del contratto di servizio.

In sintesi: il governo interviene sui contenuti di una trasmissione; nei fatti mostra di pretendere la testa di un conduttore, prospetta la soppressione di un programma, e in generale assesta un colpo formidabile al principio della libertà di espressione.

In primo luogo: la Rai non è proprietà del governo, anche se il regime di occupazione manu militari delle reti e dei tg pubblici è già una realtà. Ha il Tesoro per azionista ma risponde alla commissione di vigilanza, cioè al Parlamento. Quindi il cosiddetto servizio pubblico è il frutto di un equilibrio molto delicato, su cui il governo sta intervenendo scorrettamente a piedi uniti, con l’intenzione evidente di mettere definitivamente la mordacchia all’informazione pubblica.

È superfluo chiedersi il perché di questa azione: il programma di Santoro ha squarciato il velo, rendendo comprensibile a cinque milioni e mezzo di spettatori ciò che il muro mediatico alzato dalla destra aveva oscurato per mesi. E cioè lo scandalo della prostituzione di regime. Quello che Berlusconi chiama un insieme di “infamie, falsità e calunnie”, e che nel lessico minimizzatore della maggioranza parlamentare viene definito “gossip”. Il caso delle escort di casa nelle residenze del premier, procurate dall’imprenditore barese Tarantini, che i tg omologati hanno accuratamente nascosto durante l’estate all’opinione pubblica, mentre tutta la stampa estera ne parlava e ne parla.

Soffocare le ultime voci non condizionate appare quindi la volontà esplicita del governo Berlusconi. Il governo fondato sul conflitto d’interessi, e circondato da un’impressionante potenza mediatica, mostra il suo volto autentico. Perché è vero ciò che ha detto il presidente del cda della Rai, Paolo Garimberti, e cioè che “il telecomando è libertà”, nel senso che è la pluralità dell’offerta ad assicurare all’informazione un mercato libero; ma proprio per questo l’offensiva dell’esecutivo delinea con chiarezza una strategia tesa a spegnere ogni voce dissonante.

L’obiettivo è di una semplicità disarmante, e consiste nel completare il programma di omologazione già realizzato con i tg (a proposito di adeguatezza del servizio pubblico, non converrebbe allora aprire un’istruttoria sul silenzio e le omissioni praticati scientificamente dal Tg1 e dal Tg2?). Poi toccherà alla normalizzazione di Raitre, e ai programmi come quello di Milena Gabanelli, o di altri eccentrici. Una pressione costante, esercitata con contratti non firmati, mancata copertura legale, in sostanza una vischiosità quotidiana, faticosa e scoraggiante, al cui termine c’è probabilmente la resa per stanchezza.

In tutto questo ci sono almeno due fenomeni da considerare: l’assuefazione dell’opinione pubblica, ipnotizzata dall’informazione di regime; e in secondo luogo la soggezione minoritaria dei partiti d’opposizione, in particolare il Pd. È singolare infatti che, di fronte alla violenza dell’attacco della destra berlusconiana, non ci sia una risposta minimamente efficace, e che anzi le uniche iniziative vengano da alcuni organi di informazione (come la raccolta di firme di Repubblica per la libertà di stampa) e più generalmente dalla mobilitazione spontanea della società civile.

Il silenzio e l’evasività del Pd sono il frutto di un ripiegamento sulle beghe interne, ma non solo: c’è anche un giudizio scolasticamente errato sul regime berlusconiano (“basta con l’antiberlusconismo!”), che perciò non riesce a produrre un’espressione realistica ed efficace nel dibattito politico.

Mentre cadono le braccia per una democrazia sotto comando, viene naturale appellarsi all’opinione pubblica, per quanto narcotizzata. La manifestazione del 3 ottobre per la libertà di espressione sarà una piccola cosa, rispetto alla potenza di fuoco del governo e del sistema berlusconiano. Ma mentre l’offensiva organizzata dal potere prova a estinguere gli ultimi fuochi di libertà, e di anticonformismo, anche una sola fiaccola servirà a qualcosa.

La Repubblica 27.09.09

2 Commenti

  1. Angela dice

    Ho dimenticato di dire che i congressi del Pd sono un’ottima occasione per parlare e confrontarci soprattutto dei problemi del Paese. Noi Democratici non abbiamo il mito del leader e lo dimostriamo in queste occasioni. La destra ha tutto da imparare e non solo la destra, anche quelli che dicono che siamo tutti uguali, che il Pd sta dormendo ecc ecc. che vengano a vedere come si esercita la democrazia.
    Anche Berselli è invitato!

  2. Angela dice

    Sono d’accordo in parte con quello che scrive Berselli: che siamo narcotizzati è vero, che siamo di fronte a un disegno per asservire la Rai al Premier (e non al Governo) è verissimo, che la distruzione culturale della Rai era un vecchio disegno di Berlusconi e della sua cricca anche di questo non possiamo che prenderne atto. Ciò detto, Berselli non scrive nulla di nuovo rispetto al “da farsi”. Si limita ad incolpare l’opposizione e in modo particolare il PD e qui sbaglia! Sbaglia perchè è forte e chiara la voce del segretario (fRANCESCHINI per chi lo avesse dimenticato) che lo dice in tutte le salse e in tutte le lingue (anche stamattina a tg sky 24 con la “simpatica” Latella). Allora niente sconti dal Pd su questo tema e, se vogliamo proprio essere precisi, il giornale per il quale Berselli scrive potrebbe essere più puntuale sugli interventi dei deputati del PD e dare più spazio alla loro vivace opposizione e alle loro parole.

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