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Intimidazioni e ricatti

L’arroganza del governo si accanisce su Annozero. Richiesta di Scajola e Romani di un’istruttoria contro la trasmissione. Libero e il Giornale chiedono di boicottare il canone Rai
È bastata la prima puntata di Annozero per scatenare il putiferio, già annunciato, tra le fila della maggioranza. Il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola ha ha dichiarato che “è ora di finirla. E’ l’ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull’infamia, sulle porcherie”. Il suo viceministro con delega per le Comunicazioni, Paolo Romani ha annunciato l’apertura di un’istruttoria ai sensi dell’articolo 39 del contratto di servizio Rai per poter chiedere eventuali sanzioni da parte dell’ Agcom. E Berlusconi, dalla festa della libertà, ha nuovamente sputato contro l’opposizione riproponendo il solito discorso, un disco rotto, che va avanti da 15 anni.

Poi, siccome l’allarme democratico non bastava, ci hanno pensato i “bravi”, di manzoniana memoria, Feltri e Belpietro, a lanciare, dal Giornale e da Libero, l’idea di boicottare il canone Rai.

“E’ una strategia dell’intimidazione” ha commentato il segretario del Pd, Dario Franceschini. “L’apertura di un’istruttoria è un atto anomalo perché esiste già una commissione di Vigilanza. Travaglio non è stato mai tenero, ma nessuno ha pensato di mettergli un bavaglio”.

Per Franceschini “l’idea del presidente del Consiglio è: siccome ho vinto le elezioni non è che devo governare per 5 anni, ma sono padrone dello Stato. E siccome sono il padrone, mi dà fastidio la stampa libera, i magistrati, il Parlamento e gli organi di garanzia”. Quindi, in risposta alle solite provocazioni dei più importanti organi di controinformazione, Libero e il Giornale, di boicottare il canone Rai (ribattezzato la tassa Santoro), Franceschini ha ribadito che “non hanno la minima idea di cosa sia il servizio pubblico, il prossimo passo è che diranno di non pagare le tasse se vince il centrosinistra. Questa è un’altra parte della battaglia di intimidazione”.

“Conosco diverse decine di aziende in crisi che ambirebbero finalmente ad una convocazione da parte del ministro Scajola” ha ricordato Pier Luigi Bersani. “Immagino – ha continuato il responsabile Economia del Pd – la loro soddisfazione nell’apprendere della convocazione da parte del Ministro dei vertici Rai. In momenti come quelli che stiamo vivendo è forse opportuno che il ministro riconsideri le priorità, lasci perdere le trasmissioni televisive e metta tutta l’attenzione sul suo vero mestiere”.

Per Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione del Pd, “l’intervento del ministro Scajola è un tentativo senza precedenti e fuori dalla legge di imporre una censura governativa sulla RAI. L’editore della RAI è il Parlamento e il compito di vigilare sul pluralismo è affidato alle Camere
attraverso la commissione di Vigilanza. Il contratto di servizio non dà al governo alcun potere di intervento editoriale e sui programmi. Mi auguro che i vertici RAI sappiano salvaguardare l’autonomia dell’azienda e il rispetto della legge”.

“L’invito a boicottare il canone Rai dal Giornale della famiglia Berlusconi – ha continuato Gentiloni – non ha precedenti nella lunga storia del conflitto di interessi. E’ un vero e proprio ricatto da parte dei giornali della destra: o la Rai soffoca le poche voci ancora libere, oppure niente canone. La minaccia ha la stessa logica dell’iniziativa del ministro Scajola, quello che tra due mesi deve decidere l’ammontare del canone. Tra minacce, ricatti e istruttorie illegali il pluralismo nel servizio pubblico non è mai stato aggredito come oggi. Un’aggressione che va denunciata dai vertici aziendali e su cui il Pd chiede l’immediata convocazione della Commissione parlamentare di vigilanza”.

Per Giorgio Merlo, vice Presidente Commissione Vigilanza Rai, “il governo deve fare una cosa sola: e cioè bloccare la ridicola istruttoria contro Annozero. Il governo rispetti il Parlamento e i suoi organi, cioè la Commissione di Vigilanza. E le autorità di garanzia. Giù le mani dalla Rai se si vuol salvare il servizio pubblico. Questa arroganza deve cessare”.

Anche per Vincenzo Vita, senatore Pd, “l’appello fatto dai giornali della destra di non pagare il canone Rai perché non piace una trasmissione è una vera e propria iniziativa eversiva. Il canone è una tassa e dunque è un invito all’evasione. In verità siamo di fronte ad un altro pezzo di una strategia che comincia ad affiorare nella sua brutalità: ridimensionare seccamente l’azienda concorrente di quella del Presidente del Consiglio. Sono a questo punto il ministro Scajola e il suo
vice Romani a dover rispondere qualche cosa. Non invece i vertici Rai richiesti illegittimamente di rispondere all’esecutivo.”
A.Dra
www.partitodemocratico.it

1 Commento

  1. La Redazione dice

    La competenza è del Parlamento , di Stefano Passigl

    Anche se con un’audience di 5.592.000 e il 22,87% di share il ritorno di Annozero è stato per la Rai un indubbio successo, non sono pochi quanti, anche nel centrosinistra, non ne apprezzano i contenuti, o – come Rutelli o La Torre – sono convinti che il suo esasperato anti-berlusconismo non porti nuovi voti all’opposizione, né mobiliti il suo elettorato,ma consenta anzi al centrodestra di mobilitare il proprio. Sui contenuti di Annozero non c’è insomma consenso. Liberi dunque anche il ministro Scajola e il sottosegretario Romani di criticare a proprio piacimento come cittadini la trasmissione e il suo conduttore.
    Non liberi però di annunciare la convocazione come governo dei vertici della Rai per verificare la rispondenza delprogramma al contratto di servizio. Niente dà infatti al governo titolo per convocare l’azienda: certamente, non le norme che regolano la Rai che affidano il compito di indirizzo e controllo al Parlamento – e in particolare alla Commissione di Vigilanza – e non al governo. Punto questo sottolineato con estrema chiarezza dalla Corte Costituzionale che ha ribadito inequivocabilmente che è il Parlamento e non il governo ad avere competenza sulla gestione del servizio pubblico. I summit a Palazzo Grazioli per le nomine, le telefonate ai Saccà di turno, gli editti bulgari e i vari ukase annunciati in questa o quella occasione, sono insomma né più né meno che altrettante violazioni della legittimità costituzionale perché incidono profondamente su due principi fondamentali della nostra Carta: quello della libera espressione del pensiero e della libertà di informazione, e – alterando la formazione del consenso politico – quello della partecipazione democratica dei cittadini alla vita politica.
    Da parte del centrodestra si obietta che, essendovi un contratto di servizio, il governo quale parte di
    tale contratto ha il diritto di intervenire. Non è così: il governo ha certo il diritto di vedere applicato tale contratto e di richiamare la Rai al suo rispetto; ma non quello di modificarne unilateralmente il contenuto e soprattutto non quello di violare i principi costituzionali che ne sono il presupposto. Infine, paradossalmente, con l’impropria convocazione dei vertici Rai e le loro dichiarazioni, Scajola, Romani e gli altri esponenti del centrodestra anziché minare la credibilità di Annozero confermano che le accuse di Santoro e Travaglio trovano proprio fondamento nelle ripetute violazioni della legittimità costituzionale che in materia di informazione vengono compiute da questa maggioranza. Oramai la questione non è più solo quella del conflitto di interessi, ma quella della difesa della Costituzione.

    L’Unità 28.09.09

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