Giorno: 8 febbraio 2010

Umbria: Catiuscia Marini ha vinto le primarie

Sarà Catiuscia Marini la prossima candidata del Pd per le elezioni regionali. Con oltre 29.000 preferenze i democratici umbri hanno l’hanno scelta come candidata alla presidenza della giunta. Catiuscia Marini ha vinto le primarie del Pd in Umbria per la scelta del candidato alla giunta regionale. Per lei hanno votato in 29.000, mentre Gianpiero Bocci ha ottenuto circa 25.000 preferenze. La Marini dovrà affrontare alle regionali del 28/29 marzo la candidata del Pdl Fiammetta Modena, e Maria Antonietta Farina Coscioni per la lista Bonino-Pannella (ancora impegnata nella raccolta delle firme). A pochi mesi dalle primarie per la scelta del segretario del PD è stato ottimo anche il risultato in termini di partecipazione, dato che allora avevano votato circa 70 mila democratici. Le primarie con Bocci sono state un vero testa a testa che alla fine ha premiato l’ex sindaco di Todi, che proverà dunque a confermare il buon lavoro svolto dal governatore uscente, Rita Lorenzetti, dopo che quest’ultima in deroga allo statuto del Pd, aveva più volte cercato di ottenere un terzo mandato. “Siamo un …

"Molti dubbi sulla costituzionalità di una riforma radiotelevisiva fatta per decreto", di Roberto Zaccaria

In poco più di un mese la Camera e il Senato hanno dato il via libera con un semplice parere corredato di alcune limitate osservazioni ad una delle più significative riforme degli ultimi anni del sistema radiotelevisivo. Naturalmente tutta l’opposizione si è rifiutata di condividere questo metodo. Ormai a questa deriva siamo arrivati. Tra decreti legge, deleghe, ordinanze di necessità, regolamenti di delegificazione, leggi comunitarie, il Parlamento italiano non fa più leggi. In quasi due anni ne sono state fatte una decina di significative (compreso il lodo Alfano, poi dichiarato incostituzionale, e il legittimo impedimento).
Nel settore radiotelevisivo in Italia le riforme erano state caratterizzate sempre da importanti dibattiti in Parlamento e nel Paese. Questo era accaduto con la prima grande riforma del 1975. Poi con la c.d. legge Mammì del 1990 e un dibattito molto impegnativo aveva caratterizzato anche la legge Maccanico del 1997 e la legge Gasparri del 2004. In quest’ultimo caso era intervenuto anche il Presidente della Repubblica Ciampi con il rinvio ed un importante messaggio alle Camere.
 Questa volta prendendo spunto da …

"L'Università torna un lusso per pochi", di Andrea Rossi

E’ stata una sbornia d’inizio millennio, drogata dall’esplosione delle lauree brevi e dal proliferare degli atenei sotto casa. È durata poco. E adesso il mito delle «élite per merito» sembra destinato a restare tale. Altro che avvicinarci alla media Ocse per tasso di universitari e laureati; abbiamo ricominciato a distanziarci. E l’Università sta diventando affare per pochi. Sempre meno e sempre più ricchi. E l’alta formazione di massa? Si sta lentamente affievolendo, stritolata tra disillusione, crisi economica e tagli ai finanziamenti. La tendenza sembra consolidarsi da qualche anno, quando – dopo il boom a cavallo del 2000 – le immatricolazioni hanno inesorabilmente cominciato a scendere. In cinque anni abbiamo perso 40 mila matricole: erano 324 mila del 2005; 286 mila a ottobre 2009. Il calo demografico, si dirà. E invece no. O, almeno, non solo. Cinque anni fa 56 ragazzi di 19 anni su cento (il 73 per cento dei diplomati) si iscrivevano all’università. Oggi siamo sprofondati in basso: all’ultimo anno accademico si sono iscritti il 47 per cento dei ragazzi dei 19enni e nemmeno …

"Manager d'oro, esperti all'angolo: l'agonia della cultura", di Luca Del Fra

«Se non lo visiti lo portiamo via»: recitava così la pubblicità presentata in pompa magna al Ministero dei Beni Culturali lo scorso dicembre, corredata da inquietanti immagini del Colosseo, del Cenacolo e del David di Michelangelo. Una campagna voluta dal supermanager Mario Resca, chiamato dal ministro Sandro Bondi alla valorizzazione del patrimonio culturale, e sembra molto ben pagata ma a quanto pare risultata respingente. Di sicuro il messaggio conteneva inconsapevolmente una verità: lo smantellamento del Ministero dei Beni Culturali negli ultimi due anni, da quando Bondi regge le sorti di questo dicastero, ha subito una devastante accelerazione. Saltano i compiti istituzionali come la tutela e la programmazione, il personale è scarso e mal pagato, demotivato di fronte all’arrivo di agguerriti manipoli di manager privati o commissari straordinari super pagati – alla faccia delle difficoltà economiche -, con la Protezione Civile che praticamente ha «agguantato» tutte le vere iniziative dei prossimi anni nei Beni Culturali – Pinacoteca di Brera, aree archeologiche di Roma e Ostia, di Napoli e Pompei, oltre alla ricostruzione del centro storico de …

"Il bluff di Berlusconi sull’Iran Ecco le aziende italiane a Teheran", Alessio Postiglione

La presenza delle nostre società nel Paese degli ayatollah non riguarda solo l’Eni ma l’intero Gotha del capitalismo nostrano: Danieli-Duferco, Mediobanca, Telecom, Capitalia, Montedison, Falck. Gli scambi sono in crescita. Berlusconi ha voluto sigillare mediaticamente la sua visita in Israele con l’impegno dell’Italia a stringere il cerchio delle sanzioni attorno ad Ahmadinejad, bloccando le relazioni con Teheran. Ma i fatti, purtroppo, indicano che la strategia diplomatica del Cavaliere è un bluff, alimentato da un debole governo israeliano, anch’esso bisognoso, come il nostro, di attestare di fronte all’opinione pubblica, successi inesistenti volti a rafforzare consensi vacillanti. Berlusconi ha dichiarato che dal 2007 gli scambi commerciali con l’Iran sono calati di un terzo. Ma in realtà sono aumentati ininterrottamente fino al 2008, per assestarsi durante la crisi: «L’Italia dal 2001 al 2007 è stato il primo partner commerciale dell’Iran. Lo scambio commerciale tra i due Paesi è passato da 3,5 miliardi di euro a 6 miliardi di euro», lo spiega il segretario generale della Camera di Commercio Iran-Italia, Jamshid Haghgoo. «Negli ultimi anni, l’Iran ha negoziato contratti …