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«Scuola, l'anno dei tagli ma i prof di religione sono ancora in crescita», di Salvo Intravaia

È l´unico dato in controtendenza. Per il resto meno cattedre e classi, e precari espulsi. In 12 mesi gli insegnanti di ruolo sono diminuiti del 4%, i bidelli e i tecnici del 6%

ROMA – Per la scuola italiana travolta dai tagli, l´unico segno più è per gli insegnanti di Religione. Il ministero dell´Istruzione ha appena pubblicato l´annuale dossier dal titolo “La scuola statale – sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010”: il corposo volume di 342 pagine che contiene tutti i numeri dell´anno appena trascorso. Una pubblicazione di routine, che quest´anno però riserva una sorpresa: in mezzo a tanti segni meno, rispetto al 2008/2009 una delle poche voci che cresce è quella dei docenti di Religione. È lo stesso ministero a certificarlo. Il confronto con un anno fa consegna un quadro della scuola italiana con sacrifici per tutti, dagli alunni disabili ai precari, tranne che per gli insegnanti di Religione. Un dato che appare in netta controtendenza col taglio delle classi e con il lento ma graduale spopolamento delle aule quando sale in cattedra il docente individuato dal vescovo. Quella dei docenti che impartiscono l´unica ora di lezione facoltativa prevista dall´ordinamento scolastico italiano è questione che ha destato sempre polemiche.
Quando nel 2004 l´allora ministro dell´Istruzione, Letizia Moratti, pensò di stabilizzarli attraverso due distinti concorsi il mondo politico-sindacale si spaccò in due. Anche perché tra i titoli necessari per accedere al concorso, riservato a coloro che avevano prestato servizio per almeno 4 anni negli ultimi dieci (dal 1993/1994 al 2002/2003), occorreva essere in possesso dell´idoneità rilasciata dall´ordinario diocesano. Ma il secondo governo Berlusconi non si curò troppo delle polemiche e bandì ugualmente il concorso, che nel settembre 2005 consentì per la prima volta nella storia dello Stato italiano l´immissione in ruolo dei primi 9167 docenti di Religione. Da allora il loro numero è sempre cresciuto, fino alla cifra record (26.326 unità) dell´anno scolastico appena archiviato. I quasi 14 mila prof di ruolo, in leggera flessione rispetto a 12 mesi fa, sono stati abbondantemente compensati dai colleghi precari: 12.446 in tutto. Nel frattempo, la scuola italiana è stata oggetto di tagli senza precedenti. Nel triennio 2009/2012 spariranno 133 mila cattedre per un totale di 8 miliardi di euro. Ma non solo: l´incremento degli alunni disabili (da 175.778 a 181.177 unità) è stato fronteggiato con un taglio netto di oltre 300 cattedre di sostegno. Quasi 37 mila alunni in più sono stati stipati in 4 mila classi in meno. E sono diminuiti persino i plessi scolastici: 92 in meno. È toccato al personale della scuola pagare il prezzo più alto al risanamento dei conti pubblici. In un solo anno gli insegnanti di ruolo sono calati del 4%, senza nessun recupero da parte dei precari che hanno dovuto salutare quasi 14 mila incarichi con relativo stipendio. Per non parlare del personale di segreteria, dei bidelli e dei tecnici di laboratorio: meno 6% in 12 mesi. L´anno appena trascorso ha visto anche il varo della riforma Gelmini per il primo ciclo (scuola elementare e media), col calo delle ore di lezione e del tempo prolungato alla scuola media. Ma è stato anche l´anno delle proteste dei dirigenti scolastici per il taglio ai fondi d´istituto e del congelamento per un triennio (dal 2011 al 2013) degli stipendi degli insegnanti.
da www.repubblica.it

5 Commenti

  1. Giovanni dice

    Gent.ma sig.ra Deputata,
    in merito ai docenti di religione le giro un commento all’articolo del sig. Intravia,da cui si ricava molto in tema di “obiettività”.

    “Repubblica” falsa i dati per mettere l’uno contro l’altro il personale della scuola

    L’articolo di Salvo Intravaia pubblicato sul sito di “Repubblica” afferma che in netta controtendenza con “il taglio delle classi e con il lento ma graduale spopolamento delle aule” aumentano i docenti di religione individuati dal Vescovo. Inoltre dichiara che il numero dei docenti di religione “è cresciuto fino ad arrivare alla cifra record di 26.326 unità”.
    Andiamo con ordine. Ricordiamo a Intravaia che il docente di religione di ruolo è doppiamente qualificato. Infatti gli studenti si ritrovano un docente verificato sia dal Vescovo che dallo Stato italiano, che ha sottoposto ad un concorso ordinario i docenti da immettere in ruolo.
    La cifra data dall’articolista, poi, di 26.326 unità non coincide neppure lontanamente con i dati prodotti dal decreto interministeriale che stabilisce per l’anno scolastico 2009/2010 il numero dei posti (di ruolo e non di ruolo) per l’insegnamento della religione nella misura di 23.238 unità.
    Inoltre, se andiamo a leggere la fonte da cui trae i dati “La scuola statale – sintesi dei dati, anno scolastico 2009/2010” ci accorgiamo che per l’anno scolastico 2009/2010 il numero dei docenti di religione di ruolo è di 13.880 unità. Quindi rispetto ai 14.332 immessi in ruolo ne mancano 452, derivanti dai pensionamenti. Per essere precisi, allora occorre dire che tutto il personale della scuola – compresi i docenti di religione – ha subito i tagli; i docenti di religione inoltre hanno dovuto subire la mancata immissione in ruolo di personale fino alla copertura dell’organico spettante.
    Insomma Intravaia crede e vuole far credere alla favola che gli unici a non essere colpiti dai tagli sono i docenti di religione. Certo ognuno è libero di credere alle leggende, ma chi è ragionevole sa bene che a una diminuzione di classi corrisponde inevitabilmente una diminuzione di cattedre di religione.

    Orazio Ruscica
    Snadir – Professione i.r. – venerdì 2 luglio 2010

  2. Giovanni dice

    Gent.ma Onorevole,
    la ringrazio per la sua gradita risposta.
    Penso di essere stato chiaro nel presentare le condizioni che hanno portato i docenti di religione ad aumentare nel momento contingente di numero.In quanto all’organico del corpo docente,non sono a conoscenza dei meccanismi che lo determinano,ma se gli insegnanti di religione (e di sostegno) sono stati conteggiati è perchè comunque alla pari degli altri percepiscono una retribuzione statale,indipendentemente dal fatto che essi siano di ruolo o meno,facciano parte o meno di un organico di fatto piuttosto che di diritto.Inoltre dando un’occhiata a Wikipedia,alla voce insegnamento della religione,si propone uno specchietto dove praticamente in quasi tutti i paesi europei di una certa consistenza,i docenti di tele disciplina,seppure impartita con diverse sfumature, risultano come dipendenti statali.Penso invece che per via della loro presenza nello Stato,vengano piu’ o meno sordidamente insieme a quelli di sostegno additati come una delle cause del deficit pubblico ed in ultima analisi come indesiderati nel panorama scolastico italiano perchè nella fattispecie la religione,cattolica per di piu’,in fin dei conti…non è elevabile al rango di cultura.

  3. Farò pervenire le sue precisazioni a Salvo Intravia, estensore dell’articolo. Ritengo, tuttavia, che non possano modificare la valutazione “oggettiva” sui dati dell’anno scolastico 2009/2010: dai tagli draconiani imposti dal Governo si salvano solo i docenti di religione.
    I tagli sono stati imposti con l’incremento di un punto il rapporto alunni/docenti e sono stati goffaemnte giustificati da Tremonti e Gelmini con la motivazione di “armonizzare” tale rapporto con quello europeo; hanno però taciuto il fatto che l’organico dei docenti include anche quelli di sostegno e di religione, caso UNICO in Europa.

  4. Giovanni dice

    Gent.ma onorevole deputata,
    in merito al commento inviatole sui tagli nella scuola e i prof. di religione,ci sarebbe da aggiungere un’altra considerazione di non poco conto.La legge istitutiva del ruolo degli insegnanti di religione ha ottemperato ad una disposizione dello stesso Concordato, laddove si rimandava ad una futura sistemazione giuridica del corpo docente in questione (La revisione del Concordato nell’84 riconosce il valore della cultura religiosa come
    patrimonio del popolo italiano e ne assicura la presenza nella scuola in un contesto di collaborazione tra Stato e Chiesa per il bene dei cittadini.
    L’Intesa dell’85 dà attuazione al protocollo addizionale all’art. 9,2 del nuovo testo concordatario definendo l’organizzazione dell’insegnamento, i criteri per la scelta dei libri di testo, i profili della qualificazione professionale degli insegnanti di religione,l’aggiornamento ecc… Nel preambolo dell’Intesa si dichiara “il fermo proposito dello Stato di dare una nuova disciplina dello stato giuridico degli insegnanti di
    religione”. Evento accaduto solo dopo 18 anni!). Sui fondamenti culturali e storici di detto insegnamento si rimanda al Concordato medesimo.

  5. Giovanni dice

    Gent.ma onorevole deputata,
    i dati da lei diffusi sono molto realistici,ma con qualche inesatezza quando parla degli insegnanti di religione,per i sottostanti motivi.
    1)l’insegnamento della religione è curricolare per l’istituzione scolastica e facoltativo solamente per chi se ne volesse avvalere o meno.
    2)l’idoneità viene rilasciata dall’ordinario diocesano perchè da quando lo Stato soppresse le facoltà teologiche statali (senza entrare nel merito della questione),l’autorità pubblica si è sempre dichiarata incompetente nella formazione dei docenti di religione,della cui preparazione se ne occupa la Chiesa,oggi piu’ che mai, in maniera autorevole ed efficiente.
    3)non conosco nel merito il documento ministeriale,ma come lei ha fatto presente il MIUR ha conteggiato anche i docenti di religione non di ruolo.Non bisogna dimenticare infatti che in molte realtà italiane( pur avendo riservato lo Stato il 70% delle cattedre disponibili di religione,secondo i dati dell’a.s. precedente a quello del concorso,ai futuri insegnanti a tempo indeterminato),per diversi motivi non imputabili ai diretti interessati,non sono stati coperti tutti i posti disponibili,facendo cosi’ ricorso a docenti non di ruolo per le ore residue,oltre al 30% loro assegnato.
    4)i tagli imposti dall’attuale governo colpiranno in ogni caso sia i docenti di religione di ruolo che specialmente quelli non di ruolo.
    5)nel caso si volesse veramente fare una ricognizione a 360° dei mali che affliggono la scuola,si scoprirebbe comunque che quanto si spende per i docenti di religione non è che il “male” meno evidente, a fronte di tante altre voci di spesa che soprattutto in un recente passato hanno fatto lievitare il debito pubblico.

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